Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.

La storia, senza il nome di lei e di lui, è stata tirata fuori venerdì 28 agosto sulle colonne del Giornale di Vittorio Feltri, che ha citato un’informativa anonima inviata ai vescovi italiani e l’allegato decreto di condanna del tribunale di Terni, per “molestie”, contro Boffo. Il lunedì successivo non deve essere stato facile per quest’ultimo sollevare il telefono, come risulta a Panorama, e chiamare Vincenzo Paglia, da nove anni vescovo della città umbra, per confrontarsi sulla delicatissima questione delle molestie telefoniche che ha avuto il suo epicentro a Terni.
La ragazza molestata, 29 anni, bruna e graziosa, corpo tornito dall’atletica (a giugno è arrivata nona a una gara podistica), è la rampolla di una delle due famiglie più in vista del mondo cattolico ternano. Il capofamiglia è un uomo minuto e discreto, con il viso impreziosito da un pizzetto bianco, rappresentante di commercio, presidente parrocchiale dell’Azione cattolica, ma soprattutto presidente della radio diocesana Tna (Terni-Narni-Amelia), megafono del vescovo, appartenente al circuito InBlu il cui direttore è proprio Boffo. La madre, chioma canuta, ex insegnante di liceo, fa parte della consulta nazionale degli organismi socioassistenziali della Caritas ed è impegnata nel Centro italiano femminile (Cif), l’associazione delle donne cattoliche. La signora ha anche scritto una biografia di Caterina Franceschi Fannucci, letterata ed educatrice ottocentesca, a cui sembra ispirarsi nello stile semplice e austero. I coniugi sono pure responsabili dell’ufficio diocesano della famiglia.

La coppia da martedì scorso si è limitata a respingere gli assalti dei giornalisti nell’elegante palazzina dove abita. Sino all’ultimo hanno provato a negare il coinvolgimento della famiglia nella vicenda, sostenuti nel catenaccio dall’arcigno legale, Giovanni Cerquetti. Poi, quando l’argine è crollato, la ragazza, voce da bambina, con Panorama ha risposto al cellulare: “Non rilascio dichiarazioni”. Lo ha fatto sua madre: “La vicenda si era completamente risolta e se qualcuno oggi l’ha ritirata fuori a noi sembra una cosa impropria”. Quindi la famiglia ha cercato rifugio a Roma. Ma ormai il caso era straripato. Come prevedibile.
Lunedì 31 agosto i giornalisti avevano chiesto copia degli atti del fascicolo su Boffo. Il procuratore Fausto Cardella si era pronunciato favorevolmente, ma il gip Pierluigi Panariello aveva deciso di “liberare” solo un paio di fogli. In cui il nome della parte offesa era protetto da un omissis. Uno scrupolo compassionevole, un colpo di pennarello nero per proteggere la privacy della vittima.
La precauzione, però, non è bastata: un cronista del Giornale dell’Umbria ha controllato in filigrana le carte e ha decrittato il nome della ragazza molestata. È lei la giovane che dall’agosto 2001 al gennaio 2002 ricevette le telefonate ingiuriose di un uomo che l’aveva apostrofata dandole anche della “cornuta” e che faceva pesanti riferimenti alla vita sessuale sua e del fidanzato.
All’epoca la madre della giovane sporge denuncia contro ignoti. La procura tutela l’onorabilità della fanciulla con un controllo dei tabulati telefonici. Ricevendo una sorpresa: l’importunatore chiamava utilizzando un’utenza del quotidiano Avvenire, l’organo ufficiale dei vescovi italiani. In particolare quel telefono risulta “nella disponibilità” di Boffo.
L’imbarazzo è grande. Dopo qualche mese la famiglia (forse per evitare di ingigantire uno scandalo con protagonisti tutti interni alla Chiesa) decide di ritirare la querela, ma per le molestie il pm, come prevede la legge, procede d’ufficio. La valanga è partita in silenzio e nel 2004 Boffo paga l’ammenda da 516 euro, previsti come massima pena pecuniaria per reati del genere, pensando forse di aver seppellito per sempre la vicenda.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che Boffo è stato condannato per “le ripetute chiamate sulle utenze telefoniche della ragazza nel corso delle quali ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a…”. Il direttore di Avvenire, nei giorni scorsi, ha dato la sua versione dei fatti: avrebbe conciliato per evitare guai a un giovane tossicodipendente, indicato come autore di quelle chiamate usando di nascosto il suo telefono. In città molti gli credono e domandano ai colpevolisti: il direttore del giornale dei vescovi, uno stimato intellettuale, può essere così dissennato da utilizzare il suo cellulare per ricoprire una ventenne di contumelie irriferibili?
Nella scorsa primavera il decreto penale di condanna e l’informativa anonima a esso allegata sono finiti sulle scrivanie di vescovi e direttori di giornale. Feltri ha interrotto il profluvio di gossip da bar, di gomitate e strizzate d’occhio, pubblicando, con qualche rischio, la “velina”. Comprese le voci, non confermate negli atti giudiziari, sul presunto rapporto omosessuale tra Boffo e il fidanzato della ragazza. Risultato: quasi un caso diplomatico tra Stato e Chiesa.
In città sono iniziate subito le ricerche per lumeggiare i rapporti tra Boffo e la famiglia, per scoprire a quando risalga, se esiste, la conoscenza. Gli esperti di cose ecclesiastiche citano un’assemblea diocesana del marzo 2001 intitolata: “Domenica, giorno che salva”. Boffo era uno dei relatori, la famiglia della ragazza era ospite premurosa. È in quell’occasione che Boffo ha conosciuto l’allora ventenne studentessa di lingue orientali alla Sapienza di Roma, e pure il suo ragazzo, classe 1970, steward dal fisico slanciato e dai modi delicati?
Chi conosce bene quest’ultimo esclude tendenze gay. Per esempio Leonardo G., maresciallo della Guardia di finanza, una delle otto persone inserite sul social network Facebook tra gli amici dell’uomo (la ragazza molestata ne ha invece 155, tra cui l’attrice ternana Camilla Ferranti), spazza via i sospetti con una risata: “Il mio amico omosessuale? Non scherziamo”.
Il diretto interessato, oggi single e direttore di un’agenzia di un’importante banca italiana in provincia di Modena, raggiunto da Panorama preferisce glissare sull’argomento: “Non ho niente da dichiarare. Ho dei clienti davanti a me”.
Di certo la ragazza e il fidanzato di allora si sono conosciuti a metà degli anni Novanta, quando erano entrambi assidui frequentatori degli incontri organizzati all’interno della diocesi. Un amico li ricorda impegnati una volta al mese nella Scuola di preghiera, la Lectio divina, un appuntamento mensile a partire dal 1992.
Già allora il ragazzo si distingueva per il portamento signorile e la dimestichezza con le lingue straniere. Altri compagni lo ricordano alle Giornate mondiali della gioventù in Francia mentre recita la parte del mimo-giullare, con eleganza stilizzata. La sua parte, in francese, prevedeva la lettura di due pergamene bruciacchiate durante la messinscena di un funerale medioevale, con tanto di dedica finale “alla mia povera mamma che per causa mia, Dio lo sa, ebbe amaro dolore e immensa tristezza”. L’anno dopo partecipò alle giornate di dialogo interconfessionale della comunità monastica fondata dal pastore calvinista frère Roger Schultz (ne fanno parte, dagli anni Quaranta, cristiani, protestanti, ortodossi) di Taizé, al centro della Francia, una Woodstock in miniatura per giovani cristiani. Tanto che un frate apostrofò così i ragazzi: “Qualcuno viene qui per farsi una spiritualità, qualcuno per farsi una donna, qualcuno per farsi e basta”. A Taizé si può ballare e bere sino alle due di notte, in un angolo di prato allestito con pub e discoteca. In quell’occasione la ragazza non è presente, ma la storia tra i due giovani prosegue senza intoppi.

Sino alla vicenda di Boffo, una prova che la coppia sembra superare. Nel frattempo lei si diploma al Pontificio istituto di studi arabi e islamici (che ha rappresentato al festival cinematografico dei Popoli e delle religioni), quindi entra, come interprete, in un’azienda di import-export alle porte di Terni. Lui scende dagli aerei e atterra in banca. Le loro strade si separano. L’uomo si trasferisce in Emilia.
Quasi tutti gli amici ne perdono le tracce. “Io non ne so più nulla, non ho più nemmeno il suo numero di cellulare” dichiara Stefano S., presidente dell’Azione cattolica cittadina e ottimo amico della ragazza. “Della vicenda di Boffo non sapevo nulla” assicura. “Io ho incontrato lui e mi ha detto che non si è ancora ripreso dopo la fine della storia con lei” giura un’altra amica.
Forse, per risolvere le pene d’amore del ragazzo, servirebbe un voto a San Valentino. O magari la sua intercessione per chiudere definitivamente questo pasticcio consumato all’ombra della curia.
terni

LE TAPPE DELLA VICENDA
Gennaio 2002 Dino Boffo viene denunciato per ingiuria e molestia alle persone.
9 agosto 2004 Il direttore di Avvenire viene condannato al pagamento di un’ammenda di 516 euro, nel frattempo viene ritirata la querela per ingiuria.
19 luglio 2005 Il Tribunale di Terni rifiuta la visione degli atti del procedimento giudiziario al giornalista Mario Adinolfi che ne dà notizia sul suo blog.
24 luglio 2006 Nuova agenzia radicale riferisce nuove voci sulla condanna di Boffo per molestie.
12 gennaio 2008 Panorama pubblica la sentenza del Tribunale di Terni.
28 agosto 2009 Vittorio
Feltri torna sulla vicenda
e cita un’informativa sulla presunta “omosessualità” del direttore di Avvenire.
29 agosto 2009 Boffo viene riconfermato alla direzione del quotidiano e riceve la solidarietà del presidente della Cei Angelo Bagnasco e del segretario di Stato Tarcisio Bertone.
3 settembre 2009 Il direttore di Avvenire, con una lettera di 4 pagine al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco rassegna le sue dimissioni. Irrevocabili: “La mia vita”, scrive, “e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere”.

Commenti

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Il 4 Settembre 2009 alle 13:16 spoletocity.com ha scritto:

Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale » Panorama.it - Italia…

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribal…

Il 4 Settembre 2009 alle 15:52 vincenzo.m. ha scritto:

OGNI GIORNO…

Il caso del dott. Dino sig. Boffo lascia alquanto basiti. Ogni giorno nelle aziende vi sono persone soggette a mobbing , nel silenzio dei media si consuma la ferocia dell’atto e nessuno ne fa un caso.
Ogni giorno il mobbing studiato e scientificamente applicato miete vittime, vittime l’importanza delle quali non appare negli organigrammi di primo livello. Talvolta capita e si apprende, con estremo dolore ed immenso rispetto, che negli alti livelli alti si possono percepire urla segnate da probabili ingiustizie.

Nell’afrore che scaturisce dalle tensioni, spesso procurate e commisurate al calcolo del bonus di uscita, in onore a coloro che nell’anonimato vivono il proprio dolore, sarebbe bello quanto opportuno giudicare il loro valore nella misura di una dimensione di dignitoso silenzio.

Ogni giorno, ogni giorno vengono espulsi dalle aziende dipendenti , vengono espulsi da dirigenti che sotto il manto del dispiacere per l’azione intrapresa occupano la mente se non le labbra con la frase più gentile ed ossequiosa :

“Oggi a te, domani a me”, peggio ancora “ Morte tua , vita mia”.

Ogni giorno vengono espulsi dipendenti che escono dalle aziende in silenzio.

Il 4 Settembre 2009 alle 17:11 indigesto ha scritto:

La libertà di stampa, la sinistra e suoi consimili, la intendono solo quando si producono in insulti, spesso gratuiti quando non propiziati da fatti precostituiti allo scopo. Viene invece ad essere in pericolo quando, d’altra parte, si espongono fatti che quantomeno pogono dubbi sulla moralità di chi si produce, appunto, in insultanti moralismi. E’ veramente un modo singolare di intendere la democrazia e, con essa, la libertà di stampa. Speriamo che simili demopratici, moralizzatori da strapazzo, restino il più lontano possibile dall’imporci soltanto le verità di loro gradimento. Già di piccole “Pravda” che praticano l’insulto personale a fini politici ne circolano fin troppe! La Chiesa, si sa, s’adegua. Lo fa da secoli, e..non si sa mai!

Il 4 Settembre 2009 alle 17:17 Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato. Tutto si consuma all’ombra dei sacri palazzi, come rivela Panorama: la denuncia di una coppia di coniugi molto in vista presso la curia di Terni per le molestie telefoniche subite dalla figlia, la scoperta che quelle chiamate partivano dal telefono del direttore di Avvenire, la transazione fra le parti e la consegna del silenzio. Tanto basta ai massimi vertici delle gerarchie ecclesiastiche italiane per convincersi che l’ambiguo episodio sarebbe rimasto nascosto e presto dimenticato. Così è stato, almeno fino alla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005. Ma quando scompare il Pontefice polacco, grande sponsor di Ruini per oltre 20 anni, la sorte dell’ex presidente della Cei sembra segnata. A nulla vale il ruolo di grande elettore di Joseph Ratzinger giocato dal porporato emiliano nel conclave. L’ex plenipotenziario di Papa Wojtyla per l’Italia e, fino a quel momento, indiscusso protagonista della Chiesa nel nostro Paese è troppo ingombrante per le nuove figure emergenti, tra i quali il futuro segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Così la vicenda di Terni diventa un cavallo di Troia per colpire Ruini e i suoi fedelissimi, a cominciare dal braccio destro, Dino Boffo, che ha in mano la comunicazione della Chiesa italiana con la direzione del quotidiano Avvenire, dei servizi giornalistici della tv Sat2000 e del circuito Radio InBlu (circa 200 emittenti locali). [...]

Il 4 Settembre 2009 alle 20:43 enricoagliate ha scritto:

Sono più di 20 anni che conosco e frequento la comunità di Taizé e mi sento veramente offeso e rattristato che un giornalista e il suo redattore possano pubblicare delle informazioni (o insinuazioni) irrispettose e non corrispondenti alla realtà.
Quale tipo di affidabilità offre il giornalismo oggi in italia se è caricatura di se stesso?

