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Dalle farfalle ai francobolli. Dagli oggetti più bizzarri fino alle auto d’epoca. Ma in Italia c’è anche chi, tra il rimpianto, il ricordo e la nostalgia, una cosa colleziona più di altre: le care vecchie lire. Forse, per gli italiani, più di smania da collezionismo, si dovrebbe parlare di dimenticanza, o, più spesso, solo un ritrovamento casuale, in famiglia.
Secondo quanto riferisce il Sole 24 Ore, nelle tasche di vecchi vestiti (o nelle cassette di sicurezza) sarebbe nascosto un vero e proprio tesoretto di 311 milioni di banconte del vecchio conio: cioè 2.600 miliardi di lire (pari a oltre 1,3 miliardi di euro, in media circa 125.000 lire per nucleo familiare), in pezzi di vari tagli, dalle 1000 alle 500mila: del Bernini da 50mila, per dire, ci sono in giro 7,6 milioni di pezzi. Senza contare le monete di metallo che probabilmente molti italiani hanno preferito conservare per ricordo. A volte, racconta il Sole, i vecchi bigliettoni saltano fuori all’improvviso: dal materasso della nonna o nelle scrivanie di parenti anziani ormai defunti.
Un autentico patrimonio che supera di dieci volte la vincita record al Superenalotto e che andrà in fumo tra 2 anni e mezzo, termine oltre il quale la conversione in euro non sarà più possibile. Già, perché forse non tutti sanno che c’è ancora tempo per recarsi presso le filiali della Banca d’Italia (qui l’elenco, regione per regione) ed effettuare il cambio. Il timer è per il 29 febbraio 2012, termine del periodo di dieci anni dall’entrata in vigore della moneta unica europea: “Il cambio delle lire in euro potrà essere effettuato per ulteriori 10 anni decorrenti dalla cessazione del corso legale, come previsto dalla legislazione italiana (art. 3 Legge 96/97)”, si legge sul sito della Banca d’Italia.
Non veranno richieste le generalità di chi consegna il malloppo del vecchio conio, solo ce questo sarà inferiore ai 1.550 euro. Per cifre superiori bisgnerà presentare un documento di identità: una misura necessaria, spiegano a Bankitalia, per identificare i possessori di somme sospette.
Ma non è solo l’Italia ad aver disperso miliardi di lire senza averli ancora cambiati in euro. Pare che in Germania ci siano ancora in circolazione marchi tedeschi per un controvalore pari a ben 6-7 miliardi di euro: una cifra notevole, una manna. Con la quale un Governo può varare una “mini-finanziaria”. E i cittadini rompere il salvadanaio: in tempi di crisi può servire anche quello.
- Martedì 22 Settembre 2009
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