Miccichè: Mi faccio un partito. E vedrete che così mi daranno retta

Gianfranco Miccichè

di Andrea Marcenaro

Gianfranco Miccichè vuole fare il partito del Meridione. E ama cucinare. Meglio ancora, adora nutrire le persone. Vedeste come salta tra i fornelli di pasta e polpi e gamberoni nella sua casa sopra Cefalù, località Sant’Ambrogio, per la precisione. Che intanto, come patrono ispiratore di un progetto sudista, un santo propriamente meridionale non si potrebbe dire.
Ma esiste una specie di test. Dite voi se avete mai sentito di qualcuno capace di nutrirsi, o di nutrire generosamente gli ospiti, e valente nello stesso modo nella battaglia politica. Non esiste. Esempi, finché se ne vuole. Bettino Craxi, bulimico con se stesso e con gli altri, è finito come si sa. Marco Pannella, che a vederlo quando s’ingozza resta un piacere, s’è fatto fare le scarpe da Emma Bonino, una che con l’1 per cento, l’1,2 quando esagera, già è satolla. Giuliano Ferrara potrebbe fare il segretario di dieci partiti, se non stesse troppo schiettamente a tavola. Giulio Andreotti, invece lui sì, lui non si nutriva veramente mai. Al massimo sbocconcellava. Un assaggino e un po’ di mal di testa. Un po’ di mal di testa e un assaggino. Cinquecento governi digeriti a stomaco chiuso. Così va la politica che vince. Come perfino i muri sanno, l’onorevole sottosegretario Gianfranco Miccichè, grande mangiatore, grandissimo cuoco, siciliano, anzi palermitano, anzi berlusconiano, anzi berlusconiano della prima ora, si è messo comunque in testa di fondare un partito suo, diverso da quello di Silvio Berlusconi. E mica in un posto da ridere. Dove nacque quella quisquilia chiamata questione meridionale.