Il 4 Settembre 2009 alle 21:28 Quando si dice coerenza ..... Moralismo "cattolico" di facciata. - Pagina 2 - Politica in Rete Forum ha scritto:

[...] Rif: Quando si dice coerenza ….. Moralismo "cattolico" di facciata. Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale di Giacomo Amadori quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse damore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella citt della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta depoca imperiale, Terni salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dellAvvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano. La storia, senza il nome di lei e di lui, stata tirata fuori venerd 28 agosto sulle colonne del Giornale di Vittorio Feltri, che ha citato uninformativa anonima inviata ai vescovi italiani e lallegato decreto di condanna del tribunale di Terni, per molestie, contro Boffo. Il luned successivo non deve essere stato facile per questultimo sollevare il telefono, come risulta a Panorama, e chiamare Vincenzo Paglia, da nove anni vescovo della citt umbra, per confrontarsi sulla delicatissima questione delle molestie telefoniche che ha avuto il suo epicentro a Terni. La ragazza molestata, 29 anni, bruna e graziosa, corpo tornito dallatletica (a giugno arrivata nona a una gara podistica), la rampolla di una delle due famiglie pi in vista del mondo cattolico ternano. Il capofamiglia un uomo minuto e discreto, con il viso impreziosito da un pizzetto bianco, rappresentante di commercio, presidente parrocchiale dellAzione cattolica, ma soprattutto presidente della radio diocesana Tna (Terni-Narni-Amelia), megafono del vescovo, appartenente al circuito InBlu il cui direttore proprio Boffo. La madre, chioma canuta, ex insegnante di liceo, fa parte della consulta nazionale degli organismi socioassistenziali della Caritas ed impegnata nel Centro italiano femminile (Cif), lassociazione delle donne cattoliche. La signora ha anche scritto una biografia di Caterina Franceschi Fannucci, letterata ed educatrice ottocentesca, a cui sembra ispirarsi nello stile semplice e austero. I coniugi sono pure responsabili dellufficio diocesano della famiglia. La coppia da marted scorso si limitata a respingere gli assalti dei giornalisti nellelegante palazzina dove abita. Sino allultimo hanno provato a negare il coinvolgimento della famiglia nella vicenda, sostenuti nel catenaccio dallarcigno legale, Giovanni Cerquetti. Poi, quando largine crollato, la ragazza, voce da bambina, con Panorama ha risposto al cellulare: Non rilascio dichiarazioni. Lo ha fatto sua madre: La vicenda si era completamente risolta e se qualcuno oggi lha ritirata fuori a noi sembra una cosa impropria. Quindi la famiglia ha cercato rifugio a Roma. Ma ormai il caso era straripato. Come prevedibile. Luned 31 agosto i giornalisti avevano chiesto copia degli atti del fascicolo su Boffo. Il procuratore Fausto Cardella si era pronunciato favorevolmente, ma il gip Pierluigi Panariello aveva deciso di liberare solo un paio di fogli. In cui il nome della parte offesa era protetto da un omissis. Uno scrupolo compassionevole, un colpo di pennarello nero per proteggere la privacy della vittima. La precauzione, per, non bastata: un cronista del Giornale dellUmbria ha controllato in filigrana le carte e ha decrittato il nome della ragazza molestata. lei la giovane che dallagosto 2001 al gennaio 2002 ricevette le telefonate ingiuriose di un uomo che laveva apostrofata dandole anche della cornuta e che faceva pesanti riferimenti alla vita sessuale sua e del fidanzato. Allepoca la madre della giovane sporge denuncia contro ignoti. La procura tutela lonorabilit della fanciulla con un controllo dei tabulati telefonici. Ricevendo una sorpresa: limportunatore chiamava utilizzando unutenza del quotidiano Avvenire, lorgano ufficiale dei vescovi italiani. In particolare quel telefono risulta nella disponibilit di Boffo. Limbarazzo grande. Dopo qualche mese la famiglia (forse per evitare di ingigantire uno scandalo con protagonisti tutti interni alla Chiesa) decide di ritirare la querela, ma per le molestie il pm, come prevede la legge, procede dufficio. La valanga partita in silenzio e nel 2004 Boffo paga lammenda da 516 euro, previsti come massima pena pecuniaria per reati del genere, pensando forse di aver seppellito per sempre la vicenda. Nelle motivazioni della sentenza si legge che Boffo stato condannato per le ripetute chiamate sulle utenze telefoniche della ragazza nel corso delle quali ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a. Il direttore di Avvenire, nei giorni scorsi, ha dato la sua versione dei fatti: avrebbe conciliato per evitare guai a un giovane tossicodipendente, indicato come autore di quelle chiamate usando di nascosto il suo telefono. In citt molti gli credono e domandano ai colpevolisti: il direttore del giornale dei vescovi, uno stimato intellettuale, pu essere cos dissennato da utilizzare il suo cellulare per ricoprire una ventenne di contumelie irriferibili? Nella scorsa primavera il decreto penale di condanna e linformativa anonima a esso allegata sono finiti sulle scrivanie di vescovi e direttori di giornale. Feltri ha interrotto il profluvio di gossip da bar, di gomitate e strizzate docchio, pubblicando, con qualche rischio, la velina. Comprese le voci, non confermate negli atti giudiziari, sul presunto rapporto omosessuale tra Boffo e il fidanzato della ragazza. Risultato: quasi un caso diplomatico tra Stato e Chiesa. In citt sono iniziate subito le ricerche per lumeggiare i rapporti tra Boffo e la famiglia, per scoprire a quando risalga, se esiste, la conoscenza. Gli esperti di cose ecclesiastiche citano unassemblea diocesana del marzo 2001 intitolata: Domenica, giorno che salva. Boffo era uno dei relatori, la famiglia della ragazza era ospite premurosa. in quelloccasione che Boffo ha conosciuto lallora ventenne studentessa di lingue orientali alla Sapienza di Roma, e pure il suo ragazzo, classe 1970, steward dal fisico slanciato e dai modi delicati? Chi conosce bene questultimo esclude tendenze gay. Per esempio Leonardo G., maresciallo della Guardia di finanza, una delle otto persone inserite sul social network Facebook tra gli amici delluomo (la ragazza molestata ne ha invece 155, tra cui lattrice ternana Camilla Ferranti), spazza via i sospetti con una risata: Il mio amico omosessuale? Non scherziamo. Il diretto interessato, oggi single e direttore di unagenzia di unimportante banca italiana in provincia di Modena, raggiunto da Panorama preferisce glissare sullargomento: Non ho niente da dichiarare. Ho dei clienti davanti a me. Di certo la ragazza e il fidanzato di allora si sono conosciuti a met degli anni Novanta, quando erano entrambi assidui frequentatori degli incontri organizzati allinterno della diocesi. Un amico li ricorda impegnati una volta al mese nella Scuola di preghiera, la Lectio divina, un appuntamento mensile a partire dal 1992. Gi allora il ragazzo si distingueva per il portamento signorile e la dimestichezza con le lingue straniere. Altri compagni lo ricordano alle Giornate mondiali della giovent in Francia mentre recita la parte del mimo-giullare, con eleganza stilizzata. La sua parte, in francese, prevedeva la lettura di due pergamene bruciacchiate durante la messinscena di un funerale medioevale, con tanto di dedica finale alla mia povera mamma che per causa mia, Dio lo sa, ebbe amaro dolore e immensa tristezza. Lanno dopo partecip alle giornate di dialogo interconfessionale della comunit monastica fondata dal pastore calvinista frre Roger Schultz (ne fanno parte, dagli anni Quaranta, cristiani, protestanti, ortodossi) di Taiz, al centro della Francia, una Woodstock in miniatura per giovani cristiani. Tanto che un frate apostrof cos i ragazzi: Qualcuno viene qui per farsi una spiritualit, qualcuno per farsi una donna, qualcuno per farsi e basta. A Taiz si pu ballare e bere sino alle due di notte, in un angolo di prato allestito con pub e discoteca. In quelloccasione la ragazza non presente, ma la storia tra i due giovani prosegue senza intoppi. Sino alla vicenda di Boffo, una prova che la coppia sembra superare. Nel frattempo lei si diploma al Pontificio istituto di studi arabi e islamici (che ha rappresentato al festival cinematografico dei Popoli e delle religioni), quindi entra, come interprete, in unazienda di import-export alle porte di Terni. Lui scende dagli aerei e atterra in banca. Le loro strade si separano. Luomo si trasferisce in Emilia. Quasi tutti gli amici ne perdono le tracce. Io non ne so pi nulla, non ho pi nemmeno il suo numero di cellulare dichiara Stefano S., presidente dellAzione cattolica cittadina e ottimo amico della ragazza. Della vicenda di Boffo non sapevo nulla assicura. Io ho incontrato lui e mi ha detto che non si ancora ripreso dopo la fine della storia con lei giura unaltra amica. Forse, per risolvere le pene damore del ragazzo, servirebbe un voto a San Valentino. O magari la sua intercessione per chiudere definitivamente questo pasticcio consumato allombra della curia. LE TAPPE DELLA VICENDA Gennaio 2002 Dino Boffo viene denunciato per ingiuria e molestia alle persone. 9 agosto 2004 Il direttore di Avvenire viene condannato al pagamento di unammenda di 516 euro, nel frattempo viene ritirata la querela per ingiuria. 19 luglio 2005 Il Tribunale di Terni rifiuta la visione degli atti del procedimento giudiziario al giornalista Mario Adinolfi che ne d notizia sul suo blog. 24 luglio 2006 Nuova agenzia radicale riferisce nuove voci sulla condanna di Boffo per molestie. 12 gennaio 2008 Panorama pubblica la sentenza del Tribunale di Terni. 28 agosto 2009 Vittorio Feltri torna sulla vicenda e cita uninformativa sulla presunta omosessualit del direttore di Avvenire. 29 agosto 2009 Boffo viene riconfermato alla direzione del quotidiano e riceve la solidariet del presidente della Cei Angelo Bagnasco e del segretario di Stato Tarcisio Bertone. 3 settembre 2009 Il direttore di Avvenire, con una lettera di 4 pagine al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco rassegna le sue dimissioni. Irrevocabili: La mia vita, scrive, e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volont dissacratoria che non immaginavo potesse esistere. Fonte: Panorama, 4.9.2009 [...]

Il 4 Settembre 2009 alle 23:43 allibita ha scritto:

Chiunque conosce la comunità di Taizé sa che la descrizione offerta dall’autore di questo articolo è del tutto infondata. Se è in grado di trovare a Taizé un’area “pub e discoteca” dove si balla fino alle 2 di notte, lo candido come presidente del pianeta Marte. D’altra parte, l’autore ignora persino cosa siano i protestanti e gli ortodossi, visto che li distingue dai cristiani. In conclusione: che senso ha un articolo costruito sulla totale incompetenza in materia?

Il 5 Settembre 2009 alle 1:30 diefranzy ha scritto:

Ciao a tutti, io desidero condividere con voi la mail che ho inviato poco fa al Direttore di questo giornale in merito alla comunità di Taizè citata nell’articolo perchè non ho trovato la descrizione fornita corrispondente alla realtà.Ecco qua:
Egregio Direttore,
mi chiamo Francesca e Le scrivo raccogliendo l’invito degli amici di Taizè a fare qualcosa riguardo alla descrizione riportata nell’articolo del giornale che Lei dirige.
La mia esperienza risale a 15 anni fa (oggi ne ho 33) ma le basti sapere che le due estati a Taizè (’93 e ‘94) sono ad oggi il migliore ricordo della mia vita. Il motivo? Taizè è un luogo dove i giovani possono imparare cose che cambieranno il corso della loro vita: il confronto, il rispetto, il mettersi in discussione. La riflessione, il dialogo, il rispetto. A Taizè si va per pregare e, certo, per conoscere gente, fare amicizie (chi non ne ha desiderio?). Amicizie che, avremmo imparato poi, ci sarebbero rimaste nel cuore tutta la vita. A Taizè c’è un’atmosera speciale, dove tutti fanno e si sentono parte di una comunità accogliente, multietnica e multiculturale.
Qui, per citare un esempio di cosa ho imparato io - correva l’anno 1994 - ho ascoltato i racconti della guerra nei Balcani, mi sono commossa e inorridita per ciò che ho ascoltato. Qui ho capito davvero perchè la guerra è orribile e assurda. Taizè arriva al cuore.
Taizè però è anche una comunità e, in quanto tale, ha regole precise e chiare che vengono spiegate chiaramente al momento dell’accoglienza (arrivo). Se e quando si verificano casi di persone che non le rispettano, queste vengono invitate ad andarsene. Riguardo al “pub con discoteca” bè, non è esatto. Esiste piuttosto un luogo dove si può stare insieme agli altri in uno spazio vicino ad uno spaccio/bar ma quello che si fa è suonare la chitarra e cantare insieme. Non è Riccione, per intenderci. Taizè è semplicemente un luogo di campagna, simile ad un grande campeggio, dove i colori ed i silenzi si riempiono, principalmente nei mesi estivi, di giovani di tutta Europa, dell’ovest e dell’est, che desiderano trovarsi per stare in comunione tra loro e con Dio. I tempi sono scanditi dai pasti, le preghiere in chiesa, i gruppi di scambio (discussione), lo svolgimento dei compiti che vengono eventualmente affidati (distribuire i pasti, lavare i piatti ed altro), le chiacchierate, le risate, i canti, la musica. Mari di lacrime sono stati versati sui pullman che riportano verso casa!!!
Le persone della comunità di Taizè proseguono poi con il loro impegno anche durante l’anno, con incontri di preghiera periodici ai quali si aggiunge, in coda, una bella pizzata in compagnia. Io stessa talvolta partecipo, compatibilmente con i miei impegni di mamma. Conosco personalmente diverse di queste persone e, mi creda, ciasuna è speciale perchè si impegna con costanza e coerenza a praticare nel quotidiano gli insegnamenti di cui sopra: in sintesi il rispetto e l’amore per il prossimo. Quella che io, in una parola, definisco civiltà. Le sembra poco?
Come Le dicevo in apertura è passato parecchio tempo ma uno dei miei desideri è di tornarci. Quando mio figlio crescerà gli consiglierò di provare quest’esperienza. Consiglio che do a tutti ogni volta che ne sento parlare. Perchè, oltre a quanto detto, secondo me la vera fortuna è che a Taizè è stata donata a tanti di noi e viene donata ogni anno a chi ci va, l’immensa possibilità di aprire la mente, allargare gli orizzonti, di mettere in moto cervello e cuore. Ed è questo un processo irreversibile: ci puoi andare una o mille volte ma Taizè ti resta dentro. Personalmente sarò sempre debitrice a Taizè.
Ultimo: mi piacerebbe, non chiamando banalmente in causa la par condicio bensì la Sua curiosità, che immagino sia alla base del Suo lavoro, che Lei si cimentasse nella scrittura di un articolo su Taizè: raccogliete informazioni, fate una visita, incontrate i giovani.
Insomma: Le lancio una sfida! Dopo avere sentito me e chi dopo di me Le scriverò, verifichi le informazioni sul campo, poi ne riparliamo. Del resto, non è questo il giornalismo?
La saluto e La ringrazio per l’ascolto.
Francesca R.

Il 5 Settembre 2009 alle 11:28 vincenzoaliascontadino ha scritto:

L’elefante Pci finito come la gazzella, mangiato bocconi a bocconi dal Cavaliere.
Sottotitolo come una vita onesta può andare a puttane!
D’Alema: Atto di barbarie, è allarme Democrazia, lanciare Molotov in testa alla polizia, trave ed estintori a carabinieri non è barbarie se poi avere come segretario un terrorista, fatto entrare dalla porta di Caino come fulminato sulla strada di Damasco?

