Il Secolo rilegge il “caso Bianchini”: ha ucciso il cliché dello stupro di destra

L'arresto di Luca Bianchini

È un caso, Luca Bianchini. Forse un caso chiuso, per gli investigatori che lo hanno indicato (e arrestato) come il presunto stupratore che per settimane ha terrorizzato Roma (oggi negli uffici della Squadra Mobile di Roma, altre due donne vittime di stupri, lo hanno riconosciuto in foto come l’autore delle violenze).

Di certo, è stato una questione per il Pd, quando il “terzo uomo” candidato alla segreteria, il cardiochirurgo Ignazio Marino, prima di dare il benvenuto alla candidatura di Beppe Grillo, si è chiesto come fosse possibile che un uomo “che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd” (il 33enne ragioniere, ex Margherita, gestiva infatti il circolo democratico del Torrino fino al momento dell’arresto, quando è stato espulso dal partito).

Commentando la vicenda del presunto violentatore seriale della capitale, Marino non ha perso l’occasione - nella guerra di tutti contro tutti nel Pd in vista del congresso di ottobre - per sventolare la “questione morale”. Ricevendo dure critiche dagli altri sfidanti: Dario Franceschini e Pierluigi Bersani hanno liquidato la dichiarazione sostenendo che un attacco simile non avrebbe dovuto essere lanciato nemmeno dal loro peggior nemico.
Fin qui, i tormenti dei Democratici, poi piombati nella bufera per il ciclone Grillo.

Ma ora è tutta la sinistra italiana a dover fare i conti con “il caso Bianchini”. Almeno così argomenta Il Secolo d’Italia (organo di partito di Alleanza Nazionale), per il quale il caso appunto “rovescia i cliché sullo ’stupro nero”. “Quanto avvenuto” scrive il quotidiano di via della Scrofa “si presta ottimamente a una riflessione importante: l’epoca della demonizzazione di una parte politica sfruttando i ‘vizi’ e i reati dei singoli è definitivamente tramontata, ed è bene non risuscitarla”.
Secondo il quotidiano diretto da Flavia Perina, è la cronaca a rovesciare gli stereotipi. “Questa è la lezione più importante, più significativa e più profonda che non solo il Pd ma la politica tutta intera deve trarre dal dramma romano. Un brutto fatto di cronaca che rovescia stereotipi che per decenni si sono abbattuti sulla destra dopo lo sciagurato eccidio del Circeo, il massacro in cui perì Rosaria Lopez e si salvò per miracolo Donatella Colasanti. Gli autori del misfatto, Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido divennero il simbolo allucinato della violenza neofascista”.
Bianchini oggi come il Circeo 34 anni fa? Sì, per il Secolo d’Italia il parellelo non solo è possibile, ma anche è utile per capire dove può portare la strumentalizzazione politica della cronaca. Fu proprio “quell’atroce delitto a sfondo sessuale” del 1975 che dette via al cliché dello “strupro nero”. E il massacro, scrive ancora il quotidiano, “venne con grande superficialità associato ai desiderata ideologici della sinistra, sulla pelle di due sfortunate ragazze venne confezionato un cliché duro a morire che impedì a lungo di separare la follia del singolo dall’ambiente politico di riferimento, spesso scelto come cornice ‘teatrale’ per dare sfogo a forme di esibizionismo malato. Un parallelo tra il caso Izzo e quello di Bianchini, nonostante il contesto dei reati consumati sia diverso, risulta utile proprio come messaggio alla politica: evitare le strumentalizzazioni da ogni parte ma soprattutto” conclude il quotidiano aennino, “per evitare, da parte della sinistra, di cucire addosso all’avversario forme di devianza che nulla hanno a che fare con le tendenze politiche”.
Ma prima ancora del quotidiano, a porsi il problema di cosa sarebbe accaduto a parti invertite, nell’ipotetico caso cioè che il presunto “stupratore seriale” fosse stato coordinatore di un circolo Pdl, è stata Casapound Italia.
Sull’Ideodromo, il “laboratorio di idee ad alta velocità” dell’associazione di destra che fa capo a Gianluca Iannone. In un articolo intitolato “Lo stupro della verità”, Adriano Scianca scrive: “Succede anche nelle migliori famiglie. Sì, anche in quelle ‘buone’ (in realtà soprattutto in quelle buone…). Ebbene sì” prosegue Scianca “lo stupratore seriale di Roma è del buonissimo, kennedyano, disneyano, dolcissimo Pd. Beninteso: nel momento in cui scrivo l’accusato si dichiara innocente e la presunzione di innocenza vale per tutti”. Ma, continua Scianca, “Non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo parlare, invece, dei riflessi condizionati. Della sociologia a buon mercato. Degli sguardi strabici, e per questo colpevoli, sulla realtà”.
E a immaginarsi, chiosa Scianca “come imposterebbe la sua prima pagina un qualche quotidiano espressione dei poteri forti”, ne verrebbe fuori una cosa del genere: “C’è certo una differenza di grado tra i festini consumati nelle ville in Sardegna e le orribili violenze perpetrate con la forza nei garage bui della periferia romana. C’è però un inquietante filo rosso basato sul machismo, sul disprezzo della donna, sulla sua visione come oggetto sessuale, sul potere virile che non accetta rifiuti. […]. Perché è chiaro: 2+2 può fare 4, ma se ci gira talvolta anche 5. Due indizi fanno qui una prova, persino una tendenza; lì, invece, una casualità, un gioco del destino baro”.

La GALLERY sul materiale sequestrato in casa Bianchini

Dopo il clamore sucitato dal caso del violentatore dei garage, s’infiamma il dibattito politico sulla castrazione chimica per chi si macchia del reato di stupro. Voi siete d’accordo?

Commenti

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Il 22 Settembre 2010 alle 17:53 Toh, l’indagato per l’omicidio della mamma napoletana era candidato col PdL ha scritto:

[...] E se ne scrissero delle belle. Ad esempio il Secolo d’Italia, ancora quotidiano del PdL, disse che il suo caso era emblematico: “Quanto avvenuto” scrive il quotidiano di via della Scrofa [...]

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