Disse una volta un tipo: se un siciliano ti dice prendiamoci un caffè, tutto avrà voglia di fare, farsi vedere al bar con te, scambiare due chiacchiere, invitarti a cena davanti agli altri, evitare qualcuno, guardare le tette della cassiera, qualsiasi cosa, ma l’unica cosa che non gli interessa, puoi star sicuro, è prendere un caffè. La prima lettura non è mai esatta, puoi giurarci. Ricorda chi lo disse?
No.
Lei. Che, se oggi dichiara facciamo il partito del Sud, tutto vuol farci intendere, probabilmente, che desidera più spazio per lei in Sicilia, che ha voglia di bastonare il ministro Giulio Tremonti, o di procurare magari un fastidio alla Lega nord, meno che fare davvero il partito del Sud. La prima lettura non è mai esatta, può giurarci.
La metafora del caffè si riferiva a un linguaggio antico, al modo di parlare tipico dei democristiani. Stagione finita e linguaggio anche. Nei bar di Borgo Nuovo si parla oggi col linguaggio che si usa a Treviso?
No, nei bar di Borgo Nuovo hanno visto quello che hanno fatto gli avventori dei bar di Treviso e gli sta frullando in testa l’idea di copiare un po’ la loro esperienza. Di organizzarsi anche loro un po’. Di contare quel poco a loro volta. Insomma, di difendersi per ripartire. Tra loro, da qui. Che c’è, dà fastidio?
A qualche siciliano del suo partito molto fastidio, a quanto pare. Al presidente del Senato Renato Schifani, per esempio, o al ministro Angelino Alfano.
Non ne voglio parlare.
Ne deve parlare.
Chieda a loro perché sono infastiditi, non lo chieda a me.
Io sono qui con lei.
Allora solo questo: che abbiano invitato il governo a non concedere al Sud i fondi del Fas, perché sarebbero stati spesi male, diciamo che è stato doloroso.
Ma mica del tutto campato in aria.
Del tutto campato in aria.
Scusi, signor sottosegretario, le leggo alcuni titoli usciti oggi sulla cronaca locale dei giornali di Palermo: “Musei, dagli incassi mancano 20 milioni. La regione li chiede ai gestori privati, si apre il contenzioso”. Poi: “L’università approva il bilancio, ma il deficit reale resta un’incognita. Per quantificare il buco bisognerà attendere”. Ancora: “Il sindaco Cammarata: la giunta può aumentare l’Irpef”. E un’ultima cosa: “All’Azienda comunale dei rifiuti il posto fisso viene trasmesso di padre in figlio”. Non sembrerebbe un’eccezione, è la regola.
Lei sta operando una manipolazione.
Mi dispiace, le sto mostrando una fotografia.
Certo che è una fotografia. Se confronta questa foto con quella di ciò che sta succedendo in questo momento in Lombardia, è così. Ma se guardiamo il film degli ultimi 10 anni, risulta clamoroso come il gap sia diminuito e stia tuttora diminuendo. Solo che quel film non ce lo vogliono far vedere, c’è qualcuno che lo nasconde nei cassetti. E tra quel qualcuno c’è la stampa nazionale.
Potrebbe essere leggermente più circostanziato?
Lei è disponibile a lasciarmi circostanziare un po’ di più?
Prego.
Guardi che può risultare noioso.
Prego.
Lungo e noioso.
La prego.
Conosce l’Ocse? Bene. Il capitolo della relazione Ocse 2001, pagina 116, concludeva con un giudizio perentorio sulla gestione degli interventi pubblici nel Mezzogiorno: “Il meccanismo di coordinamento di queste politiche è molto debole e può portare a risultati contraddittori. Monitoraggio e valutazione di queste politiche sono egualmente assai deboli e richiedono di essere drasticamente migliorati”. Morale, un disastro.
Non si dia la zappa sui piedi, onorevole Miccichè.
Le sto proiettando il film, trattenga la pazienza.
Rapporto Ocse del 2003
, due anni dopo: “Nel sistema di governo del Sud c’è stata una radicale trasformazione da una mentalità di contributi a pioggia a vincoli di bilancio rafforzati con un uso efficiente di aiuti pubblici mirati e fondi strutturali comunitari”.
Un passo avanti.
Aspetti. “In conseguenza, tutte le regioni del Sud hanno migliorato i loro sistemi di governo pubblico e la loro performance economica in conformità con il nuovo approccio”. Conclusione: “Come risultato, tutte le regioni del Sud hanno pienamente utilizzato le risorse comunitarie”. E deve ancora portare pazienza.
Perché?
Perché le offro la colonna sonora del film che i giornali e alcune forze politiche, diciamo qualunquisticamente del Nord, tendono a tacitare. Rapporto Ocse del maggio 2005: “In gran parte per effetto delle nuove politiche di sviluppo, il Sud ha registrato negli ultimi anni un più alto tasso di crescita rispetto al Centro-Nord (un record dal dopoguerra), riducendo in misura significativa il divario di reddito pro capite. È la prima volta dagli anni Sessanta che l’accumulazione di capitale, la base essenziale dello sviluppo, è favorevole al Sud”.
Complimenti, adesso basta.
No, me lo consenta, c’è la ciliegina del Fondo monetario internazionale. Che questo dice: “Il nuovo quadro delle politiche per il Sud si è quindi allontanato dalla logica dei sussidi e dagli interventi settoriali… e i risultati segnalano che il contributo alla crescita degli investimenti pubblici è notevolmente aumentato nel Sud, mentre alla fine degli anni 90 tale contributo risultava decisamente inferiore a quello del Centro-Nord”. Contento?
Aspetto che tiri la sua morale. Qual è?
Che per la prima volta, nel silenzio generale, e diciamo pure con un’ostilità palpabile, una classe dirigente meridionale aveva raggiunto risultati straordinari e l’hanno stoppata. E di brutto. Perché?
Perché i soldi sono quelli che sono e se vanno al Sud non vanno al Nord?
Bravo. E tutto nasce in questa legislatura.
Colpa di Berlusconi?
No, Berlusconi ha fatto molto. Credo che abbia più volte immaginato che una cosa come quella che ora stiamo mettendo sul piatto gli fosse utile. E se non avesse ricevuto forti pressioni contrarie, mi avrebbe dato più spazio. Me ne ha dato molto, certo. Ma è il primo a sapere che la nascita del partito del Sud ormai è ineluttabile.
Lo sta facendo dietro sua indicazione?
No, ma senza la sua ostilità, mi pare.
Beh, non è che debba cercarle proprio col lanternino le ostilità nel centrodestra. Tutto nasce in questa legislatura, diceva prima, perché?
Perché, prima, i ruoli consentivano che in qualche modo il Sud pesasse nelle scelte. Meno del necessario, ma un po’ sì. Ora, con il partito unico di centrodestra e una forte Lega schierata come un sol uomo contro il Sud, tutto è saltato.
Lei descrive un Meridione che, se non ci fosse Umberto Bossi, sarebbe l’Eldorado. La questione puzza un po’. L’acqua manca ancora nelle case, i lavori socialmente utili si sprecano, la disoccupazione tocca picchi che sembravano dimenticati: fino al 30 per cento, si dice. Insomma, forse ci sono classi dirigenti migliori in giro. E altrove c’è anche più voglia di spazzare davanti all’uscio della propria casa senza aspettare l’aiuto divino, forse.
Fino a poco tempo fa nelle case di Palermo l’acqua arrivava per quattro ore ogni due giorni. Ora c’è 24 ore al giorno, ovunque. La disoccupazione qualche anno fa era al 25 per cento. Poi è scesa al 12. Ora è cresciuta al 13, non al 30. Chi dice al 30 spara balle sapendo di spararle. Lasciamoli perdere, non c’è niente da fare. Anzi, li faremo neri: noi vogliamo la nostra rappresentanza politica e l’avremo.
Se c’è una cosa che non è mai mancata al Sud è la rappresentanza politica. Ministri da tutte le parti, in tutte le stagioni, con qualsiasi governo. Forse avete niente niente trascurato i territori che vi avevano eletto.
È vero che la politica, al Sud, ha funzionato sempre come un trampolino per volare a Roma. Nostra colpa, storica, questo sì. Il resto sono balle. Noi non abbiamo una rappresentanza reale. Durante il governo Prodi, per la prima volta, non c’è stato nemmeno un ministro siciliano e uno solo era del Sud, un tecnico.
Con Berlusconi non è così, e va ammesso, però un fatto salta agli occhi e resta incontestabile: chi detiene il potere lo gestisce a favore del Nord.
Anche questo rischia di diventare un luogo comune.
Senta, l’Alitalia stava male, bisognava tagliare delle tratte. Quali? Bari-Milano, Catania-Roma, Napoli-Torino. Era giusto? Non so, certo che veniva facile. Se alle Ferrovie dello Stato i poteri decisionali sono nordisti, ricevono pressioni dai loro. Se all’Anas è lo stesso, si propone il raddoppio della Milano-Bergamo. È vitale? Non ne dubito. Vuole che le snoccioli una trentina di opere vitali per il Sud? Ne vuole una cinquantina?
La Lega vi provoca dei complessi divoranti.
Tutt’altro. La Lega ci stimola a copiarla. La Liga veneta nacque quando il pil della sua regione era da ridere. Quando è cresciuto, il suo peso politico è cresciuto più che in proporzione. Noi oggi siamo cresciuti, vogliamo fare come la Liga. Non ci stiamo più, in Europa, a che l’Italia faccia accordi sulle quote latte barattandole nero su bianco con un disimpegno sulla pesca del tonno, che per noi è ricchezza.
Mi faccia i nomi di quattro dirigenti del futuro partito del Sud.
Il partito non c’è, niente nomi. Il nostro dirigente tipo sarà giovane, curioso, libero, assomiglierà a quello di Forza Italia quando nacque.
Beh, pari pari le caratteristiche peculiari di Raffaele Lombardo.
Mi viene da ridere. Alcuni avevano voluto Lombardo contro Miccichè perché pensavano che Lombardo avrebbe rappresentato la continuità col passato. E cosa ti ha combinato il continuatore col passato? Le leggi sulla sanità e sulla burocrazia. Due bombe atomiche. Fatte bene? Male? Non lo so. In ogni caso il segnale, devastante, era la fine della festa. Giù le mani, stop: sulla sanità d’ora in poi si risparmiava. Le ha viste le reazioni? Dia retta a me. Sarà stato anche un fottutissimo democristiano, Raffaele Lombardo, ma è un rivoluzionario. E di rivoluzionari noiabbiamo bisogno.
Non lo farete mai questo partito.
Che vogliamo farlo, non dubiti. Che ne siamo capaci, non so.
Avete dei sondaggi in mano?
Qualcosa. L’ultimo parla del 50 per cento dei siciliani a favore e dell’8 per cento sul territorio nazionale.
Pensate di federarvi al Pdl?
Certo. Non riuscirei a capire un atteggiamento ostile del centrodestra. Per quanto se ne vedano i segnali.
Si rende conto che sta quasi proponendo un’altra specie di primavera di Palermo, ma in grande, estesa a
tutto il Sud? Si rende conto che si trattò della più planetaria presa in giro di tutti i tempi?

