Innse: la versione di Genta, il padrone cattivo

La fabbrica della Innse

Silvano Genta è l’ormai ex proprietario della Innse, l’azienda metalmeccanica milanese “salvata” dai quattro operai e un sindacalista che sono rimasti otto giorni sopra una gru per impedire lo smontaggio dei macchinari, la loro vendita e la conseguente chiusura della fabbrica.
Genta è il padrone “cattivo”, quello che secondo la vulgata puntava solo a fare cassa. Alla fine è stato costretto a cedere l’impresa al gruppo Camozzi di Brescia, al padrone buono che già parla di piano industriale e grandi prospettive future. Panorama incontra l’imprenditore, che ha altre aziende attive nel settore delle macchine utensili, nello studio milanese del suo legale, l’avvocato Giambattista Lomartire.

Come sta adesso, signor Genta?
Sono deluso. Solo contro il mondo. Tutti che mi attaccano, però io ho sempre cercato di fare del bene.
Ha letto i giornali? Che sensazioni prova davanti alla beatificazione degli operai?
Che non esiste lo Stato. Le istituzioni non sanno che pesci pigliare e fanno cantare vittoria a cinque signori senza scrupoli imbevuti di ideologia. Sembra di vivere nel Sessantotto.
Fa ancora il cattivo…
Sono usati dalla politica per raggiungere altri obiettivi, finanziari e speculativi.
Sia più chiaro.
Mi chiedo perché non mi abbiano mai dato a prezzo di mercato, come ho chiesto, quell’immobile che ora l’Aedes cede a Camozzi a un prezzo simbolico. Perché?
Perché?
Lo chiedo a voi, all’opinione pubblica, ai politici. Ho tenuto almeno dieci riunioni in comune e mi è sempre stato detto che non si poteva fare nulla. Ora in due giorni si stravolge il polo Rubattino, si fa la variante al piano regolatore sui terreni e si regala tutto a Camozzi.
Forse perché ha un progetto di impresa. Lei, dicono, puntava a chiudere e intascare.
Un piano industriale in soli due giorni? Camozzi non ha ancora visto nulla dal di dentro. Mi viene il dubbio che della situazione aziendale non gliene importi niente. Ha altri scopi. Certamente se gli regalano tutta l’area di Rubattino qualcosa si inventerà. Poi ha detto che farà lavorare subito dieci persone e metterà gli altri in cassa integrazione per due anni.
Perché non ci ha provato lei a trovare una soluzione diversa dallo smantellamento? Non era certo un’azienda decotta.
Ma cosa sta dicendo? L’Innse ha sempre e solo prodotto perdite in presenza di oneri gestionali pesantissimi. Quando l’ho comprata, nel 2006, era in amministrazione controllata. Nell’accordo di programma sottoscritto con le istituzioni era previsto che io assumessi tutti e 53 i lavoratori rimasti in organico e delocalizzassi la produzione nell’arco di tre anni.
Invece che cosa è successo?
La provincia si sarebbe dovuta fare carico della riqualificazione del personale. Di questo quasi la metà sono impiegati. Da scrivania. Li ho pagati anche se non mi servivano e non li potevo far lavorare.
Difficile pensare che qualcuno l’abbia costretta.

Alla Innse i delegati sindacali sono abituati a dettare legge. Non si può mettere una macchina nuova al posto della vecchia. Non si può assumere personale più specializzato e ricollocare chi non è adatto. Mettono il veto su tutto. Anche sul trasloco, che pure era fondamentale, tanto da essere previsto negli accordi iniziali.
Lei in pratica sta dicendo che non era padrone in casa sua.
Ero con le mani legate. Ci ho rimesso un mucchio di soldi. Quando hanno occupato la fabbrica in autogestione, hanno prodotto commesse per 50 mila euro. Io però mi sono trovato addebitate spese per energia, gas e altro per circa 600 mila euro. Ho tirato la carretta per due anni e mezzo rispettando gli impegni.