Gia voi amici volevate una storia, ebbene sì, è l’evoluzione di Silvio Berlusconi, chiamato dalla Sinistra disprezza non affettuosamente il “ Caimano ” ovvio, ricoperto d’insulti con vignette link, film e Payate sino rendergli una vita di successi e dolore familiare: non sempre chi sorride lo fa perchè le cose vanno molto bene, ma dentro, si sente il dolore e non sorride, poichè io sono povero e si nota, per un miliardario sotto i riflettori deve dare spiegazioni persino per un rutto. Oggi viviamo in periodo scuro di libertà? Io direi di sì, ma per colpa del Cavaliere o del suo Pdl ma da una miriade di Politici ” mestieranti ” che da nulla facente sono diventati ricchi o che quel nepotismo ha accumulato ricchezza sottratta al “ Popolo” parola gradita alla Sinistra ed abusata con Padrone, che detiene mezza Italia occulta nei meandri della distribuzione, assicurazioni, mattone e in conti segreti nell’Est e non solo. Purtroppo mentre altre cercavano farfalle questi hanno insediato figli e figliocci con un gran nepotismo da fare rabbrividire un dittatore come Saddam, se non l’avessero impiccato. Come abbiamo potuto appurare col caso Avvenire i media sono stati di manica larga con la Sinistra, ma provate nel motore di ricerca se nell’archivio di Avvenire ci sia questa notizia che Foggia gli extracomunitari erano tenuti in tende e morivano nel fango percependo solo 5 euro il giorno, oppure nel periodo da Sindaco di Walterloò o Water che sotto i ponti di Tor di Quinto ospitava migliaia di Romeni vivendo non da esseri umani, senza parlare nei loculi e sottosuolo di Roma: questo è realtà quotidiano che l’Avvenire piace mentre loro anno sottane di seta e protetti da un piccolo Stato ma il più ricco? Oggi non penso che il mondo ecclesiastico usino il calesse come faceva il prete Michele Giordano un tempo a Scanzano Jonico, e non da Cardinale nel tratto per andare a prendere l’anfore del sangue di San Gennaro. Io in 16 anni mai visitato da un prete salvo a Pasqua e natale per la solita bustarella inviata in precedenza per l’obolo. Purtroppo sia il PCI o pardon Sinistra e la Chiesa ha perso il contatto reale con la Società. Cosi si organizzano festini, tours foto sex shop con fotografo, appollaiato sul cuculo per immortalare immagini da fiction? In concreto la Legge della privacy, non sarà mai applicata, forse perché si ha il vizio di usare termini Inglesi quindi come per il Giudice che non condanna l‘extracomunitario che non sa leggere e capire perciò ignorata? Evidente che nasce un dubbio: la Legge per alcuni Magistrati è optional, ma confiscare la mia misera pensione a favore di un figlio sfaticato e guadagnata con 43 anni di marchette, mille sacrifici e crescendo un fratellino, perché orfani?
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Il 5 Settembre 2009 alle 12:22 mariarobyzz ha scritto:

Credo e mi auguro che i giornalisti che scrivono i vostri articoli vengano retribuiti. La retribuzione implica l’esecuzione di un lavoro effettuato, di qualunque genere sia.
Un giornalista viene retribuito per parole scritte di fatti che ha avuto modo di verificare personalmente. Chi scrive per sentito dire non è giornalista, è semplicemente parolaio, inteso come colui che scrive parole a sproposito, con lo scopo di vendere e di attirare l’attenzione. Del resto è quanto ormai succede nel mondo dell’informazione. Scoop! Le parole pesano. Ogni giornalista lo sa e deve saper fare una scelta fra il dire e il dire il vero. Le paole vere nascono dal silenzio che nasce da uno sguardo profondo sui fatti.
Credo che il giornalista in questione non sia mai andato a Taize’.
Neppure io del resto! Ho solo visto sguardi e gesti di luce in chi è tornato da lì.
Nessuna parola… semplicemente fatti. Fatti di luce! E se qualcuno volesse giocare sul termine “fatti” libero di farlo. Il mio messaggio è Altro. E’ speranza.
Grazie per l’attenzione.
E …. retribuire è una responsabilità sociale, soprattutto in questo periodo di crisi

Il 5 Settembre 2009 alle 16:09 pv21 ha scritto:

“Non presumere mai malizia laddove la stupidità basti” consigliava un certo R.J.Hanlon. E’ il caso di aggiungere che: l’arroganza del potere cammina con le gambe del cinismo di ignavi ed opportunisti. … passa oltre con …=> //forum.wineuropa.it

Il 5 Settembre 2009 alle 17:27 incredula_offesa ha scritto:

Mi unisco alle persone che prima di me hanno commentato l’articolo di Giacomo Amadori, campione del giornalismo che non ha neanche la decenza di verificare le cose di cui parla. Se fosse anche andato una sola volta a Taizé non avrebbe probabilmente scritto le parole che possiamo leggere nell’articolo. Personalmente frequento la comunità da più di dieci anni e mi sento offesa da quello che leggo. Non si tratta solo di critiche o cattiverie, ma di FALSITÀ ASSURDE E INSENSATE!!!

NON È VERO che frère Roger Schultz fosse un pastore calvinista: per problemi di salute non ha mai completato la sua formazione.
NON È CORRETTO parlare di “cristiani” contrapponendoli a protestanti e ortodossi. Protestanti e ortodossi sono cristiani esattamente come i cattolici (era forse questa la parola che si voleva usare?). Queste sono informazioni di base (diciamo da seconda media!!!) che un giornalista non può permettersi di non avere.
NON È VERO che nella comunità sono presenti monaci ortodossi: la chiesa ortodossa non ha ancora dato questo permesso ai suoi fedeli. Giovani ortodossi frequentano la comunità e si fermano anche a volte diverse settimane, così come diversi preti ortodossi sono ospiti della comunità.
NON CI SONO festival del rock a Taizé, quindi è quantomeno assurdo descrivere la collina come “una Woodstock in miniatura per giovani cristiani”. Il fatto che si canti durante le preghiere o che spesso alcuni dei giovani che vengono per una settimana portino con loro la chitarra o altri strumenti musicali non significa che si organizzino concerti rock!!! Altrimenti cosa sono le nostre chiese e i nostri oratori? Anche lì si suona la chitarra!!!
NON È VERO che a Taizé si può ballare e bere sino alle due di notte, E NON C’È nessun angolo di prato allestito con pub e discoteca: c’è un posto (rigorosamente no profit!) dove si può prendere qualcosa da bere e trovarsi per chiacchierare con gli amici o suonare la chitarra, ma è aperto solo fino alle 22h30. Alle 23 tutti sono invitati ad andare a dormire nei propri alloggi, rispettando il silenzio. Lo fanno tutti immediatamente? Non sempre, ma non certo per colpa della comunità! Chi ha mai provato ad andare in gita di più giorni con alunni adolescenti o a portare in campeggio qualche gruppo giovani parrocchiale sa cosa voglio dire.
NON È PROFESSIONALE da parte di un giornalista che voglia essere degno di questo nome citare senza fornire un contesto. Non so chi fosse il frate che ha pronunciato quelle parole e non so in quale contesto le abbia pronunciate. Magari la sua frase voleva solo essere una provocazione, e allora assumerebbe ben altro significato. Non solo: mi è capitato di incontrare religiosi che non sono d’accordo con la proposta fatta dalla comunità di Taizé, ma ci sono molti modi di vivere la propria spiritualità. Pensate a quanti movimenti esistono e a quante critiche si sentono su Comunione e Liberazione, sull’Opus Dei, sui Carismatici. Ma per la fede di molte persone questi movimenti sono importanti, e chi siamo noi per giudicare?!?
Non solo: siamo proprio sicuri che tra tutte le persone che frequentano le nostre chiese, i nostri oratori e i nostri centri parrocchiali non ci sia nessuno che lo fa per un qualche fine diverso da quello di seguire un cammino di crescita spirituale? Dobbiamo allora pensare che anche le nostre parrocchie o i nostri oratori siano “luoghi di perdizione”?!? E se anche fosse che una persona comincia ad andare in oratorio o in parrocchia perché ci vanno gli amici, o perché c’è un ragazzino o una ragazzina che gli piace… cosa ci sarebbe di tanto grave?!?

Ho già letto vari commenti alle righe su cui anch’io mi sono soffermata: tutti concordano che le parole di g.a. sono GRATUITE, FUORI TEMA E FALSE. Non entro nel tema Boffo, perché non ne so abbastanza: in ogni caso so per certo che in questo articolo erano contenute diverse BUGIE, e allora mi chiedo PERCHÉ DOVREMMO CREDERE AL RESTO DELLE INFORMAZIONI CONTENUTE NELL’ARTICOLO SULL’EX DIRETTORE DELL’AVVENIRE?

Spero che qualcuno dalla redazione avrà il coraggio di postare un messaggio di scuse, magari l’autore stesso del pezzo: così forse potrà convincerci del fatto che è stato solo un errore e non c’era l’intenzione di scrivere cose false per calunniare un terza parte -peraltro assolutamente esterna alla vicenda!

In ogni caso mi auguro che il direttore in futuro vegli su ciò che scrivono i suoi giornalisti, altrimenti Panorama perderà prestissimo una lettrice!!!

Il 5 Settembre 2009 alle 22:41 morisand ha scritto:

Egregio direttore sono Giuliano di Verona,
mi è capitato di leggere un articolo su Boffo, avete menzionato anche la Comunità di Taizé, sul sito internet ho letto anche alcuni commenti riguardanti le esperienze a Taizé e una lacrima mi ha rigato il viso, sono troppo belli i miei ricordi per essere infangati in questo modo.
Sono andato tre volte a Taizé nelle estati 2003, 2004 e 2006. Ho partecipato ai meeting di fine anno fatti a Budapest 2001, Amburgo 2003, Lisbona 2004, Milano 2005, Zagabria 2006 e qui ho conosciuto la mia attuale fidanzata, lo ritengo un DONO che mi è stato fatto.
Senza contare che due settimane fa sono stato in Polonia per partecipare al matrimonio di un mio amico italiano e sua moglie polacca, si sono conosciuti nel meeting di Parigi 2002.
Un mio amico di Milano si sta per sposare con una ragazza serba conosciuta appunto nel meeting di Milano nel 2005.
I volti di tanti AMICI e momenti indimenticabili mi passano davanti, AMICIZIE che partono da Verona, Vicenza, Milano, Trento e vanno fino alla lontana Svezia passando per Croazia, Germania, Polonia, Lituania, Estonia …
E’ chiaro che questa persona che ha scritto l’articolo non è mai stata a Taizé, forse non sa nemmeno in quale zona della Francia si trovi, come non sa che anche gli Ortodossi sono Cristiani.
La CONDIVISIONE e il SILENZIO sono i cardini della comunità di Taizé.
Le GMG (Giornate Mondiali della Gioventù) ideate da Giovanni Paolo II a partire dal 1985 non sono altro che la revisione dei meeting di Taizé che fanno già dagli anni ‘70.
Papa Wojtyla fece visita alla comunità di Taizé il 5 Ottobre 1986. Non a caso sia lui che Papà Benedetto XVI predicano l’unione dei Cristiani, cosa che in questa comunità già c’è !
Durante il funerale del nostro caro Papa Giovanni Paolo II i più attenti avranno notato che la prima persona a ricevere l’Eucarestia fu un uomo su sedia a rotelle … Frère Roger Schutz, proprio lui, il fondatore della comunità di Taizé, un protestante e un grande AMICO di Papa Wojtyla !
A Taizé giovani di tutte le religioni Cristiane (e non solo) si incontrano e pregano insieme in tutte le lingue.
I canti sono dei canoni, poche tre strofe che si ripetono e così ci si ritrova a pregare in Tedesco, Russo, Inglese, Francese, Polacco, Lituano, Croato, Italiano, Spagnolo, Portoghese …

Qua si trova la pace ! Ci si diverte e si fanno tantissime amicizie.
Stupenda l’esperienza del campeggio estivo, ci si scollega dal mondo … Taizé è un paesino sperduto della Francia del sud-est, là non arrivano news, non ci sono TV, non ci sono bar, non ci sono discoteche, non c’è nulla che ti preoccupa o ti stressa.
Si vive una settimana di preghiera ma anche di divertimento più assoluto e nella semplicità più totale.
Alla sera 7-8 mila giovani si ritrovano tutti assieme e cantano attorno a gruppi di chitarre sotto un cielo stellato …

Qua sotto vorrei allegare una lettera che mi mandò il mio amico Luca, ogni volta che la leggo mi emoziono e credo che questa testimonianza riassuma cos’è Taizé …

TESTIMONIANZA DA TAIZE’
Verona, 4 Settembre 2003
Bentornati a tutti, spero abbiate avuto il tempo di assaporare quel momento di relax che ti viene quando dimentichi le ansie da lavoro, i malumori in famiglia, e anche solo per un istante avresti il coraggio di lasciare tutto alle spalle e cominciare una nuova vita…questo è il momento perfetto da fotografare per ricordare una vacanza!
Io sono tornato da qualche giorno, ho visto un po’ di capitali europee, ho fatto un tuffo nel mare del nord e poi Taizé …
Lo so che una settimana è una piccola parentesi in un anno ma credo di aver passato i momenti più belli qui così certe volte penso che il resto dell’anno sia una parentesi a Taizé: è strano da raccontare ma appena si passa sotto l’arco con le campane, ci si sente subito a casa e tutto ricomincia come sempre. Forse il segreto sta nel fatto che tutti quelli che si incontrano a Taizé riescono a creare una grande atmosfera di fiducia che si rinnova ogni preghiera, ogni persona ricerca la sua felicità, non è importante come, ma è incredibile che bene o male la ritrovino tutti nella semplicità di ciò che abbiamo dentro e in una sete di conoscenza che qui a Taizé ti travolge; talvolta vorresti parlare le lingue sconosciute che distingui dal diverso brusio e talvolta imparare a dare voce al silenzio, comunque è sempre una scoperta ogni giorno che passa e ciò che considero più importante, è che non ti senti mai solo, c’è una sorta di filo sottile che unisce tutti quanti, dai Frères all’ultimo ragazzo appena arrivato ancora con lo zaino sulle spalle. L’anima di Taizé è la chiesa, un riparo dove aprirsi e liberare tutti i nostri problemi e le nostre angosce, le debolezze e i nostri dubbi, come ci ricordano quelle tele color arancio in fondo alla chiesa che ci invitano nella loro grandiosità, a liberarci di tutto quanto e a partire per un nuovo viaggio dentro di noi. Forse il concetto di silenzio l’ ho trovato solo qui, un silenzio che favorisce l’ascolto interiore, che coinvolge tutti, mai troppo profondo come se non volesse nascondere i problemi del mondo che sta al di fuori di quel villaggio, dato che ogni anno arrivano giovani dalle zone più povere della terra che ti stupiscono da quanta vitalità abbiano negli occhi e nelle loro parole. La preghiera di Taizé raggruppa nella sua semplicità tutti i popoli, è una perfetta unione di armonia e parole, è una sorta di grido o messaggio che in alcuni canoni che si ripetono all’infinito, ti penetra nel più profondo dell’essere. In fondo la magia di Taizé è che tutti noi cerchiamo qualcosa quando arriviamo, talvolta sbagliamo il modo in cui lo cerchiamo, o sbagliamo ciò che cerchiamo, ma alla fine del nostro viaggio scopriamo o riscopriamo un senso alla propria vita.
Questo è ciò che ho provato e che provo tutte le volte che torno da Taizé.
Mi piace pensare che tutti i giovani che si recano a Taizé formino una specie di quadro indelebile dove poter mettere tutte le proprie esperienze, le proprie speranze sul futuro, i propri sogni, ed ognuno armato della propria volontà compia un viaggio all’ interno di se stesso, un viaggio totalmente diverso dagli altri ma alla fine tutti raggiungano lo stesso obiettivo, come se volessero vincere la stessa guerra…
…brothers in arms
luke

Spero che quell’articolo sia stato solo una svista e che venga rimediata con un bell’articolo sulla comunità di Taizé.
Grazie per l’attenzione
Giuliano di Verona

Il 6 Settembre 2009 alle 11:03 nocciolina77 ha scritto:

Sottoscrivo al messaggio di Giuliano, a Taisé ci sono stata una decina di anni fa. Premetto che nonostante io ci sia stata educata o forse proprio per questo motivo, il mondo cattolico non mi è affatto simpatico, resta che mi sembra perfettamente tendenzioso ciò che avete scritto di Taisé. Come Giuliano io lì ho trovato spiritualità, semplicità, condivisione, qualsiasi altra cosa che si possa dire della communità è semplice menzongna (ma sinceramente: voi ci credete che la chiesa tollererebbe mai un luogo cattolico dove la gente viene accolta e/o istigata a farsi di questa o quell’altra cosa? ma su…).

