Berlusconi sblocca il piano e blocca la fronda: “Partito del Sud? Inaccettabile”

Il leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi

Li ha convocati per un pranzo-vertice. Li ha riuniti intorno a un tavolo di Palazzo Grazioli per dire che no, non c’è spazio per un “Partito del Sud”, perchè a rappresentare le istanze del Mezzogiorno c’è già il Popolo delle Libertà, e la dimostrazione è il piano per la Sicilia e per il sud che il governo varerà dopo le ferie. Anche per questo l’unità del Pdl non deve essere minimamente messa in discussione.

È un alt, forte e chiaro, quello che il premier Silvio Berlusconi avrebbe espresso nella riunione con i “lealisti” del Pdl siciliano tenutasi a palazzo Grazioli, secondo quanto riferito da alcuni dei partecipanti: “Nessuno può minare l’unità del Pdl. La mia missione è, è stata e sarà quella di costruire questo grande soggetto politico a qualsiasi sacrificio. Io ci tengo ancor più dell’attività di governo”. Insomma: non c’è possibilità per alcun progetto politico al di fuori del Pdl. “Ci sono delle regole, dei coordinatori e una struttura chiara. Non ci sono altre possibilità e spero che anche Micciché, che conosco da tanto tempo, si adegui a questa realtà”, ha spiegato il premier.

Al pranzo nella residenza del presidente del Consiglio (piatto unico: pomodori al riso e roast-beef seguiti da un gelato, racconta Il Giornale) erano presenti il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i coordinatori siciliani del Pdl Domenico Nania e Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania, e numerosi parlamentari e amministratori locali dell’isola tutti del “correntone” che fa capo al ministro Angelino Alfano e al presidente del Senato Renato Schifani.
Mancavano cioè i frondisti, quelli dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo e quelli dell’area di Gianfranco Micciché(fra i senatori il gruppo può contare su Mario Ferrara e Roberto Centaro; alla Camera su Fallica, Minardo, Grimaldi, Stagno): “Coloro che hanno messo in atto un ricatto non corretto, arrivando addirittura a non votare l’ultima fiducia alla Camera, con una posizione dialetticamente sbagliata”, spiega il senatore Antonio D’Alì al termine della riunione. Riferisce il senatore Carlo Vizzini, laconico e soddisfatto: “Qualunque altro soggetto non ha spazio, non c’è spazio per nessun “Partito del Sud, perchè c’è già il Pdl. E la dimostrazione e il bel piano per la Sicilia e per il sud che oggi ci ha illustrato il presidente Berlusconi”.

“Stiamo lavorando” ha osservato il Cavaliere secondo quanto viene riferito “ad un grande piano per il Sud e lo dovremo fare tutti insieme. Noi sappiamo che il Mezzogiorno è uno dei problemi prioritari per l’esecutivo”.
Il coordinamento regionale ha consegnato al premier un documento, un contributo in cui vengono riportate le priorità per la Sicilia. Nel documento si parla dell’utilizzazione “virtuosa e non con fondi a pioggia” delle risorse, della necessità di una cabina di regia fra fondi europei i e fondi Fas e si sollecità il governo regionale a mettere in campo i soldi già disponibi. La premessa è che “il Pdl è un partito di aggregazione , non di divisione” e “c’è piena fiducia nell’impegno, anche a fronte delle diverse emergenze, che il governo sta mettendo per il Sud”. Berlusconi ha apprezzato, riferiscono le stesse fonti, il documento e ha aperto “alla discussione per qualsiasi contributo ulteriore”. “Insieme ‘rifaremo’ il Sud”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.
Il primo mattone sarà posto venerdì 31 luglio, con la riunione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che delibererà stanziamenti di 4 miliardi per le infrastrutture. Mai più finanziamenti a pioggia, ha assicurato Berlusconi ai presenti, ma soltanto finanziamenti in conto capitale per recuperare i ritardi infrastrutturali accumulati dal Mezzogiorno e dalla Sicilia in questi anni. Subito dopo ci sa sarà il Consiglio dei ministri.
Il complesso delle infrastrutture da finanziare in Sicilia, secondo quanto si è appreso, è stato calcolato da Berlusconi in 138 progetti “già definiti dal ministro per le infrastrutture Altero Matteoli per il Sud“, a partire da quello per il ponte sullo Stretto. Nella seduta del Comitato interministeriale per le infrastrutture in programma domani, saranno deliberati fondi per 200 milioni per opere infrastrutturali nel Comune di Palermo.

