“Quando cantiamo il nostro inno, il Va’ pensiero (qui il VIDEO del celebre coro del Nabucco di Verdi, ndr), tutti lo cantano perché tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce“.
Ponte di legno, parole di fuoco
Il fortino è quello storico, quello delle esternazioni agostane del leader del Carroccio: Ponte di Legno. Negli ultimi tre lustri, nei suoi comizi di mezza estate dalla località turistica della Val Camonica, Umberto Bossi ha messo nel mirino tutto e tutti. Le cannonate estive sono una tradizione a cui il Senatùr non ha mai voluto rinunciare. E che hanno spesso puntato a obiettivi eccellenti, fin dal lontano 1994.
Anche stavolta le parole sono le solite, cioè appartenenti alla sfera delle affermazioni di fuoco. Neanche quest’anno il ministro delle Riforme rinuncia a far rumore, a sparare alto, a spingere per le riforme care al popolo leghista: l’autonomia delle regioni. In una sorta di competizione con i suoi colleghi (di partito e di maggioranza) a chi riesce a tenere più alta l’attenzione dei media con le rispettive uscite, dopo che, nei giorni scorsi, il Carroccio aveva presentato in Parlamento una proposta di legge per inserire nella Costituzione gli inni e le bandiere regionali.
Secondo il Senatùr, infatti, “il nuovo potere e il Barbarossa oggi abitano a Roma. Vogliamo lanciare un messaggio a Roma ladrona: non esagerare”.
Storiografia padana
Il messaggio, storico, è arrivato dopo la proiezione di un trailer sul film Barbarossa che verrà proiettato in anteprima il 2 ottobre al Castello Sforzesco di Milano. Bossi, che non ha nascosto la commozione per le scene delle battaglie, dal palco della festa della Lega ha invitato a partecipare alla prima del film: “Vi regaleranno un libro che metterete nel posto più bello della vostra casa e quella serata non la dimenticherete. Ci saranno ambasciatori, consoli e tanti personaggi che di solito vedete solo sui giornali. Resterete a bocca aperta”. “Vedrete” ha proseguito dopo un lungo racconto storico sulla Lega Lombarda” la storia del grande popolo padano che è sempre stato schiacciato dal dominio del centralismo romano”.
E dopo la parentesi di storiografia padana ecco il ritorno d’impeto dell’attualità . Stavolta Bossi lancia la sfida sull’inno nazionale e sui dialetti, con accenti che inducono diversi esponenti della maggioranza a prendere le distanze e a parlare di “dichiarazioni propagandistiche che indeboliscono il programma di governo”.
L’inno di Mameli? “Non lo conosce nessuno”. Secondo Bossi, il fatto che più gente conosca le parole del Va pensiero significa un maggiore attaccamento alla Lega “perché la gente ne ha piene le scatole”. E ancora: come Presidente della Repubblica: “Meglio Napolitano di Ciampi”. E infine: “La Lega non è nata solo per vincere le elezioni ma per liberare la nostra gente dal centralismo romano. Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona”.
Quella dell’inno è di sicuro una questione cara alla Lega e al suo leader (il 20 luglio di un anno fa, il Senatùr aveva maramaldeggiato contro il “Fratelli d’Italia” che chiede a tutt’Italia di essere “schiava di Roma” ). Ma Bossi approfitta anche di un’intervista a Sky Tg24 per lanciare la sua proposta su giovani e lavoro. Lo Stato, dice il numero uno del Carroccio, regali terreni ai giovani per renderli produttivi e dare un lavoro alle giovani generazioni. Una proposta, spiega Bossi, che è già stata illustrata al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma non è ancora una bozza concreta. “In agricoltura mancano i giovani, sono tutti vecchi. I giovani qualche lavoro dovranno trovarlo. Se ci sono terreni agricoli che costano allo Stato ma non rendono” ha detto il Senatùr “allora è meglio darli ai giovani, che non li facciano costare li facciano rendere”.
Fin qui, il generale Bossi. Ma a Ponte di Legno è intervenuto anche un colonnello leghista, un altro ministro, Roberto Calderoli, che ha annunciato: “L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che, in meno di un anno, è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge”.
I freni della maggioranza
Due correnti di pensiero hanno accolto le uscite leghiste. Da una parte chi tende a derubricare le parole su inno e dialetti a classica “boutade estiva”. Dall’altra chi invita a prenderle sul serio. Ma sono queste seconde a prevalere nella maggioranza.
