Dino Boffo senza Avvenire: dà le dimissioni e Bagnasco le accetta‎

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

E alla fine Dino Boffo ha lasciato. Si è dimesso dalla direzione di Avvenire (oltre che dalla direzione di TV2000 e RadioInblu), il giornale cattolico che guidava da 15 anni. Lo ha fatto, con una lettera di quattro pagine (qui il testo integrale in .pdf) indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, in cui spiega di sentirsi al centro di una “bufera gigantesca” frutto della campagna di stampa contro di lui che ha “violentato la mia famiglia“. E che per tanto intende allontanare il più possibile la sua persona, oggetto dell’attacco di Vittorio Feltri, dal giornale voce dei Vescovi italiani . “Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani“.

Al presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, non è restato altro da fare che accettare, “con rammarico” la decisione di Boffo, ma ribadisce: “L’inalterata stima per la sua persona, oggetto di un inqualificabile attacco mediatico”. Già nei giorni scorsi il direttore del giornale della Cei aveva presentato la lettera di dimissioni, ma in entrambi i casi il cardinale Bagnasco le aveva respinte. Stavolta, in una nota diffusa dalla Conferenza episcopale italiana il presidente dei vescovi conferma “personalmente e a nome dell’intero episcopato, profonda gratitudine per l’impegno profuso in molti anni con competenza, rigore e passione, nel compimento di un incarico tanto prezioso per la vita della Chiesa e della società italiana”.
La decisione di Boffo avviene proprio nel giorno in cui Avvenire aveva risposto alle accuse del Giornale pubblicando un elenco di “dieci falsità” che il quotidiano diretto da Vittorio Feltri avrebbe raccontato sulla sua vicenda giudiziaria nella penultima pagina del gironale, da giorni quella più letta di Avvenire, il direttore pubblica, con richiamo in prima, le “dieci falsità” del Giornale. Nella rubrica “il direttore risponde” (la stessa dalla quale, settimane fa, partirono gli strali contro il premier Silvio Berlusconi), che affianca una pagina e mezza di lettere di solidarietà, Boffo contesta una per una le accuse emerse in questi giorni, scegliendo quello che è diventato un”must” della stampa nazionale: formula delle “dieci domande”.

Si fa sentire anche il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri. Interpellato dall’Agi, commenta così l’addio di Dino Boffo: “Mi dispiace umanamente, le dimissioni non erano quello che volevo”. “Se lui ha dato le dimissioni e se il Vaticano le ha accettate” aggiunge “avranno i loro buoni motivi e, comunque, sono affari interni alla Chiesa“. “Il nostro obbiettivo” spiega il direttore del quotidiano milanese “era fare il nostro lavoro, parlare di una vicenda, coprendo la fonte, e ci siamo riusciti. Ho fatto il mio dovere e, come sempre, nessuno mi ha ordinato cosa fare“. C’è anche amarezza nel commento di Feltri: “Non sento di avere né vinto, né perso. E non m’illudo che il 90% dei giornalisti che in questi giorni mi ha coperto di accuse se le rimangi”.

Come scrive lo stesso Boffo nei 4 fogli: “da sette giorni la mia persona è al centro di una bufera di proporzioni gigantesche che ha invaso giornali, televisioni, radio, web, e che non accenna a smorzarsi, anzi”. Infatti è da circa una settimana che, nella battaglia mediatica tra il direttore di Avvenire e il direttore del Giornale in molti, in diversi modi e per i loro diversi ruoli, hanno detto la loro. In questa GALLERY: le posizioni di chi è intervenuto.

Commenti

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Il 3 Settembre 2009 alle 17:10 nhico ha scritto:

Le dimissioni di Boffo erano nell’ordine delle cose, ed era nell’ordine delle cose che sarebbero avvenute appena fosse passata la tempesta. Però, quel “Non posso rilasciare dichiarazioni, al momento… Magari parlerò in futuro» sibilato al telefono da Anna B ad un giornalista dell’Ansa, ha fatto capire ai responsabili della Cei che, con quel possibile tsunami in arrivo, era sacrosanto affrettare i tempi. In effetti non era più possibile continuare ad agitare i turiboli, perché, alla gente, un ulteriore incensamento di Boffo oltre che ridicolo sarebbe potuto apparire un atto di complicità.

Il 4 Settembre 2009 alle 10:28 vincenzo.m. ha scritto:

E’ FORSE CORRETTO…

Le dimissioni vengono normalmente respinte poiché manca l’accordo sulla buonuscita che, a certi livelli è sempre milionaria. Quando vengono accettate significa che l’accordo “quadro” ha interessato l’intera area: monetaria e soprattutto documentale.

