
La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento.
Nell’inchiesta della procura sulla sanità regionale un filone importante è rappresentato dal presunto inquinamento ambientale e dal business dei rifiuti.
L’indagine della pm antimafia Désirée Digeronimo è partita da Altamura (Bari), ascoltando le telefonate di Carlo Dante Columella, 65 anni, sponsor elettorale dell’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e dello stesso Vendola, oltre che imprenditore specializzato nello smaltimento dei rifiuti. Per Columella gli investigatori ipotizzano i reati di associazione per delinquere e corruzione, presunta gestione non autorizzata dei rifiuti e un loro traffico illecito. Gli inquirenti hanno avviato controlli sulla sua discarica in contrada Le Lamie, che invece dei previsti 900 mila metri cubi di spazzatura è arrivata a contenerne il doppio e oggi è chiusa. Una montagna di rifiuti su cui indagano i carabinieri del Noe e un consulente della procura.
L’imprenditore nel 2006 era stato arrestato su richiesta del tribunale di Trani, insieme con altre 12 persone, accusato fra l’altro di avere inquinato una falda acquifera. Però due anni dopo è stato assolto (oggi è in attesa dell’appello). Le sue attività quindi procedono, grazie ad appalti per la gestione e il trattamento dei rifiuti urbani.
Di questa attività si occupa la sua Tradeco, che in alcune aree pugliesi agisce in associazione temporanea d’impresa (Ati) con il “consorzio stabile di gestioni ambientali” Cogeam.
Ne è presidente, e socio al 48 per cento, tramite la Cisa spa, Antonio Albanese, 46 anni. Un’altra quota del 51 per cento fa capo alla Marcegaglia spa. Va sottolineato che nessun dirigente di questo gruppo risulta coinvolto nell’inchiesta di Digeronimo.
L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni; il pm ha iscritto sul registro degli indagati Albanese, i due progettisti, Carmine Carella e Nicola Trentadue, e l’ex dirigente regionale del settore ecologia (oggi trasferito alla programmazione e finanza) Luca Limongelli, quest’ultimo accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Attualmente la struttura non è più sotto sequestro, per le accuse deciderà il gip.
Tutti questi impianti funzionano bruciando cdr e sono costruiti e consegnati chiavi in mano dall’Euroenergy group srl (presidente Garavaglia), anch’essa controllata dalla famiglia Marcegaglia.
L’unico “inceneritore” pubblico è quello di Taranto. “La precedente giunta ne aveva previsti tre” ricorda il consigliere regionale del Pdl Rocco Palese “ma il presidente Vendola, quando è arrivato, ha detto che erano troppi e che la Puglia rischiava di diventare la pattumiera d’Italia, così ne ha cancellati un paio. Successivamente ne ha autorizzati tre, tutti privati”.
Pierfelice Zazzera, medico e parlamentare dell’Idv, afferma: “Da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati un forte controllo pubblico nella gestione dei rifiuti, che è stata invece affidata a una sorta di monopolio privato”.
L’incarico non riguarda solo i termovalorizzatori ma anche la “gestione unitaria” dei rifiuti urbani, comprese la raccolta differenziata e la produzione di ecoballe (prevista entro questo novembre in quattro siti). Delle dieci gare del 2004 promosse dal commissario straordinario Raffaele Fitto con fondi europei, il successore Vendola ha confermato solo sei aggiudicazioni, in altrettanti bacini di utenza (tre in provincia di Lecce, due a Bari, uno a Foggia). Gli appalti sono stati tutti vinti dal consorzio specializzato Cogeam che ha superato 84 ricorsi davanti a tar e Consiglio di Stato. In tre zone al consorzio è associata la Tradeco della famiglia Columella. Oltre che nelle province di Lecce e Foggia, a Spinazzola, borgo della Murgia barese.
Qui la discarica è stata progettata nei pressi di un sito archeologico (in località Grottelline) dove sono stati scoperti resti neolitici e una chiesa rupestre. Di conseguenza il pm della procura di Trani Michele Ruggiero ha posto sotto sequestro l’area. La procura ha iscritto sul registro degli indagati, come a Modugno, Albanese, Carella e Limongelli, quest’ultimo con l’accusa di avere “falsamente” indicato come destinata a verde una parte di cava occupata dalla discarica.