Commenti

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Il 31 Luglio 2009 alle 9:38 nhico ha scritto:

Per Micciché è Lombardo il futuro politico si fa molto opaco. Ma potrebbe diventare inconsistente, se il ribelle del Pdl e il capo dell’ Mpa continueranno a volere gestire i loro crampi allo stomaco, usando per paravento i bisogni della Trinacria.

Il 31 Luglio 2009 alle 16:33 Fronde e rivolte meridionaliste: i governatori sudisti vanno al Fondo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Quattro governatori in difficoltà, e con le elezioni alle viste. Una montagna di soldi (per dare l’idea, l’equivalente di tutto il pil annuale della Bulgaria) che dovrebbero arrivare (proprio oggi il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha dato via libera allo sblocco di 4miliardi e 313 milioni di euro di Fondi per le aree sotto-utilizzate, Fas, destinati alla Sicilia - il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture - disinnescando di fatto la protesta dei frondisti Lombardo e Micciché). E un ministro che ha disperato bisogno di denari e non si fa intenerire dalle ragioni (anche legittime) del meridionalismo. Su questo plot si gira “il partito del Sud”, il tormentone politico dell’estate 2009. Una classica trama di potere, di voti e, appunto, di soldi. L’arcigno ministro è il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti. Il tesoro è quello del Fas, una montagna d’oro che valeva in origine 63 miliardi di euro e che tra il 2007 e il 2013 avrebbe dovuto beneficiare per l’85 per cento (53 miliardi) le quattro regioni italiane con il reddito più basso, ossia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Ma che ora, abbondantemente utilizzato per varie esigenze del bilancio statale, si è ridotto alla metà, rimasta fra l’altro congelata a Roma. I governatori che sono scesi sul piede di guerra evocando (in verità senza troppa convinzione) lo spauracchio di una Lega in salsa meridionale sono, appunto, i quattro moschettieri del Sud. Che al momento hanno le piume alquanto ammaccate e di spendere quei soldi hanno gran bisogno. Sia per provare a fronteggiare un Pdl in forte avanzata sia (soprattutto) per evitare di essere rottamati dai loro stessi compagni di schieramento. In Calabria l’ex margheritino Agazio Loiero, con un consiglio abbondantemente lambito dalle inchieste giudiziarie, guarda alle regionali del 2010 come a un incubo. Se al congresso del Pd vincerà Dario Franceschini, a fargli le scarpe come candidato del centrosinistra sarà Marco Minniti, che ha puntato le sue carte sul segretario in carica. Se invece ce la farà Pier Luigi Bersani, il pericolo non sarà da meno: in un eventuale accordo nazionale con l’Udc, che i dalemian-bersaniani perseguono con determinazione, al partito di Pier Ferdinando Casini andrà quasi certamente la Calabria, dove si scalda il deputato Roberto Occhiuto. E in ogni caso sulla regione incombe la candidatura del dipietrista Luigi De Magistris, votatissimo alle europee. Loiero, che finora di infrastrutture ne ha inaugurate poche, ha almeno bisogno di far vedere che fa sul serio con il raddoppio e la messa in sicurezza della statale 106 ionica tra Taranto e Reggio Calabria, 490 km tra i più pericolosi d’Italia. Il voto del 2010 è un incubo anche per il governatore pugliese Nichi Vendola. E non solo perché da quelle parti alle amministrative di giugno il Pdl ha sfondato quasi ovunque. Il leader di Sinistra e libertà è entrato in rotta di collisione con Massimo D’Alema per questioni di potere locale e in caso di vittoria di Bersani al congresso corre il rischio di essere giubilato per fare posto a Francesco Boccia, giovane tecnocrate legato a Enrico Letta che fu già suo avversario alle primarie pugliesi del 2005. I soldi del Fas a Vendola servono anzitutto per le bonifiche ambientali di Taranto, Brindisi e Manfredonia, per la messa in sicurezza di 990 scuole e per la metropolitana di Bari, dove amministra l’ultimo vero alleato che gli è rimasto, il sindaco Michele Emiliano. Caso diverso, ma non troppo, nella Campania dell’inossidabile Antonio Bassolino. Il