Giù quel muro che divide Como (e il centrodestra)

Il muro del lago di Como

Il muro del lago di Como

Una barriera in cemento mette in subbuglio una città.
Anzi “quel muro del lago di Como”, come lo chiamano i cittadini, che sono scesi in piazza per protestare, e i quotidiani locali, che hanno raccolto le firme per abbatterlo. Una giunta di centrodestra che scricchiola, con tanto di richieste di dimissioni del sindaco e dell’assessore competente da parte dell’opposizione, respinte al mittente come da copione. E persino l’apertura di un fascicolo, a carico di ignoti, da parte della Procura che ipotizza un abuso edilizio.

Il parapiglia politico, con risvolti giudiziari, è successo in questi giorni a Como. La barriera in questione, appunto, è quella comparsa a fine estate sul lungolago Trento, amato dai cittadini, dai turisti di tutto il mondo, compreso tale George Clooney, che proprio sul Lario ha stabilito la sua seconda dimora.

Altezza del muro: due metri, ma sul progetto dovevano essere appena una ventina centimetri, o poco più. Il “lungomuro”, come lo hanno ribattezzato i cittadini, fa parte infatti di una variante al progetto iniziale. Per costruirlo il Comune ha trovato un “escamotage”: ricorrere ai finanziamenti di circa 17 milioni di euro della Legge Valtellina, perché rientra tra le opere giudicate necessarie dopo l’alluvione del 1987, un modo, secondo i più maliziosi, anche per per ottenere i soldi necessari per rimpinguare le casse comunali. Il muro sarebbe dovuto servire - ormai il condizionale passato è più che mai d’obbligo - a proteggere la città da possibili esondazioni in inverno, come quella del 2002 che provocò ingenti danni.

E mentre i cantieri proseguivano i lavori, a molti quei pilastri di circa due metri sono sembrati esagerati: la visuale del lago di Como poteva essere compromessa per sempre. E i cittadini, i gruppi di opposizione e la Lega, che governa la città assieme al Pdl, domenica sono scesi in piazza per protestare. In circa cinquecento, sostenuti anche dal Senatur, che non ha potuto partecipare, ma che avrebbe lanciato un diktat: “Como non è Berlino”.

Insomma, quanto basta per costringere il primo cittadino, Stefano Bruni , a fare marcia indietro. Niente barriera in cemento, che sarà abbattuta, ma solo paratie mobili. “Nei prossimi giorni saremo in grado di fornire i dettagli tecnici. Dovrà essere sostenuto un certo costo, tuttavia la Regione è con noi. Ho parlato con Roberto Formigoni e il presidente sostiene questa ipotesi”, ha dichiarato il sindaco ai giornalisti.

L’opposizione di centrosinistra e le liste civiche, che hanno vinto la battaglia, non soddisfatte chiedono la testa del primo cittadino.
“Hanno vinto i cittadini sulla politica. Stiamo raccogliendo le firme per chiedere le dimissioni del sindaco. Il disastro ambientale è stato allontanato, ma ora si profila un disastro economico. L’amministrazione sapeva e ora politicamente deve pagare”, racconta a Panorama.it Alessandro Rapinese, consigliere di minoranza (lista civica), con simpatie di centrodestra, ma che sta all’opposizione con la sinistra. “Se un’azienda ha un manager che non funziona, lo licenzia. Così deve fare una città col primo cittadino“.

L’assessore alle Grandi opere, Fulvio Caradonna, invece ha rispedito le richieste al mittente sulle colonne del Corriere. Dimissioni? “Non ci penso nemmeno. Di tutta questa storia quello che mi ha fatto davvero male sono gli insulti della gente nell’incontrarmi per strada”. E accanto alla bagarre politica, il muro rischia di creare anche un caso giudiziario.

Il sostituto procuratore Simone Pizzetti, infatti, alcuni giorni fa aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di abuso edilizio.
Inchiesta non fermata dalle ultime dichiarazioni del sindaco, visto che Pizzotti ha fatto acquisire lo stesso la documentazione relativa al progetto iniziale.

Commenti

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Il 27 Ottobre 2009 alle 17:31 Legambiente: città verdi tutte (o quasi) al Centro Nord. Prima Verbania - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] rimane monopolio del Mezzogiorno, con qualche new entry negativa anche dal Nord, come la lombarda Como (86) e Imperia (87). La maglia nera va alla Sicilia: tutti e nove i capoluoghi di provincia sono [...]

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