Il 6 Settembre 2009 alle 13:23 mirjav ha scritto:

Egregio direttore, leggendo la parola Taizé in un artico del Panorama su tristi vicende umane (Boffo e il pasticciaccio brutto .. del 4.9.) mi vengono in mente le parole di Gesù: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.” - Matteo 5:11. Di fatti l’articolo fa proprio questo: dice, mentendo, ogni sorta di male contro Taizé. Ci sono stata e posso dire che Taizé è autenticità, silenzio, preghiera, vita semplice e incontro con persone meravigliose che vivono e condividono lì un momento di vita veramente cristiana. Dal suo articolo capisco che ci sono qui molte persone, lei incluso, alle quali l’incontro con Taizé potrebbe fare un gran bene. Oltre tutto così lei potrebbe parlare di cose delle quali ha conoscenza personale.. il che nel suo mestiere non è male. Saluti Mirja Vihla

Il 6 Settembre 2009 alle 14:59 patriziatrinchero ha scritto:

Salve, nel leggere questo vostro articolo sono rimasta veramente sorpresa è disgustata dalla descrizione fatta dal vostro giornalista della comunità di taizè, che conosco bene e frequento da più di 20 anni.Ci andai la prima volta con la parrocchia a 15 anni e da allora ci torno spesso, almeno una volta l’anno, per caricare le pile, perchè come ha detto Giovanni Paolo II nella sua visita li, Taizè è come una fonte a cui si passa, ci si disseta e poi si prosegue il cammino, e infatti la comunità non ha mai voluto fondare nè gruppi ne movimenti, perchè taizè accoglie l’uomo e la persona in quanto tale, senza guardare a stato sociale, colore della pelle, religione o confessione, e che ha tutti propone un modello di vita, che è quello evangelico (cioè del vangelo, specifico visto l’ignoranza culturale delle varie confessioni che emerge dall’articolo).
A taizè ho imparato a pregare col cuore, a rispettare le idee di tutti, anche le più lontane dalle mie, mi sono confrontata sulla Bibbia con ragazzi di tutte le confessioni e le provenienze, ho potuto vedere piccoli miracoli come serbi croati e bosniaci lavorare insieme mentre nel loro paese la guerra dilaniava tutto,ma soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere frerè Roger Schultz, e di poter imparare moltissimo, anche solo dal suo modo di guardare le persone, uno sguardo sempre carico di amore verso tutti, anche verso colei che lo aveva appena pugnalato. Dopo la sua morte mai ho sentito una sola parola dai fratelli della comunità che non fosse di comprensione e perdono per la squilibrata che lo ha ucciso, così come mai ho visto che a un funerale vescovi e potenti fossero invitati a lasciar posto in chiesa ai giovani che sono arrivati appena saputa la notizia da ogni parte del mondo e molti direttamente dalla GMG di Colonia con mezzi anche di fortuna.La comunità non guadagna nulla dall’accoglienza dei giovani, i luoghi di ristoro (qualche macchinetta per il caffe e un piccolo bar che quelli dei nostri paesini sembrano il gran caffè in centro)sono tutti rigorosamente no profit e vendono a prezzo di costo e sono gestiti come tutti gli altri servizi(dal lavare i bagni al servire i pasti, dall’accogliere chi arriva,all’invitare i giovani ad andare a dormire alle 23.00 (se a Taizè c’è una discoteca è nascosta bene, io ho sempre solo visto giovani con la chitarra e ragazzi dell’est che improvvisavano anche piccoli concerti di musica classica!?!) da giovani che dedicano mezza giornata della loro settimana a lavorare per permettere a tutti di passare la settimana sulla collina.Trovatelo un posto dove ogni settimana passano 8000 persone che si autogestiscono e dove non c’è bisogno di polizia e forze dell’ordine!
Ho visto un sacco di ragazzi partire per i motivi più vari e disparati, non ultima la curiosità di capire cosa aveva cambiato la vita degli amici che ci eran stati e tornare cresciuti e maturati. Lì ho preso in mano le scelte più importanti della mia vità e le ho maturate, come è successo a molti altri che conosco e che reincontro in giro per mezza europa e non solo.
Inoltre da anni iscrivo per la mia zona i giovani che vanno al pellegrinaggio di fiducia sulla terra che si tiene in diverse città europee e di altri continenti e un’indicazione precisa della comunità è che nessuno si può iscrivere al telefono o via mail, ma sempre attraverso l’incontro personale con qualcuno che possa spiegargli cosa si andrà a vivere, perchè ciascuno si senta accolto come persona. Voi prendereste in casa per una settimana e dareste le chiavi a un giovane mai visto che arriva da qualche paese europeo magari alla ribalta delle cronache per fatti poco piacevoli? E’ il miracolo che capita tutti gli anni agli incontri internazionali dove dalle 25.000 alle 75.000 persone sono accolte in famiglia, proprio per creare quella fiducia nell’uomo che viene prima di qualsiasi fede religiosa. Ho avuto la fortuna di cercare famiglie disposte all’accoglienza a Milano, qualche anno fa, e vi assicuro che è stato commovente vedere anziani che non avrebbero aperto la porta nemmeno al postino per la paura accogliere 3-4 giovani albanesi,rumeni,polacchi, parlando a gesti e lasciando le chiavi di casa, e li ho visti tristi con le lacrime agli occhi quando i giovani sono ripartiti per i loro paesi d’origine. Non è un piccolo miracolo? Forse sono queste le cose su cui vale la pena documentarsi e scrivere, anziche cadere nei soliti luoghi comuni sui giovani facendo paragoni di dubbio gusto e senza fondamento con eventi come woodstock che nulla hanno a che fare con la collina di Taizè dove già in quegli anni i giovani si trovavano a pregare e a riflettere sulle tragedie che avevano ferito e lacerato l’Europa. Penso che un articolo serio sulla comunità di Taizè sarebbe un buon modo per dimostrare che nel vostro settimanale ci sono giornalisti professionali che sanno fare bene e con coerenza il proprio lavoro.
Patrizia Trinchero

Il 6 Settembre 2009 alle 16:18 fplatini ha scritto:

Voglio esprimere la mia indignazione per le frasi false e offensive riguardanti la Comunità di Taizé espresse in questo articolo.
Sono legato alla Comunità da quindici anni e vorrei specificare alcuni punti.
Riguardo all’ipotesi per cui qualcuno vada a Taizé “per farsi e basta” non ho argomenti da portare: si tratta di una frase semplicemente ingiuriosa.
Riguardo all’ipotesi per cui qualcuno vada a Taizé “per farsi una donna”, non posso smentire. Ognuno è libero di cercarsi una compagna dove vuole. La debolezza della Comunità, probabilmente, consiste nel non fare l’esame di ammissione a nessuno, limitandosi ad accogliere evangelicamente. A nessuno è richiesto un curriculum o una lettera di referenze. Non è richiesto a chi va a cercarsi una donna come non è richiesto a chi si reca su quella collina di Francia per pregare e riflettere sulla propria vita, svolgendo piccoli lavori volontari, ascoltando corsi biblici e discutendone con ragazzi di tutto il mondo e, a volte, decidendo di fermarsi per abbracciare uno stile di vita che al nostro mondo può risultare astruso.
Nell’articolo trovo perfino un link al sito di Taizé. Temo che l’autore si sia limitato a postarlo senza fare lo sforzo di leggerlo – spero che i lettori agiscano diversamente.
Emerge dal testo l’immagine di una sorta di setta. Nessuna allusione al fatto che tutti i Papi, da Pio XII in avanti, abbiano incoraggiato con affetto il lavoro di Frère Roger Schutz e del suo successore Frère Alois Loser. Nessuna allusione al fatto che il Priore della Comunità venga ricevuto annualmente dal Pontefice e che lo scorso anno sia stato invitato al Sinodo dei Vescovi a Roma. Nessuna allusione alla persona di Roger Schutz che nel 1940 comprese che non ci sarebbe stata la pace nel mondo finché i Cristiani fossero stati divisi. Nessuna allusione alla sua vita eroica prima come resistente al Nazismo e alla Francia di Vichy, e poi come sostenitore dei giovani credenti nei Paesi del blocco comunista. Nessuna allusione alla sua grande amicizia con Madre Teresa di Calcutta. Nessuna allusione alla carestia della Corea del Nord di qualche anno fa, storia ignorata da tutti i media, quando la Comunità acquistò e inviò mille tonnellate di farina (non fu l’unico intervento umanitario della Comunità che si prepara a mandare “cibo spirituale” in Cina: un milione di Bibbie, http://www.taize.fr/it_article.....941.html).
Niente di niente, a parte alcune frasi stereotipate che vengono condivise solo da una piccola minoranza di correnti delle varie Chiese cristiane. Il rispetto che gode la Comunità presso i fedeli, ma anche presso le gerarchie delle Chiese, cattolica, ortodossa, protestante, sembrano sfuggire all’autore.
Riguardo alla “piccola Woodstock”, basterebbe passare un solo giorno a Taizé per rendersi conto delle castronerie riportate.
E’ vero che è possibile bere birra. In un piccolo bar che apre per poco più di un’ora alla sera, dove la birra viene venduta in bicchieri piccoli, esclusivamente ai maggiorenni e in ragione di una birra per persona. Non un sorso di più.
Riguardo alla discoteca, ho consultato anche le più note guide turistiche, e non ne ho trovato traccia. Forse l’autore allude a quel piccolo spazio dietro al suddetto bar dove i giovani portano le loro chitarre. I più bravi e coinvolgenti riescono a tirarsi dietro un buon seguito di ragazzi che cantano e ballano… fino alle 23 e 30 (e non alle due di notte), quando le regole della Comunità li mandano a dormire.
Se qualcuno vuole a tutti i costi fare la notte bianca, è liberissimo di recarsi… in Chiesa, dove piccoli cori animano la preghiera fino all’alba, per chi pensa di poter avere un incontro più intenso con Dio nel tempo notturno.
Avrei tante storie personali e di cui sono stato testimone. Mi chiedo, però se al sig. Amadori interesserebbero. Visto il tono dell’articolo ne dubito.
Lo dico onestamente: mi sono rotto le tasche delle storie su Berlusconi, Feltri, Boffo. Nell’articolo del sig. Amadori non mi interessa nulla, se non quelle due o tre righe che mi hanno realmente amareggiato. Sono d’accordo con il Presidente della Repubblica e con i Presidenti delle Camere quando dicono che occorre svelenire il clima. Se in un articolo, già di per se duro, si riesce, en passant, a offendere una Comunità religiosa pacifica e amata da tanti giovani, è segno che davvero, nel giornalismo italiano, c’è qualcosa che non va.
Confidando che si sia trattato di un incidente di percorso, e nell’attesa delle dovute rettifiche, resto a vostra disposizione nel caso vogliate saperne di più sul mio legame personale con la Comunità di Taizé.
Distinti saluti.
Francesco Platini

Il 6 Settembre 2009 alle 16:50 bzimage ha scritto:

Dissento con sdegno a quanto detto sulla comunità di Taizé: sono andato a Taizé in viaggio di nozze un anno fa ed è tutt’altra cosa da quanto descritto nell’articolo. E’ un luogo di preghiera e incontro tra fratelli cristiani di varie confessioni (che tremenda cantonata, poi, dire che protestanti e ortodossi non sarebbero cristiani!) e non certo una Woodstock o un luogo dove “ci si fa”. E’ vero che c’è un piccolo luogo di ristoro dove la sera si può stare in compagnia rigorosamente fino alle 22:30 e non oltre (non fino alle 2!!!) e dove viene vendute anche birre, ma rigorosamente una a testa. Un sera ricordo che avevamo portato qualche bottiglia in più che avevamo comprato in città e un ragazzino volontario della vigilanza di taizè senza battere ciglio e con una severità intransigente ce li ha letteralmente sequestrati, per ridarceli il giorno dopo, spiegandoci che è assolutamente vietato abusare di alcol per evitare schiamazzi nella comunità, dove la preghiera continua per tutta la notte.
Questo è Taizè: un luogo di preghiera e di incontro con Dio. Questa atmosfera si respira un po’ dappertutto. Altro che woodstok! Consiglio all’autore di andare a Taizè e rispirare un po’ aria “pulita”.
Chiedo caldamente una rettifica dell’editore.

Il 6 Settembre 2009 alle 17:30 williamwallace ha scritto:

**** Il vero problema è che in italia alla voce giornalisti annoveriamo o abbiamo annoverato gente come Montanelli, Terzani , Severgnini, Bocca poi qualcuno ha iscritto anche i fede e simili ****
Concordo in tutto quanto espresso sopra quindi non ripeto. Ho frequentato Taizè e gli incontri europei, senza vedere l’apocalissa sociale descritta. Penso si possa trovare più fanatismo, canne e mal costume in qualche aula parlamentare o redazione di giornale …. LA VERA NOTIZIA SAREBBE UN MEA CULPA (tutti possiamo sbagliare) E UN SERVIZIO VERITA’ SI TAIZE’ …. (Vergogna)

Il 6 Settembre 2009 alle 20:35 frenc70 ha scritto:

signor Giacomo Amadori,
mi sento personalmente OFFESA dalle falsità palesi e dalle insinuazioni velate che sono contenute nell’articolo che Lei ha firmato, e del cui contenuto è perciò responsabile.
Mi lega alla comunità di Taizè un affetto e una riconoscenza che durano da vent’anni; la considero la mia casa, e considero i fratelli che ci vivono parte integrante della mia famiglia, umana e spirituale.
Non accetto di leggere perciò, da chi evidentemente non sa di cosa scrive (eppure ne scrive!) tali volgarità e falsità.
A Taizè vivono persone che hanno scelto di dare la loro vita per accogliere gli altri, per incontrare chiunque,(non importa chi sia e da dove venga) mettere in comune le proprie radici, lingue, valori, fedi e percorsi convinti che i cristiani siano un’unica famiglia umana, ricca delle proprie differenze…nella convinzione che questo il Vangelo abbia da dirci, oggi.
Frère Roger questa scelta evangelica l’ha pagata con la vita.

“Piccola Woodstock cristiana”…che pena. Che vergogna.
Se almeno avesse dedicato qualche minuto a leggere qualcosa del sito che pure ha indicato come link ai lettori, avrebbe evitato questa figura indecorosa. E forse avrebbe imparato qualcosa.