E se, appena tre giorni fa, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tornava a ribadire un pensiero già in altre occasioni espresso: “nessuna preoccupazione” per certe uscite di Bossi, dal momento che sono “messaggi politici” per i suoi elettori, oggi dal braccio destro, il ministro dei Beni Culturali e coordinatore del Pdl Sandro Bondi, trapela che qualche preoccupazione nel partito del premier esiste, e parte qualche avvertimento all’alleato: “Derubricare le dichiarazioni di Umberto Bossi a chiacchiere estive, amplificate da mezzi di informazione avidi di notizie clamorose, non sarebbe rispettoso dell’intelligenza politica e dell’umanità personale del leader della Lega”. “Mi chiedo piuttosto e desidererei chiedere agli amici della Lega” aggiunge Bondi “che rapporto vi sia tra i programmi di modernizzazione del Paese, che la Lega giustamente pone al centro della propria azione politica, e che costituiscono il nucleo fondamentale del programma di governo, e le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega ma non solo, che indeboliscono e offuscano” sottolinea il ministro “un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell’attuale maggioranza sono impegnate a sostenere”.
Si spinge oltre Farefuturo, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini: l’offensiva padana “necessita di una risposta alta ed innanzitutto sul piano culturale“, dice il segretario generale Adolfo Urso.
Sulla bozza per l’introduzione delle lingue locali nei programmi scolastici, il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, taglia corto: “Non fa parte del programma di governo” e “non ci sarà la nostra disponibilità a votarlo”. “Per i nostri giovani le ore di inglese” aggiunge il portavoce del Pdl Daniele Capezzone “sono molto piu’ utili di improbabili ore di bergamasco, viterbese, o avellinese”.
E il presidente de senatori del Pdl Maurizio Gasparri liquida la vicenda: “Non sopravvaluto le attività di tradizionale propaganda estiva di Bossi e della Lega. Nessuno cambierà l’inno nazionale“. Anche se il ‘Fratelli d’Italia’ di Goffredo Mameli non è previsto come inno ufficiale dello Stato da nessuna legge, Bocchino sottolinea che “è una cosa seria e non si sceglie con la hit parade”, da cui, aggiunge, uscirebbero “vincitrici piuttosto che il Va’ pensiero, le canzoni O sole mio e Volare“.
- Lunedì 17 Agosto 2009
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Commenti
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Il 17 Agosto 2009 alle 17:40 jane55 ha scritto:
Sono perfettamente d’accordo con l’onorevole Bondi. Queste spinte padanistiche non fanno altro che indebolire la posizione del governo, allontanandogli il sostegno di coloro che pur vedendo di buon occhio il federalismo non accettano che questo si trasformi in una quasi seccessione del nord dal resto dell’Italia. Il federalismo se ben usato può essere un ottimo strumento di governo e storicamente parlando non l’ha certo inventato la lega,ma ne ha parlato ampiamente anche il signor Cattaneo negli anni in cui ci si batteva per l’unità d’Italia.Secondo me il federalismo non deve essere una forma politica disgregatrice dello stato italiano,ma un modo di governare atto a far progredire lo stato e la società italiana. Il problema è che la lega accanto a proposte di legge validissime,presenta programmi politici che lasciano a dir poco perplessi.Ma che vogliamo fare uno stato lombardo veneto,in cui si parlano e si insegnano a scuola i dialetti locali con relative bandiere del luogo?e un altro stato del centro Italia con nel mezzo il lazio? E ancora un altro stato a sud con campania e tutto il resto d’Italia? Non so ma a me questa cosa ricorda vagamente il periodo prerisorgimentale.Per cortesia non facciamo scherzi e ricordiamoci che un’Italia divisa nei vari nazionalismi regionali e’ anche un’Italia debole politicamente all’interno e all’esterno. Francamente l’Italia che sogno e’ un’Italia confederata in alcuni aspetti,ad esempio quello fiscale,ma anche unita e unica rispetto all’Europa e al mondo.Ricordiamoci che l’unione fa la forza,e poi basta co sta storia de Roma ladrona, perchè il cattivo uso del potere politico, economico e amministativo è dappertutto, da noi e nel mondo, a nord e a sud. In quanto ai dialetti, cerchiamo di insegnare ai nostri ragazzini e ragazzi l’Italiano,e l’inglese perchè nel mondo globalizzato per farsi capire e operare serve l’inglese e non i nostri bellissimi ma ormai un pò sorpassati dialetti.Cerchiamo di essere concreti e guardare al nostro futuro politico inserito globalmente nel mondo,e non ostacolato da proposte che mi sembrano vadano a finire solo nella formazione di piccoli statarelli che francamente non so quanto potrebbero sopravvivere,soprattutto considerando la nostra importanza strategica e permettetemi anche economica.