governatore ha deciso di tentare il grande ritorno al comune, dove fu già sindaco tra il ‘93 e il 2000. A parte che i ritorni (vedi Francesco Rutelli a Roma) possono riservare brutte sorprese, e che anche in quella regione il centrodestra è in crescita (a giugno si è votato per le province di Napoli, Avellino e Salerno e il Pdl ha fatto l’en plein), nel Pd monta la fronda verso un personaggio che non ha certo legato il suo nome a una stagione felice per la Campania. Bassolino si prepara ad abbattere in autunno la giunta di Rosa Russo Iervolino, pure lei del Pd, per far coincidere la fine del suo mandato in regione con le elezioni comunali, altrimenti fissate nel 2011; ma sulla sua strada si è messo un gruppo di giovani del Pd (Enzo Amendola, Stefano Graziano, Tonino Cuomo, Guglielmo Vaccaro) decisi a contrapporgli l’europarlamentare Andrea Cozzolino. Inutile dire che anche le chance bassoliniane dipendono dalla disponibilità dei miliardi del Fas, che secondo il piano già presentato al Cipe dovrebbero servire a completare l’autostrada Salerno- Reggio Calabria, la metropolitana di Napoli e l’asse viario tra Lioni e Grottaminarda, nell’Avellinese. Resta la Sicilia, cioè la regione dove tutto lo sconquasso è nato. E anche qui c’è una trama squisitamente politica. Nato nell’orbita del Pdl, il governatore Raffaele Lombardo si è progressivamente affrancato dal centrodestra, soprattutto quando ha deciso di mettere mano ai delicati equilibri della sanità regionale. Oggi la sua situazione è assai incerta: oltre che l’Udc dell’ex governatore Totò Cuffaro, si trova contro quasi tutto il Pdl tranne Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo, che però difficilmente sarebbero disposti a rompere con il Cavaliere (E infatti dopo lo sblocco dei fondi da parte del Cipe, per Miccichè “quello approvato oggi dal Cipe è il Par della pace”. E il partito del sud, tutto appianato nel centrodestra? “Il partito del sud era uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge con Tremonti, non ci sono problemi”). Se la guerriglia dovesse continuare, Lombardo non esclude un autoaffondamento della sua giunta per andare al voto anticipato nel 2010. Magari anche contro il Pdl, e facendo l’occhiolino al Pd di Sergio D’Antoni. Gli uomini del governatore siciliano dicono ancora più apertamente ciò che si mormora anche a Bari, Reggio e Napoli, e cioè che il taglio dei fondi Fas nasca anche dalla volontà del governo di togliere ossigeno ad amministrazioni regionali di centrosinistra o, nel caso siciliano, non ortodosse. E anche qui la lista della spesa è lunga: il porto di Augusta, gli interporti di Termini Imerese e di Catania Bicocca, il completamento dell’anello autostradale e il rinnovo della rete ferroviaria. All’insegna del Sud tradito, è partito il cannoneggiamento verso la capitale. “Da una parte” dice Loiero a Panorama “il governo parla di federalismo, dall’altra procede a un accentramento di risorse. Mi sembra una strana politica”. “Il Sud” tuona il senatore Giovanni Pistorio, punta di lancia a Roma del Mpa di Lombardo, “ha diritto ai suoi investimenti strategici. E poi basta con i luoghi comuni: non c’è una sola zona del Sud dove il livello di spesa pubblica sia più alto che nel Nord”. Gli fa eco Gianfranco Viesti, assessore pugliese al Mezzogiorno: “Qui gli investimenti sono inferiori a una qualunque regione a statuto ordinario del Nord”. “Ormai” protesta l’assessore al Bilancio della Campania Mariano D’Antonio “l’agenda del governo la fa la Lega”. Tutti argomenti che però dalle parti di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Perché se al Sud si sospetta una stretta con timing politico, lì sono convinti che i soldi del Fas sarebbero stati spesi, più che in opere strategiche, per annaffiare cooperative, lavoratori socialmente utili o, addirittura, per pagare stipendi. Dopo l’intervento diretto di Silvio Berlusconi, i cordoni della borsa si riapriranno un poco; ma non certo come si spera al Sud. Anche perché la minaccia di un partito del Sud agitato da leader così eterogenei tra loro non la prende sul serio nessuno. [...]

