
di Donatella Marino
Sono distanti 800 chilometri ma accomunate da record negativi. Se a Torino, con una delle reti urbane di trasporto pubblico meno estese, chi abita in periferia fatica a raggiungere il centro, con il risultato che la città ha il minor utilizzo del mezzo pubblico, a Campobasso, dove il parco autobus è antiquato, d’estate si suda nei molti veicoli senza aria condizionata.
Il punto sul sistema del trasporto pubblico locale e sulla gestione della viabilità l’ha fatto la Fondazione Civicum, in un dossier che Panorama ha potuto esaminare in anteprima. L’associazione, fondata senza scopo di lucro cinque anni fa, ha commissionato l’analisi al Politecnico di Milano. Ne è venuta fuori una fotografia variegata. Così è vero che il pensionato, sempre a Campobasso, viaggia praticamente gratis, con il costo del biglietto tra i più bassi, ma ne fa le spese il disabile che raramente trova le passerelle ribassate per salire a bordo. Idem a Cagliari, dove sono pochi i posti dedicati. Andrebbe meglio se vivesse a Trento, unico comune con tutti i veicoli dotati di pianali d’accesso.
L’obiettivo della ricerca era coinvolgere i 20 capoluoghi di regione, però solo la maggioranza ha risposto all’appello e inviato dati, tra cui Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino, Trento e Venezia. “È una cartina di tornasole della difficoltà di far passare la cultura della trasparenza” afferma Federico Sassoli de Bianchi, presidente di Civicum. “Non è la sola: nei bilanci erano indicate le spese comunali, ma non quanto scopo è di fare da pungolo”.
Il secondo passo è stato allargare il tiro a città più piccole ma importanti per peso economico, come Brescia, Novara e Pescara. “Volevamo capire le differenze legate alla dimensione” chiarisce Giovanni Azzone, prorettore al Politecnico e coordinatore della ricerca. “Abbiamo visto che non è un fattore che incide molto. Pesa di più il divario Nord-Sud. In ogni caso il comune perfetto, con tutti i parametri a posto, non esiste”. E quanto a indicatori ne sono stati esaminati molti.
A partire dalle spese. È emerso che i 15 comuni, con 7,9 milioni di abitanti complessivi (13 per cento della popolazione), spendono in media 77 euro pro capite per la gestione del trasporto pubblico locale e 35 per la viabilità . A questi vanno aggiunti gli investimenti, dall’acquisto di nuovi mezzi alla costruzione di infrastrutture o, sull’altro versante, la manutenzione delle strade.
La ricerca li riporta: il record positivo è di Roma (oltre 350 euro a testa per la voce trasporti), la maglia nera di Cagliari. “Ma va sottolineato che queste cifre sugli investimenti consentono un confronto meno significativo” avverte Azzone. “Possono oscillare nel tempo e qui è considerato il solo 2007″. A Cagliari, per esempio, negli ultimi tre anni sono stati spesi 9,8 milioni di euro per informatizzare il parco mezzi e la rete con sistema satellitare di controllo e display, sono stati acquistati 55 nuovi autobus, con piattaforme per disabili, e si punta ad altri 170 entro il 2010. C’è pure uno stanziamento iniziale per costruire la prima metropolitana. “Siamo gli ultimi? ” commenta il sindaco Emilio Floris. “L’auspicio è che diventeremo i primi”. Anche a Torino sono state aggiunte quattro stazioni della metropolitana e si sta lavorando per altri 6 km di linea entro il 2011.

I passeggeri secondo i dati della Gtt (Gruppo Torinese Trasporti, una S.p.A. di proprietà della Città di Torino), l’azienda comunale, nel 2008 sono passati da 40 mila a 90 mila. Inoltre è stato avviato un servizio autobus notturno di 10 linee. Resta il fatto che Torino e Cagliari, in un ulteriore approfondimento svolto dal Politecnico per Panorama, sul totale delle spese comunali dedicano a trasporti e viabilità solo, rispettivamente, il 5 e il 2 per cento.
