
“Queste non sono le condizioni adatte per favorire l’integrazione”. Non lascia spazio a interpretazioni, quello che dice il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: “in alcune classi la presenza degli immigrati sfiora il 100 per 100″.
E allora la proposta-rivelazione: un provvedimento, ancora allo studio, per limitare al 30% il numero di alunni non italiani nelle classi. Un modo per facilitare l’integrazione degli studenti stranieri che, in caso di maggioranza numerica, non avrebbero lo stimolo a inserirsi e adattarsi alla cultura italiana.
In Rete, ovviamente, le opinioni sono contrastanti. C’è chi riporta alla mente le “classi ghetto”, e storce il naso. E chi, invece, è d’accordo con la Gelmini. Come Azione Tradizionale, che sottolinea i rischi di un’eccessiva “manica larga” nel campo dell’integrazione:
Mesi fa si discuteva la proposta della lega sulle classi di adattamento per stranieri e già allora denunciammo l’ottusità di chi contestava l’idea gridando alla discriminazione. Oggi si propone un’altra realtà: non c’è nessun bisogno di istituire classi per stranieri, dal momento che, di fatto, iniziano ad esistere non solo classi ma intere scuole frequentate solo da stranieri (vedi articolo che segue). [...] Non è da odiare tutto ciò che viene da fuori a prescindere, è indispensabile mantenere una mente aperta ed obiettiva, ma nello stesso tempo non facciamo come giornalisti e politici, finiamola con l’ipocrisia del sogno multirazziale che uccide le identità e suscita violenze ed estremismi da entrambi i lati.
Chi sia nel torto e chi nella ragione, forse non è possibile dirlo. Di certo, percentuali alte come quelle accennate dalla Gelmini destano preoccupazione.
- Lunedì 14 Settembre 2009
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Commenti
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Il 15 Settembre 2009 alle 14:32 indigesto ha scritto:
Integrazione, se non sbaglio, significa proprio assimilare, noi italici principalmente e un pò meno i galli cisalpini, le etnie che vengono ospitate nel nostro paese (il più delle volte a vantaggio delle diverse mafie che vi allignano) sì che tra non molto saremo per metà senegalesi e per metà cinesi e la nostra intelligenza e il nostro spirito di intraprendere ne guadagnerà. Ma questa miglioria etnica ha proprio inizio sui banchi di scuola. Da lì difatti iniziano tutti i processi di integrazione, di lingua , di costumi e di cultura, propiziandosi in tal modo anche proficue amicizie e duraturi matrimoni. Orbene se le aule dove tutti questi processi hanno inizio vengono composte dalle diverse etnie ad esclusione della italica, finiremo, noi che la rappresentiamo, a privarci di questo grande privilegio dell’integrazione e saremo costretti ad restare per sempre quei grulli che siamo. Per i galli della padania il discorso è diverso: si tratta di una razza pura ed eletta, ed è bene che resti tale!
Il 15 Settembre 2009 alle 14:50 indigesto ha scritto:
Profitto per segnalare che per alcuni articoli non è possibile lasciare un commento, in quanto, oltre all’assenza dell’apposita finestra, si è invitati al log-in che rimanda ad una pagina di bacheca dalla quale non pare possibile produrre azioni atte a consentire alcun commento. Mi scuso e ringrazio chi volesse porvi attenzione e rimedio.
Il 19 Ottobre 2009 alle 12:01 Le mire di Tosi: Caro Galan, adesso fatti da parte - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Se gli dai il diritto all’istruzione, poi vogliono anche quello alla casa, al lavoro… Ma è dalla scuola che comincia l’integrazione. O no? I clandestini non vanno integrati. Vanno espulsi e basta. Nei [...]
Il 20 Febbraio 2010 alle 14:29 Clandestini, ecco le soluzioni per mettere un freno ai ghetti - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] numero di stranieri nei quartieri La proposta di un tetto nei quartieri, analogamente a quanto ha proposto il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini per le scuole (30% di stranieri in ogni [...]
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