A di là delle diatribe, inerenti il dubbio sulla necessità intrinseca ai valori ecclesiali di districarsi tra omofobia o condivisione di determinati aspetti sulla sfera sessuale, la realtà è permeata da zone oscure.

Al più basso livello di verità ci si potrebbe porre la domanda se è corretto, nel momento in cui una persona vive delle difficoltà sentimentali appartenenti alla propria sfera familiare, costringerlo a difendersi da attacchi continui ed incessanti?.

Solo chi ha vissuto esperienze simili può comprenderlo; ad un ulteriore livello di verità, se un ente si dichiara moralmente ineccepibile si assume la piena responsabilità, al suo più alto livello, sulle deleghe che a cascata vengono assegnate.

Un successivo livello di verità impone chiarezza morale, una chiarezza semplice e virtuosa, una chiarezza la cui forza divulgatrice renda evidente a tutti le reali posizioni di tutti.

Una chiarezza che, tuttora, sembra essere deficitaria in tutta la vicenda.

Il 4 Settembre 2009 alle 11:55 yllas ha scritto:

Avrebbe fatto meglio a darle subito, meglio, Bagnasco doveva accettarle subito. Ma, forse, le prime dimissioni erano accompèagnate da richieste che Bagnasco non voleva o poteva accettare. Troppo esose.
“A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina”

Il 4 Settembre 2009 alle 12:42 nhico ha scritto:

Che cose strane succedono in Puglia. Ma la cosa ancora più strana è che su “repubblica.it” questa notizia non si trova neppure a cercarla con il lanternino. Quel bizzarro di D’Avanzo, lo scooppista, evidentemente, sta giocando fuori campo. Ma il primo posto nella hit parade delle italiche cose strane, la perla in assoluto delle strampalate fesserie, è in ebollizione nel calderone dell’ antiberlusconismo. Non c’ è nessun giornale al mondo che, su semplici, fantasiose, interessate, supposizioni, abbia scritto su un grande leader politico, quello che La repubblica e L’espresso, il Corriere della Sera e La Stampa, L’Unità e l’Avvenire e chi più ne ha più ne metta, ha scritto di Berlusconi. Eppure, quando il Presidente del Consiglio dei Ministri, nella scia di quello che avevano già ripetutamente fatto D’Alema e Di Pietro, tanto per restare ancorati alla sola politica e a nomi di primo piano, fa i primi passi per tutelare la propria onorabilità, quelle stesse penne che avevano scritto per mesi e mesi ogni ignobile falsità, e i loro solidali sostenitori, gridano allo scandalo e parlano di libertà morente. E tutti a fare appelli e a sottoscriverli.
E così apprendiamo che Il delitto è compiuto e che è stata violentata una vita. Alt. Fermiamoci un momento a riflettere. Qualcosa non quadra. In nessun punto della Costituzione sta scritto che tutti quelli che non militano a sinistra sono carne da macello nella piena disponibilità dell’altra parte. Però quella brava gente si comporta come se la Carta Costituzionale lo prevedesse. E dopo aver fatto gli untori per mesi col solo proposito di fomentare quell’autunno di fuoco per il quale Eugenio Scalfori, già fascista felice, già parlamentare socialista, già questo e quello sempre in funzione di curare i propri personalissimi interessi e quelli dei signori della guerra, da tempo si spende per sovvertire il risultano sancito dalle urne, abbaiano alla luna perché la vittima sacrificale alla vista del coltello si è ribellata con rabbia.

Il 4 Settembre 2009 alle 19:07 indigesto ha scritto:

Ma la sinistra è questa! Vengono da ideologie che hanno fatto della calunnia, dell’insulto, della menzogna, dei processi sommari, delle condanne a morte, delle deportazioni di massa, delle uccisioni di massa il loro modo di far politica. Di cosa ci vogliamo meravigliare? Di come è stato raggiunto e mantenuto il potere nelle repubbliche socialiste e di come è mentenuto in quei paesi dove ancora resistono questi metodi? Di quelli che a questi eredi, o quantomeno consapevoli contigui, di tali nefandezze, si accodano scaltramente nella illusione di avere e conservare visibilità grazie a quella sterminata e becera platea pronta ad osannare, ad un cenno, sedicenti intellettuali, politici e derelitti di ogni risma? A loro interessa il potere per il potere e il loro unico programma è quello di massacrare chi lo detiene a dispetto delle loro inconfessabili bramosie. Altro che democratici!

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