Mentre spicca il 16 di Genova, seguito da Roma (15) e Venezia (14), il cui sistema di trasporto pubblico è strutturalmente oneroso. Genova è fra le città che devolvono al settore più entrate tributarie (32 per cento), come Roma (31) e Brescia (25). Nel dossier Genova e Roma hanno valori doppi rispetto alla media nazionale anche sulla spesa pro capite (il minimo è di Palermo, con 8 euro).
Non stupisce quindi, considerato l’impegno finanziario del comune, che chi vive a Genova possa trovare fermate praticamente ovunque. Il rapporto tra chilometri di rete di trasporto pubblico e chilometri di strade urbane a Genova tocca il 95. Al Sud la cifra è 40 mentre al Nord è 60. Al crescere della qualità del servizio aumentano i passeggeri. L’assalto, in rapporto al totale degli abitanti, lo registrano Venezia, Roma e Milano, però non bisogna trascurare l’apporto di turisti e pendolari. Si usa invece più l’automobile a Novara e a Campobasso, città che non ha ancora definito livelli minimi essenziali del servizio.
Il confronto con l’Europa sfata il luogo comune di uno scarso utilizzo dei trasporti pubblici: la media italiana è inferiore solo a Londra, Manchester e Lione. E la produttività (rapporto tra numero di passeggeri e numero di dipendenti)?
In testa alla classifica c’è Roma, poi Milano e Brescia. Roma batte Milano anche sul numero di chilometri percorsi per veicolo. Quanto a comfort e servizi, bene va ai triestini, con il record di mezzi climatizzati, meglio ai bresciani, con i bus più veloci. Sul fronte dei prezzi (calcolati al minuto, per omogeneità ), il biglietto medio costa 1,34 centesimi. Le più care? Bologna, Trieste e Venezia (1,67 centesimi).
L’intero dossier sarà consultabile sul sito della fondazione.
- Martedì 28 Luglio 2009
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Commenti
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Il 30 Luglio 2009 alle 4:13 Trasporti difficili: quel bus chiamato desiderio » Panorama.it … | Molise 2.0 ha scritto:
[...] Panorama.it – Italia – http://blog.panorama.it/italia...../ Per continuare vai alla fonte [...]
Il 30 Luglio 2009 alle 15:20 Carriere infinite atto secondo. Anche gli assessori, nel loro piccolo, si riciclano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] All’avvocato Mario Bellavista, figlio d’arte, pianista jazz di un certo talento, è bastato un giro di valzer: consigliere nell’ottava circoscrizione di Palermo dal 2001 al 2007, in quota Udc. Si ricandida alla provincia nel 2003, ma non ha fortuna. Poco dopo però entra nel consiglio d’amministrazione dell’Opera pia Santa Lucia. Ci riprova nel 2008, ancora alla provincia: gli va male di nuovo, un’altra delusione elettorale. Per la quale viene però ampiamente ricompensato: qualche mese dopo va a guidare l’Amat, azienda di trasporti locali, con 60 mila euro di compenso. Carica che cumula con quella di consigliere della Siciliacque: 40 mila euro. Il totale fa cifra tonda e di tutto rispetto. Di Bellavista la politica non si è dimenticata. Così come non ha scordato centinaia di ex consiglieri, assessori, sindaci e presidenti di ogni ordine e grado. Terminata la ribalta locale, c’è da superare la malinconia del vuoto da mancato potere. Ma per molti una soluzione si trova: magari con un posticino in qualche società o ente pubblico. Meglio, ovviamente, se ben retribuito. Un ricollocamento che in Sicilia è diventato arte. Data però l’abbondanza di nomi non si può che fare una cernita. Il criterio allora potrebbe essere questo: che fine hanno fatto alcuni vecchi inquilini di Palazzo d’Orleans, splendida sede dell’assemblea regionale? Sebastiano Burgaretta Aparo, per esempio: deputato a Palermo per quattro volte. Centrista, poi passa nell’Udc, partito per cui si candida al Senato nel 2008. Fallito l’obiettivo, ora è presidente della Multiservizi, una società , sempre della regione, che si occupa di “gestione e manutenzione di edifici e strutture complesse”. Viene ricompensato con 105.516 euro. Del consiglio d’amministrazione fa parte pure Matteo Graziano, che ha gravitato sempre nell’orbita del centrosinistra: guadagna 66.113 euro. Alla guida della regione tra il 1995 e il 1996, da quel momento per Graziano comincia una serie di insuccessi elettorali. Che