
Dopo cinque lunghi anni di discussione e dopo sei ore riunione, l’Agenzia del Farmaco (Aifa), ha dato l’imprimatur definitivo (a maggioranza, quindi senza l’unanimità: 4 voti a favore, uno contrario) all’immissione in commercio anche in Italia della Ru486, la pillola abortiva, cioè il farmaco per l’interruzione di gravidanza, già utilizzato in altri Paesi (è commerciabile in Francia dal 1988; nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia; dal 1999 in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa) e dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).
Il Cda dell’Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici “la scrupolosa osservanza della legge”. La decisione, ha voluto sottolineare l’Aifa in una nota, “rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto”. Aggiunge, al termine della lunga riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e componente del Cda Aifa: la Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero (”fascia H”), così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c’è un “richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco” ha chiarito Bissoni “entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana”. Entro questo termine, infatti, le eventuali complicanze sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico.
La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”. Ma è proprio su questo punto, cioè sulla possibilità che il reale processo abortivo avvenga in concreto fuori dai centri sanitari, che si concentra chi sostiene l’incompatibilità della Ru486 con la legge 194.
Come agisce la Ru486
La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l’assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l’espulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l’espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo. Cosa diversa è, invece la cosiddetta “pillola del giorno dopo” Norlevo, con la quale la RU486 è spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l’interruzione di una gravidanza, ma impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere fecondato.
Chi esulta e chi protesta
Le prime reazioni alla decisione dell’Aifa corrispondono alle posizioni degli schieramenti da tempo in campo.
Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna di Torino, (presidente dell’Ass. radicale Adelaide Aglietta e coordinatore del protocollo di sperimentazione del farmaco): “Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più”. “Ma” dice ad Affaritaliani.it “la lotta continua perchè ora bisogna offrire l’aborto medico in tutta Italia”. E sulla presunta pericolosità del farmaco (sul quale grava l’ombra di 29 decessi dal 1988 anche se la casa farmaceutica produttrice francese Exelgyn ha chiarito: “Si tratta di casi in cui il nostro mifepristone è stato preso fuori delle indicazioni. Quelle donne non sono morte di aborto”), Viale taglia corto: “Non è assolutamente pericolosa. E 29 decessi sono nulla. Non sono un problema per nessun farmaco. In America ogni anno sono segnalate 50 persone morte per assunzione di aspirina“.
Plaude la decisione dell’Aifa anche l’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica): “Ci si allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane”.
Chi critica
Durissimo, dall’altra parte, l’attacco del Vaticano. Sia per bocca di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, che auspica “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti”. Perchè, spiega, non “è un farmaco, ma un veleno letale” che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486, afferma Mons. Sgreccia, è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un “delitto e peccato in senso morale e giuridico” e quindi comporta la scomunica “latae sententiae”, ovvero automatica. Toni simili a quelli dell’arcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ribadisce il no della Chiesa alla Ru486 “perché è oggettivamente un male” e per non incorrere negli “effetti collaterali” del farmaco: “Nel mondo sono morte diverse donne“, dice l’arcivescovo al Corriere della sera. Fisichella ricorda che per il Vaticano “la soppressione dell’embrione di fatto è la soppressione di una vita umana: che ha dignità e valore dal concepimento alla fine. E il fatto che assumere una pillola possa essere meno traumatico per una donna non cambia la sostanza, sempre aborto è”.
Ancora prima che l’Aifa si pronunciasse, il Vaticano si era scagliato contro la pillola abortiva. L’Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (Pdl) che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una “cladestinità legalizzata” degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, “intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell’espulsione non è prevedibile”, in una sorta di “clandestinità legale”.
Duro anche il senatore dell’Udc, Luca Volonté: “Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la Ru486 non è un’aspirina per il mal di testa. Bene ha detto Monsignor Sgreccia: ricorrendo all’aborto chimico, donne e ragazze italiane che vogliono evitare una gravidanza indesiderata non faranno altro che uccidere di sicuro una vita umana mettendo in pericolo anche la propria”.
