Silvio tra tre fuochi: pretese sudiste, provocazioni leghiste e un’opposizione ko

Silvio Berlusconi

L’ “aria fritta” (citiamo Silvio Berlusconi) sulla richiesta di ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan avanzata tre giorni fa da Umberto Bossi ha appena dissolto i suoi effluvi. Ed ecco una nuova iniziativa del Carroccio: imporre agli insegnanti una prova di “cultura locale”, con il fine di poter meglio illustrare le tradizioni del territorio in cui il professore intende insegnare. Ci ha pensato Roberto Cota, presidente dei deputati della Lega, a chiarire che “la prova di dialetto” è una banalizzazione dei giornali. La proposta è quella di “fare dei test preselettivi per consentire l’accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test, che dovranno riguardare uno spettro culturale ampio sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici”.
E infatti non è il caso di archiviare come puramente folkloristica un’istanza che in fondo ha le proprie motivazioni nella cultura leghista delle origini, quella delle “piccole patrie”. Ma, nel merito della faccenda, non va neppure presa molto sul serio: tra discutere accanitamente di come celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e tornare ai dialetti c’è qualcosa che non torna.
Al tempo stesso si rimuove “il partito del Sud”, altro tormentone ricorrente della politica italiana. Una sirena alla quale non sono neppure indifferenti, quando è il caso, la sinistra e il Pd. Così come del resto il Pd è interessato a intermittenza anche al “partito del Nord”.
Insomma, ce n’è per tutti, e non solo per Berlusconi. Ma non c’è dubbio che le spine sono soprattutto sue, e non basterà parlare di “aria fritta” per liquidarle.

I motivi sono almeno tre, e tutti seri.
1) A più breve scadenza c’è la situazione economica che troveremo in autunno. Se la tanto sospirata ripresa comincerà ad arrivare, i contrasti si sopiranno in qualche modo. Se i tempi continueranno ad essere duri, si tratterà di dividere una torta sempre più piccola, e tra appetiti sempre più grandi. Una torta, per giunta, affidata a Giulio Tremonti, proprio per questo soprannominato “mani di forbice”.
Tremonti ovviamente fa il possibile. Così come non appare affatto campato in aria il “modo innovativo” annunciato da Berlusconi per distribuire le risorse al Sud: niente più finanziamenti a pioggia per colmare i buchi di gestioni allegre, ma solo fondi finalizzati a singole infrastrutture. Il problema è: chi gestisce questi fondi? Chi vigila che essi vengano correttamente utilizzati? Il governo centrale? La solita cabina di regia con qualche posto in prima fila per ministri e sottosegretari siciliani o pugliesi?
Dunque i “sudisti” non depongono affatto le armi e attendono. E così la Lega.

2) A più lunga scadenza c’è la questione delle elezioni regionali del 2010. Bossi ha già chiesto la presidenza di almeno due delle tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Veneto e Piemonte. Molto probabilmente si accontenterà di una candidatura blindata. Ed ancora più probabilmente, visto che il Piemonte è in bilico tra destra e sinistra, e Berlusconi ha appena designato Roberto Formigoni “presidente a vita della Lombardia”, la scelta cadrà sul Veneto. Ipotesi per nulla indolore.
La manovre sono già iniziate, il governatore Giancarlo Galan, del Pdl, minaccia di denunciare Tremonti per avere inserito il Veneto tra le regioni con i conti della Sanità non in regola. Maurizio Sacconi, ministro del Welfare ed anche lui, esponente Pdl, dà ragione a Galan. Superfluo dire che Tremonti viene sempre più percepito da molti esponenti del Popolo della Libertà come una quinta colonna di Bossi.
La questione è complessa. Anche perché ci sono in ballo due poltrone di sindaco: quello di Venezia, dove il Pd Massimo Cacciari scade nel 2010 e dove vorrebbe candidarsi il ministro antifannulloni Renato Brunetta (che proprio nei giorni scorsi ha tuonato contro “Venezia mercificata e svenduta”), e quello di Milano, dove Letizia Moratti è in scadenza nel 2011. Si profilano tortuosi negoziati, scambi e rimpasti.

