Pd alla resa dei conti. Primarie al minimo, partito al Massimo

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Un pugno di parole lanciato in un’appiccicosa serata romana è bastato a far capire che a ottobre, al congresso del Pd, non sarà in gioco solo il nome del segretario. È sul tavolo anche una posta più alta: decidere se in Italia potrà radicarsi il modello del partito all’americana, con le primarie aperte a tutti (iscritti e non), o se è più opportuno il ripiegamento sul collaudato “partito delle tessere”, legato alle stagioni d’oro della Dc e del Pci.
“Alle primarie” ha detto domenica 5 luglio alla festa romana del partito Massimo D’Alema “tocca solo agli iscritti votare; e questo non perché vogliamo difendere gli apparati, ma perché è giusto che il partito sia prima di tutto l’espressione degli iscritti”. A questo punto, dall’esito dell’antico duello tra D’Alema e Walter Veltroni, forse arrivato dopo 15 anni al verdetto finale, dipenderà anche un po’ del futuro assetto della democrazia italiana. “Oggi” ragiona una delle teste d’uovo dalemiane, il deputato Gianni Cuperlo, “è in atto una deriva di tipo plebiscitario e populistico. In tali condizioni, come è possibile garantire pari opportunità a tutti i candidati? Come si può evitare, per essere ancora più chiari, che alcuni grandi gruppi editoriali si mettano d’accordo alla vigilia del voto per supportare una candidatura o contrastarne un’altra?”.
Cuperlo si ferma qui. Ma basta parlare a taccuini chiusi con altri esponenti dello schieramento dalemian-bersaniano per comprendere che non si tratta solo di elucubrazioni accademiche. Il timore è che i giornali (a cominciare da quelli del gruppo La Repubblica- L’Espresso) e i sindacati, fra l’altro due realtà non particolarmente amate dall’ex premier, finiscano con l’acquistare un ruolo determinante sulle sorti della sinistra, pur rimanendo comodamente fuori dalla mischia. Il fiorentino Michele Ventura, pure lui dalemiano della cerchia più ristretta, rincara la dose con un’altra considerazione: “Le primarie aperte e sostanzialmente senza controlli come quelle che fa il Pd si prestano a infiltrazioni di elettori che non aderiscono al partito, e forse nemmeno al nostro schieramento. Negli Stati Uniti, che sono stati presi a modello, le cose non funzionano così, lì c’è almeno bisogno di una sorta di preiscrizione, più impegnativa rispetto alla semplice registrazione che chiediamo noi”.
E il ricordo di Ventura non può che andare alle primarie fiorentine di febbraio per il candidato sindaco, dove alla vittoria di Matteo Renzi contribuirono anche parecchi voti di elettori del Pdl; sia pure, in questo caso, assai poco lungimiranti.

Introdotte da Romano Prodi nel 2005 allo scopo di farsi plebiscitare per mettere nell’angolo le nomenklature del partito, le primarie sono da allora diventate una specie di marchio di fabbrica del Pd. Con esiti quasi sempre imprevedibili e talvolta paradossali. A Orvieto, tradizionale roccaforte rossa, il Pd ha appena regalato il municipio al centrodestra dopo che nelle primarie il sindaco uscente è stato sconfitto da una candidata d’apparato con scarso appeal per gli elettori meno ideologizzati. Alla Provincia di Ascoli il presidente uscente vendoliano e il candidato espresso dalle primarie del Pd si sono fatti la guerra, spianando la strada al Pdl. Oltre all’autolesionismo, un rischio insito nelle primarie è la sovversione dei rapporti di forza codificati al vertice. A Firenze l’outsider Renzi sconfisse sia il candidato di D’Alema sia quello di Veltroni.
In Puglia, alle primarie del 2005 per il candidato governatore, Nichi Vendola ebbe la meglio sul favorito Francesco Boccia, ancora un dalemiano. Si potrebbe dunque affermare che alla base dell’avversione dalemiana per le primarie ci sia anche una serie storica negativa, già a partire dall’antefatto, lo scontro con Veltroni nel 1994 per la successione ad Achille Occhetto.
Allora Veltroni ebbe la meglio nella prima fase, la consultazione tra il “popolo dei fax”; salvo poi subire la rivincita dell’altro nel decisivo voto in consiglio nazionale.