Silvano Genta

Poi ha deciso di chiudere.
Cessare l’attività è un diritto garantito dalla Costituzione. Soprattutto quando non sta in piedi. Chiudono aziende con migliaia di persone e non se ne parla.
Anche chi ha un lavoro difende un diritto sancito dalla Carta.
Dei 49 operai rimasti, 26 sarebbero andati in pensione direttamente dalla mobilità. A 14 avevamo trovato un impiego in Lombardia con le stesse mansioni e lo stesso stipendio. Mi hanno detto: noi siamo pagati per stare qui a fare casino. Gli altri nove sarebbero stati ricollocati dalla provincia. Sono quelli che trovate in tutte le grosse proteste di questi ultimi anni, a partire dall’Alfa Romeo fino alla Lancia Desio. Sempre loro. Sempre stabilimenti chiusi.
Forse il trasferimento comporta dei costi, economici e non solo.
No, la verità è che sono accecati dall’ideologia. Seguono il capo carismatico e fanno quello che dice lui.
E chi sarebbe il capo?
Vincenzo Acerenza (uno dei cinque che hanno passato otto giorni sulla piattaforma, ndr).
Prossimo alla pensione, fra l’altro. Quali obiettivi può avere?
Quello che non piace a lui non si fa e basta. Sempre no, sempre contro il padrone. Sembra di vivere in un’altra epoca. Intanto lui e gli altri forse prendono l’Ambrogino d’oro.
E lei, che le piaccia o no, in questa vicenda ha il ruolo del cattivo.
Non sono cattivo. Accetto le condizioni, auguro il meglio a questi signori. Fra due anni ci ritroviamo.
Perché fra due anni?

Vedremo i risultati.
Intanto lei aveva comprato la fabbrica per 700 mila euro e dalla cessione incassa oltre 3 milioni.
Abbiamo investito circa 7 milioni, lasciati sul campo. Adesso ci chiedono macchinari a prezzi in perdita.
Uno se l’è tenuto stretto. Perché?
Un mio cliente ha preso impegni e non può più rinunciarvi.
C’è qualcosa che si rimprovera in tutta questa vicenda?
Col senno di poi avrei dovuto stare dentro fino a che le macchine non fossero state trasferite agli acquirenti. Mi sono fidato delle istituzioni. Ho sempre eseguito le istruzioni, fino all’ultimo giorno. Ci sono state molte parole d’onore non mantenute.
Sta dicendo che lei è una vittima?
Di più. Su quella piattaforma ci sarei dovuto salire io. Spodestato di tutti i diritti. Ho subito danni morali incalcolabili.
In effetti non ne esce bene.
Io sono sereno, ho fatto tutto in buona fede. Non ho mai usato violenza, l’ho sempre evitata, solo subita. Tanta.
Anche là dentro?
Psicologica, fisica… di tutti i colori.
Che uomo è Silvano Genta?
Vengo dalla campagna piemontese. Sono un operaio della Olivetti che ha fatto un percorso senza danneggiare nessuno.
Che fa nel suo tempo libero?
Sto in campagna tra gli animali, con la mia famiglia. Ho una moglie da 40 anni e due figli. Hanno una loro aziendina e mi danno una mano.
Che cosa insegna loro?
Sincerità, trasparenza e lealtà. Senza questi valori non sarebbero miei figli.

Commenti

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Il 21 Agosto 2009 alle 21:29 Zione ha scritto:

Al mio caro sumà bogianen ed Emerito Ciuccio Ciucc; alias Enrico Fumagalli, di ritorno per breve licenza (in prova e sotto controllo medico) dal Gerontocomio dove attualmente lo curano per Titanico Rimbambimento, voglio esprimere il mio compiacimento per la ritrovata forma di composizione delle solite Pallose Litanie, a cui ci stavamo affezionando e di cui si cominciava a sentirne la mancanza.

Vorrei anche ricordargli rispettosamente di essere più attento quando si riferisce al Silvio nazionale, perché questi è un uomo che proviene dal Lavoro e fra le tante opere buone compiute, è anche un Benemerito della Baggina; il meritorio Ospizio dei Poveri Vecchi, dove a distanza di qualche anno lo stesso Berlusconi ha fatto due donazioni di TASCA PROPRIA di Cinquecentomila Euro l’una; pertanto se il bravo Enri dovesse aver bisogno di essere ricoverato, basta che lo faccia sapere e così, raccomandandoci alla benevolenza del Papy, sempre disponibile ai bisognosi, cerchiamo di fargli dare una spinta a dietro.

Ho dato un’occhiata in giro su quello che tu e i tuoi degni compari gaglioffi e lestofanti, scrivete continuamente e con diabolica cattiveria contro quel Gigante del Cavaliere, nostro Grande Presidente del Consiglio, tanto invidiatoci da molti e che il vostro livore appella vigliaccamente col nomignolo “Il nano”; per quanto superi di una spanna, molti di voi.

Ho riflettuto parecchio e ho chiesto lumi anche al Dottore della testa, che ti cura; per cui sono giunto alla triste conclusione che un odio così feroce, specie da parte tua, si può spiegare solo col fatto che forse ti è rimasto qualche doloroso ricordo di gioventù da parte di qualche nano che ti ha fatto un brutto scherzo da prete e che malgrado gli anni trascorsi, ti duole ancora terribilmente.