oggi però compensa con un incarico di peso e rispetto. La lista dei redivivi onorevoli, così chiamano pomposamente nell’isola i consiglieri, è lunghissima. Giuseppe Spampinato, a Palazzo d’Orleans dal 2001 al 2006 per la Margherita, è consigliere d’amministrazione dell’Anas. Un destino simile è capitato a Giuseppe Faraone, prima nella Margherita, poi nell’Udeur, infine nell’Mpa. Si ripresenta lo scorso anno: le urne non lo premiano, però diventa vicepresidente del Cas, il Consorzio autostrade siciliano. Un ente munifico: nel cda è stato cooptato anche Angelo Paffumi, ex deputato regionale, candidato senza fortuna alle politiche del 2006. Nel settore dei trasporti è entrato pure Mario Parlavecchio, eletto in una lista legata all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Ci riprova nel 2008, con l’Udc. Ora presiede la Gesip, società di pulizia del Comune di Palermo: 64 mila euro. Mentre Alfredo Gurrieri, un tempo assessore, ora è direttore generale dell’ospedale Umberto I di Siracusa. Ai vertici delle aziende sanitarie si sono accasati anche due nomi noti della politica calabrese. Rubens Curia, già assessore per i Comunisti italiani nella giunta di Reggio Calabria, è direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia. Mentre a capo di quella di Cosenza è stato chiamato Franco Petramala, candidato alla regione per l’Ulivo nel 2005. Il suo compenso è di 137 mila euro. Ex in spolvero anche nelle aree di sviluppo industriale. Ottavio Bruni, presidente della Provincia di Vibo fino al 2008, adesso guida l’Asi della zona. Curiosa, per rimanere in tema, la parabola di Diego Tommasi: ex assessore regionale all’Ambiente dei verdi, è a capo dell’area industriale di Cosenza. Un ambitissimo incarico è andato invece a Giuseppe Chiaravalloti, fino al 2005 governatore della Calabria, di Forza Italia. Concluso il suo mandato, è stato nominato nell’Autorità per la privacy. È vicepresidente, con uno stipendio di 193.323 euro. E i riciclati campani? Pure qui, data la vastità dell’elenco, occorre una ratio: che ne è stato, per esempio, degli ex assessori di Rosa Russo Iervolino? Il sindaco di Napoli per i suoi ha continuato a spendersi. Rocco Papa, in passato suo vice, oggi presiede la Bagnolifutura, società che si occupa di riconvertire l’omonima area: guadagna 67 mila euro. Al suo fianco c’è Casimiro Monti, ex assessore all’Ambiente: 55.400 euro. Pasquale Losa, che era alla guida del personale, ne prende 60 mila: è capo dell’Asìa, che si occupa di rifiuti. Bruno Terracciano, uno dei suoi successori, è nel cda dell’Anm: percepisce 50 mila euro. Anche a Bari tanti protagonisti dell’arena politica si sono riaccasati nelle vecchie municipalizzate. Per loro il sindaco-sceriffo, Michele Emiliano, coordinatore regionale del Pd, ha deciso di non fare differenze: ai presidenti delle quattro società controllate dal comune vanno 57.482 euro, ai consiglieri 22.933 euro. Fra gli eletti c’è di tutto: il monocolore però è rigorosamente di centrosinistra. A presiedere l’Amtab, che gestisce il trasporto pubblico della città , è stato chiamato giustamente un ferroviere: Antonio Di Matteo, ex consigliere comunale di Rifondazione comunista. Tra i consiglieri c’è l’avvocato Vincenzo De Candia, dell’Udeur. Della Multiservizi è presidente Vito Ferrara: consigliere di Forza Italia entrato poi nella lista del sindaco. Un altro suo fedelissimo, Antonio Madaro, ora guida l’Amgas. Il commercialista non è mai stato un politico vero e proprio, ma uno dei più ferventi sostenitori dell’associazione Baresi per Bari, nata nel 2003 per propagandare la candidatura di Emiliano. Nel cda della controllata siede pure l’ex segretario cittadino dello Sdi, Giovanni Campobasso. Accanto a lui c’è Matteo Pagano, vigile del fuoco, in passato coordinatore dei socialisti autonomisti. Lo stesso partito in cui militava Vincenzo Buono, nel consiglio dell’Amiu, ramo nettezza urbana. La società è presieduta da un ex dirigente della Cgil, Giuseppe Savino. Delle municipalizzate di Roma il sindaco Gianni Alemanno si occupa proprio in questi giorni. Fino a oggi sono due i prescelti con trascorsi politici. Marco Daniele Clarke ora guida l’Ama, la società del comune che si occupa dei rifiuti: guadagna 82 mila euro. Mentre