D’Alema vs Veltroni: tutte le mosse alle primarie dei due (veri) leader del Pd

Walter Veltroni e Massimo D'Alema

Sono tornati gli strateghi. Schierati su campi opposti da giugno, ora a circa un mese dal congresso i due “veri” leader del Pd piazzano le prime stoccate. Colpi mediatici, ovviamente, in un weekend (quello del 6 settembre) rovente per il centrosinistra.


Attacca D’Alema, giunto a Milano per la manifestazione a sostegno di Bersani come candidato alla segreteria nazionale: “Serve un nuovo centrosinistra riformista. Ci vuole qualcuno che unisca queste forze, non che le divida e le umili”, la sua critica alla strategia del partito unico voluta da Veltroni. Risponde Walter, intervistato su Sky da Severgnini, rinnovando il suo appoggio a Franceschini: “Tra me e Massimo ci sono differenze radicali e profonde”.

Insomma, dietro la volata a due - ormai Marino è considerato dai più un outsider – si cela l’eterno duello tra i Caino e Abele del centrosinistra: Lider Maximo contro Walter “il buono”, appunto.

E delle due anime del partito, una più “realista” e propensa ad alleanze in stile prima repubblica, l’altra “buonista” che sogna un partito unico in stile Obama.

Entrambi hanno fallito, ma non si danno per vinti. Anzi, si contendono ancora la supremazia del partito. Da dietro le quinte, però, mentre sul palcoscenico i due candidati “ufficiali” si trasformano in semplici comparse. Una lotta che non risparmia i media di area: Unità, Tg3 e Red tv. Intanto da Bologna il Professore…

D’Alema flirta con Udc e Idv
Lancia il sasso il Lider Maximo durante la presentazione, al Palalido di Milano, della mozione Bersani. Prima stoccata, di colore, contro Franceschini. “Io sono un ariete, non uno scorpione”, la secca replica al “segreDario” che lo ha paragonato all’aracnide trasportato sulle spalle di una rana e che, a causa della sua perfida indole, non riesce a non pungerla.

“Sono un ariete soprattutto di carattere e non solo come segno zodiacale. E per una rana è difficile portare un ariete sulle spalle. È una favola triste perché alla fine tutti e due vanno a fondo, bisogna invece lavorare tutti insieme e vincere nel Pd”, prosegue D’Alema.

Poi la sviolinata a Bersani. “Serve un nuovo centrosinistra riformista. Ci vuole qualcuno che unisca queste forze, non che le divida e le umili”. Segue l’intervento di Bersani, seguito in platea anche dall’amico - nemico Di Pietro, con cui il Pd, secondo D’Alema, dovrebbe stringere una nuova alleanza. Senza chiudere la porta, però, all’Udc (e qui ci vorrebbe la bacchetta magica).

È solo di tre giorni prima, infatti, il dibattito tra D’Alema e l’ex ministro Bruno Tabacci a Genova. Argomento clou, l’antiberlusconismo (di facciata) che dovrebbe unire tutte le forze moderate e di sinistra. Ma in verità si tratta solo di spartire le poltrone della presidenza di otto regioni.

Ultima frecciata contro Veltroni e il partito unico di centrosinistra (la cosiddetta “vocazione maggioritaria“): “A me pare che, quando un partito ha il 26 per cento o finanche il 33 per cento dei voti, deve fare delle alleanze”.

E Veltroni si confessa su Sky
Walter risponde, sempre domenica, sui canali di Murdoch. E lo fa durante un’intervista con Beppe Severgnini, nella sua rubrica domenicale su Sky Tg24. Dario Franceschini? “Un uomo tenace, leale, determinato”, spiega Veltroni che rinnova il sostegno all’attuale segretario. Poi l’affondo contro Bersani: “È stato un buon ministro, ma non ho ancora ben capito quale sia la sua proposta politica. Mi sembra rimetta in discussione la vocazione maggioritaria del Pd”.

E l’outsider Marino? “Viene dalla società civile e gli manca la complessità per guidare un grande partito”.

Parla della sua esperienza alla guida del Pd e della sonora sconfitta elettorale. “Ho fatto un passo indietro, ma senza sbattere la porta”. Poi, si leva qualche sassolino dalla scarpa. “Sono stato vittima di fuoco amico”.