Mi aspetto, (e vedo che siamo in tanti, ed è un bella cosa…segno che la verità dell’informazione ci sta ancora a cuore) che Lei chieda scusa.
Non a me, nè a nessuna delle persone che a Taizè devono qualcosa:non ne abbiamo bisogno.Chieda scusa a quei fratelli che a Taizè, a Nairobi, a Madras, ad Alagoinhas (bidonville del mondo, altro che Woodstock) dedicano la vita a costruire un mondo dove ci si accoglie, ci si conosce, ci si prova a capire e ad incontrare.
E’ una vita spesa per scommettere su un mondo migliore, e provare a costruirlo nel silenzio,nella povertà e nella preghiera:è una vita spesa anche per rendere migliore il mondo in cui Lei spende la sua vita.
Se proprio non trova motivo per essergliene grato, chieda scusa e non offenda.
francesca

Il 7 Settembre 2009 alle 0:04 Zione ha scritto:

Noemi Letizia, nel mentre dà una lezione di stile di vita morigerata, fa anche una tirata di orecchie a tutti i lestofanti e gaglioffi, incluso arrusi e affini.

Noemi e l’amicizia con Berlusconi “Lo chiamo Papy perché è dolce; conosco Silvio da quando ho ricordo, per me era una cosa normale”. Nella lunga intervista rilasciata al Daily Mail, Noemi Letizia spiega l’origine dell’amicizia con il presidente del Consiglio e anche da dove è nato il soprannome ‘papì.

Al quotidiano che si chiede “come mai il padre Benedetto - un piccolo commerciante di Portici, un’oscura città vicino Napoli, con piccole proprietà - era diventato un amico di lunga data del ricco Berlusconi”, sottolineando come “per molti l’origine della loro conoscenza sia ancora poco chiara”, Noemi risponde di conoscere il premier da sempre perché il padre la portava con sè “quando andava a trovare Silvio”. “Non è che Silvio fosse una persona straordinaria per me”. “Infatti, quando ero piccola - prosegue - gli ho dato il nomignolo che tutti conoscono ora. Perchè io sono una persona dolce, mi piace dare nomignoli alle persone che amo. E così ne ho dato uno a Silvio, perché è dolce. Era per dimostrargli affetto “NON SONO IO LA CAUSA DEL DIVORZIO - “Tutti possono vedere che non sono io la ragione del divorzio” tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario.

Noemi Letizia parla con la giornalista Daphne Barak del Daily Mail (l’intervista, pubblicata sul sito del giornale britannico, andrà in onda stasera anche su Sky Tg24) e rompe il silenzio sul suo rapporto con il presidente del Consiglio, dopo quattro mesi dalle dichiarazioni di Veronica Lario “sorpresa” per la partecipazione del marito alla festa per i 18 anni della ragazza a Casoria. “C’è un grande scandalo - racconta - ma la realtà è diversa. Io voglio correggere questa disinformazione. Come può una festa di 18 anni rovinare un matrimonio? E, se così fosse, che matrimonio sarebbe? Io non ho niente a che fare con questo. Quello che dice Veronica non mi tocca. Sono problemi della sua famiglia. Non posso esserne accusata io”. “Conosco Silvio da quando mi ricordo. Quando mio padre lo vedeva, mi portava con sè. E’ successo molte volte. Ma per me era una cosa normale”, aggiunge. E dice di aver dato a Berlusconi il ‘nomignolò di ‘papì “perché era così dolce”.

La ragazza napoletana dice che, alla festa di Casoria fu suo padre ad invitare Berlusconi. “Per me - dice - fu una sorpresa, fu una sorpresa per tutti. Io davvero non ne sapevo niente”. Noemi continua il racconto sull’invito di Berlusconi alla sua festa. “Mio padre l’ha chiamato perché sono amici. E’ solo un rapporto tra due padri, tra due famiglie. Io sono stata coinvolta solo per questo”. Secondo la ragazza, i giornalisti “hanno inventato storie sui rapporti” tra il premier e suo padre e “l’hanno fatto diventare insano. Per questo siamo tutti arrabbiati”. Noemi afferma che, malgrado il bellissimo regalo che la ha portato, la partecipazione di Berlusconi alla festa del 26 aprile è stata senza clamori. “Silvio era a cena al nostro tavolo. Poi è andato via perché aveva impegni di lavoro. Forse non è normale avere un presidente per amico, ma non mi pare giusto attaccare una ragazza di 18 anni.

Tanto più che alcuni attacchi sono stati davvero forti”. Tanto più che, aggiunge, il suo giudizio è molto negativo “su quegli uomini adulti che non ci pensano due volte prima di correre dietro a una diciottenne”. Un concetto analogo a quello espresso anche da Barbara Berlusconi nell’intervista concessa prima dell’estate a Vanity Fair. Ma con la figlia del premier, che aveva sottolineato di non aver “mai frequentato uomini anziani” Noemi è molto critica, giudicando le sue dichiarazioni “antipatiche” e “senza senso”. “Avrebbe dovuto capire che non era proprio il caso di parlare in quel modo e dire quelle cose su una ragazza. Lei è un’adulta, una mamma. Ma sono sicura che è una brava persona”.

Noemi dice anche di non interessarsi abitualmente di politica. “I politici - afferma - devono essere giudicati secondo quello che fanno per i cittadini”. In ogni caso, conferma “naturalmente” il suo voto per “Silvio”. “Ma non perché è amico di mio padre”, piuttosto perché “è una persona molto divertente, una brava persona, sa quello che fa. E’ un leader perché ha una straordinaria personalità”. La giornalista inglese, nel servizio pubblicato dal Daily Mail, dà conto delle polemiche di questi giorni sul ‘caso Boffò - tra Avvenire e Il Giornale della famiglia Berlusconi - che hanno coinvolto il governo. E scrive anche di una visita “notturna” che Berlusconi avrebbe fatto “in Vaticano” “apparentemente nel tentativo di “riallacciare i rapporti”.

“Per ora - scrive Barak - Berlusconi resta popolare tra gli elettori italiani, ma ha dovuto lavorare duro per respingere le critiche alla sua condotta personale”. Nell’intervista, Noemi afferma poi che Berlusconi non ha “nulla di cui chiedere scusa” a lei e alla sua famiglia. “Non abbiamo fatto nulla di male, lui non è stato la causa di niente. Sono stati altri” i responsabili di ciò che è successo. “Lo ripeto: hanno trasformato un rapporto personale in una storia maliziosa. Sono state dette tante cose cattive su di me e su tutti noi”. La ragazza tiene a dire anche che non sono vere le voci riportate dai giornali, secondo le quali avrebbe “molti fidanzati”: “Io sono single” (da l’Unione Sarda)

Il 7 Settembre 2009 alle 0:19 ric5 ha scritto:

Sono da dieci anni un frequentatore di Taizé e ho letto con dispiacere le informazioni false e superficiali che avete pubblicato sulla Comunità di Taizé.
L’esperienza che io, come tantissimi altri, ho fatto a Taizé non ha nulla a che fare con droga, sesso, pub, discoteche e le altre sciocchezze che scrive Amadori.
E’ un luogo dove si scopre il valore della preghiera, della fede vissuta attivamente nella propria vita, dove si cerca un senso alle proprie esperienze. A me ha permesso di ritrovare la fede in un periodo di difficoltà.
Credo che sarebbe compito di un buon giornalista pesare le parole che scrive e astenersi da ciò che non si conosce; credo sarebbe compito di un buon responsabile di redazione evitare che affermazioni false e superficiali vengano pubblicate.
Sarebbe un segno di correttezza e onestà professionale da parte vostra informarsi e pubblicare un articolo su cosa è veramente Taizé e su cosa rappresenta per tantissime persone in tutto il mondo.
Riccardo

Il 7 Settembre 2009 alle 9:51 marinaparodi ha scritto:

Mi unisco al coro di quanti sono sconvolti dalla superficialità dell’autore e di chi ha autorizzato la pubblicazione dell’articolo.
Taizé è una comunità monastica ed ecumenica che ha seminato segni di speranza nel cuore di tanti giovani e ha annunciato il vangelo attraverso la sua semplice esistenza.
Attendiamo un articolo riparatorio e le scuse.

Il 7 Settembre 2009 alle 11:01 carlogalbiati ha scritto:

“Mi viene il vomito, è più forte di me…” Non credo che il Blasco sia stato a Taizé e forse non ha letto l’articolo di Giacomo Amadori su Dino Boffo. Rimane il fatto che le parole della canzone “…stupendo” del 1993 di Vasco Rossi descrivono perfettamente il mio stato d’animo di fronte alla superficialità e all’ignoranza del giornalista di Panorama: qualsiasi mio studente del terzo anno di liceo conosce le differenze teologiche tra le divese confessioni cristiane e l’impegno dei fratelli della comunità di Taizé per cercare di anticipare l’unità visibile dei cristiani è universalmente noto a chi conosce la chiesa. Rimane da concludere che Giacomo Amadori possieda conoscenze in materie inferiori al livello minimo richiesto e senz’altro insufficienti in una qualsiasi interrogazione di storia su riforma e controriforma.

Il 7 Settembre 2009 alle 11:32 sabb87 ha scritto:

Ecco una copia della mail che ho inviato al direttore…

“Sono tornato da soli 8 giorni dalla comunità di Taizè e il ricordo di quella settimana è ancora molto vivo in me…Non smetterò mai di stupirmi di cosa si possa trovare in quello sperduto villaggio della Borgogna…Quanta spiritualità, quanto silenzio e quanta fede!!! Nella mia vita ho partecipato a meeting internazionali di vario tipo GMG, Agorà dei Giovani, Veglie della Domenica delle Palme e altro ancora, ma mai come a Taizè ho potuto trovare così tanti spunti di riflessione, mai come a Taizè ho potuto sentire la voce del silenzio che mi suggeriva le risposte alle domande che mi si affollavano nella mente…Posso dire onestamente che a Taizè ho ritrovato e rinforzato la mia fede e ringrazio Dio di questo.
Certo scambiare Taizè per una specie di eterno rave-party, per una “Woodstock religiosa” o per chissà quale altro strano luogo di perdizione e molto semplice…
D’altra parte dove è possibile trovare migliaia di giovani appartenenti a diverse confessioni, diverse etnie, diverse estrazioni sociali uniti per PREGARE in un solo luogo? Dove mai potremmo trovare, soprattutto nel nostro “BEL PAESE”, una realtà nella quale italiani, rumeni, polacchi, ucraini, cinesi, coreani, giapponesi, vietnamiti (e molti altri ancora) PARLANO e CONDIVIDONO serenamente le loro stanze, le loro esperienze, la loro fede? In quale paese di un altro pianeta, migliaia di ragazzi si siedono in chiesa e, per TRE VOLTE AL GIORNO, pregano insieme DIO? La risposta, in attesa che tutto il mondo diventi così, è una: TAIZE’!”
Matteo

N.B. Per dovere di cronaca le posso anche fornire gli orari del “famigerato-disco-pub-aperto-fino-alle-due-di-notte”:
Ore 9.25 a 9.55 (da lunedì al sabato)
Ore 11.30 a 12.00 (tutti i giorni)
Ore 14.00 a 14.45 (al lunedì dalle 14.15 a 14.45)
Ore 17.00 a 17.45 (da lunedì al sabato)
Ore 21.45 a 22.30 (la domenica 21.45 a 22.15)
Alle ore 23.00/23.30 vengono spente le luci del luogo dove si può stare a parlare, cantare e suonare (nel resto del paese deve regnare il silenzio)
Alle ore 00.00/00.15 le luci di tutti gli alloggi devono essere spente
L’unico edificio aperto oltre le 23.00 è la Chiesa dove è possibile pregare in ogni momento…

Il 7 Settembre 2009 alle 11:53 vaaleeriioo ha scritto:

Taizé è ben altro da come è stata descritta. In essa c’è uno spirito di dialogo e incontro senza secondi fini. Leggere http://www.taize.fr/it. Ciao valerio

Il 7 Settembre 2009 alle 12:51 danielebailo ha scritto:

Egregio direttore,
sono Daniele Bailo di Roma,
ho letto il vostro articolo su Boffo, e sono rimasto particolarmente
colpito da quanto viene scritto sulla comunità di Taizé.
Le reazioni che ho avuto dopo la lettura dell’articolo sono tante, ma
forse la più significativa è quella di sentirsi feriti e toccati su
una realtà (quella della comunità di Taizé) che ha dato senso alla mia
vita, in maniera che a me pare ingiustificata.
Frequento la comunità da almeno dieci anni, più o meno saltuariamente,
anche andando alle preghiere che si organizzano in alcune città di
Italia.
Taizé, al di là delle rigidità che spesso ci portiamo dentro, ci
mostra un Dio che perdona, che ci è amico, che non ci lascia soli. Lo
spirito di questo luogo mi accompagna spesso anche nella mia
quotidianità.
Spesso a Taizé arrivano persone che hanno smarrito il senso, che sono
incastrate nella vita, che non sanno più che cosa fare, e lì
riscoprono che Dio ci è vicino, e che per ognuno di noi è possibile un
nuovo inizio.
Tutto questo avviene in un clima di estrema semplicità: si vive con
persone che vengono da tutta europa (oramai anche dall’Asia e dagli
altri continenti), si lavora insieme, e tre volte al giorno si prega
insieme, con canti meditativi.
L’esperienza di preghiera di Taizé è una delle cose più importanti
della mia vita. Io occidentale e italiano, forse abituato ad una
relazione con Dio fatta di imperativi morali e di ’sforzi’, riscopro
che Dio ci è amico, che non bisogna fare nulla di speciale, solo
accoglierlo…e poi VIVERE!
Riscopro un Dio di perdono. Riscopro un Dio che ci parla nella realtà
quotidiana. Riscopro un Dio che non ci chiede nulla di speciale, ma
che anzi ci propone di essere felici. L’unica cosa da fare? FIDARSI.

Uno dei viaggi più signidicativi fatti a Taizé è stato nel 2005,
quando è morto il fondatore che anche voi citate, fr. Roger Schultz.
E’ stato ucciso da una donna malata di mente.
Avevo altre destinazoni per quell’anno, poi una mia amica, attualmente
la mia fidanzata, mi diede la notizia della morte di fr. Roger, e mi
recai insieme a lei e ad altre persone su a Taizé.
E’ difficile spiegare i legami che ho stretto con le persone con cui
ho viaggiato, dico solo che mi sono rimasti nel cuore, che per me sono
persone importanti.
E’ difficile spiegare l’atmosfera che si respirava a Taizé, che posso
descrivere con le parole pace e tranquillità (parole purtroppo
inflazionate). I frere (i fratelli della comunità) oltre a non
sporgere nessuna denuncia, mandarono un mazzo di fiori alla madre
della ragazza, come segno di riconciliazione.
Io in quell’occasione capii che la mia vita poteva ripartire. Era un
momento molto difficile, ero rimasto bloccato, ero scontento di quello
che facevo e mi sembrava di stare sulla via sbagliata. Poi dopo Taizé
sono ripartito. Mi sono innamorato, ed ho cominciato una storia con
questa ragazza.
Ho scoperto anche l’importanza di questa preghiera di accoglienza.

Sapete, credo che la struttura della nostra vita, come fosse una
costruzione, è costituita da incontri, amore scambiato con altre
persone. Ecco, Taizé mi ha dato la possibilità di vivere queste cose,
di scavare dentro di me e trovare materiale solido per tenere in piedi
la mia vita.