E potrebbe pesare anche la consapevolezza che riportare il gioco fra gli iscritti costituirebbe un vantaggio strategico, visto che le regioni dove il Pd è più radicato (triangolo rosso, Campania, Puglia) sono dalemian-bersaniane.
dalema

Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto al tornaconto. Dietro la crociata anti-primarie lanciata dallo schieramento D’Alema- Bersani c’è soprattutto il rifiuto di una visione bipartitica della politica italiana. Nel bipartitismo vige l’idea che il partito più grande del proprio campo debba rappresentare una metà della società nazionale, e quindi pian piano a essa aprirsi, mescolarsi. In questo schema le primarie aperte sono il tributo da pagare all’obiettivo, anche perché il segretario diventa automaticamente il candidato premier. Nella visione multipolare dalemiana il Pd rinuncia invece a questa pretesa di iperrappresentatività, la conquista del potere passa per una paziente tessitura di alleanze anche con diversi, ognuno deve pensare a presidiare la propria identità, diventa comprensibile, come dice Cuperlo, che “l’elezione del segretario tocchi a chi, essendosi iscritto, acquista doveri ma anche diritti”. Poiché a partita già iniziata le regole non si toccano, le primarie del 25 ottobre saranno ancora aperte. Ma lo schieramento pro Bersani metterà mano allo statuto in caso di vittoria.
L’idea è far votare il segretario dai soli iscritti abolendo l’attuale doppia fase che prevede la preselezione tra i tesserati e il voto finale nei gazebo. Si manterranno (forse) le primarie per scegliere candidati sindaci, presidenti di provincia e di regione, solo però a condizione che l’esito sia vincolante per l’intera coalizione. Ma sarebbe difficile ottenere il via libera degli alleati minori, condannati dalla logica dei numeri a non uscire mai vincitori. Inoltre il segretario non sarebbe automaticamente il candidato a Palazzo Chigi. Inutile dire che i veltroniani sono contrarissimi. “Rinunciare alle primarie aperte” dice il senatore Giorgio Tonini “significa rassegnarsi a una riedizione dei Ds. Un soggetto chiuso su se stesso, in mano ai vecchi potentati. E pazienza se c’è il rischio di interferenze esterne: non bisogna avere paura di diventare ancora più contendibili”. Stefano Ceccanti è ancora più brutale: “D’Alema vuole ridimensionare la figura del segretario del partito perché il suo piano è offrire la futura premiership a Pier Ferdinando Casini”.

Chi dovrebbero candidare i “giovani” del Pd per ridare slancio al partito?

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Il 13 Luglio 2009 alle 12:09 Soprese democratiche: “Il Pd una bad company”. E Grillo si candida per guidarla » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Da comico irriverente a blogger seguitissimo; da animatore della “società virtuale” (con battaglie per il Parlamento Pulito, il V-day, gli show dentro e fuori dal Parlamento, le partecipazioni all’assemblea Telecom) a difensore civico (aveva lanciato le liste con il bollino alle scorse elezioni): ora Grillo si chiama dentro personalmente. Vuole essere il quinto (lui difetta nel conteggio e dice quarto), dopo il segretario Dario Franceschini, l’ex ministro Pierluigi Bersani, il senatore chirurgo Ignazio Marino e l’outsider Mario Adinolfi a correre per la leadership democratica: “Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un’alternativa al Nulla”, scrive Grillo. L’annuncio è subito rimbalzato su Facebook e sta raccogliendo molti commenti di sostenitori e contrari. “Il 25 ottobre ci saranno le primarie del Pdmenoelle. Voterà” scrive tra l’altro il comico genovese nell’annuncio “ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’é il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra” dice Grillo “senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano”. [...]

