
La domanda, come diceva il sig. Mi manda Raitre, Antonio Lubrano, nasce spontanea: può entrare a far parte della schiera Democrats uno (cioè Grillo) che considera il Pd uguale (se non fosse per una elle) al Pdl, a sottolineare che al governo e all’opposizione i “chierichetti che cantano la stessa messa”?
Può uno (sempre Grillo) mettersi alla guida di compagni che con elevata vis polemica dipinge (sul blog, nelle piazze, nei suoi spettacoli e, come si suol dire, “in tempi non sospetti”, cioè molto tempo prima di annunciare l’Opa sul Pd) come macchiette da avanspettacolo?
Ripercorriamo le definizioni. Tipo: Walter Veltroni, alias “Walterloo: è stato il migliore alleato del Pdl. Se fossi Berlusconi lo farei vicepresidente del Consiglio”. E ancora: “Topo Gigio dice che vuole ritornare allo spirito del Lingotto. È come se Napoleone volesse ritornare a Waterloo”. Ma ce n’è per tutti: per Romano Valium Prodi, per Carlo De Benedetti “il termodistruttore dell’Olivetti, il più grande squalo della finanza italiana del dopoguerra”, per Napolitano “Morfeo”, Massimo Volpe-nel-deserto D’Alema “servo del padrone di Arcore”, e poi Dario Boccon-del-prete Franceschini, senza contare il temibile Bersanetor, lo sterminatore dei tassisti. Qaulcuno si salva dalla furia grillina? Neanche tra i volti nuovi? Macché: il nuovo sindaco di Firenze è “l’ebetino Rienzi, paladino degli inceneritori”.
Si dira: ma Grillo è un blogger, un comico. E, si sa, la satira è per antonomasia contro i potenti (di destra e di sinistra, di maggioranza e opposizione). Giusto. Tanto è vero che, in modo saggio e discreto, l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi su La Stampa commentava così la scelta di Grillo: ha “una professionalità nel campo della satira, ma non credo possa svolgere una funzione positiva e utile sul terreno squisitamente politico”. Di non essere “adatto”, anzi di non esere pazzo (a mettersi a fare politica), lo aveva ammesso lui stesson un’intervista alla Stampa: “Obama corre, corra anche lei. Altrimenti è troppo facile”, chiede il giornalista. Risposta: “Ma non saprei come gestirmi! Io non sono un politico… lo potrei fare solo se - ride - facessi una piccola dittatura, se mi dessero la possibilità di usare uno stadio per metterci dentro le 80-100mila persone che stanno facendo del male all’Italia”. Era il 26 gennaio 2009. Concetto ribadito sul blog, il 17 febbraio 2009: “Essere candidati dal PDmenoelle equivale a un suicidio politico, a un bacio della morte”.
E invece… alcuni mesi dopo, domenica 12 luglio il comico genovese ha deciso di candidarsi alle primarie del Pd. E quei giudizi mica li ha ritrattati. Anzi, ha costellato il suo annuncio di parole tutte contro il partito e la sua dirigenza. E così politici, e non solo quelli del centrodestra, e commentatori del Transatlantico sono in buona parte concordi su una battuta per sintetizzare l’affaire Beppe Grillo vs Partito Democratico: per tutti il Pd conferma a pieno la legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà”.
A inquietare la truppa democratica c’è poi il programma che Grillo verga sul suo blog il 12 luglio: “Sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale la restituzione della dignità alla Repubblica con l’applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che vorrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza. Il PDmenoelle” conclude “è l’assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare più la polizza”.
Il giorno dopo, lunedì 13, Grillo annuncia di aver pagato la quota nella sezione di Arzachena. E che se “troveranno un comma per non farmi iscrivere ne pagheranno le conseguenze”. Il comma arriva. Disco rosso. Grillo non viene iscritto al partito. E lui, difeso dal leader Idv, Antonio Di Pietro – che il Pd vede come il mandante della candidatura del comico genovese – spara l’ennesima dichiarazione anti-pd sul suo blog: “La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: “Non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell’anagrafe del Pd poiché egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni”.