Si affida a un’interpellanza parlamentare Francesco Cossiga. Con tanto di dati della letteratura scientifica: “Il 15% delle donne sottoposte al trattamento”, ha denunciato Cossiga, “abortisce dopo il quarto giorno dalla somministrazione, mentre il 5-8% deve sottoporsi a un intervento all’utero per aborto incompleto”. Per questo il presidente emerito chiede al governo “se non ritenga necessario fare chiarezza sulle notizie relative alle morti, rendendo pubblici il dossier della Exelgyn e il carteggio fra il Ministero e l’Aifa”
Dall’opposizione ha risposto l’ex ministro della Sanità Livia Turco (Pd): “Questi non sono temi da crociata. La validità di un farmaco è stabilita da organismi tecnici”.
Su posizioni di apertura anche Giorgia Meloni (Pdl), ministro della Gioventù: “La mia linea è questa”, dice al Corriere, “fare tutto il possibile per prevenire ogni aborto. Se poi non si riesce a convincere una donna a evitare l’aborto, si può accettare uno strumento che rende l’intervento meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante”. “A un patto però” precisa “che l’uso della pillola stia rigidamente dentro le modalità previste dalla legge 194. La legge prevede un percorso, controlli, cautele, l’obiezione di coscienza degli operatori…”.
- Venerdì 31 Luglio 2009
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Commenti
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Il 31 Luglio 2009 alle 18:35 laofa ha scritto:
ONU e EU stanno intensificando gli sforzi per diffondere l’aborto libero in tutte le nazioni europee e nel mondo, in un piano deliberato che si prefigge la costruzione di una società basata sulle ideologie “gender” di derivazione socialista ed engeliana ma sfruttate dai gruppi di potere che dirigono le grandi agenzie internazionali. Accanto all’aborto libero (naturalmente “in nome della salute e della libertà della donna), queste ideologie che la cultura egemone sinistrosa sta ormai inculcando in ogni dove con un lavaggio del cervello sistematico ad opera dei media (l’ideologia prevede anche l’abbattimento della famiglia eterosessuale attraverso l’abbattimento della figura maschile e paterna, l’empowermen femminile, l’eutanasia, l’ateismo o la religione di stato, il riconoscimento delle famiglie “allargate”, oggi fra gay, domani fra lesbiche e uteri artificiali, domani l’altro fra l’androgino che verrà e le bestie, e altro).
Il femminismo radicale, è il veicolo per diffondere questa piaga che ha già causato danni enormi alle società occidentali, scardinandole dalle fondamenta con un attacco alla famiglia monogamica e alle sue capacità di sopravvivenza senza precedenti nella storia. Il tutto in nome della “libertà della donna”. Soprattutto “libertà a non procreare” (leggere il bel libro dell’ex femminista Alessandra Nucci: “la donna a una dimensione” o quelli di Michel Schooyans che permettono di capire che cosa sia in realtà e che cosa si prefigga l’ONU.
Inoltre, leggere le memorie del dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York, fondatore del movimento abortista ed ex direttore della più grande clinica abortiva del mondo. La sua frase: “l’aborto è un raggiro mortale: posso ben dirlo io che ne ho praticati 75.000!” è emblematica sugli scopi cui si prefigge la diffusione dell’aborto libero e senza limiti nel mondo.