So che una mail così aperta e personale potrà sembrare il
vaneggiamento di un esaltato. Tuttavia non trovo altra maniera se non
descrivervi, esponendo un po’ della mia esperienza molto personale,
quanto abbia significato per me Taizé per esprimere il dispiacere che
ho provato a leggere cose false e inesatte su Taizé

Per concludere Le richiedo, direttore,
DI PUBBLICARE UN ARTICOLO SU TAIZE’ CHE SPIEGHI IN MANIERA ESATTA DI
COSA SI TRATTA. E’ SUFFICIENTE CHE QUALCHE SUO GIORNALISTA CI PASSI
UNO O DUE GIORNI, E VEDRA’ COSA LE RACCONTERA’.
Le riporto inoltre alcuni siti su Taizé che potranno aiutarla a farsi
un’idea di cosa sia:

http://www.taize.fr/
http://www.taizeroma.org/
http://www.milanotaize.it/
http://www.arezzotaize.it/

Confido che questa mia comunicazione, insieme a quelle di altri che mi
pare abbiano già scritto sul vostro sito, possa aiutare il chiarimento ed il dialogo.
Grazie dell’attenzione e saluti.
Daniele Bailo

Il 7 Settembre 2009 alle 14:53 tizyl ha scritto:

Egregio Direttore,

tra le tante parole che affollano la redazione di un giornale, spero ci sia posto per una storia che non si può leggere, ma si ascolta con il cuore!

12 Aprile 2009, Pasqua a Taizè

Taizè vive del mistero della Croce e della Luce, per questo trascorrere il triduo pasquale a Taizè è come attraversare il buio interiore di ciascuno di noi, fatto di paure, incertezza, angosce, e in quel buio accendere una candela, piccola, ma tanto grande da rischiarare le nostre tenebre.

Io e mio marito quest’anno siamo stati a Taizè: il Venerdì Santo ci siamo inginocchiati sulla Croce, chiedendo il dono dell’apertura alla Vita per la nostra famiglia , e poi abbiamo lasciato un sasso sulla tomba di Frerè Roger con la stessa preghiera.

Oggi, mentre Le scrivo, Chiara, questo il nome della nostra piccola, si muove nella mia pancia, nascerà a Natale, segno vivente di quella luce interiore che a Taizè si accende e non si spegne mai.

La luce è anche verità, per questo Le chiedo di descrivere Taizè nella sua essenza, rischiarando quel buio che le parole dell’articolo sul caso Boffo hanno portato.

La ringrazio moltissimo

Tiziana & Chiara!

Il 7 Settembre 2009 alle 14:56 davide pinerolo ha scritto:

Egregio Sig. Direttore e Sig. Giacomo Amadori, in riferimento all’ articolo pubblicato, desidero farvi conoscere la mia opinione su quanto viene riportato a proposito della Comunità di Taizè.
Premessa: non sono assiduo lettore di Panorama e non conosco per precedenti articoli il Sig. Giacomo Amadori: evito di farLe notare, perché è già stato fatto, la non sottile differenza tra cristiani e cattolici; che così come una rondine non fa primavera, una chitarra non fa “discoteca” e un piccolo chiosco non fa “pub”; che Schultz è il fumettista padre dei “Peanuts”, mentre Frère Roger all’ anagrafe si chiamava Schutz… E questa premessa non mi fa partire col piede giusto nel valutare serenamente la preparazione sul tema e l’ operato successivo.
Mi limito, come altri prima di me, a testimoniare ciò che è stato per me l’ incontro con la Comunità di Taizè, avvenuto all’ età di 17 anni e perciò risalente a 25 anni fa. Incontro che perdura ancora oggi. Taizè mi ha fatto conoscere persone meravigliose che erano semplicemente alla ricerca. Ricerca non di “sballo” o di settimane da vitelloni da spiaggia, ma di riconciliazione e comunione tramite preghiera. Se questa ricerca, poi, passa anche attraverso la condivisione di momenti di festa con canti e balli, beh, non si può che approvare in tempi di isolamento culturale come questi! Con diverse di queste persone sono rimasti in contatto ed i momenti comuni di scambio di esperienze vissute nei rispettivi paesi e all’ interno della chiesa debbo dire hanno lasciato il loro benefico segno. Ah già, Le ricordo che alle due di notte a Taizè si dorme già da un pezzo. O si prega.
Il primo invito, perciò, caro Sig. Amadori, è quello di scrivere delle cose che conosce e non per creare sensazionalismo ad ogni costo, per riempire e vendere patinate pagine di una rivista.
Il secondo è quello di far visita a Taizè: il sito, anche citato nel Suo articolo, spiega molto bene come arrivarci e scoprirà che anche il fare pubblica ammenda serve a recuperare un sano giornalismo…
Cordialmente,
Davide P.

Il 7 Settembre 2009 alle 15:23 anna cifarelli roma ha scritto:

Gentile redazione di Panorama,

leggendo il vostro articolo pubblicato in questa pagina,
sono rimasta molto colpita dal modo in cui viene descritta
-incidentalmente- la comunità di Taizé.
Probabilmente chi scriveva non conosce Taizé né direttamente né
indirettamente. Per me, come per tutti coloro che frequentano la
comunità da anni, suona quasi ridicolo leggere che vi “si può ballare e bere sino alle due di notte, in un angolo di prato allestito con pub e discoteca”. Perché semplicemente è falso!

Ad onor del vero - che in quanto giornalisti sono sicura abbiate a cuore - andare a Taizé significa essere accolti in una comunità ecumenica, prendendo parte agli incontri di preghiera, condivisione, lavoro che ne scandiscono le giornate.
Dal 1999, quando l’ho conosciuta per la prima volta, per me andare a Taizé significa tornare a casa, provare la gioia profonda e serena di essere accolta con affetto, con cura, con attenzione per l’essenziale. Significa essere riportata - attraverso la preghiera e l’incontro con l’altro - alle fonti della mia fede, per riscoprire il nucleo più luminoso e vitale del Cristianesimo, che è l’amore immenso di Dio per ciascun essere umano e la risposta di fiducia che possiamo dare. Significa ripartire con un bagaglio essenziale e contemporaneamente ricco, per ricominciare a “lavorare nella vigna”, in ogni ambito della mia vita.

Vi chiedo, per rispetto della verità e per rispetto di tutti coloro che vivono a Taizé per tutta la vita o solo per una settimana, di correggere quanto di falso è stato scritto sulla comunità francese, pubblicando un servizio vero su Taizé.

Attendendo una vostra concreta risposta,
vi invio i miei cordiali saluti e auguri di un buon lavoro.

Anna Cifarelli, Roma

Il 7 Settembre 2009 alle 16:28 steviolino ha scritto:

Buongiorno,
volevo solo puntualizzare su ciò che di falso ho letto nel presente articolo riguardo la comunità di Taizè.
Innanzitutto il Sig. Giacomo Amadori (colui che ha scritto l’articolo) e il suo caporedattore (o colui che avesse dato il benestare alla pubblicazione dell’articolo) non sono evidentemente mai stati a Taizè.
Io mi chiedo come si possa diffamare una realtà così unica e bella solamente (…probabilmente!?) per aver sentito chissà quali voci faziose di non so chi!
A questo punto ho (anzi, abbiamo) la conferma che la libertà (e la correttezza!) d’informazione in Italia sia ormai un valore di altri tempi (tanto a destra quanto a sinistra per intenderci…anche se ora mi rivolgo direttamente a voi!). Quindi ora ho le prove che una percentuale (non so ancora quale) di notizie riportate su Panorama sono false e che non fate informazione ma disinformazione….e ciò è un fatto gravissimo!
Sono stato, negli anni, diverse volte presso la Comunità di Taizè, sia a Pasqua che d’estate (proprio a partire dai citati anni 90). E’ un posto magico dove si respira fede, spiritualità e fratellanza…..ho visto nel periodo appena seguente la guerra dei Balcani Bosniaci, Croati e Serbi abbracciarsi e scambiarsi civilmente opinioni su quanto successo, ho visto giovani dell’est europeo aprirsi all’ovest con entusiasmo e viceversa, ho visto gente che ha riacquistato la fede perduta, atei che pur non essendosi convertiti riconoscevano l’energia e la forza di Taizè……Il mondo dovrebbe imparare da Taizè; è una vera democrazia (non come la nostra) che accoglie tutti (anche senza permesso di soggiorno), davvero tutti, anche il Sig. Giacomo Amadori. Accogliendo tutti, il rischio che qualcuno non rispetti le regole è reale. Negli anni sicuramente ci sono stati casi di chi si è un fatto un cannone o si è fatto una ragazza/o; chi è stato scoperto a drogarsi o a non rispettare le regole è stato espulso da Taizè….. però immaginate che d’estate ci sono anche 7/8.000 giovani e non ci sono le ronde!
Per drogarsi o farsi una ragazza non c’è bisogno di farsi centinaia di chilometri per andare a Taizè….chi è giusto scagli la prima pietra!
Oltre che a Taizè mi hanno detto che un pò di polvere bianca potrebbe anche essere arrivata a qualche dipendente di Panorama, forse anche negli uffici…..ma ho solo sentito delle voci di corridoio, probabilmente del tutto infondate…..
Scusate la forte provocazione: sono davvero convinto che la maggior parte dei dipendenti e responsabili di Panorama siano delle buone persone, non intendo diffamare nessuno, ma dare solo un segnale forte contro delle falsità lette da centinaia di migliaia (anche se spero molto meno) di persone che crederanno ora che Taizè sia un posto di perdizione e che vieteranno ai loro figli di andare. Missione compiuta, ce l’avete fatta!
Grazie per l’attenzione,
cordiali saluti,
Stefano, Brescia

shalom, anche voi siete miei fratelli

Il 7 Settembre 2009 alle 17:47 silvia c. ha scritto:

Sono Silvia Cois abito a Capoterra in provincia di Cagliari, frequento Taizè da quando avevo 18 anni: Ora ne ho 45….ci sono andata da ragazza, da fidanzata, da moglie e da madre di 4 figli ….Ho visto un angolo di prato dove, dopo cena i giovani si incontrano per cantare e stare insieme in un clima di accoglienza e allegria, ho visto una chiesa sempre aperta dova fino “alle due del mattino” giovani pregano il proprio Dio o semplicemente cercano l’essenza della propria vita. A Taizè devo molto di quel che sono, dell’impostazione della mia vita personale e della mia famiglia…mi ha insegnato a cercare l’essenziale, ad essere tollerante e a pensare che sono tante le cose che mi uniscono all “Altro” che ho incontrato a Taizè o dietro casa mia, ho imparato a cercare nel silenzio. A Taizè devo molti amici cari e veri con i quali negli anni ho condiviso tanto. Anche questa estate ero a Taizè con la mia famiglia…. Taizè è una “parte di mondo” e come tale sicuramente accoglie anche chi vi cerca qualcosa di diverso….ma l’anima di Taizè e pura, pulita, profonda…. Vorrei che questo si dicesse…a gran voce!!!!!!! Sicura che terrete conto delle opinioni di chi Taizè lo conosce e lo vive…da sempre!! Cordiali saluti

Il 7 Settembre 2009 alle 18:32 :: LaDestra.info - Il portale d'informazione della destra italiana ha scritto:

[...] Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato. Tutto si consuma all’ombra dei sacri palazzi, come rivela Panorama: la denuncia di una coppia di coniugi molto in vista presso la curia di Terni per le molestie telefoniche subite dalla figlia, la scoperta che quelle chiamate partivano dal telefono del direttore di Avvenire, la transazione fra le parti e la consegna del silenzio. Tanto basta ai massimi vertici delle gerarchie ecclesiastiche italiane per convincersi che l’ambiguo episodio sarebbe rimasto nascosto e presto dimenticato. Così è stato, almeno fino alla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005. Ma quando scompare il Pontefice polacco, grande sponsor di Ruini per oltre 20 anni, la sorte dell’ex presidente della Cei sembra segnata. A nulla vale il ruolo di grande elettore di Joseph Ratzinger giocato dal porporato emiliano nel conclave. L’ex plenipotenziario di Papa Wojtyla per l’Italia e, fino a quel momento, indiscusso protagonista della Chiesa nel nostro Paese ètroppo ingombrante per le nuove figure emergenti, tra i quali il futuro segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Così la vicenda di Terni diventa un cavallo di Troia per colpire Ruini e i suoi fedelissimi, a cominciare dal braccio destro, Dino Boffo, che ha in mano la comunicazione della Chiesa italiana con la direzione del quotidianoAvvenire, dei servizi giornalistici della tv Sat2000 e del circuito Radio InBlu (circa 200 emittenti locali). [...]

Il 7 Settembre 2009 alle 19:50 armandob ha scritto:

Buonasera,
mi chiamo Armando, ho 35 anni e frequento da molto tempo la comunità di Taizé, un luogo che mi ha regalato serenità, una spiritualità più consapevole e tante amicizie. Ora però scopro dalle pagine del giornalista Giacomo Amadori che il mio piccolo eden è in realtà un pernicioso innesto tra una fumeria d’oppio e un licenzioso lupanare a cielo aperto.
Sono sorpreso. Davvero, in tanti anni non me ne sono mai accorto! Probabilmente ero stordito dai fumi passivi che inalavo mio malgrado, ma almeno i gemiti amorosi dei pellegrini in accoppiamento dovrei ricordarmeli…E invece niente, neanche un mugolio piccolo piccolo. Sarà che ero anche assordato dai decibel di un qualche frère dj? Forse.
Comunque, alla luce di questa scoperta, quel che più mi preoccupa è che recentemente ho portato sulla collina di Taizé il mio cuginetto quindicenne, per ringraziarlo di avermi scelto come suo padrino di cresima. Per lui sarà un bel regalo, ho pensato con un ingenuo candore che evidentemente non fa giustizia alla mia età. Ero felice all’idea che anche lui potesse rimanere colpito dal silenzio, dalla preghiera, dall’accoglienza, dalla ricchezza di scambi che sono la quotidianità di Taizé. E ho addirittura gongolato quando, alla fine del soggiorno, lui mi ha detto che era stata una delle settimane più belle della sua vita…
Ma quante illusioni!
Solo adesso, grazie al vostro provvidenziale articolo, mi è chiaro il vero motivo di quel sorriso stranamente beato!
Ma come lo spiegherò a sua mamma?

Ricorro all’ironia, ma è per diluire il dispiacere che ho provato leggendo tante inesattezze su un posto che conosco bene e che per questo amo. Se un genitore, male informato da quelle poche righe, dovesse decidere di non far partire il proprio figlio per Taizé, sarebbe davvero un gran peccato.
Mi auguro che questo non accada, e ancor più mi auguro che vogliate riparare all’errore proponendo ai vostri lettori un articolo che li sconcerti non con fantasiose suggestioni libertine, ma con il resoconto di cosa Taizé è davvero.

Armando Buonaiuto

Il 7 Settembre 2009 alle 20:36 francescac1975 ha scritto:

Anche io sono stata a Taizè tanti anni e ne conosco la realtà. Mi unisco quindi a quanti sono offesi e turbati dalla superficialità dell’autore e di chi ha autorizzato la pubblicazione dell’articolo.

Taizé è una comunità monastica ed ecumenica che ha seminato segni di speranza nel cuore di tanti giovani. E’ stata salutata più volte come testimonianza del vangelo.