In una sola frase hanno ammesso che: 1. esiste un movimento politico popolare; 2. tale movimento è “ostile” al PD; 3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto. Il “Movimento Politico Ostile” è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?
È il 16 luglio quando, intervistato da Gian Antonio Stella, su Il Corriere della Sera ha detto del partito che vuole guidare. “Non ho mai votato il Pd, ho votato per Di Pietro” e si candida perché “il Pd è il secondo partito del Paese. Ma è guidato da fossili che non danno risposte su niente. Vogliono l’acqua pubblica o quella privatizzata? La raccolta differenziata o gli inceneritori? Il nucleare o l’energia rinnovabile? Rispondano. Io mi rivolgo ai giovani che sono dentro il Pd. Sono loro che devono impossessarsi del partito”.
In realtà qualcuno che non ha messo il veto alla corsa di Grillo, tra i democratici, c’è stato: Ignazio Marino e Mario Adinolfi. Il cardiochiururgo non gli ha chiuso la porta: “Non conosco personalmente Beppe Grillo ma credo che in un Pd che sia un partito aperto, qualunque persona può con serietà prendere la tessera, raccogliere firme, scrivere un programma non su facce o correnti, ma sulle idee e se ha serie intenzioni di dare un contributo chiaro al dibattito sull’identità del partito, non può essere escluso a priori”.
Mentre per il blogger Adinolfi “Grillo è stato inurbano, ma la decisione di negargli la tessera è sbagliata”. E sulle motivazioni del no dice: “Si nega a Grillo la tessera perché ha presentato delle liste civiche. Una cosa che fa sorridere: visto che autorevolissimi esponenti come Marco Follini facevano i vicepresidenti del Consiglio di Berlusconi e non abbiamo avuto difficoltà ad accoglierli ai massimi livelli della dirigenza. Il paradosso è che in un partito normale la richiesta di un comico avrebbe preoccupato gli outsider, quelli come me, destinati a essere oscurati da un outsider più forte di loro. Nel Pd invece preoccupa i candidati potenzialmente più forti. Evidentemente hanno i piedi d’argilla”.
Questa è la storia di Grillo e della sua tentata conqista del Pd, nell’ultima settimana. Quindi, ritorna il quesito iniziale: invitereste a casa vostra un tale che di voi e della vostra famiglia ha detto peste e corna? Accetereste di buon grado che lo stesso tale, accusandovi di non avere un metodo educativo dei vostri figli, decida lui per voi come crescerli? Tradotto, fuor di metafora: date queste condizioni, è giusto o sbagliato che i democrats abbiano negato iscrizione e partecipazione alle primarie a Beppe Grillo?
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Commenti
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Il 17 Luglio 2009 alle 15:57 misuraunica ha scritto:
Come sostengo da tempo secondo me esiste un asse Di Pietro - Grillo con un piano ben preciso, demolire il PD e far diventare l’IDV un’alternativa al partito democratico. Se il PD non capisce questo e non fa qualcosa per limitare i danni c’è un serio rischio per la democrazia italiana perchè i due ducetti tutto sono tranne che espressione di un modello valido di democrazia.
Vi consiglio questa lettura:
http://misuraunica.blogspot.co.....m
Leggete entrambi i post su grillo.