Il 17 Agosto 2009 alle 18:19 redazione ha scritto:
Non c’è alcuno scontro tra Umberto Bossi e l’Inno di Mameli. A dirlo è il Senatur in persona. A smorzare le polemiche tra il Carroccio e il Pdl, interviene lo stesso Bossi che, intervistato da Sky TG24, attacca i giornali: “Per non parlare dei salari, delle gabbie salariali e della necessità di aumentare i salari” spiega Bossi “si sono inventati che la Lega è contro l’inno italiano. Invece noi siamo per aumentare i salari e chiediamo i salari su base territoriale legandoli al costo della vita”. L’affondo è duro: “I giornali d’estate non vendono per questo fanno qualche forzatura. Ho detto che ero commosso per il fatto che i padani conoscessero benissimo l’inno della Padania Va’ pensiero“. Da lì uno può fare della dietrologia: se cantano Va’ pensiero sono contro Fratelli d’Italia ma non è così”.
Il 18 Agosto 2009 alle 8:52 Zione ha scritto:
Chiaramente va più che bene l’Inno di Mameli ben noto a “tutti e da sempre”; ma prima di cambiare con chissà quale robaccia, per approdare a realtà “indigene e limitate”, in alternativa non dimentichiamoci dell’Inno Sardo che è stato familiare ed amato da molte generazioni di Italiani e parlando di bandiera, c’è quella azzurra del Napoli Calcio, destinata a raggiungere in breve alte mete; per cui sono da tenere presenti …
Il 19 Agosto 2009 alle 12:56 Il premier si sfoga con Chi: “Niente festini solo cene simpatiche” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Che sia in vacanza o no, una cosa è certa. Dalla Sardegna Berlusconi fa il punto. Su tutto. Intervistato da Chi, il premier parla di governo e di alleanze (dopo l’attacco di Bossi all’Inno di Mameli), di privacy (e non solo della sua), di villa Certosa, della salute, dei raporti familiari (con i figli e con Veronica Lario), del gossip e delle critiche manifestate dalla Cei alla sua vita privata. [...]
Il 21 Agosto 2009 alle 12:40 Tutte le spallate della Lega all’Unità . A colpi di dialetto e cibo locale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le spallate della Lega Ma se Pdl e Napolitano pensano all’Unità d’Italia, le spallate contro la manifestazione vengono proprio dagli alleati leghisti. Ha iniziato il fuoco il Senatùr, durante le vacanze ferragostane, dalla sua “residenza estiva” a Ponte di Legno, in Val Camonica. “L’inno di Mameli non lo conosce nessuno, meglio Va’ Pensiero“. Poi tutti gli altri, contro gli sprechi per una manifestazione che, dicono i leghisti, non serve. “Sì a un’opera simbolica, no a mille marchette”, avverte il ministro Roberto Calderoli. “Sarebbe come festeggiare la disunità d’Italia, con il vecchio modo di far politica che ha distrutto il paese”. Sulla stessa linea il capogruppo alla Camera, Roberto Cota. “In un momento come questo vanno evitate le celebrazioni enfatiche e le spese inutili. Altre sono le priorità e le esigenze della gente”. Più conciso l’eurodeputato Mario Borghezio: “La mia ricetta è proprio quella di non spendere una lira“. [...]
Il 27 Agosto 2009 alle 13:44 L’agenda d’autunno del Cavaliere: fitta di impegni da bollino rosso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Gioco di matrioske Ma, come in un gioco di matrioske, questi aspetti ne contengono altri ancora, potenzialmente assai più pericolosi per il Cavaliere e per il governo. La questione immigrati è stato uno dei due veri cavalli di battaglia cavalcati da Umberto Bossi in questo agosto; l’altro sono i salari differenziati tra Nord e Sud. Il resto - la bandiera, l’inno di Mameli, il dialetto nelle scuole e in tv- fa parte del folklore. Sui clandestini, così come sugli stipendi ed in generale sulla “manica larga” dello Stato verso il Mezzogiorno, il capo della Lega sa invece di avere dalla sua parte gran parte degli elettori. A cominciare da quelli di centrodestra. Una carta potenzialmente decisiva da giocare da qui alle Regionali del 2010, vero appuntamento strategico per il Pdl, per i suoi alleati e per Berlusconi stesso. Chiunque abbia seguito Bossi nei suoi spostamenti estivi ha notato che il leader del Carroccio ha concentrato la presenza in Veneto: Ferragosto a Calalzo, all’hotel Ferrovia, un posto da gitanti qualsiasi, con l’immancabile cena assieme a Calderoli e Tremonti. Passeggiate in manica di camicia in lungo e in largo per Pieve di Cadore e per altri paesi minori del bellunese e del trevigiano, trascurati dai vip ma fondamentali per conquistare una regione da 15 anni nelle mani del berlusconiano Giancarlo Galan. [...]
Il 21 Settembre 2009 alle 12:21 » Van De Sfroos: “Difendiamo i dialetti, come gli ambientalisti fanno coi parchi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] d’Italia o Va pensiero, prediletto da Bossi? L’Inno di Mameli non l’ho mai capito. Sia dal punto di vista [...]
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