Giovani da rave party: voci dal girone dell’autodistruzione

Un rave dentro un hangar

In principio il raduno del delirio doveva essere nelle campagne di Torvaianica. No: troppo in vetrina. Allora a Maccarese, dentro un hangar vicino al lido di Fregene. No: troppo caldo. Ultima possibilità dell’inferno ballato: in un vecchio magazzino di Nettuno. Poi alle 7 di sera il tam tam degli sms ha urlato che la polizia era all’erta. Che dopo la morte dei due ragazzi nel giorno di ferragosto c’era il pericolo di un blitz nemmeno tanto pacifico. Così la folla del rave ha deciso di disperdersi “come una mandria di bufali infuriati”.
Ma prima di tornare alla “noia di quest’estate”, qualcuno dei ragazzi ha voluto raccontare cos’è per loro un rave party. Ha voluto dire come “questo paradiso di anime libere può diventare un inferno che ti fa sputare il diavolo”. Un inferno che negli ultimi anni ha bruciato dieci morti. Compresi i ragazzi del Salento e di Bocca della Selva in Molise. Ecco i sogni spezzati e le agghiaccianti verità di Stefano, Marco, Arianna, Simona e Cipriana.

Stefano, 20 anni, primo anno di economia
“Chiamateci pure nomadi dello sballo. Ci muoviamo dalla spiaggia all’hangar come un’onda di ratti che strisciano lungo i muri. Che cambiano ogni ora l’appuntamento. Sempre col terrore di essere beccati dalla pula. Ci prendono oppure li imburriamo? È come entrare dentro la gabbia del leone sperando di trovarci il paradiso con Kate Moss vestita da Eva. Però sai che la fiera è sempre nei pressi, e che può tornare da un momento all’altro per sbranarti. Il rave diventa una pera psicologica, ma alla fine si rivela sempre una bugia sordida. Quello che ti promette prima il falco (così si chiama l’organizzatore) è sballo, alcol e musica più forte della velocità del sole. Insomma tu credi di viverti una notte di “bella raffa” (cioè di libertà assoluta) e invece quei tuoni musicali battono il ritmo del tuo prossimo funerale. “La prima ora è trascinante. Sono note di piacere che ti entrano nelle vene. Poi cominci ad assetare il tuo corpo, a perdere liquidi e allora devi concimare la tua fatica. Si comincia con l’alcol. Uno, due, tre bicchieri. Poi non li conti più. Entri in orbita e se reggi rum e vodka duri anche 6 o 7 ore. Poi schianti e devi fermarti. Quelli che tirano mattina, invece, sono tutti pompati di cocaina mista a qualunque schifo. Li vedi subito: dalle tascha e dagli zaini tirano fuori perfino i sacchetti per vomitare. Svuotano lo stomaco e ricominciano. Il rave come un volo di libertà? Il rave è un sabba dove il giorno si fonde nella notte, dove la bellezza della giovinezza si perde dentro la dannazione della droga. Perché ci torno e ci ritorno? Perché alla fine è una sfida tra me e quel mostro sonoro. Perché tanti di loro vengono annientati dentro le sue spire e invece io lo frego sempre. Ogni volta mi dico: questa è l’ultima. Ma poi lui mi risucchia dentro al suo ritmo. L’immersione dentro quella caverna oscura è una partita di poker dove la posta in gioco è la tua pelle. Niente di più eccitante. Nulla di più fesso”.

Marco, 20 anni
“La verità è che al rave non ci vai per ballare né per fare sesso né per liberarti. Ci vai per scaricare la bile di un fegato zeppo di rabbia. Per buttar fuori la paura di vivere, ma anche quella di morire. Per schizzare via tutto l’odio per Stefania che ti ha lasciato, ma anche tutto l’amore disperato per lei. Al rave non ci vai per stare con gli altri. Ma contro gli altri. Io, per esempio, ci vado contro mio padre: lui fa l’avvocato dei palazzinari romani e guadagna miliardi. A me invece piacciono la musica techno sparata, la playstation e i Simpson. Così per lui sono solo uno zero. Allora per convincerlo che ha ragione vado a gonfiarmi d’alcol. Fino a cadere per terra con la bava alla bocca. Niente paura: quando sei caduto una, due, tre volte ti si fa il callo sull’anima. Non senti più niente. Il rave party è nuotare disperatamente nell’aria con le mani e con i piedi come fanno i cani vivisezionati. Ma tu non senti niente. “Devi metterti il silenziatore per sopravvivere a 30 megawatt di musica che ti strappano i timpani. Ti svegli solo quando qualcuno vicino a te rischia di crepare. Mi è successo due mesi fa. Eravamo in Abruzzo. Una ragazza continuava a uscire dall’hangar nel campo dove ballavamo. “Per riposarmi” diceva. La seconda volta però le sono andato dietro. Stava appoggiata a un albero per farsi di ketamina. Mentre tirava su quel veleno dall’ampolla i suoi denti hanno cominciato a battere come quelli di un teschio da film horror. D’improvviso era tutta vecchia. Gli occhi strizzati, il naso incartapecorito, la bocca grinzosa… Poi dopo 5 minuti quella benzina velenosa ha rimesso in moto il suo motore marcio. E allora si è stropicciata le due fessure rosse degli occhi ed è tornata a dondolare tra i moribondi come lei. Ma si è fatta così almeno cinque volte. Troppo anche per lei. Così a un certo punto ha perso conoscenza.
L’ho strattonata: perdeva liquidi gialli da tutte le parti. Nessuno badava a noi. Allora barcollando l’ho portata in macchina e ho cercato di bagnarle la faccia. Nel frattempo erano arrivati altri quattro zombie. Uno di quelli, vecchio di 30 anni, ha estratto una puntura. Era coramina. Quella poveraccia si è ripresa. Ha aperto gli occhi e si è messa a piangere. “Siamo arrivati su una stella, dimmi se è vero?” mi chiedeva con un filo di voce. “Allora siamo sulla luna?”. Era andata fuori. Ma l’unica cosa che sapevano fare quei mostri intorno a lei era riprenderla con il telefonino”.