Il 17 Luglio 2009 alle 16:57 Il volto di destra del tribuno Di Pietro. Ritratto dell’ex pm che nuoce solo alla sinistra » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Com’è che un giornalista esperto di politica e collaboratore di periodici di sinistra come Diario, ha deciso di fare le pulci proprio ad Antonio Di Pietro, paladino dell’antiberlusconismo? Per colmare un vuoto nella pubblicistica italiana. Il Di Pietro magistrato già si conosceva, mentre quello politico non era mai stato raccontato e devo dire che indagando, soprattutto nei suoi rapporti in Molise, è venuto fuori un Di Pietro peggiore, rispetto a quello che tutti conoscono, e più propenso al compromesso, se non all’inciucio. Lei scrive: “Di Pietro, uomo di destra che piace tanto alla sinistra”. Ci spieghi un po’… Di Pietro è oggettivamente, per maturazione, formazione e anche come ex poliziotto, un uomo di destra, che milita a sinistra solo perché dall’altra parte c’è Berlusconi. Quando il Cavaliere uscirà dalla scena politica, Di Pietro sarà ancora più trasformista, mentre per ora si limita a contenersi nel centrosinistra, dove piace solo per il suo antiberlusconismo. Insomma, Di Pietro ha successo perché calca la protesta più a effetto. Lei ci descrive un Di Pietro diverso da come si presenta agli italiani. Chi erano i suoi amici ai tempi della Milano da Bere e in Molise? La gente che frequentava Di Pietro ai tempi della Milano da bere erano i vari Paolo Pillitteri, Ombretta Fumagalli Carulli, Antonio D’Adamo, ma anche Maurizio Prada. Di Pietro oscillava tra Dc e Psi e frequentava persone che poi si è trovato a inquisire. Tra gli amici molisani, poi, troviamo anche esponenti del centrodestra, come Michele Iorio, ora nel Pdl, e ha avuto rapporti con Cirino Pomicino per un candidato da mandare in Europa. Parliamo degli amici di oggi: Beppe Grillo, che vuole candidarsi alle primarie del Pd, anche se i Democrats hanno risposto picche. Secondo lei perché Grillo ha scelto di sparigliare le carte e creare un polverone nel Pd piuttosto che accasarsi nel partito dell’amico Di Pietro? Perché come ha detto Marco Follini “Di Pietro è il mandante di Grillo” Non so se Di Pietro sia il mandante di Grillo e se ci sia un disegno politico dietro. Certo, quello che fa Grillo in questo momento, in un modo o nell’altro, avvantaggia Di Pietro: quando la sinistra se la passa male, infatti, a Di Pietro va bene. La fortuna dell’IdV è direttamente proporzionale alla sfortuna del Pd. E poi lo sanno tutti che Di Pietro e Grillo sono amici, anche se Grillo disse che l’IdV ha dei seri problemi a causa di alcuni suoi membri al Sud non proprio puliti. Per questo, secondo me, è meglio che Grillo si occupi dei problemi del partito del suo amico Di Pietro. L’opposizione in mano a Grillo e Di Pietro, tra tintinnii di manette e intemerate contro il potere. C’è da temere una deriva populista della sinistra? Non credo che Di Pietro riuscirà a diventare il leader della sinistra e tanto meno Grillo. Di Pietro è un trasformista e un istrione: anziché essere una soluzione, trae vantaggio dalla crisi della sinistra e si rafforza. E il destino di Di Pietro dipende anche dalla capacità del Pd di riprendersi. Quali saranno, allora, le prossime mosse del Tribuno? Il problema principale per Di Pietro è la gestione del suo partito e non la strategia politica, perché l’unico motivo di esistere per l’IdV è la lotta a Berlusconi e la sopraffazione degli alleati. Di Pietro è un alleato impossibile che gestisce il partito in modo dittatoriale e che rimprovera Berlusconi di fare una cosa che lui fa già nell’IdV. Per questo in futuro allenterà la morsa sul partito, per renderlo più democratico, magari istituendo un congresso nazionale e non una festa, come avviene ora, in cui viene celebrato appunto come il tribuno. Deve mettere alla prova il partito, facendo uscire le anime dell’IdV, che sostanzialmente sono due: una mastelliana e una movimentista. Perché la mossa di mettere in lista intellettuali e girotondini alle europee? Di Pietro ha fatto finta di rinnovare il partito inserendo intellettuali e girotondini insoddisfatti dal Pd. Ma alle amministrative del 2010 non potrà godere della società civile: avrà bisogno di voti veri e sarà costretto a scendere a compromessi con candidati di più basso profilo. Un fatto accaduto già alle amministrative di giugno, quando il suo consenso è sceso subito al 5% dal 8% delle europee, conquistato due settimane prima grazie alla presenza dei girotondini. Lotta contro la casta, ma poi anche Di Pietro conserva i suoi privilegi… Possiamo dire che la gestione del partito dal 2004 è stata a condotta a livello familiare. Un partito, l’IdV, in mano a un’associazione privata notarile, in cui comparivano lui, la moglie Susanna Mazzoleni e il tesoriere Silvana Mura, che gestiva i fondi dei rimborsi elettorali. Molti dei bilanci dell’IdV, roba da una ventina di milioni di euro, sono stati poi firmati solo da Di Pietro. Un fatto che ha posto seri dubbi di legittimità da parte di molti esperti. Di Pietro contro Berlusconi. Una duello che dura da vent’anni. Chi la spunterà? Nessuno dei due. Credo che Berlusconi uscirà progressivamente dalla scena politica e da quel momento in poi Di Pietro non avrà più senso di esistere in Parlamento. Ma alla fine dei conti Di Pietro fa più male al centrosinistra o al centrodestra? Fa male solo alla sinistra e fa bene solo a se stesso. [...]