Nathalson fu uno dei fondatori della National Association for Repeal of Abortion Low (NARAL) nata per legalizzare nel 1973 l’aborto abolendo la precedente legge plurisecolare che paragonava ancora, in America,l’aborto ad un assassinio. In una intervista si espresse così: “Eravamo in pochi e con mezzi limitati…Era audace l’idea di voler cambiare le leggi sull’aborto.” Il 99,5% dell’opinione pubblica di New York City era contro la legalizzazzione. “Noi quattro fondatori riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge antiabortiva in vigore da 140 anni.” Come disse ancora il dott Nathalson, la tattica adottata fu quella utilizzata anche oggi per imporre le idee: il lavaggio del cervello e la manipolazione delle cifre attraverso i media. “La nostra tattica per realizzare il nostro scopo è stata, con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale. Nel 1968 il nostro gruppo, la NARAL, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio e onesto. Indicammo così ai mass-media e al pubblico i risultati di un SONDAGGIO FITTIZIO nel quale secondo noi un 50-60% degli Americani era favorevole alla liberalizzazione dell’aborto. Inventavamo dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il pubblico al quale dicevamo che tanti erano per l’aborto mutò opinione e diventò davvero favorevole all’aborto… Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi, FALSIFICAMMO I DATI SUGLI ABORTI CLANDESTINI (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000 e noi demmo alla stampa la cifra di un milione. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne.Questi dati falsi influenzarono l’opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge. Il primo anno dopo la liberazione il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra salì nel 1980 a 1,55 milioni. Solo questi dati bastano a mostrare quanto fosse nefasta la nostra campagna.” E inoltre: “Confidando nei cosiddetti cattolici intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell’aborto”. Alcuni esempi di propaganda. Scrivevamo per esempio: “Sondaggi d’opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l’aborto”. “Questa nostra campagna di propaganda serviva: a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto-cattolici sottomessi alla gerarchia; b)che i difensori dell’aborto erano invece colti,liberali, intellettuali, progressisti; c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.”
“Altri due metodi ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva nel negare, MALGRADO LE PROVE SCIENTIFICHE ATTUALI, che la vita ha inizio con il concepimento e che quest’ultima pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo consisteva nell’influenzare i mass-media ed era senz’altro il più efficace.”
Alla domanda sul perchè avesse poi cambiato così radicalmente opinione ed atteggiamento, la risposta del dott. Nathanson fu: “Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School quale responsabile del servizio pre-natale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie (ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia) per appurare la salute del feto. Fu la scienza a convincermi della falsità dei miei argomenti, MOSTRANDOMI LA VERA NATURA DEL FETO. La vita inizia dal concepimento, dalla fecondazione e, a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell’utero materno nel quale da una “non-persona” un essere diventa “persona”, Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall’inizio alla fine. Quindi oggi credo che l’aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana…”
Oggi il Consiglio d’Europa pretende l’”aborto garantito, sicuro e legale”. Lo sta imponendo a nazioni cattoliche come la Polonia o l’Irlanda. assieme all’ONU, lo sta imponendo come “espressione di libertà per la donna” con la tipica frase del repertorio femminista radicale sostenuto vergognosamente dai media attraverso cifre di comodo e pseudo-intellettuali asserviti all’ideologia. E’ il metodo usato per diffondere il “gender”, dottrina entro ilcui alveo prospera la cultura dell’aborto libero. Un altro aspetto della medesima ideologia prevede l’attacco alla figura maschile e paterna per abbattere il concetto stesso di famiglia eterosessuale (per esempio spacciando cifre assolutamente esagerate e false sulla violenza contro le donne, vera e propria truffa ai danni dello Stato e dei cittadini: le cifre sono assolutamente false e basterebbe poco ad appurarlo ). Intanto, l’aborto ha ormai raggiunto nel mondo cifre tanto alte da far pensare a un’involuzione della razza umana verso un livello di barbarie che non ha precedenti nella storia conosciuta.
Il 31 Luglio 2009 alle 20:28 laofa ha scritto:
Quella della sovrappopolazione mondiale è un’altra delle balle propagandate da chi, attraverso gli “oscuri burocrati”, governa nei palazzi delle grandi agenzie internazionali. Basta leggere quali fossero i piani della Fondazione Rockefeller per pianificare le nascite già negli anni ‘50, piani che prevedevano l’antropofagia in Cina un decennio prima dell’inizio del XXI secolo. Basta invece poco fare un calcolo: l’intera popolazione mondiale potrebbe essere contenuta in una superficie come quella del Texas e avanzerebbe ancora superficie mentre le riserve alimentari non entrerebbero in crisi manco se raddoppiassero gli sprechi. L’altra balla di “essere in troppi” è la comoda scusa per giustificare un genocidio senza precedenti liberi da ogni scrupolo morale od etico. Oggi l’ideologia che propaganda l’aborto (e il gender) non è altro che uno strumento letale nelle mani delle poche famiglie che, da sole, concentrano quasi tutto il potere mondiale e lo esercitano col capitalismo selvaggio e il lavaggio del cervello attuato dai media. Un’ideologia che dovrebbe essere estinta ma che fa comodo preservare vista la facilità con la quale fa presa sulla gente (quella cogli orologi che non debbono essere regolati perchè “alla pari coi tempi”).