E traccia i distinguo con l’eterno rivale (in casa). “Tra me e Massimo D’Alema ci sono differenze radicali e profonde che si sono approfondite nel corso del tempo”. Infine, l’ex sindaco di Roma detta la sua ricetta per riportare la sinistra all’attenzione degli elettori: “Uscire dalla logica Berlusconi - Antiberlusconi e impostare il partito su una linea riformista che attraverso proposte serie indichi la strada per far uscire il Paese da tutte le sue arretratezze”.

Tra l’Unità e Telekabul
La lotta tra D’Alema e Veltroni non esclude i media d’area. Tg3, Unità e anche Red Tv, soprattutto. Lo rivela, in modo puntuale, il Riformista. Ancora da decidere chi siederà sulla poltrona più in vista della terza rete Rai e del suo telegiornale (si è fatto anche il nome di Mentana), in questa battaglia, spiega il quotidiano diretto da Polito, all’ala dalemiana non dispiacerebbe un appoggio da parte del Cavaliere, determinato a rimuovere, per esempio, “i comici” vicini a Travaglio e Di Pietro. Inoltre, D’Alema & C. hanno sostituito il direttore di Red Tv (ex Nessuno Tv), Claudio Caprara, con Francesco Cundari, ex firma del Riformista e del Foglio.

Obiettivo? Trasformare quella che voleva essere una sorta di Radio radicale in un ufficio stampa dei dalemiani, almeno secondo alcuni redattori di Red tv sentiti dal Riformista.

Se la passa male, d’altra parte, anche la direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio, voluta alla guida del quotidiano fondato da Gramsci proprio da Walter Veltroni. E non solo per la querela milionaria del Cavaliere. Non è stata invitata, infatti, dai suoi alla festa del Pd a Genova e sarebbe ostacolata, riporta il Riformista, nelle sue decisioni redazionali dalla Cgil, che alcuni mesi fa ha contribuito a soccorrere il quotidiano storico della sinistra.

Intanto Prodi sta a guardare
In mezzo ai litiganti il Professore se la ride. Eppure sarebbero in tanti a sinistra (e non solo) a volerlo di nuovo in pista, anche se Romano ha sempre risposto picche. Preferisce stare a guardare, tra critiche ai laburisti (e Blair che avrebbe ucciso la sinistra) e sogni democratici in salsa nipponica.

Alle primarie non parteggia per nessuno: “Siano aperte, ma poi il vincitore abbia dietro tutti per dare il messaggio che avrà la forza di governare”, il suo auspicio. Con un avvertimento ai candidati, su Il Messaggero:

“Gli italiani si aspettano dai leaders del partito democratico non tanto delle proposte e dei programmi per vincere il congresso, ma per risolvere i problemi secolari dell’Italia”.

E aggiunge in un post scriptum:

“Passeggiando in bicicletta per l’Appennino tosco-emiliano, ho ancora una volta visivamente constatato la differenza tra il buon governo e il cattivo governo. Nonostante siano passati centocinquant’anni dall’unità d’Italia e siano stati cambiati i confini regionali, è ancor’oggi possibile leggere i confini di allora dalla natura del bosco. Alto,ordinato e rigoglioso il bosco toscano del Granduca. Soprattutto ceduo e selvatico il bosco emiliano dello Stato Pontificio. Anche gli effetti del buon governo durano nei secoli”.

Con buona pace di Bersani e Franceschini che, guarda caso, sono nati proprio in Emilia. Come il Professore.

Commenti

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Il 16 Settembre 2009 alle 12:46 nhico ha scritto:

L’indomani mattina, quando Rallo arrivò in caserma trovò un elenco di una diecina di persone da chiamare. C’erano nomi che conosceva e altri che sentiva per la prima volta. C’era pure quello di Antonella Cuntrera. Fatte le telefonate che gli fu possibile fare, decise di sentire anche coscia lunga. Rispose al primo squillo, e si accordarono per una cena a lume di candela in casa di lei.
A dare un volto ai nomi che lui aveva contrassegnato con un punto interrogativo, ci pensò Antinoro al suo ritornò dal tribunale. Proprio quello che gli fece perdere più tempo, perché era stato capito male e scritto peggio, fornì loro una notizia che incastrava in maniera perfetta l’unica persona tra le sospettate che la loro tesi investigativa aveva scagionato.
Seduti a mezz’anca sulla scrivania, guardavano quella scritta in rosso sulla lavagna con la stessa irritazione di due faine che, dopo un lungo gironzolare, annusando l’aria, sentivano molto vicino il pollaio ma anche la presenza ostile del contadino.
Attento a impedire che la sua inquietudine si affacciasse per intero sul suo viso, Rallo sibilò:
«Ma davvero abbiamo trovato il batacchio che stavamo cercando?»
«Penso di no.» Antinoro aveva aperto bocca più per rafforzare le panie alle quali si era aggrappato, e restare a galla in quel mare che minacciava burrasca, che per imbastire un contraddittorio. «Tenuto conto dell’utilizzo che ne è stato fatto, era come lasciare la firma… Come dire su quale porta andare a bussare. E Dario Velardita può essere qualsiasi cosa, ma non uno scriteriato. Per niente.»
«Ma, a sentire il responsabile del consorzio agrario», ribadì lui, quasi a voler fissare, con l’inchiostro della sua stessa voce, la possibile relazione tra la notizia appresa e quel primo delitto, «è solo nella loro azienda, e per le loro orchidee, che si fa utilizzo dello stesso insetticida che così abbondantemente è stato inoculato alla Russello.»
«Sì, è vero. Dalle nostre parti, lì solo. Ma perché fermarci alle prime apparenze? La Regina di picche, tanto per fare un nome, non coltiva pomodori o altri primaticci, ma le orchidee sì.» Non aveva voluto intenzionalmente infilarsi in quella trincea in parte già scavata, né scavarne di nuove su cui attestarsi, gliene mancava la voglia e la forza, tuttavia la strada era stata tracciata.
Rallo pensò ancora una volta alle orchidee. Alle loro malattie batteriche, delle quali prima di quella telefonata non aveva mai sentito parlare. Agli insetticidi che per forza si devono usare per poterle tenere in buona salute. Alla siringata che aveva fatto appassire la Russello. Dopo quel giro sulla ruota della disperazione, in debito di ossigeno, segnò il passo.
«Bene. Vuol dire che terremo l’informazione nella dovuta considerazione, ma senza caricarla di eccessivi significati. Commettere un errore di valutazione in questo momento, ci verrebbe a costare troppo caro.»
Antinoro annuì. Il pensiero che potessero buttarsi a capofitto su un’altra pista, tralasciando quella che stavano battendo con profitto, l’inquietava troppo. Certo, collegare l’insetticida targato Velardita ad una delle due tizie sulle quali stavano lavorando, non sarebbe stata cosa facile. Ma poiché questo filo rosso ci doveva essere per forza, loro lo avrebbero trovato. Si alzò.
«Se non hai altri comandi da darmi, io vedo di dedicarmi un poco alle scartoffie che si sono accumulate sulla mia scrivania. Tu che intenzione hai? Ritorni a deliziarti con gli estratti conto di don Seidita?»
«No. Mi ci ritufferò nel pomeriggio. Ora voglio farmi una passeggiata fin dai Velardita col brigadiere Stella. Lui, Occhio di Triglia, è uno che ci sa fare con la gente. La sua faccia da bravo ragazzo della porta accanto mette tutti a proprio agio. Con gli operai di Velardita parlerà subito di sementi, di innesti e anche, se avranno modo di posare gli occhi su di una bella bracciante, del suo fondo schiena. Chissà che al mio ritorno non possa portare qualche buona notizia… Di quelle che ti fanno particolarmente felice anche perché le hai sapute fiutare in precedenza. Oltre naturalmente ad un fascio di orchidee.»
«Fai bene a portartelo dietro. Nessuno è più adatto del brigadiere Stella, per questo genere di compito. Ma tu, però, non puoi andare in casa d’altri senz’avere una buona giustificazione. Se no ti apriranno la porta di casa ma non quella del cuore. Cosa gli dirai? Una buona scusa l’hai trovata?»
«Dirò che stasera ho un appuntamento galante e che vorrei bussare a quella porta con in mano il più bel mazzo di fiori reperibile sulla piazza. E che c’è di più bello e più sensuale di un’orchidea? Ti pare una cosa ben pensata?»
«E’ una scusa molto appropriata, sì.» Aspettò che si fosse alzato e che avesse raggiunto la porta e, quando stava per impugnarne la maniglia, come se se ne fosse ricordato proprio in quel preciso istante. «E se ti dovesse cercare Elvira?»
«Qui in caserma?!», esclamò lui, parlando sopra il cigolio della porta che si apriva. Si voltò e gli sorrise con lo stesso indefinibile sorriso di un clown che si fosse accinto a chiudere la sua esibizione davanti ad una platea plaudente e sotto un tendone che aveva urgente bisogno di essere riparato. «Ma tu ci hai provato.»
Stavano diventando una coppia maledettamente affiatata, anche se lavoravano assieme da pochissimo tempo.