Il 17 Luglio 2009 alle 17:14 redazione ha scritto:
Legge di Murphy per il Pd, si diceva nell’articolo. Ecco, appunto: alla fine ce l’ha fatta. Beppe Grillo è il tesserato numero 40 del circolo “Martin Luther King” di Paternopoli. Il tesseramento è stato autorizzato dal segretario del circolo locale, Andrea Forgione, che ha voluto così lanciare “una forte provocazione” alla dirigenza nazionale del partito. Ma il Pd si affretta a correggere: “Iscrizione priva di ogni valore”. Cosa succederà ora non si sa. Quel che è certo è che il comico genovese è riuscito a fare un altro passo verso la propria candidatura alle primarie del Partito democratico. La tessera, l’ha ottenuta in quel dell’Irpinia grazie allo zampino di un segretario di partito accondiscendente e stufo delle logiche interne al Loft democratico.
Ora il secondo step. Il comico genovese rinnova, infatti, la propria intenzione di raccogliere le firme e candidarsi alla segretertia del Pd. “Sono contento. Ma io devo prendere 2mila firme entro due giorni e non so se ce la faremo. Però andrò al congresso a parlare” e comunque “proverò fino all’ultimo secondo possibile. Nel caso, comunque, va bene anche così”, spiega Grillo. “Vuol dire che io sono tesserato e che andrò al loro congresso a parlare. Adesso bisogna vedere se lo statuto prevede che un tesserato parli al congresso. Se non ci sarà un’altra commissione di garanzia dove l’articolo 4 del paragrafo 9 dirà che io non posso parlare allora vedremo. Comunque andrò al congresso. Questo è sicuro”. Ma dal Pd si alzano le barricate: “L’iscrizione al Partito democratico di Beppe Grillo è da considerarsi priva di ogni valore”, ha commentato Tino Iannuzzi, segretario regionale della Campania, ricordando che “la Commissione nazionale di Garanzia del nostro partito, con una decisione che produce i suoi effetti sull’intero territorio nazionale, ha giustamente stabilito che Grillo con il suo movimento politico ha ispirato posizioni totalmente contrarie e ostili alla linea e all’azione politica del Pd”.
Il 12 Agosto 2009 alle 9:58 Barracciu, la “mora” sarda che tifa Franceschini. Per cacciare la Casta (del Pd) » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Come giudica l’uscita di Beppe Grillo, che si voleva candidare alle primarie? È stata una provocazione e la sua candidatura era inaccettabile, visto che ha trascorso gli ultimi due anni a massacrare il Pd e a non condividere nulla delle sue posizioni. Allora, perché mettersi alla testa di un partito che si detesta in pubblico? Lo trovo decisamente presuntuoso: lui che da sempre distrugge la politica, che si fa baluardo della legalità e della moralità, all’improvviso vuole diventare un politico come quelli che ha sempre criticato? È una contraddizione. Secondo me, è meglio che Grillo torni a fare il comico, sempre se riesce ancora a far ridere qualcuno. [...]
Il 22 Dicembre 2009 alle 16:42 Le prime grane di Grillo: lui boccia i candidati e il movimento boccia lui - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] (prima): gli show dentro e fuori dal Parlamento; le partecipazioni all’assemblea Telecom; le bordate contro il Pd, il Pdl, il [...]
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