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Non l’hanno presa bene, i gruppi anarchici ed estremisti di sinistra, la sentenza che sabato scorso a Milano ha posto la parola fine (si spera) al tentativo di creare un gruppo di “nuove Brigate Rosse“, teso alla rinascita del braccio violento dell’estremismo rosso.
Poco più di 110 anni di reclusione, da dividere fra quattordici condannati (su 17 processati) che concludono la vicenda degli arrestati lo scorso 12 febbraio 2007, nel corso dell’inchiesta “Tramonto”, nata a Padova.
Sentenza “morbida”?
Una decisione - quella presa dalla Prima Corte d’Assise - che delude il PM Ilda Boccassini, risultando molto meno severa rispetto ai quasi due secoli richiesti dal magistrato milanese. Scontenti anche gli appartenenti padovani di Forza Nuova, i cui legali avevano richiesto un risarcimento di 20.000 euro a seguito di un assalto incendiario al circolo locale: gli imputati sono stati assolti per “non aver commesso il fatto”. Gli imputati dal canto loro hanno accolto la sentenza con il pugno alzato, mentre amici e parenti in aula cantavano “l’Internazionale”: nessun pentimento insomma. O almeno così pare.
La risposta degli anarchici
In Rete si rincorrono invece gli attestati di “stima” e “solidarietà” ai condannati da parte dei numerosi gruppi anarchici, sia in Italia che all’estero.
Già in passato i gruppi estremisti di sinistra avevano scelto il web come luogo d’elezione per le loro battaglie, arrivando addirittura a pubblicare on-line vere e proprie liste nere di personaggi loro invisi, bersagli da colpire ad ogni costo.
Che sia il Web la nuova frontiera dell’estremismo rosso? Uno strumento strisciante per fare proselitismo e incitare alla violenza? Dagli stralci che abbiamo raccolto in Rete, questa preoccupazione non appare così remota.
Scontro frontale
“È proprio come sentenza di guerra che dobbiamo definirla, esito attuale d’un operazione repressiva che lo stato dei padroni ha gestito in termini polizieschi, politici, mediatici e carcerari con il chiaro scopo di annientare una prospettiva e un progetto politico strategicamente contrapposto. [...] Non serviranno le guerre di conquista, la tortura, la galera e tutto l’armamentario della classe dominante a impedire che la rivoluzione proletaria la renda esecutiva ed effettiva. Solidarietà ai compagni di movimento, ai lavoratori comunisti e ai militanti rivoluzionari condannati a Milano! Resistere al terrorismo della borghesia! Comunismo o barbarie!”
Lotta dura senza paura
“Contro questo disegno continueremo a opporre la costruzione di percorsi di lotta e di opposizione per l’allargamento del conflitto sociale per la conquista e la generalizzazione dei bisogni e dei diritti continuamente erosi e sottratti, per la costruzione di una società in cui ogni forma di sfruttamento capitalista non sarà che un pallido ricordo. CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEI MOVIMENTI NON UN PASSO INDIETRO!”
“Giuste” necessità disattese
“Questa è una sentenza politica per difendere impunemente la classe assassina e guerrafondaia dei padroni e condannare chi rappresenta l’aspirazione rivoluzionaria delle masse popolari sfruttate e uccise dalla brama di capitali! [...] Il 13 giugno è stata condannata la necessità della classe lavoratrice di dotarsi di un proprio strumento politico di lotta rivoluzionaria!”
Poca fantasia
“Un’operazione repressiva scattata ad orologeria prima del grande vertice dei caporioni del G8.”
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