Adalberto Bertucci, già consigliere comunale e assessore di Guidonia Montecelio, eletto al consiglio comunale di Roma nel 1997, è stato chiamato a presiedere la Trambus: 140 mila euro di appannaggio. I soliti noti non mancano neppure a Torino. Santina Vinciguerra, ex assessore all’Istruzione del comune, ha cambiato decisamente sfera: servizi cimiteriali. È amministratore delegato dell’Afc: percepisce 73 mila euro. Alle prese con il trattamento rifiuti è invece Bruno Torresin, che è stato assessore al Lavoro. Da amministratore delegato della Trm prende 70 mila euro. Mentre Tommaso Panero, ex consigliere comunale della Margherita, è amministratore delegato della Gtt, il Gruppo torinese trasporti. Poltronissima da 150 mila euro. In Liguria è il fronte marittimo quello che dà più soddisfazioni a molti ex politici. Filippo Schiaffino, in consiglio provinciale per Forza Italia, è al vertice delle Stazioni marittime di Genova. Mentre Luigi Merlo, ex vicesindaco di La Spezia, assessore ai Trasporti della regione dal 2005 al 2008, si è dimesso a febbraio del 2008: ora è presidente dell’Autorità portuale di Genova. Gli è andata bene: 200 mila euro l’anno. Dice Merlo: “Prima cariche come le mie erano coperte da manager. Adesso invece si preferiscono persone con un passato nella pubblica amministrazione”. Criterio che in Liguria è stato applicato con successo. Lorenzo Forcieri, sindaco di Sarzana, dopo senatore dell’Ulivo e sottosegretario alla Difesa nel 2006 per il governo di Romano Prodi, è ora al comando dell’Autorità portuale di La Spezia. Suo omologo a Savona è Cristoforo Canavese, che venne eletto a Palazzo Madama con la Lega nord. E anche cambiando completamente versante ci si imbatte in casi simili. Paolo Costa è stato ministro dei Lavori pubblici con Prodi, poi sindaco di Venezia per la Margherita ed europarlamentare dell’Ulivo. Ora si consola con la presidenza dell’Autorità portuale di Venezia: incarico da 200 mila euro l’anno. Retribuiti benissimo sono pure due ex amministratori locali saliti ai vertici di alcuni colossi industriali partecipati dallo Stato. Paolo Marchioni dall’aprile del 2005 al gennaio 2008 fu consigliere comunale della Lega nord a Stresa, sul Lago Maggiore. Entrato nel consiglio d’amministrazione dell’Eni, guadagna 135 mila euro. Fedelissimo del Carroccio anche Gianfranco Tosi, sindaco di Busto Arsizio per un novennato, dal dicembre 1993 al maggio 2002. Adesso è nel cda dell’Enel: 120 mila euro. In quello delle Poste, invece, siede Roberto Colombo, ex sindaco forzista di Monza, 60 mila euro. Carica che cumula con quella di vicepresidente dell’Agam, che porta gas e acqua in città : 40 mila euro. Per rimanere in Lombardia, anche a Milano i casi non mancano. Allora meglio circoscrivere: per esempio, ai candidati non eletti nel 2006 nella lista Moratti. Di molti volonterosi l’attuale sindaco di Milano non si è scordata. Il nome più celebre è senza dubbio quello di Giampiero Borghini. Dirigente del Pci, poi sindaco migliorista, si riaffaccia alla politica nel 2004: viene scelto dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, come assessore regionale alla Casa. Due anni dopo si candida con la lista Moratti al comune: non riesce nell’intento, ma ne diventa comunque direttore generale con uno stipendio che suscita invidie e polemiche. Si dimette a luglio del 2008. Ora è vicepresidente della Sacbo, che gestisce lo scalo di Orio al Serio: 55 mila euro. Anche il farmacologo Michele Carruba è stato ricompensato: adesso presiede la Milano ristorazione, 63 mila euro. E Liliana Bognini, che nella lista del futuro sindaco raccoglie 80 preferenze, è tra i consiglieri nella stessa società . Un po’ meglio è andata a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi: 143 voti. Adesso siede nel consiglio d’amministrazione dell’Expo. Un altro prescelto, Riccardo Albertini, è diventato invece dirigente del comune: assunzione che, tra stipendio e oneri previdenziali, all’amministrazione costa 203.560 euro l’anno. Infine Gianluca Comazzi: fra i candidati della lista arriva decimo. Ma poi viene chiamato dal comune al servizio dei cittadini: garante per la tutela degli animali. Suona come un ruolo onorifico, ma è un incarico da 68 mila euro l’anno. [...]