Nel novembre 2008 dai computer della Regione Puglia sono spariti i dati necessari alla valutazione d’impatto ambientale di Spinazzola. Zazzera ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Subito dopo un vicepresidente della Confindustria ha telefonato a un importante esponente del mio partito per chiedere chiarimenti sulla vicenda” sostiene il deputato.
Il gruppo Marcegaglia commenta con fermezza, attraverso l’ingegnere Garavaglia, le accuse di politici e comitati locali: “Siamo ovviamente attenti alle indagini che riguardano le nostre iniziative, ma non mi risultano coinvolgimenti nel caso dell’inchiesta di Bari”. E per quanto riguarda la discarica di Spinazzola e il termovalorizzatore di Modugno? “Si tratta di situazioni in via di chiarimento, tuttavia è preferibile non parlare di indagini in corso” risponde il manager.
Garavaglia, visti i comuni impegni di lavoro, è in compagnia di Albanese. E il socio annuncia di attendere serenamente le decisioni dei magistrati: “Il sito per la discarica di Spinazzola era stato individuato dal commissario straordinario per i rifiuti. La sovrintendenza archeologica ha dato parere favorevole alla discarica e noi non abbiamo certo fornito falsa documentazione”.
Albanese è coinvolto in un’indagine della Guardia di finanza su una presunta frode. La Aleco srl (secondo la camera di commercio l’impresa appartiene al gruppo Albanese, lui assicura di avere ceduto le quote, seppure in via preliminare, mentre Garavaglia ne è stato consigliere) avrebbe percepito finanziamenti pubblici non dovuti. “Si è parlato di molti milioni di euro, invece il contributo in questione è di 1,8 milioni, di cui solo 700 mila a fondo perduto, e non credo proprio ci siano state irregolarità ” replica Albanese.
Di fronte a tutte queste vicende, Garavaglia, accento e stile laborioso lombardi, resta imperturbabile: “Queste società sono state scelte perché erano autorizzate a fare un certo tipo di lavoro. In ogni caso le vicende giudiziarie di cui si parla sono iniziate dopo che abbiamo partecipato alle gare, dove nessuno ha sollevato obiezioni sui nostri soci e alleati, anche se, immagino, ci sono stati controlli rigorosi”. Poi aggiunge: “Certo il mondo dei rifiuti è un po’ difficile e non solo al Sud: questo è un dato di fatto”.
- Mercoledì 2 Settembre 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 3 Settembre 2009 alle 8:23 Puglia: si allargano le inchieste. Dopo sanitopoli arriva rifiutopoli ha scritto:
[...] Le inchieste sulla sanità pugliese stanno distruggendo il centrosinistra in Puglia (Vendola perchè non si dimette?) e ogni giorno escono nuovi filoni. Ora sta per arrivare anche Rifiutopoli La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento. [...]
Il 3 Settembre 2009 alle 14:43 fercas ha scritto:
Il buon Nichi ha scritto sì alla Procura della repubblica dicendo che insomma non era il caso ma, a quanto sembra, non c’è il caso ma i casi!!! Chi di Escort ferisce di Escort perisce ha detto qualcuno!!! Ma insomma perchè i P.M. di turno non cominciano ad ingabbiare qualcuno utilizzando il metodo Di Pietro? (quando hai qualcosa da dire chiamami e ti libero!), si farebbe molto in fretta a chiudere le indagini con notevoli risparmi di uomini e mezzi!!! A proposito, che fine ha fatto l’inchiesta su Del Turco? Tutto insabbiato? Domando. Cordialità .
Il 3 Settembre 2009 alle 17:34 nhico ha scritto:
Che cose strane succedono in Puglia. In altre parti d’Italia basta che un manufatto antico qualsiasi si affaccia alla luce del sole e tutto viene arrestato. Fermato. Bloccato. Per l’eternità . Ma in Puglia, chi sa per quale miracoloso evento, quella sovrintendenza archeologica ha dato parere favorevole addirittura per l’apertura di una discarica. Ma così va il mondo: c’è chi può e chi non può. Ma non pensate a Nichi Vendola. Lui scrive solo poesie. Di tutti gli intrallazzi che succedono lì, lui non sa proprio niente. Non ha proprio niente da spartire. Così dal governatore di quella regione, al massimo ci si può aspettare un altro azzeramento della giunta. E la promessa che farà lo stesso al prossimo scandalo.