3) Ma c’è anche un terzo motivo di questi malesseri nel centrodestra. Con l’opposizione di fatto ko, con un Pd intento ormai a leccarsi le ferite e a lacerarsi nella campagna congressuale, la maggioranza alla fine l’opposizione se la crea al proprio interno. È una costante della politica, che la sinistra ha sperimentato amaramente dopo la vittoria del 1996-2001 quando, con Berlusconi in piena traversata del deserto, Prodi & C. dettero vita a ben quattro governi in cinque anni.

Siamo, come si vede, alle più classiche manovre di palazzo. Stando ai sondaggi, un “partito del Sud” interessa grosso modo al 15 per cento degli italiani. Probabilmente l’insegnamento del dialetto nelle scuole non ottiene un gradimento più alto. Mentre il ritiro dall’Afghanistan, in Italia come all’estero, è assai popolare. Ma non è la popolarità che cercano nordisti e sudisti; bensì, in qualche modo, mettere sotto scacco Berlusconi. Vedremo se il premier dalle sette vite troverà anche questa volta la via d’uscita.

Commenti

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Il 30 Luglio 2009 alle 15:32 nhico ha scritto:

L’ impressione che si ricava da tutto ciò è che Bassolino e Iorio, a cui si è accodato Lombardo, vogliono continuare ad avere libertà di spesa. Per continuare a fare i re di denari, nonostante i disastri di cui la loro carriera politica è costellata. Non sarebbe meglio che il siciliano Lombardo, invece di scimmiottare Bossi, si dedicasse seriamente a risolvere gli enormi problemi dell’Isola? A cominciare dalla tegola che è caduta su Agrigento. Tegola che, è bene tenere presente, viene da lontano. Da molto lontano. Ed è figlia di un’occasione sprecata. Volutamente sprecata per volontà della locale classe politica. C’era la possibilità, ed era di facile intuizione, dopo la frana del 1966, di pilotare ed imporre uno sviluppo edilizio ordinato su cui innestare il pubblico e il privato. Bastava chiudere la mente ai vari intrallazzi, e pensare soltanto alla rinascita della Città. Si poteva stendere mollemente dalla collina al mare: e i moderni poeti, come era già capitato agli antichi, ne avrebbero potuto cantare le sue bellezze con ispirazione. Invece, tutti insieme, consiglieri comunali, sindaci, consiglieri regionali e parlamentari nazionali, ci hanno regalato il più nefasto dei degradi. Permettendo che la speculazione edilizia selvaggia riducesse a regno del caos e dell’arbitrio l’unico sito dove strade larghe e dritte avrebbero potuto disegnare un esempio di architettura moderna. A testimonianza della imperitura confusione mentale della burocrazia locale. In compenso, i nascenti plessi scolastici, l’ospedale, l’università, il tribunale, i vari palazzi governativi e case per civile abitazione, sono stati disseminati nelle sue periferie. Il più delle volte, calcati sotto vuoto spinto a ridosso di muraglioni di contenimento o di collinette brulle. Difficili da raggiungere e, ancora peggio, privi di parcheggio. Un vero salto di inciviltà. Un inno allo spreco senza fine. E proprio ad Agrigento, la Città dei Templi, il posto dove il sindaco in carica può percorrere impunemente tutto l’arco costituzionale senza perdere la fascia tricolore né la faccia, viene sequestrato dalla magistratura un ospedale inaugurato cinque anni fa, perché in caso di terremoto potrebbe crollare. E dire che la magistratura avrebbe avuto più di un valido motivo per intervenire molti lustri prima. Prima cioè che i notabili locali della politica mettessero le mani sulla città e prima, soprattutto, che si spendessero un centinaio di miliardi delle vecchie lire e passassero venti anni dalla messa in opera della prima pietra alla consegna del manufatto. Gli ingredienti c’erano tutti. Ovviamente, a parte il terremoto in Abruzzo. Pirandello non avrebbe saputo fare meglio.

Il 19 Maggio 2010 alle 20:46 Notizie dai blog su La Lombardia tra federalismo e formigonismo ha scritto:

[...] Silvio tra tre fuochi: pretese sudiste, provocazioni leghiste e un’opposizione ko L’ “aria fritta” (citiamo Silvio Berlusconi) sulla richiesta di ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan avanzata tre giorni fa da Umberto Bossi ha appena dissolto i suoi effluvi. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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