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	<title>Italia &#187; Legambiente: il 70% dei comuni italiani a rischio frane e alluvioni</title>
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	<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 18:35:49 +0000</pubDate>
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		<title><![CDATA[Legambiente: il 70% dei comuni italiani a rischio frane e alluvioni]]></title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 10:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo morici</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dopo Messina: il livello di sicurezza del territorio italiano è basso. Nel 2008 Legambiente certificava che 5.581 comuni sono a rischio idrogeologico. Ecco la <b>MAPPA</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6283" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/10/messina.jpg" alt="Il fronte della frana a Giampilieri tra le foto aeree scattate il 4 ottobre" width="500" height="370" class="size-full wp-image-6283" /><p class="wp-caption-text">Il fronte della frana a Giampilieri tra le foto aeree scattate il 4 ottobre</p></div>
<p>Non si salva (quasi) nessuno. <strong>Tutta Italia è a rischio frane</strong>. Dopo <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Trentacinque-dispersi-e-oltre-500-sfollati_3841976691.html" target="_blank">il nubifragio della scorsa settimana che ha colpito il Messinese </a>provocando numerose frane e crolli di abitazioni (qui le <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/10/02/foto-maltempo-a-messina-vittime-per-crolli-e-piene/" target="_blank"><strong>IMMAGINI</strong></a>)-  per ora sono <a href="http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=132506" target="_blank">24 i morti e 40 i dispersi</a> - si torna a riflettere sul livello di sicurezza dei comuni italiani. E torna alla luce <a href="http://www.protezionecivile.it/cms/attach/copy_0_ecosistema_rischio_2008.pdf" target="_blank"><strong>una recente indagine (del 2008) di Legambiente e Protezione civile</strong></a> su tutto il territorio nazionale. <span id="more-6261"></span> Il risultato? <strong>Ben 5.581comuni sono a rischio idrogeologico</strong>, ossia <strong>il 70% del totale</strong> dei comuni italiani, di cui <strong>1.700 a rischio frana</strong>,<strong> 1.285 a rischio di alluvione</strong> e <strong>2.596 a rischio sia di frana che di alluvione.</strong> Le cause? &#8220;Il nostro <strong>territorio è reso ancora più fragile dall’abusivismo</strong>, dal <strong>disboscamento dei versanti</strong> e dall&#8217;<strong>urbanizzazione irrazionale</strong>&#8220;, argomenta <a href="http://www.legambiente.it" target="_blank">Legambiente</a> e <a href="http://www.protezionecivile.it/" target="_blank">Protezione civile </a>nello studio.</p>
<p><strong>Maglia nera alla Calabria, seguita da Umbria e Valle d’Aosta</strong>, ossia le regioni italiane con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale). <strong>Poi le Marche</strong> (99%) <strong>e la Toscana</strong> (98%). Sebbene in molte regioni la percentuale di comuni interessati dal fenomeno possa apparire ridotta, la dimensione del rischio è comunque preoccupante: in Sardegna e in Puglia nonostante la percentuale dei comuni a rischio sia tra le più basse d’Italia, le frane e le alluvioni degli ultimi anni hanno provocato vittime e notevoli danni, prosegue lo studio.  Oltre a tanti piccoli comuni, anche <strong>molte delle grandi metropoli e città italiane sono considerate a rischio</strong> idrogeologico.
<p>Una situazione che deriva soprattutto dalla <strong>pesante urbanizzazione</strong> che ha subito l’Italia, in particolare <strong>lungo i corsi d&#8217;acqua</strong>. &#8220;Se <strong>al Sud</strong> la costante aggressione al territorio si manifesta principalmente con l&#8217;<strong>abusivismo edilizio</strong>, <strong>al Centro Nord</strong> si continuano a portare avanti interventi di difesa idraulica che seguono filosofie tanto vecchie quanto evidentemente inefficaci.</p><p style="float: left;"><div style="width:500px;">
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</div></p></p>
<p>In molti casi <strong>vengono realizzati argini senza un serio studio</strong> sull&#8217;impatto che possono portare a valle, vengono <strong>cementificati gli alvei e alterate le dinamiche naturali dei fiumi</strong>, si assiste a pratiche di <strong>escavazione selvaggia</strong>&#8220;, concludono Legambiente e Protezione civile. </p>
<p>E i risultati si vedono.<strong> La pioggia è ormai sinonimo di paura in molte zone della penisola</strong> dove il rischio idrogeologico è a livello alto oppure altissimo. E se c&#8217;è un filo comune a legare gran parte degli eventi atmosferici che hanno colpito diverse zone dell&#8217;Italia, gli effetti molto spesso sono amplificati dall&#8217;opera o dall&#8217;inerzia dell&#8217;uomo. <strong>A cadenza, spaventosamente, regolare la cronologia dei principali eventi catastrofici</strong>, dagli anni &#8216;80 a oggi, parla quasi da sola.<br />
Il <strong><a href="http://www.provincia.torino.it/protciv/percorsi_dedicati/stampa/meteo_05_2008_viab" target="_blank">29 maggio 2008, nel comune di Villar Pellice</a></strong>, in Piemonte, a causa delle forti piogge, nell&#8217;alveo del Rio Cassarot, si genera una colata di detriti che travolge una casa e ne danneggia altre tre in una borgata. Il bilancio è di quattro morti.<br />
Il 23 settembre 2003, un violentissimo nubifragio colpisce la provincia di Massa Carrara (2 morti).<br />
<strong>Nel 2000, a metà ottobre, il bilancio del maltempo i Piemonte, Valle d&#8217;Aosta e Liguria</strong> che interessò anche il Po è particolarmente pesante con 23 morti, 11 dispersi e circa 40 mila sfollati.<br />
Nell&#8217;esatte del 2000, un nubifragio si abbatte su Soverato. Dodici persone muoiono in un campeggio inondato dall&#8217;acqua.<br />
<strong><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_04/sarno_tortora_a54d53a4-19e0-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml" target="_blank">Nella Valle del Sarno, in Campania, il 5 maggio 1998</a></strong>, una valanga di fango si stacca dalla montagna di Pizzo di Alvano e raggiunge alla velocità di 300 metri al minuti <a href="http://www.rischioidrogeologico.it/cronistoria.html" target="_blank">i comuni di Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici, provocando la morte di 160 persone</a>, di cui 137 solo a Sarno, distruggendo centinaia di case.<br />
Nel novembre del <strong><a href="http://www.museodelfiume.it/museo_web/tanaro_2002/i/alluvione94_i.htm" target="_blank">1994, le acque del Tanaro allagano Asti, Alba, Ceva e Alessandria</a></strong>: il Po esonda a Palozzolo Vercellese, allaga Trino, Casale Monferrato e altri paesi fino a Valenza. I morti saranno 70 e oltre 2.200 i senzatetto.<br />
<strong>Nell&#8217;estate del <a href="http://www.waltellina.com/problemi/alluvione87/index.htm" target="_blank">1987, l&#8217;esondazione del fiume Adda</a></strong> e di alcuni torrenti, insieme alla frane provoca 53 vittime.<br />
Due anni prima, <strong><a href="http://www.google.it/search?q=nel+luglio+1985%2C+la+catastrofe+di+Val+di+Stava&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">nel luglio 1985, la catastrofe di Val di Stava</a></strong> (bilancio 268 vittime). Il disastro è causato dalla rottura degli argini nei bacini di decantazione della miniera di Prestavel. Sull&#8217;abitato di Stava si scaricano 160 mila metri cubi di fango.</p>
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