Il 1 Agosto 2009 alle 0:55 laofa ha scritto:
Caro Enrico, circa il “parassita”, posso dirti che sono un ingegnere e ho appena compiuto trenta anni di lavoro all’estero (non considero l’Europa come estero)vedendone di cotte e di crude ma mai vivendo alle spalle degli altri. Ho visto in molti luoghi, chiaramente, gli sfaceli portati da regole imposte dall’Occidente con il ricatto. Fra le altre cose, l’imposizione di direttive in materia di aborto e sterilizzazione di massa pena l’annullamento di aiuti economici e programmi di investimento. In Africa no: l’ONU (le famiglie che lo governano) non ritiene il continente africano degno di investimenti poichè non produttivi. Comunque, poichè pensi che chi faccia scelte pro-life debba necessariamnte “studiare da cardinale” e che, in tal caso, diventi necessariamente “un parassita”, ti posso dire che in Somalia, nel 1988, prima dello scoppio della rivoluzione, ho conosciuto un padre comboniano che manteneva un lazzaretto ed un orfanotrofio vicino a Gelib (appena sotto l’equatore). Non ho trovato nulla del parassita in lui ma, anzi, la serenità di chi sacrifica la propria vita per aiutare gli altri. Morì assassinato da due balordi. In Cina ho vissuto felicemente nove anni e ti posso assicurare che solo con quello che va gettato nei milioni di ristoranti cinesi alla fine di ogni pasto giornaliero ci si potrebbe nutrire, nello stesso giorno, mezzo pianeta. Per dire che non è sacrificando vigliaccamente la vita degli esseri innocenti e indifesi nel grembo materno che si risolve il problema dell’ “essere in troppi”, soprattutto se ciò è dettato da cinico calcolo materialistico, da ideologie aberranti e da puro egoismo libertario.
Il 1 Agosto 2009 alle 11:38 patsmithpatsmith ha scritto:
aborto o vita di cellule umane
ho un dilemma profondo nell’animo
esiste una vita umana positiva e una negativa ?
o meglio esiste una vita umana buona e una cattiva ?
la pillola Ru486 è negativa pena la scomunica per chi ne fà uso o chi la somministra perchè uccide cellule umane (i preti la considerano così)
ma quelle stesse persone che ne negano l’utilizzo non si sono mai chiesti se uccidere cellule umane che vivono sia reato e scomunicabile?
tumori cancro sono nomi che indicano cellule umane “impazzite” quindi negative per la vita ma sono cellule umane viventi
spiegatemi il dilemma
allora esiste una vita umana positiva e una negativa ?
esistono cellule umane viventi che si possono (anzi si devono) uccidere e altre devono essere protette a tutti i costi pena la scomunica ?
spiegatemi questo dilemma
sono italiano
sono agnostico
credo in Dio non nella chiesa e in chi la “professa”
patsmithpatsmith@yahoo.fr
Il 1 Agosto 2009 alle 12:37 laofa ha scritto:
Bene Enrico, non conosco Robert Ruack ma in Africa ho vissuto 7 anni (attualmente mi trovo in Algeria): va da se che le mie esperienze sono dirette e valgono più delle esperienze per sentito dire.