Vero. Non abbiamo in mente niente del genere. Ma non trascuri il fatto che anche quella cosa, a prescindere dal merito, diede una specie di scossa.
I tempi della politica vanno veloci. Non potrete tenere la vostra creatura a bagnomaria per troppo tempo. Diventerebbe una caricatura.
Vedrà che le sorprese supereranno l’immaginazione.
Intanto Berlusconi si mette alla testa di quello che ha definito il nuovo rooseveltismo per il Sud.
E ne siamo felici.
Mentre la Lega parla di nuove gabbie salariali.
E ne siamo infinitamente infelici.
E Berlusconi fa l’occhiolino alla Lega.
Una volta Berlusconi mi disse: “Gianfranco, sai qual è la differenza tra te e Bossi? Che Bossi ha un partito e tu no”. Proveremo a colmare la lacuna.
Il banco di prova fatale?
Non potranno che essere le prossime elezioni politiche.
Campa cavallo…
Proveremo a campare anche noi.
Forza, Miccichè, mi dica che è tutto uno scherzo.
È la roba più seria che io riesca a immaginare.
Sarà serissima. Le faccio soltanto presente che in un’intera intervista, lunghissima, lei non ha nominato una volta calabresi, pugliesi, campani e quant’altro. Solo siciliani.
La parte per il tutto. Ma lavoreremo insieme.
Le ricordo poi l’obiezione iniziale: i generosi col cibo perdono in politica.
Berlusconi fa eccezione, nutre e si nutre.
È un’eccezione, appunto.
Con me faranno due.
Lombardo è una buona forchetta?