Scusa ma è colpa tua, se ignoravi una notizia del genere, perché si è sempre saputo che i nani sono dotati di grossa e robusta fava asinesca; per cui se dovesse capitarti una nuova frequentazione del genere, la prossima volta basta chiedere consiglio a Biancaneve e vedrai che così ti salverai dalle pene dell’Inferno, almeno su questa terra e non dimenticare le spugnature con acqua fredda, almeno così avrai un rinfrescante sollievo, per cui spero che in seguito ci romperai meno i totani (i marrun, i molluschi … e pall). Cerea neh !

Il 22 Agosto 2009 alle 12:35 indigesto ha scritto:

Scontro tra punti di vista. Magari eccessivi, come lo è del resto tutta la nostra poludica: è un vizio del nostro paese. Non ci conviene il bipartitismo, o il bipolarismo che dir si voglia, chè sempre in rissa va a finire! Anche la beatificazione e la demonizzazione del Cavaliere sa di Guelfi e Ghibellini. Avrà senz’altro dei meriti, che andrebbero però riconosciuti a tanti altri, e parimeneti dicasi per le colpe. Considerarlo l’unico santo o l’unico demonio è a tutto discapito della nostra intelligenza! Ma, si sa, gli amori e gli odi viscerali, a scatenarli ci pensano i furbi. E’ una malapianta costantemente innaffiata e spesso concimata con materiale organico dai media nonchè da chi fa poludica per passione, riempiendosi le tasche a spese dei polli di Renzo! Semplicistico vien da dire. Il guaio è che sono le cose semplici quelle che ci vengono sempre accuratamente nascoste! Per restare in argomento, se c’è del vero in quel che dice l’intervistato penso che vi sia materia per un’indagine giudiziaria. Di quella Giustizia, che, in un Paese che dicono tra i più corrotti al mondo, non può non avere le sue colpe! Statevi bene, cuccioloni.

Il 26 Agosto 2009 alle 19:05 Lo sciopero non basta più, la lotta operaia si fa in cima alle gru. Così la Innse ha fatto scuola » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tutto è cominciato alla Innse, fabbrica metalmeccanica milanese che sfornava anni fa la mitica Lambretta. Il 4 agosto cinque operai stavano partecipando alla protesta contro la chiusura dello stabilimento. Poi a uno di loro è venuta un’idea: salire sul carroponte a 17 metri d’altezza. E lo hanno fatto sul serio. Con viveri e bottiglie d’acqua sono stati lì per ben otto giorni. Sono scesi pochi giorni prima di Ferragosto, quando l’azienda è stata venduta da Silvano Genta al gruppo Camozzi che ha assicurato la continuazione dell’attività (e dei posti di lavoro). Insomma, un braccio di ferro vinto dagli operai con una protesta dura e, soprattutto, ”mediatica” (con tanto di gruppo di sostegno su Facebook). Il caso ha fatto scuola. Ovviamente. E così nel mese di agosto le proteste in stile Innse si sono moltiplicate in tutt’Italia. E quasi sempre con la vittoria degli operai, che minacciano di buttarsi giù. [...]

Il 2 Settembre 2009 alle 12:36 In mutande, in catene, sul tetto: protesta l’Italia dei precari della scuola » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Drammatica o ironica, dura o provocatoria. Di sicuro, più spettacolare: dal Nord al Sud d’Italia si salda e si scalda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore. Quasi a voler dire, promettere, che quello che verrà sarà un autunno caldo, difficile e lungo. A Roma docenti in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, dinanzi il liceo Newton; a Milano incatenti sulla porta dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato), a Benevento sette insegnanti sul tetto dell’ex provveditorato con lo striscione: “Come gli operai dell’Innse, fino a quando non avremo risposte“. È la protesta dei precari della scuola, anche se tengono a sottolineare che in molti, precari, lo sono diventati con i tagli e i conseguenti accorpamenti delle classi. Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi. Precari e supplenti milanesi che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: “il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia”. A Torino, il sit in si è svolto davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione. A manifestare un gruppo di genitori e alcuni sindacalisti. Al centro dell’iniziativa il problema delle risorse assegnate alle scuole: un taglio, secondo i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, di 1800 posti nelle graduatorie per l’insegnamento e di 600 addetti tecnico-amministrativi per l’anno scolastico 2009-2010 in Piemonte. Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. “Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali” ha rassicurato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino. E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Maretdì primo settembre è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che “Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi”. Fermento pure in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all’ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell’isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro. A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del ‘97, cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo. I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. “Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Ora” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima “la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva”. [...]

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