Operazione trasparenza o un altro autogol del centrosinistra? È la domanda che viene da chiedersi leggendo il libro “Il Tesoriere” (Aliberti editore), che svela i meccanismi del finanziamento pubblico ai partiti, soprattutto del Pd e degli ex Ds e Margherita.
L’autore, neanche a dirlo, è l’uomo che gestisce il ricco portafoglio, circa 40 milioni di euro nel 2008, del secondo partito italiano: il senatore umbro del Pd Mauro Agostini. Un tipo tosto: dirigente d’azienda nel settore finanziario (sempre nella revisione dei conti) e in politica dal 1994 col Pds, poi nei Ds e ora nel Pd, a lui si deve l’operazione trasparenza nei conti del Pd, primo partito ad avere il bilancio certificato dalla PricewaterhouseCoopers. Non senza qualche malumore dei colleghi. Un instancabile lavoratore, Agostini. Insomma, uno che piacerebbe anche al Cavaliere, quasi un emulo di Brunetta. E come il ministro veneziano, anche Agostini è uno che non le manda a dire.
Il Pd, non solo passione e militanza
Il dato che lascia di stucco il lettore del libro, magari ancora legato ai buonismi di Veltroni, è il finanziamento ricevuto dai partiti negli ultimi cinque anni: oltre 941 milioni di euro. E il Pd? “Abbiamo accreditato risorse per 36 milioni per l’esercizio 2008. La chiusura dell’anno sarà con 40 milioni di ricavi, grazie a ciò che viene dagli eletti del partito che versano 1500 euro ogni mese del loro stipendio”, ha raccontato Agostini a ottobre su Youdem. E con buona pace del centrosinistra, da sempre avverso alla politica berlusconiana definita “aziendalista”, anche Agostini gestisce il Pd proprio come un’impresa: 142 i dipendenti del partito, di cui 132 assunti tra il luglio e l’agosto del 2008 “pro quota” da Ds, Margherita e Ulivo. E i soldi? “Si fa quello che si riesce a fare col bilancio e nulla di più. Se no arrivano altri soldi e non si sa da dove”.
Ex Margherita contro ex Ds. Aria di divorzio?
La crisi del Pd è solo una lite per la gestione della “roba”. Il tesoriere punta l’indice contro i due suoi predecessori: Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, e Luigi Lusi, ex tesoriere dei Dl. “Il nuovo partito nasceva senza un euro. L’obiettivo, mai esplicitato, ma evidente in comportamenti (…) dei tesorieri Ds e Margherita, era quello di dare vita a una sorta di triumvirato nella gestione delle risorse, di cui però i veri sovrani avrebbero dovuto essere Ugo Sposetti e Luigi Lusi, in quanto titolari dei rimborsi elettorali. Con le conseguenze facilmente immaginabili: quando le cose sarebbero andate secondo i desiderata dei due vecchi azionisti, i soldi sarebbero affluiti regolarmente, in caso contrario no. È evidente che la questione rivestiva un valore (…) squisitamente politico e di autonomia del nuovo partito”. E così la scorsa estate, quando c’era da formare lo staff dei 142 impiegati del Pd , Agostini ha tagliato i ponti con i due ex partiti. “Tra gli elenchi forniti dai due tesorieri, ex Ds e ex Margherita, non ho scelto nessuno”.
Il finanziamento pubblico? Serve ad aiutare il centrosinistra…
“C’è ancora la corruzione: non ha più le caratteristiche degli anni ‘80, ma ha altre forme”. Per questo secondo Agostini i partiti devono essere finanziati dal pubblico. Ma le cifre sono troppo alte. Come giustificare questa spesa agli elettori? “La politica deve essere finanziata dal pubblico, perché a essere penalizzate sarebbero le forze di centro sinistra”. Lo dice senza mezzi termini sempre agli ascoltatori di Youdem. Soldi di tutti, che servono ad aiutare una parte perché, spiega il tesoriere facendo forza su uno dei cavalli di battaglia del centrosinistra, dall’altra c’è Berlusconi. “È vero che ci sono degli elementi eccessivi delle risorse pubbliche, ma la situazione italiana è paradossale: chi partecipa alla campagna elettorale ha i mezzi di massa. Sono costi sostenibili della democrazia. Se riducessimo i finanziamenti, faremmo il gioco dell’avversario”.