Il 15 Luglio 2009 alle 17:38 La crisi e i partiti: a sinistra è profondo rosso » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dalle parti dei comunisti di Diliberto la situazione è meno allarmante solo perché i dipendenti sono solo una ventina. “Non ci saranno licenziamenti” dice il tesoriere Roberto Soffritti “ma chi va in pensione non verrà sostituito”. Il bilancio 2008 si è chiuso con un disavanzo leggero, “però i problemi arriveranno già dal consuntivo 2009″. Anche qui c’è un macigno, il settimanale La Rinascita della sinistra, con 15 tra giornalisti, grafici e amministrativi. I vendoliani si salvano (per ora) solo perché molti dei funzionari che hanno fatto lo strappo dal Prc sono in carico ai sindacati, non esiste un giornale e nemmeno una sede. Il tesoriere, Francesco Ferrara, confida in una sottoscrizione tra militanti e simpatizzanti. Problemi seri, invece, in casa dei Verdi, dove oltre alle entrate è in calo anche il numero degli iscritti e il bilancio 2008 si è chiuso con 1 milione di disavanzo. L’amministratore, Marco Lion, annuncia il taglio di un organico già scheletrico: “Abbiamo sei dipendenti e quattro lavoratori a progetto: li dimezzeremo”. Tutti i soci di Sinistra e libertà possono almeno sperare che la vittoria di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema al congresso Pd riapra le porte o del partito (è il caso di vendoliani e Sd) o almeno porti a una riedizione dell’Unione sotto il cui simbolo superare le future soglie di sbarramento. Ma Rifondazione e Pdci non possono nutrire neppure questa speranza. [...]

Il 17 Luglio 2009 alle 17:47 Ma Grillo vuole rilanciare il Pd o il suo 740? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Da quando Beppe Grillo ha inaugurato il suo blog (gennaio 2005) e si occupa di politica il diagramma del suo reddito è andato costantemente in salita. Infatti i suoi comizi (le serate del tour) sono a pagamento, come video e libri annessi. Dunque l’antipolitica fa bene alla popolarità e alle tasche dell’ex comico. Ma ultimamente l’aria era cambiata. Sul blog i commenti al post del giorno stavano pericolosamente diminuendo (il 10 luglio sono stati poco meno di 700, 50 in più il giorno dopo: numeri lontanissimi dalla media di qualche mese fa) e anche i meet-up, i circoli dei grillini avevano un saldo negativo (oltre 500 nel 2008, 434 il 15 luglio 2009). Come uscire da questa impasse e riprendere a fare crescere celebrità e fatturato? La risposta è semplice: il 12 luglio arriva l’autocandidatura a segretario del Pd (il partito ha rifiutato la sua iscrizione) e l’annuncio, sul sito, scatena l’entusiasmo del popolo grillino in letargo, raccogliendo quasi 5.700 commenti. Un’onda che non si arresta nei giorni successivi. Grillo, per restituire grinta alle sue truppe, gira il coltello nella piaga di un Pd in crisi di leadership. Assicura di essere l’unico candidato con un programma: “Io che sono un comico”. E riconquista i titoli di testa di tv e giornali, una condizione indispensabile per i buoni affari della sua holding. Anche dietro l’ultimo colpo di scena, assicurano i bene informati, c’è la testa riccioluta di Gianroberto Casaleggio, spin doctor di Grillo, grande esperto di rete e inventore del fenomeno internettiano dell’ex comico. Nel 2008 per la rivista americana Forbes Grillo era la settima web-celebrity del pianeta, per Time il suo sito era il venticinquesimo più cliccato di internet e secondo il quotidiano inglese Observer l’uomo era tra i 50 blogger più influenti del pianeta. Technocrati, il sito che calcola autorevolezza e popolarità dei diari online in tempo reale, ultimamente aveva dato un giudizio meno entusiasmante: il blog è, all’incirca, il sessantacinquesimo più cliccato e traccheggia intorno alla millecinquecentesima posizione per “autorevolezza “. Probabilmente Casaleggio si era accorto di questo calo di consensi ed è corso ai ripari. Si sa che, nel magico mondo di Grillo, il numero dei fan è direttamente proporzionale agli incassi degli spettacoli e del merchandising. Anche se il suo manager, Davide Marangoni, preferisce non diffondere dati ufficiali, la verità è che i fasti del tour Reset, quello del 2007, l’anno del Vaffa day (8 settembre) e dei 200 mila in piazza Maggiore a Bologna, sembrano irripetibili. Nel 2007 per 98 show sono stati staccati 318.972 biglietti (dati dell’Osservatorio sullo spettacolo della Siae), oltre 3 mila a spettacolo. Un trionfo che ha fatto schizzare il suo modello unico a 5.071.196 euro di reddito imponibile, di cui 4.673.478 derivanti dalle sue attività artistiche. Un risultato decisamente superiore a quello del 2006, quando girò l’Italia con lo spettacolo Incantesimi e dichiarò 4.388.367 euro (3.531.868 alla voce “arti e professioni”). [...]

