
Bettino Craxi, durante un congresso del Psi
Un autunno, anzi un anno intero, sotto il segno del Craxi revival. Con ordine.
Il ministro Renato Brunetta, che non ha mai rinnegato la sua appartenenza al vecchio Partito socialista e che ora milita nel Pdl (dove c’è anche la figlia di Craxi, Stefania, come deputata), ha rispolverato dal cassetto pochi giorni fa Gianni De Michelis, l’ex ministro degli esteri quando Bettino era all’apice, assumendolo come consulente. E del resto, ironia della storia, ai suoi tempi fu De Michelis a volere come consulente proprio l’economista veneziano. Ma non basta.
Anche nel centrosinistra, e nel Pd che raccoglie tutti gli eredi (o quasi) del Pci, ossia di quello che fu il partito anticraxiano per eccellenza, ormai di Bettino si parla bene. Per dire: Umberto Veronesi, sul Corriere, ha fatto questo paragone: “Craxi è stato come Mitterand”. Ha fatto meglio Veltroni, quest’estate: ”Craxi fu più innovatore di Berlinguer”. E il lìder Maximo D’Alema è andato anche oltre, intervistato dalle Iene in tv: “Fosse dipeso da me mi sarei alleato con Craxi molto prima di tangentopoli. Ma allora ero piccolo…”.
Insomma: da capro espiatorio della stagione di Mani Pulite e bersaglio preferito dalle cosiddette “toghe rosse”, al riconoscimento bipartisan di grande statista della politica italiana.
Del perché di questa trasformazione, Panorama.it ha parlato con il politologo Gianfranco Pasquino, ex amico di Romano Prodi, (almeno secondo quanto riporta il Corriere), professore di Scienza politica all’Università di Bologna (dove alle ultime elezioni ha corso come candidato sindaco), che ha vissuto in prima persona (ex senatore prima per Sinistra indipendente dal 1983 al 1992, poi per i Progressisti dal 1994 al 1996) gli anni dei governi Craxi. Raccontando una stagione che non c’è più, ma che da più parti si vuole rivalutare.
Professore, perché dopo tanti anni e dopo essere stato il capro espiatorio di Tangentopoli, si torna a parlare di Bettino Craxi in modo positivo?
Una domanda difficile e forse dovrebbe prima rispondere chi parla in modo positivo di Craxi. Bisogna distinguere, infatti, le due fasi di Craxi. Nella prima, che possiamo dire positiva, Craxi aveva in mente un partito solido in grado di sfidare e di rompere il bipolarismo della Dc e del Pci. Per rompere il bipolarismo, però, ha tessuto rapporti che poi hanno portato a Tangentopoli, la seconda fase appunto, visto che i soldi gli servivano soprattutto per contrastare lo strapotere della Dc e del Pci. Nella seconda fase, poi, non dimentichiamo che Craxi faceva parte del Pentapartito, che ha prodotto Tangentopoli. Quando parliamo di Craxi, non bisogna mai dimenticare le sue due facce.
Ma i socialisti non erano scomparsi?
Non sono scomparsi. Hanno delle piccole liste attive a livello locale un po’ in tutta Italia. Inoltre, alcuni esponenti ex socialisti sono ancora al governo, come i ministri Brunetta e Maurizio Sacconi. Lo stesso Fabrizio Cicchitto (capogruppo alla Camera del Pdl, ndr) era socialista, mentre gravita nel centro sinistra Bobo Craxi, il figlio (ora nella segreteria nazionale del Partito socialista, ndr). In ultimo, non dimentichiamo che c’è ancora un 2 - 3% di elettorato socialista, che può far sempre comodo.
Il ministro Brunetta non ha mai rinnegato di essere stato socialista. Quanto pesa l’eredità del garofano nel Pdl?
Pesa poco. Dato i rapporti tra Berlusconi e Craxi, si potrebbe dire che ci sia una sorta di riconoscenza del Pdl verso i socialisti, ma le politiche del centrodestra hanno poco a che fare con il socialismo, anche se Berlusconi è riuscito lo stesso a farsi votare da quasi i due terzi dell’elettorato ex socialista.
Brunetta ha assunto come consulente Gianni De Michelis, l’ex ministro degli esteri di Bettino. C’è un ritorno dei craxiani?
Non credo. Craxi aveva una straordinaria personalità , ma i craxiani, a quanto vedo, non valgono poi così tanto.
Veronesi sul Corriere ha paragonato Craxi a Mitterand. Esagerato?
Le ambizioni ci furono e molti intellettuali di riferimento guardavano proprio alla Francia di Mitterand. La rivista Mondo Operaio tra il 1978 e il 1981 aveva come punto di riferimento quanto accadeva oltralpe e lo stesso Giuliano Amato guardava alla Francia. Poi, niente di questo venne messo in pratica, perché per fare come Mitterand si sarebbe dovuto cambiare il sistema elettorale e di governo. Così gran parte delle azioni di Craxi dal 1983 al 1987 furono tutte orientate al potenziamento del partito.
Passiamo agli ex comunisti. D’Alema ha detto che si sarebbe alleato con Craxi molto prima di Tangentopoli…
D’Alema ogni tanto fa queste uscite e sui giornali questi giudizi, spesso, sono citati fuori dal contesto in cui sono stati detti. Ai tempi del Pci, per quanto mi risulta, D’Alema non aveva mai suggerito una strategia del genere e il Pci era anticraxiano: si parlava di “mutazione genetica” del Psi con Craxi…
Forse D’Alema vuole raggiungere proprio quei due terzi di elettori ex socialisti che, come ci ha appena ricordato lei, ora votano il Pdl?
Un conto è raggiungere Brunetta, Sacconi, e anche Franco Frattini e Giulio Tremonti; un conto è raggiungere gli ex elettori socialisti. Per esempio: il maggiore partito di centrosinistra oggi si chiama Partito Democratico e non partito democratico e socialista. D’Alema mi pare che non abbia mai detto nulla a proposito, per introdurre quel termine che metteva in primo piano l’identità  socialista. Come si può pretendere di raggiungere gli elettori socialisti, mi chiedo, se il partito si chiama solo democratico.
Che cosa ci ha lasciato Craxi in eredità e chi è il suo vero erede?
L’erede, in un certo senso e con le dovute approssimazioni, è sicuramente Silvio Berlusconi che ha creato un partito presidenziale e attua politiche apertamente anticomuniste, come anticomunista era il partito socialista di Craxi. Per il resto di Craxi c’è poco oggi: Craxi viveva nella Prima Repubblica e nel sistema proporzionale del Pentapartito. Berlusconi vive nella Seconda Repubblica, con un sistema che è proporzionale solo di nome, ma che, grazie a un consistente premio di maggioranza, è di fatto maggioritario, senza contare il suo potere economico e mediatico.

Il professor Gianfranco Pasquino, politologo dell'Università di Bologna
- Venerdì 25 Settembre 2009
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Il 18 Gennaio 2010 alle 17:34 La speranza di De Michelis: “Vie e ricordi non bastano. Occorre ripartire da Craxi” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] e questo è stato uno dei sui grandi contributi alla politica italiana. I socialisti oggi sono “dispersi” nel panorama politico italiano. La maggioranza di loro (compresa la figlia Stefania) sta con il centrodestra. Ma stare nel Pdl per [...]
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