Ecco chi ha fatto fuori Veltroni
Una storia di rimborsi elettorali. I Ds, grazie al deus ex machina dell’operazione, Ugo Sposetti, avevano provveduto a blindare in fondazioni migliaia di immobili, dalle sedi alle vecchie case del popolo. Il tesoriere della Margherita, Lusi, aveva dato la disponibilità a contribuire al Pd con i rimborsi elettorali, “a condizione che anche i Ds avessero fatto la loro parte, in ragione di quaranta a sessanta per cento”. Il Ds non voleva mettere mano al portafoglio, a causa del forte indebitamento, e ciò “assolveva tutti dall’obbligo politico di sostenere il Pd”, scrive Agostini. “Un’ambiguità di fondo mai esplicitata ma che percorrerà il progetto sotto pelle in tutto il suo primo anno di vita e che rischia di essere anche la causa profonda della crisi che sfocia nelle dimissioni di Walter Veltroni”. E il tesoriere in diretta su Youdem, guarda al futuro: “Ritengo che il Pd abbia conosciuto un momento di crisi nel riuscire a costruire giorno dopo giorno, sul territorio, una struttura di un moderno partito di massa. Non è a contatto con la gente comune”. Chissà se i suoi lo ascolteranno.
- Venerdì 26 Giugno 2009
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Commenti
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Il 26 Giugno 2009 alle 11:15 Dalle escort ai finanziamenti illeciti, la Rete ricorda i peccati (dimenticati) del PD » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: I conti in tasca al Partito democratico A giocar troppo col fuoco si rischia di rimaner bruciati: quelli che a sinistra puntavano il dito contro il primo ministro Silvio Berlusconi storcendo il naso per la “politica priva di morale” avrebbero dovuto ricordarlo, questo proverbio della saggezza popolare. Perché ora il ritornello rischia di ritorcersigli contro. [...]
Il 30 Giugno 2009 alle 15:11 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Cul-de-sac, Pd, Governano al Sud, ma se povera, colpa del Cav-olino di brixselles.
Mezzogiorno di fuoco ‘O Sud da cattedrali nel deserto dei tartari Rossi?
In ogni modo la rigiri ce sempre il colore Rosso sangue, provengono dall’Orda d’oro di Dongo Regno dominato dal PCI operi del Kgb regno Pcuss ora divenuto molto simile a Genges Khan un Mongolino monco di un braccio: la dinastia Russo-Cinese, ma di business do’Sud appropriandosi del territorio, lasciando sguarnito le Istituzioni dello Stato Sicilia, la Mafia di Cosa moscia, Calabria ‘Ndrangeta, a Napoli tra munnezza la Camorra, alla Puglia Sacra Corona Unita ( non l’agenzia Corona’s con teleobiettivo) Basilicata il Texas nell’antica Lucania dei basilischi e Cul-de-Sac. Ora l’Orda decapitata da Berlusconi vuole la guerra civile? Avanti! O pardon L’Unità senza Popoli, ma con tanti tanè dell’Espress Group in Cors’era memoria ce la farà? Mi pare ‘n‘cul-de-sac? Vincenzo Alias Il Contadino Matera.
