Parrocchie al verde. E i genitori devono pagare anche la catechesi

Una partita dela Clericus Cup

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Trenta euro per arrivare alla comunione. La notizia arriva da Chivasso, Piemonte: 30 euro a bambino per frequentare il catechismo, nella parrocchia della Madonna di Loreto, antico convento dei frati Cappuccini.
“Non è una tassa ma un’offerta” si difende il parroco Don Bruno intervistato da La Stampa “il punto è un altro: non ce la facciamo più a fare fronte alle spese”.
Troppo scarni i fondi della Curia “6-700 euro al mese” e anche le donazioni non sono più quelle di un tempo. Insomma, oltre ai libri di scuola, alla scuola calcio (sarà il caso di riscoprire le partitelle all’oratorio?), ai corsi di danza-judo-chitarra-sudoku e chi più ne ha più ne metta, i genitori dei bambini di Chivasso dovranno pagare anche per quell’ora settimanale in cui pensavano di poter tenere occupati i pargoli con la dottrina cattolica.

E l’otto per mille? “Non viene utilizzato per le spese correnti ma, ad esempio, per ristrutturare la chiesa”, risponde il parroco. Insomma, la gestione delle spese quotidiane provoca più di un grattacapo ai preti di tutta Italia. “Non di solo pane vive l’uomo”, certo, ma il riscaldamento per l’aula di catechismo dove lo mettiamo? E allora c’è chi tenta di ovviare ai problemi con trovate come il catechismo a pagamento.

“Scusi, ma non vedo il problema!” Giovanni Bellò, parroco di Semonzo del Grappa, ad esempio, lo pratica con successo da tredici anni. E con il sostegno dei suoi parrocchiani: “pagano per il calcio, per la danza, per il nuoto.. E noi? Tutto dovuto. No, io gliel’ho spiegato così: la fede senza le opere è lettera morta“.

Bellò è un parroco di provincia che è già balzato agli onori della cronaca per iniziative singolari come il matrimonio in parapendio (Semonzo è rinomata per gli amanti del volo) o per avere registrato l’omelia del suo funerale (”Non porta male, meglio il fai da te che i finti pianti e i santi finti!”) anche se gode di ottima salute.

Da dodici anni si è inventato il “catechismo 2G”, come lo spiega lui stesso: “Del catechismo ne hanno bisogno più i genitori che i giovani! Così io all’inizio dell’anno rimando a casa i ragazzini che si presentano da soli e poi preparo la catechesi insieme per i grandi e i piccoli“.
Non gratis, però: “Non chiedo un prezzo fisso, ma faccio girare la cassetta, così ognuno mette a seconda delle sue disponibilità: non è mai vuota. E alla fine dell’anno raccolgo anche più di trenta euro a bambino”. E con quei soldi che ci fa? “Ogni classe decide di reinvestirli in un progetto: c’è chi ha fatto un’adozione a distanza, chi li ha dati a Radio Maria, chi ci ha pagato le spese dell’assicurazione per la Chiesa o il giornalino parrocchiale”.

Chi aveva detto che il capitalismo è nato dall’etica protestante?

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