A Taizè esiste una serie di regole di convivenza e spiritualità facilmente verificabili sul sito http://www.taize.fr

Inoltre, si ricorda che le confessioni protestanti e quella ortodossa appartengono alla religione cristiana quanto quella cattolica.

Attendiamo un articolo riparatorio e le scuse.

Il 7 Settembre 2009 alle 20:55 lezama ha scritto:

Alla Redazion e di “Panorama”,
come molti altri lettori ed amici, siamo rimasti sorpresi e feriti dalle affermazioni del giornalista autore del servizio su Dino Boffo riguardo Taizé e la sua realtà di Comunità e di luogo d’incontro di migliaia di giovani nella sua ormai lunghissima storia.
Siamo d’accordo con quello che dicono gli amici che hanno già testimoniato la loro sorpresa e alle loro parole possiamo aggiungere la nostra esperienza, che viene ormai da più di trent’anni di frequentazione della Comunità, prima come giovani cristiani, poi come coppia e come famiglia.
Quello che ci ha sempre attirato nell’esperienza di Taizé è stata la centralità della preghiera: se molte possono essere le motivazioni che spingono le persone sulla collina, quando si arriva lì e si partecipa alla vita della Comunità, non si può che rimanere coinvolti dal fatto che per tre volte al giorno migliaia di giovani fermano tutte le loro attività per ritrovarsi nella Chiesa della Riconciliazione per pregare insieme. Nient’altro di quello che si può scoprire a Taizé vale secondo noi tanto come questo.
La seconda cosa importante riguarda il fatto che mai i fratelli della Comunità hanno cercato di creare un movimento giovanile, simile ai molti altri che pure esistono nelle nostre chiese, ma che sempre hanno invitato tutti quelli che sono passati da lì a tornare nelle loro realtà per scoprirvi i motivi e le ragioni di un possibile impegno, o semplicemente di una testimonianza. Taizé, come diceva Giovanni Paolo II, è come una fonte, da cui si passa per dissetarsi e per prendere forza, per poi riprendere il cammino.
Una terza cosa, tra le molte che potremmo aggiungere, è l’esperienza delle famiglie a Taizé: ormai da molti anni accanto agli incontri dei giovani si è sviluppata un’esperienza di incontri che ogni anno coinvolge più di 1200 famiglie da tutta l’Europa lungo tutta l’estate (e molte di più potrebbero essere se non ci fossero problemi logistici di impossibile risoluzione). Risulta assai difficile conciliare l’immagine che appare dall’articolo con la presenza di così tante famiglie con bambini e ragazzi, che sulla collina confrontano le loro storie, le loro difficoltà, anche i loro dubbi, ma che sempre riscoprono la centralità di una chiamata di una storia che, nonostante le differenze, ha delle basi comuni.
Crediamo sia davvero necessario un articolo, o un servizio “riparatore”, o comunque di una qualche forma di smentita che sani in qualche maniera la ferita provocata da parole così malaccorte.
Certi della vostra attenzione, Stefano e Anna.

Il 7 Settembre 2009 alle 22:53 cristina.taize ha scritto:

Egregio Direttore,
sono Cristina del gruppo di Taizé di Pinerolo (TO). Leggo con profondo disappunto l’articolo “Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni”, nel quale si parla (tra le altre cose) della Comunità di Taizé, evidentemente senza essere dovutamente informati su quale sia la sua entità e soprattutto la sua natura. Ho conosciuto Taizé circa quindici anni fa. Inizierei col riportare una frase scritta in uno dei numerosi libri di Fr. Roger, il pastore protestante che fondò questa realtà. Egli disse: “Una delle domande che ci vengono poste più frequentemente: perché tanti giovani di tutti i continenti a Taizé? Sappiamo che non vengono qui per fare del turismo qualsiasi. Avrebbero sbagliato indirizzo. La maggior parte è giunta con la stessa domanda nel cuore: Come capire Dio? Come conoscere quello che Dio vuole da me? Se sono venuti, loro che hanno sete del Dio vivente, lo hanno fatto per raccogliersi in se stessi, interrogarsi nel silenzio interiore, in vista di cercare di seguire il Cristo”. Già questa frase dice molto, contraddicendo quanto detto nel vostro articolo. Ma voglio essere più precisa. Taizé è un luogo di preghiera, silenzio e riflessione. Il tema su cui riflettere viene scelto all’arrivo. Ogni settimana ci sono sempre diverse proposte. Si può seguire il tema al mattino e partecipare ai gruppi di condivisione al pomeriggio, oppure seguire il tema per una mezza giornata ed aiutare con i lavori pratici l’altra mezza giornata. I gruppi dei più giovani (dai 14-15 anni) devono essere accompagnati da un numero di animatori adeguato e soprattutto essere preparati a ciò che è Taizé. Durante la settimana si viene ospitati in tende più o meno grandi (dipende dai casi) oppure nei dormitori . Le condizioni di vita sono comunque molto semplici (non è una vacanza!) . Oltre alle persone che vengono a Taizé per una settimana, un certo numero di giovani dai 18 ai 29 anni soggiornano per un periodo più lungo - da alcune settimane ad un anno - vicino alla comunità. Il loro soggiorno è un modo di prendere una pausa dalla loro vita quotidiana, per riflettere, condividere con altri e per approfondire la loro ricerca. Quelli che restano più di una settimana prendono parte alle diverse responsabilità pratiche dell’accoglienza a Taizé. Tre volte al giorno le campane richiamano i giovani alla preghiera. Le preghiere sono caratterizzate da alcuni aspetti. In primo luogo il silenzio. È molto stimolante vedere 4000 giovani che passano dieci minuti in silenzio senza sentire il bisogno di usare cellulari o mp3. Molti rientrano da Taizé con il ricordo particolare della potenza del silenzio… ma non un silenzio “vuoto”, fatto perché non si sa cosa dire….un silenzio “pieno”, grande e significativo…un silenzio positivo, che si ricerca per lasciar parlare Dio….per meditare sulla sua Parola e su come portarla nella nostra vita di tutti i giorni…un silenzio così bello che (parlo per esperienza personale) ti entra dentro… e ti manca, quando torni alla vita di tutti i giorni… La seconda caratteristica sono i canti. Nulla a che vedere con Woodstock, sia ben chiaro….S. Agostino diceva che “chi canta prega due volte”…è vero: il canto, se fatto bene, con cura, e pensando a ciò che si canta, diventa uno strumento molto efficace di preghiera. I canti di Taizé sono ripetitivi, proprio per interiorizzarli meglio, per permettere al canto di diventare uno strumento di meditazione, con il quale entrare in contatto con Dio. In un canto ci sono poche parole, ma ripetute, che ti entrano dentro e ti aiutano a riflettere. Essendo Taizé una comunità ecumenica, i canti sono eseguiti nelle diverse lingue. In questo modo a Taizé vengono compresi da tutti i giovani di diverse nazionalità, ma soprattutto in questo modo si sottolinea l’unione che deve essere alla base dello spirito ecumenico, che va al di là delle barriere degli stati e delle etnie. La terza caratteristica è l’ambientazione in cui si svolge la preghiera. La luce è soffusa, per dare maggior risalto ai lumini che illuminano il luogo della preghiera. Solitamente ci sono alcune icone, che siano rappresentative . C’è poi sempre la Bibbia aperta, adeguatamente illuminata. Ci si siede solitamente per terra, con l’aiuto di tappeti o sgabellini. Tutto ciò che ho finora scritto dovrebbe aver chiarito un po’ le idee su ciò che è Taizé. Aggiungerei ancora una cosa: non esiste nessun pub o discoteca a Taizé…e tantomeno si può ballare o bere sino alle due di notte. Esiste un locale solo, allestito lontano dalla tenda del silenzio, dove i giovani si ritrovano con le loro chitarre per cantare, fare amicizia e confrontarsi. Non per bere e ballare….e non fino alle due di notte (questo locale chiude alle 22.30 e dalle 23 si chiede di osservare il silenzio necessario al riposo… perché per riflettere al meglio occorre anche riposare bene!). Insomma….Taizé resta un’esperienza da fare…per portare a casa valori INESTIMABILI e trasmetterli agli altri, vivendoli nella quotidianità. Questo è Taizé, dalla mia esperienza vissuta: un’oasi di pace, silenzio, tranquillità e preghiera. Un consiglio: prima di scrivere i vostri articoli, documentatevi su quanto andate a trattare. Giusto per evitare di scrivere cose non veritiere, che possono essere smentite da chi, come me e molti altri, hanno vissuto e vivono in prima persona esperienze come questa. Potrebbe essere una buona idea per “riparare” all’errore commesso, dedicare un servizio BEN FATTO, VERITIERO E DOCUMENTATO su Taizé in uno dei vostri prossimi numeri…magari (perché no) arricchito da alcune testimonianze da parte dei giovani che amano Taizé ed hanno ricevuto molto da questa comunità. Saluti. Cristina R.

Il 7 Settembre 2009 alle 23:21 aleprio ha scritto:

Siamo state a Taizé, abbiamo partecipato a più incontri internazionali organizzati dalla comunità e ci sentiamo in dovere di smentire quanto è stato ingiustamente scritto su di essa. Taizé non è affatto una Woodstock in miniatura per giovani cristiani, anche se singole persone possono col loro comportamento snaturare lo spirito del luogo. E’ il rischio insito nell’accoglienza. Taizé è un luogo di altissima spiritualità dove l’incontro con giovani di altre nazionalità può diventare davvero una forte esperienza di comunione e condivisione. E’ un luogo di preghiera dove abbiam sperimentato una profonda pace. Confidiamo che le stesse pagine di Panorama renderanno giustizia al valore di Taizé.
Alessandra e Federica - Cremona

Il 8 Settembre 2009 alle 0:06 giovanni da riva ha scritto:

Cio’ che e’ stato scritto da Amadori su Taize’ e’ INDECENTE!!!

Il 8 Settembre 2009 alle 10:38 chinaski ha scritto:

Premetto di non voler entrare nel merito di scandali e polemiche politico-editoriali. Ma soltanto, per onor di cronaca, puntualizzare su una notizia data dal vostro giornale ed avviare una riflessione sulla deontologia del giornalista che tale notizia ha riportato. Non sono assolutamente mosso da risentimento né da faziosità di partito o di confessione religiosa. Soltanto, mi fermo a pensare non sulla competenza o sul pensiero indipendente che dovrebbe contraddistinguere la missione (non il mestiere!) del giornalista, ma sulla superficialità, l’approssimazione e sul facile trucco di dare un’etichetta a tutto ciò di cui si parla e di cui si scrive: dalla Comunità di Taizè come “Piccola Woodstock”, ai Papa Boys, al toscano che fuma Lippi, al fatto che chi indossa i boxer sia di destra o di sinistra.
Schematicamente, per tornare alle righe incriminate, volevo solo precisare
1) Che Papa Giovanni Paolo II (un Papa così caro ai giornalisti) durante la sua visita nel 1986, ha definito la Comunità di Taizè una “piccola primavera della Chiesa”, sottolineando il carattere profetico della vocazione ecumenica dei fratelli di Taizè.
2) Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI hanno da sempre tenuto vivo il contatto con questa novità all’interno della famiglia dei cristiani.
3) Che i documenti del Vaticano II, in particolare quelli sull’Ecumenismo, sono stati scritti con l’apporto decisivo di Fr. Roger Schutz e di Max Thurian, il teologo della comunità, che hanno partecipato in prima persona a tutte le sessioni del concilio.
4) Che l’attuale Papa, Benedetto XVI, continua, nel solco dei suoi amati predecessori, ad invitare una volta all’anno i freres, per una visita ed un’udienza privata.
5) Che molti Fratelli di Taizè vivono in piccole comunità sparse per il mondo, nei luoghi di povertà ed abbandono: Senegal, Sud est asiatico, India, sud America, per condividere con gli ultimi il messaggio del Vangelo.
6) Che, durante gli anni 40, a Taizè si sono rifugiati molti ebrei e soldati tedeschi sbandati alla fine della II guerra mondiale, salvando gli uni e gli altri, senza badare alla divisa o al tipo di stelle e “stellette”.
7) Che, durante gli anni 70 e 80, Taizè è stata decisiva nell’apertura dell’Occidente alla Polonia e nel dialogo con la Chiesa Ortodossa Russa. Adesso, è impegnata nel dialogo con le Chiese e le Istituzioni nel sud-est Asiatico in Stati problematici come Cina, Vietnam e Corea del Nord, a cui manda anche aiuti umanitari.

Questi solo alcuni punti per aprire uno spazio di riflessione su quanto scritto sul vostro giornale. Per finire, oltre alle dovute precisazioni “esterne”, una di carattere personale: a Taizè ho conosciuto mia moglie, ed insieme ci sforziamo di vivere la vocazione cristiana del matrimonio, nello spirito della Comunità: gioia, semplicità misericordia.
P. S. Comunque Lippi, pur essendo di Viareggio, fuma il Mercator e non il toscano!

Il 8 Settembre 2009 alle 10:47 gp1983 ha scritto:

Sul caso Boffo non sono molto informato e non voglio entrare nel merito, avevo la speranza di riuscire a documentarmi in modo oggettivo, ma dopo la descrizione assurda di Taizé che ho trovato qui, la mia fiducia in certa stampa è praticamente azzerata.
Per quanto riguarda “cristiani, protestanti, ortodossi” voglio sperare si tratti di una svista, e vado oltre.

Sono stato all’incontro di Ginevra e ho partecipato a tanti “eventi” locali legati a Taizé, come preghiere e ritrovi. Ho vissuto momenti bellissimi, conosciuto tanti amici, vissuto un clima di condivisione e ospitalità che è davvero difficile trovare altrove. Ci sono stati momenti di preghiera e spiritualità e anche momenti di svago e festa, ma senza eccessi.
Non è facile riassumere esperienze simili, e soprattutto è inutile farlo, se l’unico scopo altrui è gettare gratuitamente fango a destra e a manca.

Mi unisco agli altri commentatori nel chiederle di documentarsi meglio su Taizé prima di scriverne nuovamente.

Il 8 Settembre 2009 alle 11:34 13apostolo ha scritto:

Buongiorno, inanzitutto mi presento mi chiamo Antonio e scrivo dalla provincia dell’Aquila..premetto che sono stato più volte a taizè..e ho partecipato a molti pellegrinaggi di fine anno organizzati dalla comunità.
Le scrivo per darle un consiglio, da esere umano ad essere umano, se sta leggendo questo commento illustre dott.Amadori, faccia quello che le suggerisco, esca di casa e acquisti un biglietto per Lione, arrivato li salga al piano superiore dell’aeroporto ,si faccia staccare un ticket per il bus che la portera..alla gare de Lyon, all’entrata della stazione a sinistra trova la biglietteria, faccia il biglietto pour MACON VILLE.Quando arrivera a Macon a destra della macchina del caffè trova un uscita secondaria è li che attenderà il bus per taizè.
Quando sale sul pulman se c’è Maurice l’autista me lo saluti, arrivato a taizè la accoglieranno con il cuore, L’UNICA COSA CHE LE CHIEDO CHE UNA VOLTA RICEVUTA L’ACCOGLIENZA LEI APRA LA MENTE A 360 GRADI alla fine dell’esperienza tornato a casa, accenda il pc e a caldo scriva le sue impressioni, semplicemente se taizè è un luogo positivo (da salvaguardare) o negativo (da calunniare.
Spero di cuore che il Signore o qualsiasi forza o curiosità la spinga in Borgogna perchè sono sicuro che ne tornerà migliorato.
distinti saluti dall’abruzzo.
ps:Ringrazio i frere di taizè perchè la prima mail esattamente alle 11:00 del 6 Aprile scorso la ho ricevuta da loro, dicendomi che erano vicini a noi e che già avevano pregato per le persone sotto le macerie, e che inoltre erano già presenti li in comunità dei giovani aquilani e che ne avrebbero accolti altri.
grazie.

