
MULTIMEDIA: Candidati, pedine e alleanze. Con chi stanno i big del Pd
Per venti mesi il centrosinistra non ha fatto altro che imitare Berlusconi. E ora deve finirla.
Parola dei “salvatori” del Pd. O meglio, di coloro che si annunciano come tali. E, ovviamente, la “soluzione” per far rinascere il partito, dopo l’uscita di Walter Veltroni e la reggenza soft di Dario Franceschini, non è facile. Anzi. Per ora i “salvatori” si sono limitati a creare un nuovo cartello per le primarie, quello dei “non allineati”. E hanno scelto un nome. Che è già  un programma: “Salviamo il Pd”, appunto. Hanno preparato, infine, una bozza - come anticipato da Il Messaggero - che sarà discussa alla prima uscita pubblica del gruppo, il 10 settembre al circolo XXV aprile di Firenze, la città in mano al giovane sindaco Matteo Renzi, che ha ereditato la città da Leonardo Dominici. È il gruppo dei non allineati. Stando ai nomi più noti, Anna Finocchiaro (capogruppo dei democratici al Senato, che ancora non si è sbilanciata), Vannino Chiti, Antonello Cabras, Fabrizio Morri e Silvio Sircana, l’ex portavoce di Romano Prodi, è difficile dire da che parte si schiereranno.
Alcuni dei firmatari, però, stanno con Pier Luigi Bersani - Nicola Zingaretti e Andrea Orlando, per esempio - ma nel documento si parla di vocazione maggioritaria, che sa tanto di Franceschini. E l’outing di Finocchiaro & C. a settembre potrebbe avere un effetto opposto: creare altra confusione in un partito già assai diviso.
Altro che parlare chiaro…
La bozza del documento è lunga e di non facile comprensione, tanto per ribadire la vicinanza della dirigenza del Pd ai ceti popolari, che specialmente al Nord sembrano preferire i toni della Lega, ruvidi quanto espliciti. Qualche esempio: “Nessuna enfasi maggioritaria né una qualche tentazione proporzionalista possono cancellare la durezza e la corposità dei problemi con cui abbiamo a che fare per costruire la vocazione maggioritaria”. Tradotto: né con Franceschini (enfasi maggioritaria) né con Bersani (tentazione proporzionalista), costruire un Pd solido è cosa assai difficile. E ancora. “Se si guarda al contenitore invece che ai contenuti la vocazione maggioritaria si cancella a vantaggio della ricerca di quella o di talaltra variante del sistema istituzionale ed elettorale che più determini una rendita di posizione del Pd però del tutta presunta”. Tradotto: bisogna guardare anche a contenuti comuni, altrimenti si pensa solo al partito (e alle poltrone) e a un sistema in grado di farlo sopravvivere.
Un partito che scimmiotta il Cavaliere
Il Pd, scrivono i “salvatori”, in questi primi venti mesi è stato un mix di partito immagine (rinnovamento senza politica) e riformismo debole. Meglio: “Un mix che si traduce da un lato nell’imitazione di Berlusconi e dall’altro in un riformismo incapace di passare dal Lingotto alle aule parlamentari e alla società ”. Per questo bisogna guardare avanti. “Lo stesso processo di costruzione di una leadership autorevole deve fare i conti con quei condizionamenti interni. Non è in discussione la qualità delle persone in campo, ma senza una soluzione di continuità che faccia implodere e disperda le appartenenze originali sulla base di un vero confronto politico, il nuovo non può nascere”. Insomma, se si continua così, né Bersani nè Franceschini ce la faranno a risollevare il centrosinistra.
E nella confusione rispunta il “ma anche”
Ma alla fine, quali soluzioni propongono i salvatori del Pd? I temi trattati sono molti, dal federalismo alla leadership di partito, fino allo stato sociale. E a tratti, rispunta la politica veltroniana del “ma anche”. Come sulle pensioni: “Pensiamo alla loro riforma: si può ragionare in termini di pensionamento flessibile, ma nessun sistema previdenziale può evitare di avere un’età pensionabile di riferimento che è opportuno che sia periodicamente modificata”. I “salvatori”, poi si ispirano a posizioni leghiste, per conquistare il Nord. “La riforma dello stato si deve intrecciare con la svolta federalista: attuazione della riforma del titolo V a partire dalla formazione del Senato federale, cancellazione del bicameralismo perfetto, dimezzamento del numero dei parlamentari“. E il Pd? “Deve restare un partito degli iscritti e degli elettori”, ma anche “aprirsi alle forze disperse, disilluse, stanche, rifugiate nei facili richiami populisti dell’intero arco del centrosinistra”. Con buona pace del nemico - amico Di Pietro. E di Veltroni.
- Venerdì 14 Agosto 2009
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Commenti
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Il 15 Agosto 2009 alle 10:53 cini ha scritto:
La confusione, la grande confusione e null´altro, è sempre stata la specifica tipicità dell´opposizione nel passato remoto, poi nel recente passato sotto il nome dell´UNIONE che presentò un programma di centinaia di pagine che diceva tutto e contemporaneamente il contrario di tutto a fine di accontentare le singole componenti sino alle minuscole particelle della coalizione e del quale noi cittadini infatti ne fummo disgraziatamente testimoni e vittime dirette delle conseguenze.
Oggi le cronicamente litigiose componenti di sinistra stanno ritentando, purtroppo con la medesima procedura confusionaria l´ennesimo tentativo di costruire una coalizione in grado di fare una decente, costruttiva e valida opposizione politica al Governo per un alternanza di Governo.
Dico “purtroppo”, perché sarebbe stato auspicabile che anche l´Italia avesse un´opposizione politicamente funzionante e matura come si ha in qualsiasi nazione moderna e civile di questo mondo.
Il 17 Agosto 2009 alle 18:14 » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Finocchiaro & C: i non allineati del Pd in campo per salvare il partito (da se stesso) [...]
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