
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Mariotto Segni anche nel 2009 ci riprova ancora. A fare che? A istituzionalizzare il sistema “maggioritario” in Italia: chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Semplice. Due i partiti in gioco, all’americana. Addio all’arte dell’inciucio, insomma, tanto cara alla politica italiana e alle coalizioni che si formano sotto elezioni per posi sfaldarsi una volta giunti in Parlamento. Ma tra il dire e il fare, ci sono di mezzo i partiti. E le poltrone, soprattutto. Se vincerà il “sì” al referendum abrogativo di domenica 21 e lunedì 22, il nostro paese somiglierà sempre di più agli Stati Uniti. Staremo a vedere.
Professor Segni, sin dal 1991 ha sempre sostenuto il sistema maggioritario. E ora, 18 anni dopo, vuole “picconare” il Porcellum, una legge nata male - Calderoli che l’ha scritta, l’ha definita pubblicamente “una porcata” -, ma che è riuscita lo stesso a garantire alle ultime elezioni una maggioranza solida in grado di governare il Paese. Testardaggine sarda o un referendum davvero importante per l’Italia?
Ricordo che la legge Calderoli non ha garantito una maggioranza solida, che è dovuta solamente ai grandi numeri ottenuti dal Pdl, perché nel 2006 ha portato in Parlamento ben tredici partiti. Il Porcellum, insomma, spinge alla frammentazione e aumenta la rissosità nella coalizione, come ha dimostrato il continuo braccio di ferro degli ultimi mesi tra la Lega e Berlusconi.
Dal 2006 a oggi il quadro si è semplificato: ormai abbiamo due pesi massimi che contano, il Pdl e il Pd, e tre pesi medi: la Lega, l’Udc e l’Idv. C’è proprio bisogno del referendum?
Certo, abbiamo bisogno di una maggiore governabilità e stabilità, eliminando gli attriti e i ricatti all’interno delle coalizioni, come quelli recenti di questo Governo sulle ronde o su Guantanamo. La nuova legge non toglierà, per esempio, alla Lega la possibilità di presentarsi all’interno di una coalizione con altri partiti: potrà farlo, ma sotto l’insegna di un solo simbolo della coalizione, di un solo programma e di una sola lista comune. Insomma, non ci saranno più i miei e i tuoi elettori, cui rendere conto, come ha ricordato Maroni di recente a proposito delle ronde.
Lei sostiene che il referendum rafforzi, appunto, il bipartitismo. Com’è poi che non ha scelto né di entrare nel Pdl né nel Pd?
Sono fuori dalla politica dei partiti da alcuni anni e non ho intenzione di rientrarci. Sono scelte personali. Ho scelto di continuare a fare politica attraverso la promozione del referendum.
Insomma, le piace il bipolarismo, ma non i due principali contenitori dell’elettorato italiano, ossia il Pdl e il Pd?
Ci sarebbero tante cose da dire sia dell’uno sia dell’altro. Tuttavia è un fatto positivo per l’Italia che si siano formati due grandi formazioni, una di centrodestra e una di centrosinistra. E questo trova conferma, per esempio, nell’ultimo appello, lanciato da Piero Sansonetti alla sinistra radicale, a entrare tutti nel Pd.
Eppure c’è chi sostiene, come l’onorevole Casini, che “il bipartitismo è fallito e favorisce i populismi”. È d’accordo?
Casini sostiene, e lo fa coerentemente da molti anni, l’esatto opposto di quello che sostengo io. Ma si sbaglia.
L’Italia verso il bipolarismo, ma alle europee hanno vinto la Lega e l’Idv. Come mai?
È normale che accada quando vi sono tanti partiti in gara alle elezioni. Tuttavia in Italia il bipartitismo ha retto meglio che in altri grandi paesi, con minori perdite dei consensi dei grandi partiti.
Ci sarà dopo il referendum una rottura tra Fini, che andrà a votare al referendum e voterà sì, e il nuovo asse Lega – Berlusconi, che non ci andranno?
Se non passa il sì, credo che i prossimi mesi saranno molto duri per la tenuta interna sia del Pdl sia del Pd. Una vittoria, invece, li rafforzerebbe.
Un partito che prende il 20% dei voti, ma risulta lo stesso il primo in Italia, conquisterà il 55% dei seggi in parlamento, se passa il sì. Non è antidemocratico?
No, è il principio secondo il quale, chi ha la maggioranza, ha il pieno diritto di governare, mentre chi perde sta all’opposizione. Avviene così in Gran Bretagna, che non è di certo una democrazia in pericolo.
Tanti referendum dagli anni novanta a oggi (eecone qui un elenco), molti dei quali non hanno raggiunto il quorum. Non pensa che agli italiani forse non interessino più?
Gli italiani vivono un periodo di rassegnazione. Il nostro vero nemico non è il fronte del “no” al referendum, tantomeno la Lega che ha fatto di tutto per farlo saltare, ma è la profonda sfiducia che domina gli italiani.
Ma i referendum costano…
Vero e noi avevamo proposto di votare in occasione delle elezioni europee, risparmiando 400 milioni di euro. La Lega ha fatto saltare tutto.
Se fallirà anche questo referendum, ha intenzione di promuoverne altri in futuro per introdurre il maggioritario in Italia, o deporrà le armi una volta per tutte?
Io ci credo sul serio a questo referendum e continuerò a battermi. Non mi rassegno.
- Venerdì 19 Giugno 2009
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Commenti
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Il 22 Giugno 2009 alle 10:10 Adduso ha scritto:
Aggiungerei a questo quadro dell’articolo che, purtroppo, tra il popolo si sono sempre più palesemente infiltrati e diffusi i servi del capitale, i picciotti dei partiti e gli zerbini delle istituzioni, tanto che se si guardano anche le ultime elezioni, queste “milizie” hanno acquisito un notevole peso nello spostamento delle preferenze.
E quando, ingenuamente ed in modo autolesionista, il popolo, quello sano, si astiene dal votare in quanto, premeditatamente, gli hanno fatto pure credere (mediaticamente inoculato) che l’astensione è una protesta che richiama l’attenzione dei nostri “padroni”, conseguentemente accade che questi “eserciti” di cui dispone il “sistema Stato-mafioso”, appunto, servi, picciotti e zerbini, fa più facilmente salire chi deve essere preordinatamente eletto e quindi vengono favoriti quelle “formazioni” che dispongono di tali singole o raggruppate “truppe”, e pertanto il popolo (sano ma anche tonto) rimane non solo sempre più sottomesso ma pure altrettanto più impotente, frustrato e depresso.
E non è, anzi non sarà semplice uscire da questo “meccanismo.
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