Il 4 Agosto 2009 alle 18:22 Carriere infinite atto secondo. Anche gli assessori, nel loro piccolo, si riciclano | idoctor ha scritto:
[...] All’avvocato Mario Bellavista, figlio d’arte, pianista jazz di un certo talento, è bastato un giro di valzer: consigliere nell’ottava circoscrizione di Palermo dal 2001 al 2007, in quota Udc. Si ricandida alla provincia nel 2003, ma non ha fortuna. Poco dopo però entra nel consiglio d’amministrazione dell’Opera pia Santa Lucia. Ci riprova nel 2008, ancora alla provincia: gli va male di nuovo, un’altra delusione elettorale. Per la quale viene però ampiamente ricompensato: qualche mese dopo va a guidare l’Amat, azienda di trasporti locali, con 60 mila euro di compenso. Carica che cumula con quella di consigliere della Siciliacque: 40 mila euro. Il totale fa cifra tonda e di tutto rispetto. Di Bellavista la politica non si è dimenticata. Così come non ha scordato centinaia di ex consiglieri, assessori, sindaci e presidenti di ogni ordine e grado. Terminata la ribalta locale, c’è da superare la malinconia del vuoto da mancato potere. Ma per molti una soluzione si trova: magari con un posticino in qualche società o ente pubblico. Meglio, ovviamente, se ben retribuito. Un ricollocamento che in Sicilia è diventato arte. Data però l’abbondanza di nomi non si può che fare una cernita. Il criterio allora potrebbe essere questo: che fine hanno fatto alcuni vecchi inquilini di Palazzo d’Orleans, splendida sede dell’assemblea regionale? Sebastiano Burgaretta Aparo, per esempio: deputato a Palermo per quattro volte. Centrista, poi passa nell’Udc, partito per cui si candida al Senato nel 2008. Fallito l’obiettivo, ora è presidente della Multiservizi, una società , sempre della regione, che si occupa di “gestione e manutenzione di edifici e strutture complesse”. Viene ricompensato con 105.516 euro. Del consiglio d’amministrazione fa parte pure Matteo Graziano, che ha gravitato sempre nell’orbita del centrosinistra: guadagna 66.113 euro. Alla guida della regione tra il 1995 e il 1996, da quel momento per Graziano comincia una serie di insuccessi elettorali. Che oggi però compensa con un incarico di peso e rispetto. La lista dei redivivi onorevoli, così chiamano pomposamente nell’isola i consiglieri, è lunghissima. Giuseppe Spampinato, a Palazzo d’Orleans dal 2001 al 2006 per la Margherita, è consigliere d’amministrazione dell’Anas. Un destino simile è capitato a Giuseppe Faraone, prima nella Margherita, poi nell’Udeur, infine nell’Mpa. Si ripresenta lo scorso anno: le urne non lo premiano, però diventa vicepresidente del Cas, il Consorzio autostrade siciliano. Un ente munifico: nel cda è stato cooptato anche Angelo Paffumi, ex deputato regionale, candidato senza fortuna alle politiche del 2006. Nel settore dei trasporti è entrato pure Mario Parlavecchio, eletto in una lista legata all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Ci riprova nel 2008, con l’Udc. Ora presiede la Gesip, società di pulizia del Comune di Palermo: 64 mila euro. Mentre Alfredo Gurrieri, un tempo assessore, ora è direttore generale dell’ospedale Umberto I di Siracusa. Ai vertici delle aziende sanitarie si sono accasati anche due nomi noti della politica calabrese. Rubens Curia, già assessore per i Comunisti italiani nella giunta di Reggio Calabria, è direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia. Mentre a capo di quella di Cosenza è stato chiamato Franco Petramala, candidato alla regione per l’Ulivo nel 2005. Il suo compenso è di 137 mila euro. Ex in spolvero anche nelle