Il 3 Settembre 2009 alle 19:58 Puglia: questo è un business che puzza - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] Puglia: questo è un business che puzza Puglia: questo è un business che puzza Panorama.it - Italia La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento. Nell’inchiesta della procura sulla sanità regionale un filone importante è rappresentato dal presunto inquinamento ambientale e dal business dei rifiuti. L’indagine della pm antimafia Désirée Digeronimo è partita da Altamura (Bari), ascoltando le telefonate di Carlo Dante Columella, 65 anni, sponsor elettorale dell’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e dello stesso Vendola, oltre che imprenditore specializzato nello smaltimento dei rifiuti. Per Columella gli investigatori ipotizzano i reati di associazione per delinquere e corruzione, presunta gestione non autorizzata dei rifiuti e un loro traffico illecito. Gli inquirenti hanno avviato controlli sulla sua discarica in contrada Le Lamie, che invece dei previsti 900 mila metri cubi di spazzatura è arrivata a contenerne il doppio e oggi è chiusa. Una montagna di rifiuti su cui indagano i carabinieri del Noe e un consulente della procura. L’imprenditore nel 2006 era stato arrestato su richiesta del tribunale di Trani, insieme con altre 12 persone, accusato fra l’altro di avere inquinato una falda acquifera. Però due anni dopo è stato assolto (oggi è in attesa dell’appello). Le sue attività quindi procedono, grazie ad appalti per la gestione e il trattamento dei rifiuti urbani. Di questa attività si occupa la sua Tradeco, che in alcune aree pugliesi agisce in associazione temporanea d’impresa (Ati) con il “consorzio stabile di gestioni ambientali” Cogeam. Ne è presidente, e socio al 48 per cento, tramite la Cisa spa, Antonio Albanese, 46 anni. Un’altra quota del 51 per cento fa capo alla Marcegaglia spa. Va sottolineato che nessun dirigente di questo gruppo risulta coinvolto nell’inchiesta di Digeronimo. L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni; il pm ha iscritto sul registro degli indagati Albanese, i due progettisti, Carmine Carella e Nicola Trentadue, e l’ex dirigente regionale del settore ecologia (oggi trasferito alla programmazione e finanza) Luca Limongelli, quest’ultimo accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Attualmente la struttura non è più sotto sequestro, per le accuse deciderà il gip. Tutti questi impianti funzionano bruciando cdr e sono costruiti e consegnati chiavi in mano dall’Euroenergy group srl (presidente Garavaglia), anch’essa controllata dalla famiglia Marcegaglia. L’unico “inceneritore” pubblico è quello di Taranto. “La precedente giunta ne aveva previsti tre” ricorda il consigliere regionale del Pdl Rocco Palese “ma il presidente Vendola, quando è arrivato, ha detto che erano troppi e che la Puglia rischiava di diventare la pattumiera d’Italia, così ne ha cancellati un paio. Successivamente ne ha autorizzati tre, tutti privati”. Pierfelice Zazzera, medico e parlamentare dell’Idv, afferma: “Da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati un forte controllo pubblico nella gestione dei rifiuti, che è stata invece affidata a una sorta di monopolio privato”. L’incarico non riguarda solo i termovalorizzatori ma anche la “gestione unitaria” dei rifiuti urbani, comprese la raccolta differenziata e la produzione di ecoballe (prevista entro questo novembre in quattro siti). Delle dieci gare del 2004 promosse dal commissario straordinario Raffaele Fitto con fondi europei, il successore Vendola ha confermato solo sei aggiudicazioni, in altrettanti bacini di utenza (tre in provincia di Lecce, due a Bari, uno a Foggia). Gli appalti sono stati tutti vinti dal consorzio specializzato Cogeam che ha superato 84 ricorsi davanti a tar e Consiglio di Stato. In tre zone al consorzio è associata la Tradeco della famiglia Columella. Oltre che nelle province di Lecce e Foggia, a Spinazzola, borgo della Murgia barese. Qui la discarica è stata progettata nei pressi di un sito archeologico (in località Grottelline) dove sono stati scoperti resti neolitici e una chiesa rupestre. Di conseguenza il pm della procura di Trani Michele Ruggiero ha posto sotto sequestro l’area. La procura ha iscritto sul registro degli