Il 2 Settembre 2009 alle 11:19 Ecco la scuola “dei bamboccioni Pd”, che tifa Franceschini e non piace a Bersani » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Bamboccioni del Pd, ma non è colpa loro”. Ne è sicuro Giorgio Tonini, 50 anni, senatore e responsabile nazionale dell’Area Studi, ricerche e formazione del Pd, deus ex machina della scuola politica di cultura democratica di Cortona, quest’anno al secondo appuntamento. Un raduno di trentenni o poco più (dal 9 al 13 settembre), quasi tutti studenti, alcuni addirittura con due lauree e master, ma senza lavoro e ovviamente ancora a casa con mamma e papà. “Quattro giorni dedicati ai grandi problemi delle democrazie in Occidente” (qui il programma), assicurano gli organizzatori, e anche per riflettere sui piccoli problemi di casa nostra, soprattutto del Pd, il partito che gli italiani non votano, almeno stando alla batosta delle scorse elezioni europee e amministrative di giugno. Tutti (o quasi) fanno il tifo per Dario Franceschini, candidato alla segretaria nazionale, che alla scuola politica di Cortona tiene molto - come d’altra parte Walter Veltroni che l’ha fondata lo scorso anno - e che chiuderà la kermesse, dopo gli interventi dei due sfidanti Marino e Bersani, che della scuola se ne infischia. E mentre i bamboccioni studiano, pensando ai grandi problemi del mondo (e a Veltroni che non c’è più), i giovani operai fanno altro: lavorano, vanno al bar e (al Nord) votano Lega. Quest’anno ci sarà la seconda edizione della scuola politica del Pd a Cortona, inaugurata lo scorso anno da Veltroni. Stesso successo dello scorso anno o nel 2009, non essendoci più Walter, la scuola è in declino? No, assolutamente nessun declino. Lo scorso anno abbiamo contato circa un migliaio di iscritti, tra cui ottocento giovani, e anche quest’anno dovremmo essere sugli stessi numeri. Lo scorso anno aveva chiuso la scuola il discorso di Veltroni, mentre quest’anno tocca a Franceschini. La scuola di Cortona, d’impostazione veltroniana, è frequentata soprattutto da giovani. Tanta teoria, ma poi in pratica in pochi riescono a inserirsi sul serio nel partito. Nel senso che nelle liste per le elezioni si trovano sempre gli stessi nomi… Non c’è alcun rapporto meccanico tra scuole tipo quella di Cortona e incarichi di potere all’interno del partito. Non si fa la scuola di Cortona per accedere alle poltrone. È uno dei modi per favorire il protagonismo giovanile, per dirla in gergo sessantottesco, per far stare insieme i giovani e per mettere le loro conoscenze in rete. Il Pd torna nei banchi anche per capire se stesso. Ma perché, come ha scritto Morando sul Riformista, gli italiani non lo votano? Nella scuola partiamo da temi molto generali, come la democrazia in Occidente e poi faremo uno zoom su temi particolari, come l’immigrazione, il welfare, il Meridione, l’economia di mercato. Trovare risposte a grandi nodi per capire un partito che sta all’opposizione e che vuole candidarsi a governare il paese. È il raduno dei bamboccioni del Pd. Le piace come definizione? La battuta di Padoa Schioppa si riferiva ai trentenni che stanno ancora a casa coi genitori, forse per colpa anche del mercato del lavoro che li costringe a queste condizioni. Ma il Pd è pieno di giovani volontari della politica che si interessano attivamente al partito. D’altra parte è vero che la maggior parte dei giovani democratici che partecipano agli incontri di Cortona sono studenti universitari e post - universitari. Mancano pochi mesi alle primarie. Bersani, attuale candidato alla segreteria sponsorizzato da D’Alema & C., è stato molto critico con la scuola di Cortona: ha detto che è come andare per funghi. Perché tanta ostilità nel Pd a un’iniziativa del genere? Su questo c’è stata e c’è una discussione, che attraversa il Congresso e che si rifà a due modi di interpretare la formazione. Noi crediamo che il problema democratico sia quello di superare la tradizione socialista e cattolico democratica, che necessariamente devono mettersi insieme. La formazione, quindi, deve fornire tutti gli strumenti a chi si interessa di politica, per diventare protagonista. Il Pd non ha un pensiero preconfezionato, ma dei valori, per questo siamo costantemente in ricerca. Qualcuno ci definisce eclettici, ma non è così. Siamo