Commenti

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Il 21 Agosto 2009 alle 18:53 nhico ha scritto:

La regione siciliana è una macchina mangiasoldi. Un’istituzione famelica che per mantenersi in piedi divora la Sicilia e tiene a stecchetto i siciliani. Tutti quei siciliani, ovviamente, che non dipendono dalla regione o da uno dei mille e un carrozzone che fanno capo alla regione. Però questa pianta dei tanti privilegi per chi riesce a trovare riparo sotto i suoi rami munifici, siano essi dipendenti o eletti dal popolo, i padreterni della politica locale invece di pensare seriamente a potarla, continuano a chiedere acqua al governo centrale per poterla innaffiare. L’accetta, si sa, è nemica del clientelismo. E’ meglio, molto meglio, ingrassarla per sempre più creare ombra per nuovi parenti e amici. Questo fino ad oggi. Ora, però, il sottosegretario Miccichè, che quella macchina conosce bene avendola direttamente guidata dall’alta poltrona di Presidente dell’Assemblea, salta il Rubicone, e, volutamente, scimmiottando Bossi, dice di essere sempre deciso a fondare un nuovo partito. Un partito del sud da contrapporre al partito dal nord. Bene. Il meridione, e la Sicilia in modo particolare, storicamente, contrariamente a quanto i leghisti affermano, ha dovuto cedere alla prepotenza del settentrione. E mentre la parte alta dello Stivale progrediva potendo sempre restare attaccata alle mai avare mammelle dello Stato, al sud andava soltanto l’ illusione di un traguardo non facile da raggiungere, ma possibile. A dirlo, non sono i meridionali, ma gli indici economici e produttivi (anche quelli civili, scuole, biblioteche, ospedali e autostrade e ferrovie). Tuttavia, resto dell’avviso che più che di un nuovo partito la Trinacria ha bisogno di rigore morale. E’ quello che l’onorevole Miccichè deve predicare. Non senza prima sbracciarsi per metterlo in atto.

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