aree di sviluppo industriale. Ottavio Bruni, presidente della Provincia di Vibo fino al 2008, adesso guida l’Asi della zona. Curiosa, per rimanere in tema, la parabola di Diego Tommasi: ex assessore regionale all’Ambiente dei verdi, è a capo dell’area industriale di Cosenza. Un ambitissimo incarico è andato invece a Giuseppe Chiaravalloti, fino al 2005 governatore della Calabria, di Forza Italia. Concluso il suo mandato, è stato nominato nell’Autorità per la privacy. È vicepresidente, con uno stipendio di 193.323 euro. E i riciclati campani? Pure qui, data la vastità dell’elenco, occorre una ratio: che ne è stato, per esempio, degli ex assessori di Rosa Russo Iervolino? Il sindaco di Napoli per i suoi ha continuato a spendersi. Rocco Papa, in passato suo vice, oggi presiede la Bagnolifutura, società che si occupa di riconvertire l’omonima area: guadagna 67 mila euro. Al suo fianco c’è Casimiro Monti, ex assessore all’Ambiente: 55.400 euro. Pasquale Losa, che era alla guida del personale, ne prende 60 mila: è capo dell’Asìa, che si occupa di rifiuti. Bruno Terracciano, uno dei suoi successori, è nel cda dell’Anm: percepisce 50 mila euro. Anche a Bari tanti protagonisti dell’arena politica si sono riaccasati nelle vecchie municipalizzate. Per loro il sindaco-sceriffo, Michele Emiliano, coordinatore regionale del Pd, ha deciso di non fare differenze: ai presidenti delle quattro società controllate dal comune vanno 57.482 euro, ai consiglieri 22.933 euro. Fra gli eletti c’è di tutto: il monocolore però è rigorosamente di centrosinistra. A presiedere l’Amtab, che gestisce il trasporto pubblico della città , è stato chiamato giustamente un ferroviere: Antonio Di Matteo, ex consigliere comunale di Rifondazione comunista. Tra i consiglieri c’è l’avvocato Vincenzo De Candia, dell’Udeur. Della Multiservizi è presidente Vito Ferrara: consigliere di Forza Italia entrato poi nella lista del sindaco. Un altro suo fedelissimo, Antonio Madaro, ora guida l’Amgas. Il commercialista non è mai stato un politico vero e proprio, ma uno dei più ferventi sostenitori dell’associazione Baresi per Bari, nata nel 2003 per propagandare la candidatura di Emiliano. Nel cda della controllata siede pure l’ex segretario cittadino dello Sdi, Giovanni Campobasso. Accanto a lui c’è Matteo Pagano, vigile del fuoco, in passato coordinatore dei socialisti autonomisti. Lo stesso partito in cui militava Vincenzo Buono, nel consiglio dell’Amiu, ramo nettezza urbana. La società è presieduta da un ex dirigente della Cgil, Giuseppe Savino. Delle municipalizzate di Roma il sindaco Gianni Alemanno si occupa proprio in questi giorni. Fino a oggi sono due i prescelti con trascorsi politici. Marco Daniele Clarke ora guida l’Ama, la società del comune che si occupa dei rifiuti: guadagna 82 mila euro. Mentre Adalberto Bertucci, già consigliere comunale e assessore di Guidonia Montecelio, eletto al consiglio comunale di Roma nel 1997, è stato chiamato a presiedere la Trambus: 140 mila euro di appannaggio. I soliti noti non mancano neppure a Torino. Santina Vinciguerra, ex assessore all’Istruzione del comune, ha cambiato decisamente sfera: servizi cimiteriali. È amministratore delegato dell’Afc: percepisce 73 mila euro. Alle prese con il trattamento rifiuti è invece Bruno Torresin, che è stato assessore al Lavoro. Da amministratore delegato della Trm prende 70 mila euro. Mentre Tommaso Panero, ex consigliere comunale della Margherita, è amministratore delegato della Gtt, il Gruppo torinese trasporti. Poltronissima da 150 mila euro. In