Il 31 Luglio 2009 alle 23:51 enrico fumagalli ha scritto:

La mafia trinfa sempre

Il 4 Agosto 2009 alle 18:21 Fronde e rivolte meridionaliste: i governatori sudisti vanno al Fondo | idoctor ha scritto:

[...] Quattro governatori in difficoltà, e con le elezioni alle viste. Una montagna di soldi (per dare l’idea, l’equivalente di tutto il pil annuale della Bulgaria) che dovrebbero arrivare. E un ministro che ha disperato bisogno di denari e non si fa intenerire dalle ragioni (anche legittime) del meridionalismo. Su questo plot si gira “il partito del Sud”, il tormentone politico dell’estate 2009. Una classica trama di potere, di voti e, appunto, di soldi. L’arcigno ministro è il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti. Il tesoro è quello del Fas, una montagna d’oro che valeva in origine 63 miliardi di euro e che tra il 2007 e il 2013 avrebbe dovuto beneficiare per l’85 per cento (53 miliardi) le quattro regioni italiane con il reddito più basso, ossia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Ma che ora, abbondantemente utilizzato per varie esigenze del bilancio statale, si è ridotto alla metà, rimasta fra l’altro congelata a Roma. I governatori che sono scesi sul piede di guerra evocando (in verità senza troppa convinzione) lo spauracchio di una Lega in salsa meridionale sono, appunto, i quattro moschettieri del Sud. Che al momento hanno le piume alquanto ammaccate e di spendere quei soldi hanno gran bisogno. Sia per provare a fronteggiare un Pdl in forte avanzata sia (soprattutto) per evitare di essere rottamati dai loro stessi compagni di schieramento. In Calabria l’ex margheritino Agazio Loiero, con un consiglio abbondantemente lambito dalle inchieste giudiziarie, guarda alle regionali del 2010 come a un incubo. Se al congresso del Pd vincerà Dario Franceschini, a fargli le scarpe come candidato del centrosinistra sarà Marco Minniti, che ha puntato le sue carte sul segretario in carica. Se invece ce la farà Pier Luigi Bersani, il pericolo non sarà da meno: in un eventuale accordo nazionale con l’Udc, che i dalemian-bersaniani perseguono con determinazione, al partito di Pier Ferdinando Casini andrà quasi certamente la Calabria, dove si scalda il deputato Roberto Occhiuto. E in ogni caso sulla regione incombe la candidatura del dipietrista Luigi De Magistris, votatissimo alle europee. Loiero, che finora di infrastrutture ne ha inaugurate poche, ha almeno bisogno di far vedere che fa sul serio con il raddoppio e la messa in sicurezza della statale 106 ionica tra Taranto e Reggio Calabria, 490 km tra i più pericolosi d’Italia. Il voto del 2010 è un incubo anche per il governatore pugliese Nichi Vendola. E non solo perché da quelle parti alle amministrative di giugno il Pdl ha sfondato quasi ovunque. Il leader di Sinistra e libertà è entrato in rotta di collisione con Massimo D’Alema per questioni di potere locale e in caso di vittoria di Bersani al congresso corre il rischio di essere giubilato per fare posto a Francesco Boccia, giovane tecnocrate legato a Enrico Letta che fu già suo avversario alle primarie pugliesi del 2005. I soldi del Fas a Vendola servono anzitutto per le bonifiche ambientali di Taranto, Brindisi e Manfredonia, per la messa in sicurezza di 990 scuole e per la metropolitana di Bari, dove amministra l’ultimo vero alleato che gli è rimasto, il sindaco Michele Emiliano. Caso diverso, ma non troppo, nella Campania dell’inossidabile Antonio Bassolino. Il governatore ha deciso di tentare il grande ritorno al comune, dove fu già sindaco tra il ‘93 e il 2000. A parte che i ritorni (vedi Francesco Rutelli a Roma) possono riservare brutte sorprese, e che anche in quella regione il centrodestra è in crescita (a giugno si è votato per le province di Napoli, Avellino e Salerno e il Pdl ha fatto l’en plein), nel Pd monta la fronda verso un personaggio che non ha certo legato il suo nome a una stagione felice per la Campania. Bassolino si prepara ad abbattere in autunno la giunta di Rosa Russo Iervolino, pure lei del Pd, per far coincidere la fine del suo