Per quello che mi consta poi, i figli si fanno ancora in coppia (quando ci saranno gli uteri artificiali probabilmente sarà diverso ma allora spero proprio di non esserci più)e se permetti, anche il padre, guarda caso, contribuisce a crearli (i miei assomigliano anche a me) anche se il femminismo radicale dice che il padre “non serve più”. E infatti si vede, già dalle scuole, ciò che una società femminilizzata senza padri (allontanati da decenni di demonizzazione del maschile), votata al permissivismo più assoluto ha creato: coi figli che non hanno più chi dice loro che oltre i diritti, nella vita sono importanti i doveri e l’impegno.
Circa il farmi i fatti miei, caro Enrico, viviamo ancora in un consesso in cui ci si può confrontare civilmente. Ed esprimo preoccupazioni su problemi che già riempiono i libri di sociologia e di economia, con la prospettiva di un Occidente in debito di nascite. Naturalmente sono libri (di economisti e scienziati) che non trovano spazio nella nostra stampa e società “progressiste” tese a liberare “Gaia” dal parassita umano.
Il 1 Agosto 2009 alle 14:12 vincenzo.m. ha scritto:
MUCILLAGGINE E TUTTI CONTENTI.
Il Vaticano ( presto ci sarà la solita rettifica che chiarirà la non ufficialità della voce ) scomunica chi prescrive e chi usa la Ru486; non comunicano la scomunica che, a ragion di logica, dovrebbe essere stata emessa verso i prescrittori e gli utilizzatori del farmaco, magari con denominazione differente, degli altri paesi che da venti anni l’hanno posta sul mercato. Spettacolare che le condanne, a parte qualche “prezzolata” eccezione, siano tutte rivolte da uomini.
E’ interessante che la volontaria rinuncia alla paternità non venga assimilata ad una forma di aborto: al di là delle ragioni mentali , attinenti la negazione alla procreazione, il rifiuto alla vita trova la sua perfezione nel rifiutare l’atto procreativo.
Dove sono le donne!. Dove si nasconde il loro libero arbitrio, i loro diritti, dove la loro personale determinazione se sono gli uomini a legiferare ed a determinare i confini del loro agire?.
Non si preoccupano di tracciare i confini dell’ipocrisia, tentano solo di impedirglielo, non rimuovono le cause che ne hanno determinato l’evento, l’obiettivo è non sapere. Povere donne, l’impedimento alla loro libertà, anche di sbagliare, troverà luogo nelle leggi: per ottenere la pillola dovrete percorrere una via che richiederà, per le donne economicamente svantaggiate, un tempo superiore ai settanta giorni, un tempo che supererà la possibilità di usufruire del farmaco.
Tutti contenti, tutti liberi, avranno il farmaco ma non potranno usufruirne a causa dello scadere dei termini legali per l’utilizzo: per ottenere il farmaco saranno necessari 60 giorni ma purtroppo dovrà, per legge, essere assunto molto prima.
Ogni anno in Italia aumenta il livello di mucillaggine sociale.