Liguria è il fronte marittimo quello che dà più soddisfazioni a molti ex politici. Filippo Schiaffino, in consiglio provinciale per Forza Italia, è al vertice delle Stazioni marittime di Genova. Mentre Luigi Merlo, ex vicesindaco di La Spezia, assessore ai Trasporti della regione dal 2005 al 2008, si è dimesso a febbraio del 2008: ora è presidente dell’Autorità portuale di Genova. Gli è andata bene: 200 mila euro l’anno. Dice Merlo: “Prima cariche come le mie erano coperte da manager. Adesso invece si preferiscono persone con un passato nella pubblica amministrazione”. Criterio che in Liguria è stato applicato con successo. Lorenzo Forcieri, sindaco di Sarzana, dopo senatore dell’Ulivo e sottosegretario alla Difesa nel 2006 per il governo di Romano Prodi, è ora al comando dell’Autorità portuale di La Spezia. Suo omologo a Savona è Cristoforo Canavese, che venne eletto a Palazzo Madama con la Lega nord. E anche cambiando completamente versante ci si imbatte in casi simili. Paolo Costa è stato ministro dei Lavori pubblici con Prodi, poi sindaco di Venezia per la Margherita ed europarlamentare dell’Ulivo. Ora si consola con la presidenza dell’Autorità portuale di Venezia: incarico da 200 mila euro l’anno. Retribuiti benissimo sono pure due ex amministratori locali saliti ai vertici di alcuni colossi industriali partecipati dallo Stato. Paolo Marchioni dall’aprile del 2005 al gennaio 2008 fu consigliere comunale della Lega nord a Stresa, sul Lago Maggiore. Entrato nel consiglio d’amministrazione dell’Eni, guadagna 135 mila euro. Fedelissimo del Carroccio anche Gianfranco Tosi, sindaco di Busto Arsizio per un novennato, dal dicembre 1993 al maggio 2002. Adesso è nel cda dell’Enel: 120 mila euro. In quello delle Poste, invece, siede Roberto Colombo, ex sindaco forzista di Monza, 60 mila euro. Carica che cumula con quella di vicepresidente dell’Agam, che porta gas e acqua in città : 40 mila euro. Per rimanere in Lombardia, anche a Milano i casi non mancano. Allora meglio circoscrivere: per esempio, ai candidati non eletti nel 2006 nella lista Moratti. Di molti volonterosi l’attuale sindaco di Milano non si è scordata. Il nome più celebre è senza dubbio quello di Giampiero Borghini. Dirigente del Pci, poi sindaco migliorista, si riaffaccia alla politica nel 2004: viene scelto dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, come assessore regionale alla Casa. Due anni dopo si candida con la lista Moratti al comune: non riesce nell’intento, ma ne diventa comunque direttore generale con uno stipendio che suscita invidie e polemiche. Si dimette a luglio del 2008. Ora è vicepresidente della Sacbo, che gestisce lo scalo di Orio al Serio: 55 mila euro. Anche il farmacologo Michele Carruba è stato ricompensato: adesso presiede la Milano ristorazione, 63 mila euro. E Liliana Bognini, che nella lista del futuro sindaco raccoglie 80 preferenze, è tra i consiglieri nella stessa società . Un po’ meglio è andata a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi: 143 voti. Adesso siede nel consiglio d’amministrazione dell’Expo. Un altro prescelto, Riccardo Albertini, è diventato invece dirigente del comune: assunzione che, tra stipendio e oneri previdenziali, all’amministrazione costa 203.560 euro l’anno. Infine Gianluca Comazzi: fra i candidati della lista arriva decimo. Ma poi viene chiamato dal comune al servizio dei cittadini: garante per la tutela degli animali. Suona come un ruolo onorifico, ma è un incarico da 68 mila euro l’anno. [...]
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