Mozione che vai e Partito Democratico che trovi. Le primarie per la conquista della segreteria nazionale del maggior partito di centrosinistra italiano sono entrate ormai nel vivo, tra guerre a colpi di sondaggi e pochissimo fair play.
Tre i candidati in campo: l’ex ministro Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino. I pezzi da novanta del Pd hanno affilato i coltelli. Ma le vere primarie, dicono i commentatori più esperti, si giocano nelle segreterie delle regioni e sulla capacità di incrementare il numero di schede degli iscritti che poi andranno a votare (almeno curiosi gli aumenti esponenziali di iscritti nelle ultime settimane in Calabria e Campania).
E accanto alla conquista dei voti (e delle poltrone che contano), c’è, o almeno ci dovrebbe essere, la battaglia delle idee. Insomma, perché votare l’uno piuttosto che l’altro?Â
Panorama.it è andato a spulciare i testi delle tre mozioni (Bersani qui - Franceschini qui - Marino qui), su alcuni dei temi più caldi della politica nazionale. Scoprendo che dietro a tutti e tre si cela uno spettro, quello della politica del “ma anche” di Veltroni che ha portato il Pd sul baratro, e che l’unico a parlare di operai è un ex democristiano.
Il Pd e la vocazione maggioritaria
Ammesso che qualcuno, che non sia un dirigente del Pd, capisca cosa significhi vocazione maggioritaria (più o meno, conservare l’impostazione di Veltroni di un unico partito di centrosinistra, nell’ottica di un sistema bipolare, contrapposto al Pdl) ecco le tre posizioni.
Bersani
“Da soli si può fare poco” recita il titolo della sezione dedicata al Pd nel testo della mozione. Per Bersani & C. “La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perché costruite nella chiarezza, sulla base di vincoli programmatici“. Detto altrimenti, sì all’incuicio con i nemici - amici dell’Idv, con i centristi dell’Udc e con quello che rimane (se ancora esiste) della sinistra radicale.
Franceschini
“Dobbiamo dire con chiarezza che non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose, costruite con l’unico collante del nemico“. No quindi all’antiberlusconismo come unico collante del centrosinistra. “Difenderemo i principi del bipolarismo e dell’alternanza tanto faticosamente conquistati”. E in ultimo una stoccata a Bersani & C. “Non torneremo indietro, ad un centro-sinistra col trattino. Solo ipotizzarlo significa dichiarare fallita l’esperienza del Pd e non avere capito che quello schema non esiste più da tempo nel nostro popolo”.
Marino
Posizione terzista da parte del medico: partito maggioritario, ma anche (!) aperto alle alleanze. “Un partito che abbia un forte respiro maggioritario, che costruisca le proprie alleanze a partire dal proprio profilo e da quello che vuole per il Paese, non in base alla convenienza elettorale o al mero esercizio politicista di cui abbiamo avuto fin troppi esempi in questi anni”. Un giusto mix tra Franceschini e Bersani.
Nord e Sud: il federalismo
Bersani
Le soluzioni proposte dalla Lega piacciono a i bersaniani, che aggiungono l’aggettivo “solidale”. “Il federalismo responsabile e solidale è la rotta da seguire per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Le sfide per l’immediato futuro si chiamano attuazione del federalismo fiscale, razionalizzazione e riforma delle autonomie locali, trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e delle Autonomie“.
Franceschini
Anche dai franceschiniani arriva il “sì” alla riforma federalista dello Stato. “Noi non ci sottrarremo alla possibilità di condividere, anche da subito, con i nostri avversari una riforma che renda più efficace l’azione di governo e il ruolo del parlamento, cominciando dal passaggio ad una sola camera legislativa, con un senato federale ed un conseguente dimezzamento dei parlamentari eletti“.
Marino
Federalismo più soft da parte del medico e aperto alle istanze meridionaliste. “Riprendere e portare a termine il processo di decentramento, per motivi di efficienza economica e di trasparenza politica: maggiore capacità di rappresentanza degli interessi locali, maggiore responsabilizzazione dei politici locali, maggiore possibilità di scelta per gli operatori, maggiore crescita economica (…) Distribuire equamente le risorse tra Sud e Nord. Investire nelle infrastrutture per il Mezzogiorno”.
Immigrati
Bersani
Integrare quelli già presenti, ma regolare i flussi in base all’occupazione. “La stragrande maggioranza degli stranieri è in regola, vive in Italia da anni, spesso svolge un lavoro che noi non vogliamo più fare. A queste persone vanno riconosciuti i diritti civili e politici (…) Sull’immigrazione, abbiamo bisogno di regole chiare che dicano come si fa ad entrare in Italia e a stare in regola, come si incontrano domanda e offerta di lavoro, come si può avere in tempi certi il permesso di soggiorno. I flussi di ingresso devono corrispondere al fabbisogno occupazionale e rendere sostenibile l’inclusione dei nuovi cittadini”.