mandato in regione con le elezioni comunali, altrimenti fissate nel 2011; ma sulla sua strada si è messo un gruppo di giovani del Pd (Enzo Amendola, Stefano Graziano, Tonino Cuomo, Guglielmo Vaccaro) decisi a contrapporgli l’europarlamentare Andrea Cozzolino. Inutile dire che anche le chance bassoliniane dipendono dalla disponibilità dei miliardi del Fas, che secondo il piano già presentato al Cipe dovrebbero servire a completare l’autostrada Salerno- Reggio Calabria, la metropolitana di Napoli e l’asse viario tra Lioni e Grottaminarda, nell’Avellinese. Resta la Sicilia, cioè la regione dove tutto lo sconquasso è nato (e proprio oggi il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha dato via libera allo sblocco di 4miliardi e 313 milioni di euro del Fas, destinati alla Sicilia - il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha precisato che il trasferimento delle risorse avverrà con l’avanzamento dei lavori - disinnescando di fatto la protesta del frondista Lombardo). Anche qui c’è una trama squisitamente politica. Nato nell’orbita del Pdl, il governatore Raffaele Lombardo si è progressivamente affrancato dal centrodestra, soprattutto quando ha deciso di mettere mano ai delicati equilibri della sanità regionale. Oggi la sua situazione è assai incerta: oltre che l’Udc dell’ex governatore Totò Cuffaro, si trova contro quasi tutto il Pdl tranne Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo, che però difficilmente sarebbero disposti a rompere con il Cavaliere (E infatti dopo lo sblocco dei fondi da parte del Cipe, per Miccichè “quello approvato oggi dal Cipe è il Par della pace”. E il partito del sud, tutto appianato nel centrodestra? “Il partito del sud era uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge, con Tremonti non ci sono problemi”). Se la guerriglia dovesse continuare (”Il partito del Sud rimane una spada di Damocle. Visti i risultati che abbiamo ottenuto, prima o poi lo faremo“, ha detto il leader autonomista), Lombardo non esclude un autoaffondamento della sua giunta per andare al voto anticipato nel 2010. Magari anche contro il Pdl, e facendo l’occhiolino al Pd di Sergio D’Antoni: Gli uomini del governatore siciliano dicono ancora più apertamente ciò che si mormora anche a Bari, Reggio e Napoli, e cioè che il taglio dei fondi Fas nasca anche dalla volontà del governo di togliere ossigeno ad amministrazioni regionali di centrosinistra o, nel caso siciliano, non ortodosse. E anche qui la lista della spesa è lunga: il porto di Augusta, gli interporti di Termini Imerese e di Catania Bicocca, il completamento dell’anello autostradale e il rinnovo della rete ferroviaria. All’insegna del Sud tradito, è partito il cannoneggiamento verso la capitale. “Da una parte” dice Loiero a Panorama “il governo parla di federalismo, dall’altra procede a un accentramento di risorse. Mi sembra una strana politica”. “Il Sud” tuona il senatore Giovanni Pistorio, punta di lancia a Roma del Mpa di Lombardo, “ha diritto ai suoi investimenti strategici. E poi basta con i luoghi comuni: non c’è una sola zona del Sud dove il livello di spesa pubblica sia più alto che nel Nord”. Gli fa eco Gianfranco Viesti, assessore pugliese al Mezzogiorno: “Qui gli investimenti sono inferiori a una qualunque regione a statuto ordinario del Nord”. “Ormai” protesta l’assessore al Bilancio della Campania Mariano D’Antonio “l’agenda del governo la fa la Lega”. Tutti argomenti che però dalle parti di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Perché se al Sud si sospetta una stretta con timing politico, lì sono convinti che i soldi del Fas sarebbero stati spesi, più che in opere strategiche, per annaffiare cooperative, lavoratori socialmente utili o, addirittura, per pagare stipendi. Dopo l’intervento diretto di Silvio Berlusconi, i cordoni della borsa si riapriranno un poco; ma non certo come si spera al Sud. Anche perché la minaccia di un partito del Sud agitato da leader così eterogenei tra loro non la prende sul serio nessuno. [...]

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