“Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”. Il Bossi “pacifista” fa discutere, a destra

martin
“Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”. Poche, semplici parole che Umberto Bossi pronuncia davanti alle bare dei sei parà caduti in Afghanistan. Il leader della Lega ha partecipato al funerale nella basilica di San Paolo fuori le mura, dove era presente insieme a tutto il governo, al presidente della Repubblica e alle alte cariche istituzionali. Una cerimonia funebre accompagnata dal dolore e dalla commozione intorno alle bare avvolte nel tricolore di Davide Ricchiuto, Matteo Mureddu, Antonio Fortunato, Roberto Valente, Massimiliano Randino e Giandomenico Pistonami. Monsignor Pelvi, nell’omelia, li ha ricordati uno per uno: “La vostra vita al servizio della pace è motivo di consolazione e gioia per il nostro Paese”. Dopo gli squilli di tromba del “silenzio”, un uomo è salito sull’altare e ha gridato “Pace subito!”. Ma il suo intervento si è fatto notare molto meno di quello di Bossi.

Nei giorni scorsi il leader leghista aveva già fatto discutere con il suo “tutti a casa entro Natale”, poi ammorbidito. Con la frase di oggi tornerà ad alzarsi la temperatura nella maggioranza. Ma la Lega è diventata pacifista? Oltre ad avere preso i voti ha preso anche le idee della sinistra radicale? Non proprio. Il partito di Bossi da sempre ha mostrato i propri mal di pancia verso le guerre della Nato, anche se poi magari al momento del voto non ha fatto mancare il sostegno alle missioni. “L’unica guerra che ci piace” titolò La Padania nel maggio del 2003 riferendosi alla candidata alle elezioni regionali in Friuli Alessandra Guerra, pochi giorni dopo l’inizio di quella che sarebbe diventata la tragedia irachena. E nel ‘99 ci fu il sostegno al “valoroso popolo serbo” contro i bombardamenti Nato, con Bossi che andò persino a trovare Milosevic a Belgrado.
Inoltre la Lega, pur facendo parte di una coalizione molto filoamericana, ha sempre sostenuto battaglie localistiche contro la globalizzazione culturale, spesso sovrapponendosi a quelle dei no global. Ma sulla politica estera, negli anni del precedente governo Berlusconi, gli uomini di Bossi hanno tenuto la linea del premier, senza esporsi più di tanto.

Perché allora le pressioni di questi giorni sulle missioni internazionali? Bossi sa interpretare come pochi le pulsioni più profonde del suo elettorato. Il “pacifismo” della Lega più che questionare le ragioni della guerra o gli effetti sulle popolazioni civili, mette in dubbio la necessità della partecipazione di uomini e donne italiani alla stessa. Quindi è qualcosa di abbastanza diverso da quello “senza se e senza ma” della sinistra radicale. Ad esempio sulla Padania di oggi si trova un duro attacco (“La chiesa dica se questo è un prete”) a Don Giorgio De Capitani, parroco brianzolo spesso in polemica con il Carroccio, che ha definito i parà della Folgore sul suo blog “mercenari fascistoidi”.

Insomma, né Bossi si è scoperto pacifista all’improvviso né ha le stesse idee di un Franco Turigliatto, ma nel popolo leghista le missioni militari toccano un nervo scoperto. Basta ascoltare qualche programma di “Radio Padania Libera” che dà voce agli ascoltatori per sentire ripetere frasi come  “Le guerre fanno arricchire solo quelli che non ci vanno a morire” o “Le armi non sono mai una soluzione”. Anche nei Forum si discute, come scrive Marco Puttini nella mailing list dei Giovani Padani:

“Mi fa piacere che Bossi abbia ribadito le perplessità sulla missione in Afghanistan. La cocciutaggine degli alleati del PdL non sorprende nessuno: indiscutibile prosecuzione della missione! Una posizione ostinata quanto ormai insensata, e sono convinto che ciò li abbia allontanati un po’ dalla gente, che ormai sarà in gran parte a favore di un ritiro… Soprattutto per questo motivo penso sarebbe utile per la Lega ribadire la propria posizione a favore di un graduale rientro delle truppe: il partito riconfermerebbe per l’ennesima volta di essere la voce della gente e del sentire comune, al di là della vuota retorica patriotica che ormai stempera le differenze anche tra PdL e PD. Certo ci sono delle priorità (non val la pena minacciare crisi di governo!) Insomma: i comunisti proseguono con la loro politica (se non altro coerente) del “No a tutto!”, anche a questa guerra…..ma fuori dal Parlamento!; PD e PdL giocano a fare gli eroi con le vite degli altri e si riempiono la bocca di parole come “cordoglio” e “onore”; quel mentecatto di Casini li segue e gioca al rialzo; Di Pietro ha tirato in ballo brogli elettorali anche a proposito di questo attentato (ma quanto è monotematico!). Speriamo che a marzo la gente se ne ricorderà…”

Cosa succede a marzo? Le elezioni regionali del 2010. Una scadenza alla quale i leghisti vogliono arrivare in piena forma per fare il pieno di voti (anche alla loro sinistra). Anche a costo di dare qualche grattacapo in più a Berlusconi…

Commenti

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Il 21 Settembre 2009 alle 16:24 nhico ha scritto:

E’ opinione comune che Bossi è un animale politico dalle antenne lunghe. Uno che sa capire ed interpretare i desiderata della gente prima degli altri. Un capo popolo che infischiandosene delle critiche e delle possibili ed inevitabili accuse di ridicolaggine ha creato una serie di coreografie per mantenersi ancorato al territorio e ai suoi abitanti. Un politico a tutto tondo mascherato da popolano al solo fine di avere sempre una buona messe di voti. Tuttavia, questo suo esercizio giornaliero di corifero padano ad ogni costo, a volte, lo porta ad inciampate clamorose. Quella di oggi è stata una di queste.

Il 21 Settembre 2009 alle 17:48 » Parà uccisi a Kabul: caduti, non eroi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] siano quasi 20 anni che partecipa con proprie truppe alle operazioni militari internazionali, l’Italia non sembra ancora in grado di accettare con composta fierezza l’inevitabilità …. Sorprende poi la definizione di “eroi” attribuita ormai a tutti i caduti, in gran [...]

Il 27 Settembre 2009 alle 13:34 marcusprometheus ha scritto:

E’ certo che molti non hanno ancora capito l’idea base che sta dietro ad una alleanza per la sicurezza comune di paesi liberi, ovvero che ognuno deve dare il proprio contributo a tale sicurezza, anche in spese, uomini, e da sopportare con composta fierezza anche qualche doloroso tributo di sangue.
Delegare al fato (col disarmo unilaterale) o ad altri (col rifiuto di fare la propria parte)
ci esporrebbe certo al rischio di diventare preda di chi aborre la civita’ occidentale o di dipendere totalmente dalla capacita’ e benevolenza altrui, e mi sembra altamente masochistico.
In quanto al mandare qualche carabiniere (peraltro pochissimi) in Afghanistan mentre chiude qualche commissariato in qualche borgata,non credo che ci sia un rapporto di causa ed effetto,si puo’ benissimo rafforzare la sicurezza in entrambe le zone, ma se anche ci fosse necessita’ di scegliere fra qualche allocazione di risorse a casa o lontano, non sarebbe cosi’ sbagliato cercare di combattere il terrorismo da lontano piuttosto di farlo arrivare a casa nostra: E’ forse illogico sperare che i borgatari romani si limitino a furti e che non precipitino aerei civili pieni di benzina sulle notre citta’?

Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall’Islamismo Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta’, antidemocrazia.

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