lontani dalla presunzione delle ideologie del novecento che davano addirittura una risposta scientifica del percorso della storia, che avevano un pensiero dominate e un’unica visione del mondo. Il pensiero democratico odierno è dinamico e ha successo, come dimostra l’America di Obama, la vittoria dei democratici in Giappone e l’India, governata dai progressisti. In Europa, invece, c’è la crisi della sinistra. A Bersani e D’Alema insomma la scuola di Veltroni non piace, mentre Franceschini - erede di Walter spalleggiato da 400 giovani dirigenti locali - adora i corsi di Cortona. La vostra, insomma, è una scuola pro Dario… Non mettiamo dei filtri alle iscrizioni: metà su internet e metà dal partito, che sono plurali e aperte quindi anche a chi appoggia Bersani o Marino. La platea è dunque composita e con un parterre vario di relatori di calibro internazionale. Molta teoria, ma poca campagna porta - a - porta, come invece sta facendo la Lega al Nord. Il Pd vive su una torre d’avorio e ha perso i contatti con la realtà? Non è vero che non ci sono campagne del Pd sul territorio e c’è anche molto volontariato diffuso attraverso gli ottomila circoli presenti in Italia. I sondaggi però lanciano un allarme: il Pd è forte nei giovani istruiti, che proseguono la formazione all’università, ma abbiamo serie difficoltà a comunicare con i giovani che lavorano precocemente, soprattutto al Nord, dove invece va fortissima la Lega. Si tratta di quei giovani operai e apprendisti artigiani, che si alzano presto ogni mattina e che quando smettono di lavorare vanno al bar. E accanto al bancone è più facile trovare la Lega che il Pd. Non per insistere, ma tra i relatori non c’è alcun “dalemiano di ferro”. Vi snobbano o voi snobbate loro? Non so cosa significhi l’espressione “dalemiano di ferro”. Tra i relatori non ci sono esponenti di partito, eccetto i tre candidati alla segreteria Franceschini, Bersani e Marino, perché non vogliamo una passerella per i politici di spicco, anche se questo atteggiamento ha sollevato molte critiche lo scorso anno. Tra i relatori, poi, c’è Massimo L. Salvadori, un socialista classico più vicino a D’Alema che a Veltroni. Lei sta con Bersani, con Franceschini o con Marino? Ero con Veltroni e ora appoggio Franceschini. Sia sincero, ma alla fine la scuola politica del Pd serve sul serio al partito Certo, è un presupposto per creare un movimento e che può diventare uno degli strumenti per il ricambio generazionale della classe dirigente del partito, formando ragazzi agguerriti. Allora ci racconti una giornata tipo del corso e quanto costa? Una giornata molto intensa: in tutto sono quattro e la domenica c’è il discorso finale. Si inizia con il discorso di un esperto, poi ci ridivide in tre aree e si seguono le lezioni. Nel pomeriggio sono previsti i lavori di gruppo e la sera i dibattiti. I ragazzi devono pagarsi vitto e alloggio e dare un contributo di 50 euro per partecipare ai corsi. Noi offriamo il pranzo delle 12. Il Pd ha investito circa un milione di euro nella formazione quest’anno, organizzando tre incontri: uno ad Amalfi in primavera, il treno per l’Europa con trecento giovani (alla vigilia del voto del giugno scorso, ndr) e la scuola di Cortona. Un investimento importante, quello sulla formazione, visto che è la seconda voce nel bilancio del partito dopo la comunicazione. [...]
Il 25 Gennaio 2010 alle 14:11 Scacco pugliese al Pd: Bersani “Bocciato” da Vendola e impallinato da D’Alema - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Per di più nella scelta dei candidati la segreteria ha mostrato il massimo dell’incertezza: affidandosi in alcuni casi ai dirigenti in carica, come in Piemonte; in altri subendo candidature esterne, come con Emma Bonino nel Lazio; in altre ancora imbarcandosi in faide locali, come appunto in Puglia. Adottando talvolta il meccanismo prodiano delle primarie, altre volte decidendo la scelta dall’alto. Un guazzabuglio, dove tra l’altro alcune regioni sono ancora prive di candidatura: Campania, Calabria e Umbria, e tra queste l’ultima, considerata una sicura roccaforte, è a sua volta divisa tra la governatrice uscente Rita Lorenzetti (considerata vicina a D’Alema) e l’ex tesoriere veltroniamo Mauro Agostini. [...]
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