Franceschini
Il binomio, un po’ stridente, fermezza e accoglienza, caratterizza anche la soluzione di Franceschini & C. “Le risposte sono credibili se sanno coniugare fermezza nel contrasto all’illegalità , da chiunque provenga, con politiche di integrazione sociale e di accoglienza. Nel caso degli immigrati il rispetto della legge va imposto senza discriminazioni ma senza pietismi (…) Cominciando con il contrasto degli ingressi clandestini. Con un dimensionamento più realistico dei flussi. E rafforzando gli accordi bilaterali con i paesi di più forte immigrazione, e con un’azione congiunta dell’intera Unione europea”.
Marino
Integrare chi c’è già e chiudere le porte ai clandestini. “Cittadinanza ai ragazzi stranieri nati in Italia, agli immigrati di seconda generazione, in applicazione del jus soli, per favorire il senso di appartenenza alla loro nuova patria. Combattere e scoraggiare la clandestinità : accordi di riammissione con i paesi d’origine, sistema premiale per chi collabora a farsi identificare, sanzioni credibili e certe, lotta a scafisti e trafficanti, contrasto al caporalato (…) Destinare i Centri d’identificazione e di espulsione esclusivamente agli immigrati non identificati o che resistono all’identificazione, in attesa delle procedure utili ai fini dell’espulsione e per un periodo massimo di 35 giorni“.
Imprese o operai?
Bersani
Il termine “operaio” non viene mai citata nel testo della mozione (un caso?), mentre compare più volte quello di lavoratore e quello di imprese. Al di là della nota di colore, la soluzione Bersani tende alla riforma del welfare con l’introduzione del salario minimo e la ripresa delle liberalizzazioni. “Riformare il welfare vuol dire superare il dualismo del mercato del lavoro aprendo dei processi univoci di inserimento e di stabilità del lavoro; sostenere le famiglie e i loro redditi; introdurre un reddito minimo di inserimento (…) Ma l’obiettivo principale della riforma del welfare consiste nell’innalzare la qualità dei servizi”.
Franceschini
Chi l’avrebbe mai detto che l’ultimo a parlare degli operai fosse un ex democristiano? Il termine compare due volte. Quanto basta. Ma le soluzioni appaiono tutt’altro che di sinistra. “Vogliamo correggere un assetto produttivo e distributivo che ha svalutato in particolare il lavoro operaio e manuale. Per questo serve una politica che da una parte riprenda la lotta all’evasione e all’elusione, dall’altra alleggerisca la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni (…) Ma la tendenza alla disuguaglianza va invertita con proposte attive: pensiamo allo sviluppo della rete, della banda larga, come all’investimento infrastrutturale più importante di questo decennio. Come vettore di crescita e di riduzione delle disuguaglianze territoriali”.
Marino
Anche al medico il termine “operaio” non piace più di tanto. Però si parla tanto di lavoro e di flessibilità . “Flessibilità bilanciata, quindi, è il nostro valore per regolare il mercato del lavoro: contratti a tempo indeterminato che consentano un rapporto continuativo e tendenzialmente stabile con il datore di lavoro“.
- Giovedì 20 Agosto 2009
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Commenti
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Il 20 Agosto 2009 alle 18:10 indigesto ha scritto:
E’uno scontro tra teste d’ulivo, che sono per le ammucchiate, e teste di quercia, per il partitone egemone. I medici ed i magistrati farebbero bene a dedicarsi al loro mestiere!
Il 16 Settembre 2009 alle 1:00 » D’Alema vs Veltroni: tutte le mosse alle primarie dei due (veri) leader del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] hanno fallito, ma non si danno per vinti. Anzi, si contendono ancora la supremazia del partito. Da dietro le quinte, però, mentre sul palcoscenico i due candidati “ufficiali” si trasformano in semplici [...]
Il 21 Settembre 2009 alle 12:03 » Van De Sfroos: “Difendiamo i dialetti, come gli ambientalisti fanno coi parchi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] vuole schierarsi. Ma se fosse del Pd, chi voterebbe tra Franceschini, Bersani e Marino? Franceschini è il candidato che conosco meno, mentre Bersani e Marino mi danno più fiducia. [...]
Il 12 Ottobre 2009 alle 16:17 Pd mangia leader. Bersani (ri)lancia l’Ulivo, ma Veltroni, Rutelli e Prodi mancano - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] nazionale del Partito democratico, che ha visto i tre sfidanti per la segreteria nazionale (Pier Luigi Bersani il favorito, SegreDario Franceschini che vuole il bis e Ignazio Marino l’ou…) salire uno dopo l’altro sul palco per spiegare le ragioni delle rispettive mozioni, mentre [...]
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