Non poteva mancare. Dopo la presa di posizione di Giorgio Napolitano contro il pacchetto sicurezza approvato dal Parlamento lo scorso 2 luglio (qui il testo completo del messaggio di Napolitano), legge che tuttavia ha firmato (pur potendolo non fare), le lamentele del presidente della Camera Gianfranco Fini erano ampiamente preventivabili. E infatti sono arrivate.
“Politicamente incisiva” l’ha definita, la lettera di cinque pagine con cui il presidente della Repubblica ha accompagnato la firma della legge voluta dal Governo Berlusconi. Una modo per prendere le distanze in maniera chiara dall’operato dei suoi “compagni” di schieramento.
Il ritorno del Fini “contro”
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, si potrebbe commentare. Fini non è infatti insolito a uscite di questo tenore: contro la riforma del Parlamento, contro la legge sulla fecondazione assistita, contro le disposizioni per combattere l’immigrazione clandestina. E persino contro la Chiesa (che, ovviamente, rispedì l’accusa al mittente).
Un nuovo cursus honorum politico costruito sui temi del “contro”, insomma, o per andare più nello specifico contro il Governo. Tanto da porre seri dubbi su quale possa essere la sua futura agenda: nuovo leader del PdL e successore di Berlusconi, o un’inaspettata migrazione a sinistra?
In Rete molti propendono per la seconda ipotesi, e sono in parecchi a favoleggiare (e forse preferire) lo spostamento dell’ex leader di AN nelle fila del Partito Democratico, proprio in questi giorni alla disperata ricerca di un nuovo segretario. Basta dare un’occhiata a Facebook per scoprire molti gruppi di utenti dedicati all’argomento: dal gruppo di delusi “Gianfranco Fini deve emigrare a Sinistra” a quello degli speranzosi “GIANFRANCO FINI leader del PD”
Napolitano e i suoi strani distinguo
Di tutto questo bailamme, il presidente della Repubblica si è limitato a dare il là. Con una scelta, quella della “lettera di accompagnamento” alla legge firmata, che il capogruppo del PdL al Senato Maurizio Gasparri ha giustamente definito “un gesto irrituale”.
Era infatti nei pieni diritti di Giorgio Napolitano, come Capo dello Stato e difensore della Costituzione italiana, quello di non firmare una legge che riteneva inaccettabile. Anche suo dovere, nel caso in cui il pacchetto sicurezza fosse stato da lui considerato anticostituzionale.
Napolitano sembra invece aver voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte, evitando coscienziosamente di rimandare al Parlamento una legge che conteneva importanti norme per la lotta alla mafia ma - al contempo - dando il contentino a quanti avevano espresso dubbi sul pacchetto sicurezza. Rimandando in questo modo la patata bollente alla classe politica.
La pensa così, ad esempio Marcello Pera, senatore del Pdl, già presidente di Palazzo Madama: “Le cinque fitte pagine di perplessità e preoccupazioni espresse dal presidente della Repubblica sono palesemente fuori dai poteri che la Costituzione gli assegna”. Pera osserva che il presidente non può intervenire “sul merito politico dei provvedimenti, per di più in modo selettivo come ha fatto in questa circostanza”. “Se egli ha dubbi o rilievi fondati di incostituzionalità” osserva l’ex seconda carica dello Stato “e non intende promulgare una legge, può solo inviare un messaggio formale alla Camere. La promulgazione con dubbi e commenti non esiste. Il presidente non può neppure rivolgersi direttamente ai ministri, perché, sempre per Costituzione, egli non ha alcuna responsabilità politica né essi possono prevaricare la libera volontà del Parlamento”.
Esemplare a questo punto la reazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha immediatamente rilasciato una nota affermando che il Governo terrà conto dei rilievi presentati dal presidente della Repubblica. Una posizione sottolineata anche da Roberto Maroni: “In fase di attuazione della legge sulla sicurezza si terrà conto delle osservazioni del Quirinale”. Con buona pace di Antonio Di Pietro, che ha già ripreso a tuonare contro il Capo di Stato.
Cosa ne pensa la Rete
Uno di noi, Gianfranco uno di noi?
“Personalmente, ho sempre avuto grandi perplessità sulla reale consistenza di Gianfranco Fini come uomo politico. [...] Non ho mai capito se la sua fosse tattica o strategie. E, ad ogni buon conto, Fini non si era per nulla allontanato dallo statalismo che è purtroppo moneta corrente nel centro-destra, economia sociale di mercato e quelle robe lì.”
Nonostante tutto sommato stia interpretando con prudenza ed equilibrio il suo mandato, [...] è la seconda volta che il presidente della Repubblica commette l’errore di andare al di là di quelle che sono le sue prerogative costituzionali. [...] In questa occasione ha deciso per una “promulgazione critica” del “pacchetto sicurezza”. [...] Il problema però è che in questo modo il presidente si spinge troppo all’interno del processo di formazione delle leggi.”
- Venerdì 17 Luglio 2009

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