Il 8 Settembre 2009 alle 13:08 oisselardo ha scritto:

Buongirono,
mi chiamo Alessio, scrivo da Roma e sono tornato da appena due settimane dalla comunità di Taizé.
Mi è piaciuto molto l’intervento di due ragazze che prima di me hanno scritto “tra le tante parole che affollano la redazione di un giornale, spero ci sia posto per una storia che non si può leggere, ma si ascolta con il cuore!”. Perchè descrive molto bene lo spirito che vive e si propaga a Taizé. E’ l’invito di questa luce che di candela in candela diventa la luce di tutti, questa luce che rende i volti splendidi, che rimargina le ferite, che rende fratelli e sorelle l’umanità intera, che prega con tutti gli uomini, anche con quelli che sono a terra, anche con quella parte di noi che è a terra, che non ce la fa, che non è all’altezza, quella parte fragile, insicura, ferita, che ha bisogno della luce di chi è vicino per potersi rialzare, che ha bisogno di essere presa in mano e curata. “Beati voi poveri, perchè vostro è il regno di Dio”.
Correggete se potete quest’ombra gettata sulla luce.
Grazie
Alessio

Il 8 Settembre 2009 alle 15:49 cloudspeed ha scritto:

Gentile Direttore,
non posso ovviamente sperare di descrivere meglio l’ambiente che ho trovato a Taize di quanto hanno gia fatto tantissimi altri lettori con bellissime parole.
Voglio solo aggiungere che a Taize si va per cercare se stessi, e anche chi ci arriva spinto da altri motivi viene accolto, e questo per me non ha prezzo.
Sinceramente mi dispiace che l’articolo del vostro giornalista abbia presentato la comunita di Taize in un ottica molto parziale (ma informarsi prima di scrivere?), pero e anche vero che il suo giornale adesso ha l’opportunita di rimediare di fronte a tutti i lettori, perche non pubblicate un servizio (documentato!) su Taize di almeno 4 pagine?
Grazie intanto per l’attenzione
francesco

Il 8 Settembre 2009 alle 18:44 enricoagliate ha scritto:

Carissimo Giacomo Amadori,
mi sembra sia urgente da parte tua di rettificare e chiede pubblicamente scusa per le falsità e le illazioni scritte sulla comunità di Taizé.
Carissimo Direttore,
mi sembra giunto il momento di programmare un articolo corretto, ben informato e corrispondete alla realtà sulla conità di Taizé. Visto le prerogative di qualità dell’articolo, ti consiglio di non affidare questo incarico a Giacomo Amadori che ha già dato prova delle sue competenze.
Grazie mille

Il 8 Settembre 2009 alle 21:18 adri46 ha scritto:

Egregio Direttore,
ho 63 anni e frequento Taizè da quando ne avevo 20: quella Comunità ha contribuito in modo determinante alla mia formazione umana, civile e spirituale ed ha dato i suoi frutti ed il suo sostegno alla maturazione della nostra famiglia e dei nostri figli. E’ per questo che le ignobili righe buttate lì come “nota di colore” nell’articolo su Boffo mi hanno lasciata allibita per la totale mancanza di corrispondenza con la realtà. Anche io le chiedo quindi di programmare un articolo, questa volta professionalmente adeguato, che dia conto di che cosa veramente sia la Comunità di Taizè: un luogo che parla da molto tempo ai giovani di tutto il mondo perchè li sa accogliere ed accettare per quello che sono, sa proporre loro dei modelli alti, parlare al loro cuore, suscitare in loro impegno e generosità senza spegnerne l’allegria, sa farli incontrare e farli conoscere reciprocamente spezzando i pregiudizi e gli egoismi, sa condurli all’essenziale. Ogni sosta sulla collina di Taizè ha reso nel tempo più ricca la nostra vita; mi chiedo allora il perchè di tanta cattiva e menzognera faciloneria nel descrivere quel luogo come una sentina di trasgressioni. E’ certamente trasgressivo trovare migliaia di giovani che trascorrono almeno sei ore della giornata a pregare o a meditare in silenzio nella chiesa, il resto del tempo nei gruppi di studio e dividendosi con il lavoro volontario la gestione del villaggio:ma non mi pare che di questo l’autore sia informato.Direttore, se le testimonianze di tanti le muovono il dubbio che sia stato scitto il falso, ed un falso oltraggioso, ci mandi un giornalista serio a Taizè: vedrà che non potrà che rettificare e chiedere scusa alla Comunità, ed a quelli che la frequentano. A meno che la linea del suo giornale si ispiri al motto “Infangate, Infangate, qualcosa resterà”. Basta saperlo. Grazie.

Il 9 Settembre 2009 alle 1:25 teraus ha scritto:

Spett.le Redazione

Egr. Sig. Direttore

Egr. Dott. Giacomo Amadori

VERGOGNA ! SEMPLICEMENTE VERGOGNA ! ! !
Sono rimasto profondamente offeso ed indignato da questo articolo dove riportate informazioni così diffamanti in merito alla Comunità di Taizé senza averne alcuna conoscenza.
Altri prima di me Vi hanno risposto con toni pacati e rispettosi, ma io proprio non riesco a trattenere l’amarezza che mi avete suscitato.
Leggendo e rileggendo l’articolo sembra vi siano informazioni personali di una certa precisione, date corrette, soffiate sicure. Sappiamo che la ragazza è arrivata nona alla gara podistica di giugno ed ha 155 amici su Facebook, mentre lui è uno steward, classe 1970, di cui sappiamo avere il fisico slanciato. Conosciamo l’intera vita della coppia. Così come conosciamo alla perfezione anche i genitori di lei che, mettendo subito i nomi e tralasciando tutta la loro vita, l’articolo sarebbe lungo soltanto la metà.
E poi leggiamo in modo evidenziato di questa “Taizé”, una Woodstock in miniatura per giovani cristiani che si costruiscono una spiritualità personale magari basata sul sesso libero, mariuana e cocaina, dove ci si sballa fino alle due di notte in un angolo della collina con il quotidiano rave party.
A questo punto mi viene da aggiungere personalmente qualche eresia come i fratelli che, quando vengono consacrati, ballano sull’altare della chiesa, inzuppati di vin santo, in mezzo ai giovani adepti in estasi. Ed uscendo dalla chiesa dopo la preghiera serale si possono trovare la distribuzione del tè caldo accanto alla distribuzione dei nuovi stupefacenti in arrivo dall’estremo oriente. E come vuoi non partecipare nella vecchia cappella del silenzio ai corsi diurni di tatuaggi e piercing? Il gioco d’azzardo è permesso soltanto in infermeria dove le suore ne gestiscono il monopolio. E che dire di frère Roger che amava circondarsi di bambini??? Forse nascondeva qualche secondo fine…???
Queste informazioni sono fondate perché mi sono state fornite da una fonte autorevole nonché da amico di fiducia: GRANDE PUFFO ! ! !
E così abbiamo completato il quadro…..
Io ho avuto la fortuna di incontrare frère Roger ed ora me lo immagino dall’alto del Paradiso che Vi sorride con i suoi occhi intensi e pieni d’amore. Lui ha già perdonato, ne sono sicuro. Di questo era un grande maestro. Ma personalmente mi è difficile scusare le Vostre parole.
A parte la frase di presentazione della comunità che evidenzia già da sola cinque errori (tanto da farci capire le informazioni corrette in mano all’autore), ma sono imperdonabili le frasi messe in bocca a frate “Amico Immaginario”.
Credo che a questo punto sia lecito fermarsi e riflettere. Com’è possibile che una testata di importanza nazionale come la Vostra cada in simili bassezze da giornaletto propagandistico di quartiere? Taizé è stata trattata con tali dettagli come tutto il resto dell’articolo che bisogna quindi porsi delle domande sulla credibilità dell’intero articolo.
Com’è possibile scrivere così tante vergognose menzogne?
E se la Vostra rispettabile redazione ha permesso di pubblicare questo articolo, dobbiamo quindi mettere in dubbio la CREDIBILITA’ DI OGNI SINGOLO ARTICOLO DA VOI PUBBLICATO?
Non ritengo sia il caso, ma la possibilità diventa seria.
Con così poche parole avete ferito la sensibilità di milioni di persone in tutto il mondo che hanno avuto la fortuna di conoscere la realtà di Taizé. La parola scritta è un’arma potente ed a doppio taglio. E la Vostra rispettabile ed importante testata si è macchiata così di un’onta che neppure le pubbliche scuse serviranno a cancellarla.
Scrivete pure il Vostro “mea culpa”, ma non fatelo soltanto per proteggerVi la facciata, bensì sia un pentimento sincero.
Davvero con tutto il cuore Vi invito ad incontrare i fratelli della Comunità di Taizé, a salire su quella collina della Borgogna ed a fermarVi per una preghiera silenziosa davanti alla umile tomba di frère Roger. Quando potrete, in particolare il Dott. Giacomo Amadori, prendeteVi questo momento di pausa da dedicare a Voi stessi. Sarete accolti come fratelli in un luogo unico al mondo.

Cordiali saluti.

Teri da Torino

Il 9 Settembre 2009 alle 9:25 ale serpe ha scritto:

ho partecipato all’incontro promosso dalla comunità di Taizè per il capodanno 2007 a Zagabria e ho molti amici che hanno partecipato ad altri e sono andati anche in Francia! non trovo niente di più falso in quanto scritto circa questa meravigliosa esperienza di spiritualità cristiana, fatta di semplicità e di incontro tra popoli e giovani dalle più svariate culture! mi vomita il cuore a leggere tante calunnie e maldicenze gratuite senza aver prima fatto esperienza diretta sul campo e con il solo scopo di creare scandalo e scoop!!
mio papà in dialetto mi ripete sempre questo detto: “l’è pì difizzie tasar che no parlar par gnente!!” ovvero “è più difficile tacere che parlare a vanvera, a sproposito!!”, e ogni giorno trovo sempre più conferma!
Ale dalla provincia di Venezia

Il 10 Settembre 2009 alle 22:58 Zione ha scritto:

Noemi vola sempre più in alto; perciò, esultiamo in Letizia, bravi ragazzi !!!

Venezia, al Lido il ciclone Noemi Letizia — «Sono un’attrice» — Le immagini e il servizio su “Il Mattino” di Napoli

VENEZIA (10 settembre) - Al Lido sbarca il ciclone Noemi Letizia, la diciottenne di Portici che chiama Papi il premier Silvio Berlusconi e lo invita alla sua festa di compleanno. Quest’anno la Mostra del cinema di Venezia, evidentemente specchio dell’Italia di oggi, va così: sacro e profano, diritti umani con le donne verdi iraniane, cinema pornosoft di Tinto Brass sdoganato nella retrospettiva della Biennale. I guasti del capitalismo nell’inchiesta di Moore e la repubblica videocratica del trash con miss Billionaire e le paparazzate di Fabrizio Corona; Simona Ventura che partecipa alla festa inaugurale per Baaria di Tornatore e Elisabetta Canalis e George Clooney piccioncini innamorati ad uso dei paparazzi.

Il massimo è arrivato stasera: Noemi Letizia, che con le guardie del corpo si fa strada tra la folla curiosa, incontra mons. Milingo, attore in Kamorrah Days, il film di Massimo Emilio Gobbo per la cui amicizia la ragazza è al Lido. Abito foulard viola e giallo, con oro a profusione nei sandali a spillo altissimi, nella pochette e nel vistoso anello farfalla. Un regalo? Noemi Letizia annuisce e si tocca i capelli biondi, boccolati ad arte, con mani sottili dalle unghie siliconate di lunghezza improbabile. Prima del suo arrivo in motoscafo, con papà Elio e mamma Anna Palumbo in abito da sera, lo spazio della terrazza proprio davanti al Palazzo del cinema dove erano attesi sin dalle 18 è presidiato, dai bodyguard del locale e da vari funzionari della pubblica sicurezza, commissariato San Marco.

Poi lo sbarco, la confusione, la passeggiata tra ali di folla. «Noemi non parla», dice il regista, produttore, attore Gobbi. «Volevamo darle un premio come attrice, ma ci abbiamo rinunciato, altrimenti ci attaccano. Noemi è una grande attrice contemporanea, ma io sono perseguitato», aggiunge agitato Gobbi. Noemi Letizia, guardata a vista dai genitori, è invece tranquilla, accavalla le gambe sulla poltrona, mantiene la postura dritta, self control e sorride alle decine di persone che ha davanti. «Sono felicissima di essere qui, altrimenti non sarei venuta.

È questo che voglio fare nella vita: il cinema, studio come attrice da anni, come spettatrice mi emoziono e vorrei emozionare il pubblico a mia volta. Amo Sophia Loren e le attrici americane, tra tutte Cameron Diaz», spiega da persona abituata ai riflettori. «Non vi sembro emozionata? L’apparenza inganna. E poi - dice- sono mesi che sento la pressione su di me, vorrà dire che ci avrò fatto il callo. Ho cercato di spiegare, di dire la mia verità, di farmi capire, tutto quello che hanno detto su di me è sbagliato. Le persone in strada mi apprezzano. La tv? Perchè no, se dovesse capitare».

Il responsabile della terrazza è in fibrillazione: l’incontro è cominciato tardi ed è in arrivo la delegazione del film in concorso La doppia ora, prodotto da Medusa, società del gruppo Mediaset. «Cosa faccio, ho seduta Noemi e poco più in là Carlo Rossella e Giampaolo Letta», si sente dire dietro le quinte. La mini conferenza stampa si chiude bruscamente, Gobbi protesta per lo champagne che non ha avuto. Il gruppo si allontana tra i flash e le telecamere. Noemi, Silvio Berlusconi lo sa che sei qui? chiede qualcuno. Risponde con un sorriso e se ne va in motoscafo, direzione ‘Locanda della postà di Dolo (Venezia). Domani pomeriggio è prenotato l’aereo per Napoli.

E Tinto Brass ci scherza su sul suo possibile film a lei dedicato: «Certo potrebbe avere come titolo ‘Grazie papi’ - dice il regista a margine della sua retrospettiva - anche se non suona bene. Non lo faccio non perchè non troverei i soldi ma solo perchè incontrerebbe troppe resistenze». In ogni caso, la ragazza che ha avuto l’onore di avere come ospite al suo compleanno il premier Silvio Berlusconi non gli piace come oggetto erotico: «Amo le donne di spessore, quelle oltre i 40».

Il 16 Settembre 2009 alle 19:19 Vaticanate « Dove va la Chiesa ha scritto:

[...] presso la curia di Terni per le molestie telefoniche subite dalla figlia, la scoperta che quelle chiamate partivano dal telefono del direttore di Avvenire, la transazione fra le parti e la consegna…. Tanto basta ai massimi vertici delle gerarchie ecclesiastiche italiane per convincersi che [...]

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