La piaga degli enti inutili: chiamatela Magna Sicilia

Raffaele Lombardo

“Un’opera strategica per lo sviluppo della Sicilia”. Di fronte all’ennesima interpellanza, i parlamentari regionali non hanno resistito: altri 5 milioni di euro, il Maac, consorzio che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato agroalimentare di Catania, continuerà a vivere. E spendere: fino a oggi è costato 50 milioni di euro. Ha quattro impiegati, ma ben cinque consiglieri d’amministrazione: 170 mila euro l’anno per l’incomodo. La munifica società è una delle 31 partecipate della Regione Siciliana.
Una dépendance amministrativa che dà lavoro a 4.339 persone, quasi lo stesso numero dei dipendenti della Lombardia. Di cosa si occupano? Di tutto. Sono utili? Raramente. “Ci sono situazioni paradossali e scandalose” ha ora sentenziato la commissione per le Attività produttive della regione, che ha fatto cernita delle inefficienze.

I perennemente nascituri mercati catanesi sono un caso limite? Macché, basta spostarsi a Messina. Qui, nel 1951, venne creato l’Eapm, l’ente porto che si sarebbe dovuto occupare di una zona franca. Non è mai nata. Palermo però ha continuato a elargire danari. Dove sono finiti? Soprattutto nelle tasche di nove amministratori e quattro sindaci.

In Sicilia i vertici delle partecipate sono affetti da irredimibile elefantiasi. In sette società il numero di poltrone sopravanza o eguaglia quello delle scrivanie. Incarichi sempre benissimo retribuiti. “La maggior parte di questi enti” dice Salvino Caputo, presidente della commissione che ha scandagliato gli sprechi “è poco utile e costosissima: ora bisogna liquidare e accorpare”.
La regione, fra l’altro, ha già assessorati pieni zeppi di personale. Però è riuscita a creare partecipate che si occupano di ogni aspetto dello scibile: le pellicole isolane, l’economia euromediterranea, i prodotti locali da promuovere all’estero. Poi ci sono i duplicati. L’Irfis è un istituto che fa credito alle piccole e medie imprese. La Cape, cinque dipendenti e altrettanti amministratori, pure. In tre anni ha concluso tre progetti. Adesso si attende che i 14 milioni di euro investiti producano qualcosa.

Non è andata meglio nemmeno con la Sicilia patrimonio immobiliare, guidata da un presidente che guadagna 105.794 euro l’anno. Costituita nel 2006 per dismettere palazzi ed edifici della regione, non ha ancora venduto nemmeno un metro quadrato.
Nell’elenco ci sono anche società che straripano di personale. Come la Beni culturali, 1.099 dipendenti, che gestisce molti siti archeologici siciliani. Senza lesinare sugli organici, come dimostrano i 23 custodi incaricati di sorvegliare Palazzo Mirto, a Palermo.

Mettere le mani in questo viluppo di sperperi non sarà semplice. Ne è conscio anche Raffaele Lombardo. Il presidente da un anno annuncia dimagrimenti e accorpamenti. Le cose non sono andate come sperava.
Solo qualche società è stata messa da poco in liquidazione. E il personale è cresciuto. La Beni culturali, per esempio, a gennaio ha assunto 413 catalogatori. Tutti, ovviamente, indispensabili alla causa.

Commenti

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Il 22 Settembre 2009 alle 19:43 indigesto ha scritto:

Basta creare un Ente di controllo che supervisioni l’operato della Commissione che verifica le Attività produttive della Regione. Tanto ci vuole?

Il 23 Settembre 2009 alle 14:23 carlo.tosi ha scritto:

Proposta: perchè non regaliamo la Sicilia a Gheddafi? Ci toglieremmo un enorme ed inesauribile debito perenne. Inoltre non ci sarebbe più la necessità di gettare via una montagna di soldi pubblici per fare un inutile ponte sullo stretto.

Il 23 Settembre 2009 alle 15:33 vfr05 ha scritto:

… questo è un chiarissimo esempio di come i nostri ‘amministratori’ della ‘cosa pubblica’ si adoperano.
A loro interessa solo creare posti di lavoro ai propri amici, ed amici degli amici, per mantenere un certo numero di voti che consenta loro rimanere attaccati alla propria sedia. … chissà perchè???
Che ci sia un velato interesse ???
Purtroppo le cose non sono così diverse nemmeno nel nord-italia.

Il 23 Settembre 2009 alle 23:18 nhico ha scritto:

La Regione Sicilia è sinonimo di sperpero: una cloaca a cielo aperto che ammorba l’aria dell’ ’Isola da tempo immemorabile. Senza possibilità alcuna di potere invertire la tendenza. Almeno che non si voglia commissariarla per poi procedere al suo spidocchiamento con un pettine stretto. Non per niente è una delle poche, se non l’unica, entità amministrativa del globoterraqueo che utilizza l’intero suo bilancio per alimentarsi, invece che per sostenere e promuovere lo sviluppo della regione. Cosa che può fare con la tacita complicità di tutta la classe politica isolana, del mondo giudiziario e delle Forze dell’Ordine. Sempre in eterno movimento non per moralizzare e rendere efficiente il Palazzo, ma per portare a termine vendette e trame al fine di mantenere o portare al potere la propria fazione. E in questo magma mai rappreso, che scorre nel sottosuolo carsico delle consorterie locali, i potenti di turno e i già potenti e quelli che sperano di diventarlo si guerreggiano da sempre. Con il solo ed unico scopo di continuare a spolpare la Trinacria. Da ciò i mille enti inutili, o meglio utili solo per cacare denaro a beneficio di amici, amici degli amici e politici trombati. Le cose di sempre ripetute all’infinito, ma, con faccia tosta, annunciate come il verbo che porterà a termine la rinascita della cosa pubblica. Non fanno eccezione le dichiarazioni del Governatore Lombardo. Anzi suonano come sinistri annunci di nuove lottizzazioni per potere soddisfare le fameliche richieste dei suoi sostenitori. Insomma, niente di nuovo sotto il sole siciliano.

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