Il 16 Settembre 2009 alle 16:04 indigesto ha scritto:

In un Paese dove ogni anno c’è almeno una votazione, utile non tanto ad eleggere rappresentanti ed amministratori alle varie regioni, provincie, comuni, circostrizioni e tra non molto anche condominii, ma piuttosto a verificare se la maggioranza governativa tiene o deve dimettersi, secondo le analisi prodotte dalla opposizione di turno (sì che più di elezioni si tratta in pratica di estenuanti tiri al piccione), c’è da chiedersi qual’è il tempo in cui l’opposizione possa fare il suo mestiere in senso costruttivo e non prodursi nella solita e continua gazzarra che il clima di campagna elettorale permanente ispira soprattutto il modo di far politica in questo Paese, appunto! Quando poi si assiste alla incapacità di qualche grosso partito a darsi un programma se non a prezzo di indegne manifestazioni di lacerazioni interne, interpretate ora da questo e ora da quell’aspirante alla segreteria nel sottilizzare su questo o quel programma di alleanze per rovesciare, o almeno tentarlo, la maggioranza attualmente al governo, vien proprio da chiedersi dove sono finite le linee ispiratrici a cui ogni partito, degno di tal nome, dovrebbe far riferimento, o almeno tentare di farlo. E’ vero che pare finito il tempo delle ideologie ma se tutto deve risolversi in un clima di rissa continua da taverna ben tornino le ideologie e ben si evitino questi ricorsi continui alle urne, magari accorpandole il più possibile, nonchè questo esasperante clima di eterna campagna elettorale, per il sollazzo dei soliti noti e dei soliti giullari dell’informazione. E’ un’Italia che si sta staccando sempre più dai bisogni reali del Paese! Immaginarsi quanto spazio possa poi trovare nei reali interessi del popolo le gazzarre che si producono all’interno di un partito o di uno schieramente. Sarebbe pur ora di finirla!

Il 22 Settembre 2009 alle 16:13 » Pd: Bersani in testa esulta su Twitter. Mannheimer lo gela: “Presto per dire chi vincerà” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] ormai solo due protagonisti: l’ex ministro del governo Prodi da una parte, spalleggiato da D’Alema & C., e  l’attuale segretario del Pd dall’altra, che gode dell’appoggio di [...]

Il 25 Settembre 2009 alle 17:13 Count down Pd: cercasi leader e linea politica. Disperatamente - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Franceschini si riferiva evidentemente a due precedenti. Massimo D’Alema contro Walter Veltroni nel 1994: sconfitto in un referendum (pare suggerito da Eugenio Scalfari) tra i 19 mila dirigenti [...]

Il 20 Ottobre 2009 alle 19:26 Intervista a Francesco Rutelli « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:

[...] Almeno stavolta sono primarie vere… È l’ennesima puntata, sia pure per interposta persona, di uno scontro che dura da 20 anni, quello tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. O, per essere più precisi, è la conta di chi sta con D’Alema e chi no. Non dà troppo peso a [...]

Il 22 Ottobre 2009 alle 18:05 Un Pd da ridere: solo i comici fanno endorsement per i candidati alle Primarie - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] in più. Lo conosco da moltissimi anni e so che uomo di valore è’”. A favore del pupillo di D’Alema, poi, c’è anche Luciana Littizzetto che ha fatto outing in un’intervista a Tv [...]

Il 18 Novembre 2009 alle 19:35 Bicameralina? Maggioranza e magistrati attendono le mosse del Pd (e di D’Alema) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] di fine anni ‘90. Il Pd, che ha incoronato domenica Bersani come nuovo segretario (con l’ombra del Lider Maximo, suo principale sostenitore), fa melina. I magistrati, intanto, anche quelli della componente più [...]

Il 17 Settembre 2010 alle 11:19 Ma esiste ancora il Pd? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] e D’Alema. Passati tre anni dalla fondazione del Pd, a dettare la linea allo stato maggiore dei Democrats sono sempre in due. Spesso manovrando i fili dietro le [...]

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