Il 1 Agosto 2009 alle 19:36 jane55 ha scritto:
Ma che carini che siete tutti li’ quasi ad insultarvi.E ho detto quasi. Io penso che questa pillola non la dobbiamo prendere, perche’ da femminista voglio dire che il tutto si riduce al solito giochetto del maschio a cui piace tanto farlo, che magari non sta tanto attento, con la solita ingenuaccia che non gli dice, amico mio devi non mettermi incinta,e poi succede che lui caruccio si e’ tanto divertito e lei poveraccia corre a farsi un bell’aborto, con la pillola che hanno inventato adesso o con i ferri da calza, tanto e’ sempre quello. E scusate tanto cari signori, io come donna, di questi casi ne conosco tanti,partendo dalle minorenni e finendo con le signore legalmente sposate.Proviamo, invece di continuare a somministrarci pillole e aborti vari, a creare una cultura negli uomini e anche tra le donne dell’atto sessuale fatto con la coscienza di non fregarsene se l’altra poi rimane incinta.E poi perche’ nelle scuole non si parla di educazione sessuale, e’ un dato di fatto che la gran parte dei nostri giovani e giovanissimi hanno rapporti sessuali prima dei 15 anni. Quindi spieghiamo loro in modo intelligente l’uso ad es. del preservativo, che nei casi delle giovanissime potrebbe essere il piu’ indicato contro le gravidanze.E poi facciamo un po’ di seria cultura sessuale anche con la tv, invece di far vedere tetine e chiappone, parliamo seriamente della contraccezione ma anche del significato della vita. E ancora una riflessione.Lasciate perdere l’Africa e la Colombia, ma vi ricordate che nel nostro paese la crescita e’ zero? Ci lamentiamo dell’invasione dei bambini extracomunitari nelle scuole, ma i nostri bambini dove sono? non ci sono, e questo non va bene, perche’ la crescita zero significa invecchiamento della popolazione,e poi… quando sparira’ per vecchiaia la pop. italiana,chi restera’ in Italia?Vi ricordo che in Francia in questi ultimi anni c’e’ stata una precisa politica delle nascite che sta dando i suoi frutti. Quindi proviamo a incoraggiare anche economicamente la gente a fare i figli,aiutiamo le giovani coppie in attesa e anche le madri sole,perche’ ripeto e’ un controsenso pubblicizzare la pillola abortiva in un paese dove la grande maggioranza e’ composta di vecchi o quasi vecchi,me compresa. A proposito io sono una che a suo tempo voto’ a favore della legge sull’aborto, ma credo che ci si debba rendere conto che i tempi cambiano e che certi problemi non si risolvono solo con una pillola abortiva,che tra l’altro quando provoca le contrazioni per l’espulzione dell’embrione credo sia anche parecchio dolorosa. Ancora una cosa, chiede giusto Cossiga quando parla di una maggiore informazione su questo medicinale, sono pienamente d’accordo con lui.Grazie per la vostra attenzione.
Il 2 Agosto 2009 alle 13:02 indigesto ha scritto:
C’è qualquno(e voglio usare anch’io la “q”, così nessuno s’imbarazza) che praticando l’insulto e la violenza verbale finisce per togliere credito anche a qualche discreta argomentazione e a qualche superficiale lettura, comunque orientate ad ideologie non difficili da intuire. Discussioni comunque carenti dell’assunto più semplice che pare continui a sfuggire: la Chiesa cattolica si rivolge ai cattolici, e pertanto ogni scomunica è indirizzata ad essi ed esclusivamente ad essi, e cioè a quei cattolici che potrebbero far finta di non capire o che vorrebbero un cattolicesimo a loro uso e consumo. A questi consiglierei di confluire in altre chiese più “tolleranti” o a costituirne una per conto loro. Per chi poi cattolico non è non si capisce perchè debbano tanto preoccuparsi della scomunica. Magari sono gli stessi che stanno facendo largo all’islamismo, di cui i talebani osservano il credo più ortodosso, e che poi accusano altri di esserlo. Potenza della coerenza e di chissà quali, ormai malcelati, interessi!
Il 2 Agosto 2009 alle 18:17 giuliapensiero ha scritto:
Non capisco
Perchè la chiesa cattolica si agita tanto???
Ogni buon cristiano cattolico,in questo caso
buona cristiana cattolica
NON POTRA’ MAI pensare di abortire.
Quindi in problema non sussiste.
Casomai che la chiesa faccia il suo lavoro: convincere i popoli ad essere buoni cristiani cattolici apostolici.
Se non ci riesce…è una altro problema……magari che si chiedano il perchè
Il 3 Agosto 2009 alle 14:14 indigesto ha scritto:
La gentile giuliapensiero dimentica il Dettato evangelico della pecora smarrita non abbandonata dal pastore; è ciò che la Chiesa fa; è suo dovere e suo diritto. Trovo più attento a tale Dettato l’egregio Fumagalli quando ne fa citazione in chiusura. Ogni dettato, divino o sociale che sia, non può non prendere le mosse dalla nostra natura umana; cosa che, da un pò di tempo, ci riesce sempre più difficile da capire. Sarà questo il vero limite alla nostra intelligenza?