Il 21 Luglio 2009 alle 14:09 Casinò Pd: grandi manovre alla ricerca di un leader » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sarebbe materia per un altro romanzo di Ermanno Rea, un secondo tempo di Mistero napoletano, il blocco di partenza per una corsa nella politica nazionale e locale, un’indagine letteraria e saggistica sui destini privati e pubblici di un partito, di una classe dirigente, di una città. Fiction e analisi politica servono per raccontare le eruzioni vesuviane e descrivere le parabole dei lapilli che spiovono fino a Roma. In un solo pomeriggio a Napoli si sono iscritti in 6 mila al Partito democratico; e 60 mila tesserati su circa 300 mila sarebbero all’ombra del Vesuvio. Ignazio Marino, candidato alle primarie, ha detto quel che in molti nel partito pensano e cioè che presto a Napoli ci saranno più iscritti che elettori (il Pd alle ultime elezioni ha preso il 19 per cento dei voti). Grande è l’imbarazzo, piccola l’indignazione, solitaria la vibrante protesta. Perché a Fuorigrotta le tessere sono passate da 600 a oltre 2 mila, a Bagnoli da 400 a più di 1.000, a Ponticelli da 500 a quasi 1.400, a Soccavo da 500 a 1.700, a Barra da circa 500 a più di 1.500. Stesso boom in provincia: a Castellammare di Stabia vi sarebbero già 3 mila tesserati, quasi 2.500 a San Giorgio a Cremano, quasi 1.000 a Candito, più di 500 a Sant’Anastasia, quasi 500 a Casandrino. Mistero napoletano? Non solo. A Pastena, in provincia di Salerno, la bolla speculativa delle tessere è esplosa durante il congresso bis (il primo vinto dai sostenitori del sindaco Vincenzo De Luca è stato invalidato) dei giovani democratici. Deluchiani contro bassoliniani, dialettica ai materassi, polo nautico trasformato in ring, sberle, schiaffi, calci. Time out, tutti a casa. “Stavolta Bassolino in Campania è più vittima che carnefice, sono più le componenti veltroniane a giocare con le tessere”, dice a Panorama Claudio Velardi, ieri assessore nella giunta regionale campana di Antonio Bassolino, oggi uomo di sinistra in cerca di un partito che non c’è. Sono gli effetti collaterali della grande corsa alla segreteria del Pd e mai come ora le tessere rischiano di essere decisive. Marino ha capito che senza tessere ha poco fiato per correre e cerca la bombola d’ossigeno lanciando la proposta di “allungare il tesseramento fino al 31 luglio” (E invece la richiesta del cardiochirurgo è stata respinta. Lo stop alle tessere scatta martedì 21, come previsto da tempo dalla Direzione del partito. Ma qualcuno parla già di “allarme” per il forte calo degli iscritti. Anche se i dirigenti minimizzano la matematica continua a non essere un’opinione: il calo di iscritti è pari a un terzo di quelli dei Ds e della Margherita messi insieme. Quando si svolsero le primarie nel 2007, tre milioni e mezzo di persone andarono ai gazebo del Pd per esprimere la propria preferenza. Oggi, anche se l’iscrizione a un partito non è esattamente la stessa cosa della partecipazione alle primarie, si registra un sensibile calo in termini di “gradimento”: siamo molto al di sotto della fatidica quota un milione di iscritti. Secondo alcune indiscrezioni il Pd dovrebbe arrivare a quota 600-700 mila iscritti. Ben al di sotto di quota un milione, considerata “alla portata” visto l’exploit delle primarie). [...]

Il 25 Settembre 2009 alle 17:04 Count down Pd: cercasi leader e linea politica. Disperatamente - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] del Pd: un mese dalle primarie (25 ottobre), sedici giorni dall’assemblea nazionale (11 ottobre) che aprirà ufficialmente [...]

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