Piste di cocaina

Arianna, 17 anni, quarta liceo scientifico
“Io credo che il rave porti a galla il tuo stato d’animo del momento. Se ci vai pensando di essere una merda e vuoi sentirti potente almeno una notte allora sono guai. Io invece ci vado per conoscere. Vedi: il rave ti apre la testa perché incontri persone diverse. Sto da due anni con un ragazzo di Berlino incontrato proprio a un rave. Lui è arrivato con la sua ragazza ed è uscito con tutte e due noi. Abbiamo fatto sesso sotto un albero di mimosa. Aveva un tatuaggio sugli addominali: una mano di donna che gli entrava nei pantaloni. Il ritmo folle della techno ci ha accompagnato fino alla fine… Poi lui ha scelto me.
“C’è un altro bene nel rave: ti porta fuori dalle mode stupide come gli aperitivi nei bar fighi, il dondolio davanti alle discoteche. Al rave balli, bevi e voli altrove. Se vuoi farti accompagnare dalla vodka o da uno “speed” sono affari tuoi. Se hai il cervello non te lo lasci certo schizzare per una nottata di sballo. Il rave più bello l’ho fatto quest’estate in un’isola delle Eolie. È l’ultima moda: abbiamo riunito in fila tutte le barche degli amici, comprato due casse di vodka, Coca-Cola e Red Bull. Abbiamo ballato dalle 7 di sera alla mattina. Al mio fidanzato non l’ho raccontato. Ma lui lo ha scoperto da You Tube. Ci siamo lasciati. Pazienza”.

Simona, 22 anni
“Mi fanno ridere quelli che dicono che fanno i rave per cogliere con migliaia di giovani il respiro del mondo… Balle! Durante il rave balli da sola. Con la tua ombra. Con la vergogna della paura. E, quando sei lì, senti più che mai la solitudine degli altri. Con l’alcol poi si va su e giù. Su: dentro un’euforia che ti fa sentire Lara Croft; giù quando le ginocchia si piegano e torni una bambina che chiama la mamma. L’alcol toglie le difese e ti fa andare indietro. Diventi un feto che nuota nel liquido amniotico. Tutt’altra musica se ti fai di roba. Balli con Biancaneve se hai fatto flash con la pasticca da 15 euro intinta nella vodka. Ritorni col primo amore se ne hai spesi almeno 50 per farti d’eroina. Se hai preso la coca invece “ravi” tutta la sera con Brad Pitt che, per una volta, ha dimenticato Angelina Jolie e i suoi mocciosi marmocchi a casa”.

Cipriana, 23 anni
“La verità è che il rave ha bruciato il suo motore vero per diventare solo un rito per marcioni. Dalla Norvegia alla Francia, dall’Italia al Canada, la celebrazione della techno music era lo sballo che urlava la rabbia dei diciottenni, il rito della crescita. Stavamo insieme a ballare, a ridere, a fare sesso per sputare in faccia a questo mondo di manichini la nostra sete di rivolta. Portavamo sulla carne i tatuaggi scritti sui nostri cuori (Cipriana ha un tatuaggio sull’avanbraccio che urla “Vergogna”, ndr). Oggi, invece, i piercing e gli aghi sono solo i nostri sogni infilzati. Sogni di giustizia, sogni di uguaglianza, sogni morti. Oggi il serpente della droga comanda il branco.
“Certi poveracci si fanno di quest’ultima lebbra che si chiama “superpill”, un miscuglio di ecstasy e amfetamine che arriva dall’Olanda e che promette ai polli superprestazioni sessuali. Queste ultime menzogne della chimica acchiappano i più piccoli, quelli che pur di stare nel branco si calano giù di tutto. Ne ho visto uno. Avrà avuto 16 anni: si era portato perfino il cambio povero signorino… Al principio faceva piroette, poi le sue mascelle ruminavano come quelle di un asino sfiancato. Denti lunghi, cercava disperatamente di fermare i muscoli della faccia, sputava bava. Allora gli ho detto di infilare la testa sotto l’acqua fredda e di andarsene. Quelli come lui si illudono che il rave sia il luna park del sesso e poi crepano soli su un prato. I tossici incalliti, invece, se la cavano quasi sempre: sanno dosare la roba e i pericoli. Rimangono degli avanzi di umanità però, perché dopo sette ore di droga e di alcol la tua bocca è impastata di muschio verde. Non parli. Non ridi. Non ami”.

Giovani al rave

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