Il 3 Agosto 2009 alle 16:44 indigesto ha scritto:
Caro Fumagalli, mi permetta di rivolgermi così, a parte il fatto che manchiamo tutti di intelligenza, come lei dice, solo perchè usiamo nomi di fantasia e che questo non è un blog, e pertanto non è bello profittare della ospitalità di Panorama per dialogare. Ma per lei faccio un’eccezione: sono un pensionato in età e perciò fuori dal giro, nonchè massacrato dall’euro. Dunque non ho particolari interessi per darle un consiglio, immaginandola anche molto più giovane di me: si tenga, per carità, le sue idee, ma non le poggi sulla storia che va di moda. Non faccio fatica a ritenerla di intelligenza tale da comprendermi al volo, anche se non mi esprimo compiutamente. La storia non si fa per fatterelli, se questi non si contestualizzano adeguatamente. E’ quello che non fanno oggi i nostri “storici”, e non ci spaventino le loro “cattedre”. Si sa, ogni epoca ha i suoi “storici” aggreppiati al sistema. La storia va riflettuta e, ripeto, a lei non mancherà certo l’intelligenza per farlo. Mi fermo qui, la saluto e, se vuole, mi scriva. Le fornirò tutti i miei dati. nirus@libero.it
Il 10 Agosto 2009 alle 19:36 RU-486: PER L'ABORTO FARMACOLOGICO IN TUTTA ITALIA - Pagina 11 - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] Rif: RU-486: PER L’ABORTO FARMACOLOGICO IN TUTTA ITALIA La Ru486 in Italia. Chi esulta e chi critica. Il Vaticano: Scomunica per chi la usa Panorama.it - Italia La Ru486 in Italia. Chi esulta e chi critica. Il Vaticano: Scomunica per chi la usa * redazione * Venerd 31 Luglio 2009 * 21 commenti * 1 2 3 4 5 4 voti - Vota questo post * Condividi Pillole abortive Ru486 Dopo cinque lunghi anni di discussione e dopo sei ore riunione, lAgenzia del Farmaco (Aifa), ha dato limprimatur definitivo (a maggioranza, quindi senza lunanimit: 4 voti a favore, uno contrario) allimmissione in commercio anche in Italia della Ru486, la pillola abortiva, cio il farmaco per linterruzione di gravidanza, gi utilizzato in altri Paesi ( commerciabile in Francia dal 1988; nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia; dal 1999 in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa) e dal 2005 inserita nella lista dei farmaci dellOrganizzazione mondiale della Sanit (Oms). Il Cda dellAifa si avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanit e ha raccomandato ai medici la scrupolosa osservanza della legge. La decisione, ha voluto sottolineare lAifa in una nota, rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di l delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto. Aggiunge, al termine della lunga riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanit dellEmilia Romagna e componente del Cda Aifa: la Ru486 potr essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero (fascia H), cos come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c un richiamo al massimo rispetto della legge 194 e allutilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria stato raccomandato di utilizzare il farmaco ha chiarito Bissoni entro il quarantanovesimo giorno, cio entro la settima settimana. Entro questo termine, infatti, le eventuali complicanze sono sovrapponibili a quelle dellaborto chirurgico. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonch lattento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali). Ma proprio su questo punto, cio sulla possibilit che il reale processo abortivo avvenga in concreto fuori dai centri sanitari, che si concentra chi sostiene lincompatibilit della Ru486 con la legge 194. Come agisce la Ru486 La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, in grado di interrompere la gravidanza gi iniziata con lattecchimento dellovulo fecondato. Laborto farmacologico tramite Ru486 prevede lassunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e lespulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola pu infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo lespulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo. Cosa diversa , invece la cosiddetta pillola del giorno dopo Norlevo, con la quale la RU486 spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, linterruzione di una gravidanza, ma impedisce leventuale annidamento nellutero dellovulo che potrebbe essere fecondato. Chi esulta e chi protesta Le prime reazioni alla decisione dellAifa corrispondono alle posizioni degli schieramenti da tempo in campo. Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale, ginecologo del SantAnna di Torino, (presidente dellAss. radicale Adelaide Aglietta e coordinatore del protocollo di sperimentazione del farmaco): Finalmente! prima di tutto una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono pi libere e hanno unopportunit in pi. Ma dice ad Affaritaliani.it la lotta continua perch ora bisogna offrire laborto medico in tutta Italia. E sulla presunta pericolosit del farmaco (sul quale grava lombra di 29 decessi dal 1988 anche se la casa farmaceutica produttrice francese Exelgyn ha chiarito: Si tratta di casi in cui il nostro mifepristone stato preso fuori delle indicazioni. Quelle donne non sono morte di aborto), Viale taglia corto: Non assolutamente pericolosa. E 29 decessi sono nulla. Non sono un problema per nessun farmaco. In America ogni anno sono segnalate 50 persone morte per assunzione di aspirina. Plaude la decisione dellAifa anche lAied (Associazione italiana per leducazione demografica): Ci si allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane. Chi critica Durissimo, dallaltra parte, lattacco del Vaticano. Sia per bocca di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dellAccademia per la vita, che auspica un intervento da parte del governo e dei ministri competenti. Perch, spiega, non un farmaco, ma un veleno letale che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486, afferma Mons. Sgreccia, uguale, come la chiesa dice da tempo, allaborto chirurgico: un delitto e peccato in senso morale e giuridico e quindi comporta la scomunica latae sententiae, ovvero automatica. Toni simili a quelli dellarcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Universit Lateranense, che ribadisce il no della Chiesa alla Ru486 perch oggettivamente un male e per non incorrere negli effetti collaterali del farmaco: Nel mondo sono morte diverse donne, dice larcivescovo al Corriere della sera. Fisichella ricorda che per il Vaticano la soppressione dellembrione di fatto la soppressione di una vita umana: che ha dignit e valore dal concepimento alla fine. E il fatto che assumere una pillola possa essere meno traumatico per una donna non cambia la sostanza, sempre aborto . Ancora prima che lAifa si pronunciasse, il Vaticano si era scagliato contro la pillola abortiva. LOsservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (Pdl) che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una cladestinit legalizzata degli aborti. Il metodo dellaborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perch il momento dellespulsione non prevedibile, in una sorta di clandestinit legale. Duro anche il senatore dellUdc, Luca Volont: Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che estremamente sicura: la Ru486 non unaspirina per il mal di testa. Bene ha detto Monsignor Sgreccia: ricorrendo allaborto chimico, donne e ragazze italiane che vogliono evitare una gravidanza indesiderata non faranno altro che uccidere di sicuro una vita umana mettendo in pericolo anche la propria. Si affida a uninterpellanza parlamentare Francesco Cossiga. Con tanto di dati della letteratura scientifica: Il 15% delle donne sottoposte al trattamento, ha denunciato Cossiga, abortisce dopo il quarto giorno dalla somministrazione, mentre il 5-8% deve sottoporsi a un intervento allutero per aborto incompleto. Per questo il presidente emerito chiede al governo se non ritenga necessario fare chiarezza sulle notizie relative alle morti, rendendo pubblici il dossier della Exelgyn e il carteggio fra il Ministero e lAifa Dallopposizione ha risposto lex ministro della Sanit Livia Turco (Pd): Questi non sono temi da crociata. La validit di un farmaco stabilita da organismi tecnici. Su posizioni di apertura anche Giorgia Meloni (Pdl), ministro della Giovent: La mia linea questa, dice al Corriere, fare tutto il possibile per prevenire ogni aborto. Se poi non si riesce a convincere una donna a evitare laborto, si pu accettare uno strumento che rende lintervento meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante. A un patto per precisa che luso della pillola stia rigidamente dentro le modalit previste dalla legge 194. La legge prevede un percorso, controlli, cautele, lobiezione di coscienza degli operatori. [...]
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