indagati, come a Modugno, Albanese, Carella e Limongelli, quest’ultimo con l’accusa di avere “falsamente” indicato come destinata a verde una parte di cava occupata dalla discarica. Nel novembre 2008 dai computer della Regione Puglia sono spariti i dati necessari alla valutazione d’impatto ambientale di Spinazzola. Zazzera ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Subito dopo un vicepresidente della Confindustria ha telefonato a un importante esponente del mio partito per chiedere chiarimenti sulla vicenda” sostiene il deputato. Il gruppo Marcegaglia commenta con fermezza, attraverso l’ingegnere Garavaglia, le accuse di politici e comitati locali: “Siamo ovviamente attenti alle indagini che riguardano le nostre iniziative, ma non mi risultano coinvolgimenti nel caso dell’inchiesta di Bari”. E per quanto riguarda la discarica di Spinazzola e il termovalorizzatore di Modugno? “Si tratta di situazioni in via di chiarimento, tuttavia è preferibile non parlare di indagini in corso” risponde il manager. Garavaglia, visti i comuni impegni di lavoro, è in compagnia di Albanese. E il socio annuncia di attendere serenamente le decisioni dei magistrati: “Il sito per la discarica di Spinazzola era stato individuato dal commissario straordinario per i rifiuti. La sovrintendenza archeologica ha dato parere favorevole alla discarica e noi non abbiamo certo fornito falsa documentazione”. Albanese è coinvolto in un’indagine della Guardia di finanza su una presunta frode. La Aleco srl (secondo la camera di commercio l’impresa appartiene al gruppo Albanese, lui assicura di avere ceduto le quote, seppure in via preliminare, mentre Garavaglia ne è stato consigliere) avrebbe percepito finanziamenti pubblici non dovuti. “Si è parlato di molti milioni di euro, invece il contributo in questione è di 1,8 milioni, di cui solo 700 mila a fondo perduto, e non credo proprio ci siano state irregolarità” replica Albanese. Di fronte a tutte queste vicende, Garavaglia, accento e stile laborioso lombardi, resta imperturbabile: “Queste società sono state scelte perché erano autorizzate a fare un certo tipo di lavoro. In ogni caso le vicende giudiziarie di cui si parla sono iniziate dopo che abbiamo partecipato alle gare, dove nessuno ha sollevato obiezioni sui nostri soci e alleati, anche se, immagino, ci sono stati controlli rigorosi”. Poi aggiunge: “Certo il mondo dei rifiuti è un po’ difficile e non solo al Sud: questo è un dato di fatto”. __________________ Scalfari (30 marzo 2008) "Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci" [...]
Il 5 Settembre 2009 alle 17:53 Pol.org » Blog Archive » Puglia: dopo Sanitopoli pronta a scoppiare anche Rifiutopoli ha scritto:
[...] Le inchieste sulla sanità pugliese stanno distruggendo il centrosinistra in Puglia (Vendola perchè non si dimette?) e ogni giorno escono nuovi filoni. Ora sta per arrivare anche Rifiutopoli La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento. [...]
Il 29 Gennaio 2010 alle 18:46 Operazione D. Come si è tentato di incastrare Berlusconi attraverso la D’Addario - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] entropia velenosa. E così l’inchiesta D’Addario-fughe di notizie si mescola con quella sulle tangenti nella sanità : un procedimento in cui, dopo gli arresti di metà gennaio, fra gli altri, dell’avvocato Lea [...]
Il 30 Gennaio 2010 alle 3:27 OPERAZIONE D’ADDARIO: “SELEZIONATA PER INCASTRARE SILVIO” « Freedom ha scritto:
[...] entropia velenosa. E così l’inchiesta D’Addario-fughe di notizie si mescola con quella sulle tangenti nella sanità : un procedimento in cui, dopo gli arresti di metà gennaio, fra gli altri, dell’avvocato Lea [...]
Il 8 Ottobre 2010 alle 19:10 Nichi Vendola e quegli impianti targati Marcegaglia ha scritto:
[...] “L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria”, scriveva tempo fa, in un esauriente dossier, Panorama, “Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo [...]
Il 8 Ottobre 2010 alle 20:15 Nichi Vendola e quegli impianti targati Marcegaglia - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] al giudice. “L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria”, scriveva tempo fa, in un esauriente dossier, Panorama, “Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.