Il lodo (Alfano) “al pettine” della Consulta. Udienza chiusa, pronostici impossibili

La sala gialla di palazzo della Consulta, prima dell'udienza della Corte Costituzionale sul "lodo Alfano"

La sala gialla di palazzo della Consulta

Dal “lodo Schifani” al “lodo Alfano”: è la seconda volta nel giro di cinque anni che la Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità di una legge che sospende i processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.
La discussione sul testo Alfano inizia martedì 6 ottobre, nel palazzo che fronteggia il Quirinale, dove i 15 giudici della Consulta (dal nome della sede, dal 1955, della Corte costituzionale) sono chiamati a dire se lo “scudo” in questione sia costituzionale oppure no.
Se optassero per l’incostituzionalità, Silvio Berlusconi tornerebbe a Milano sotto il tiro del processo Mills.

“L’antenato” lodo Schifani
Il “lodo Schifani” riguardava le prime cinque cariche dello Stato (Capo dello Stato, presidenti di Senato e Camera, premier e presidente della Corte Costituzionali). Fu bocciato nel 2004 con una decisione (qui il testo della sentenza n.24 del 2004) emessa dalla Consulta (per due terzi diversa da quella attuale) con motivazioni scritte da Francesco Amirante, ora presidente della Corte. Le motivazioni sono certamente una “bussola” per gli attuali giudici costituzionali, ma vengono interpretate in modo divergente anche da emeriti costituzionalisti per sostenere pareri pro e contro la legittimità dell’attuale lodo Alfano.
Cinque anni fa la Corte ritenne che il precedente lodo prevedeva una sospensione del processo “generale, automatica e di durata non determinata”, creando così un “un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione” con una conseguente violazione dei principi di uguaglianza (art.3) e di difesa (art.24). Tuttavia la Consulta definì un “interesse apprezzabile” quello di “tutelare il sereno svolgimento delle funzioni” delle alte cariche dello Stato, sempre che tale intesse sia tutelato ”in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale”.

Lodo Alfano: uno scudo per quattro
Il lodo Alfano (dal nome del suo ideatore Angelino Alfano, ministro di Grazia e giustizia) è una legge approvata nel 2008 che prevede la sospensione dei processi penali nei confronti del capo dello Stato, del presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato (qui la sitesi, comma per comma, del Sole 24 Ore). Il lodo Alfano inoltre è circoscritto nel tempo (vale solo per la durata della carica e della funzione e non è reiterabile salvo in caso di nuova nomina nel corso della legislatura); è rinunciabile da parte dell’interessato (come ha fatto ad esempio il presidente della Camera Gianfranco Fini pochi giorni fa); salvaguarda le parti civili costituitesi che potranno proseguire la loro azione in sede penale. L’argomento principale a favore del lodo è l’esigenza di evitare che iniziative giudiziarie possano creare turbolenze istituzionali
Ma i ricorsi alla Consulta dei magistrati di Milano e Roma denunciano altre violazioni della Costituzione: il principio di uguaglianza previsto dall’art.3, la ragionevole durata del processo (art.111), l’obbligatorietà dell’azione penale (art.112), il giudicato costituzionale (art.136), e le guarentigie dei parlamentari, del Capo dello Stato e dei ministri (art. 68, 90 e 96).
Tutti punti su cui sarà sfida aperta alla Consulta, con i legali di Berlusconi pronti ad assicurare che non c’è alcun bisogno di una legge costituzionale, che la sospensione del processo non è un’immunità e che il premier non può essere considerato un “primus inter pares” rispetto agli altri ministri: “Con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali”, secondoGaetano Pecorella.

Cosa succede nel Palazzo
Le notizie che filtrano non fanno ritenere scontata una bocciatura del lodo Alfano. Toccherà al relatore del provvedimento Franco Gallo riassumere i motivi dei tre ricorsi presentati contro il testo (due dai giudici di Milano e uno dal gip di Roma), quindi sarà la volta degli avvocati.
Niccolò Ghedini, Gaetano Pecorella e Pietro Longo rappresentano Silvio Berlusconi (i primi due, cinque anni fa, difesero il “lodo Schifani”), l’avvocato dello Stato Glauco Nori (che rappresenta la presidenza del Consiglio). Non ha invece preso parola il presidente dei costituzionalisti Alessandro Pace (in rappresentanza della Procura di Milano).
Finito il giro la Corte si chiuderà in camera di consiglio e, da quel momento in poi, potrebbe succedere di tutto.

Pronostici impossibili
L’ipotesi più accreditata è che la sentenza possa arrivare nelle prossime 24/48 ore, ma c’è anche ci parla di un rinvio tra 15 giorni (cinque giudici della Corte, tra cui il presidente Amirante e il relatore Gallo partiranno infatti giovedì prossimo per un precedente impegno preso a Lisbona con i colleghi delle Corti portoghese e spagnola).
Impossibile dunque fare pronostici. Le indiscrezioni, ai confini del pettegolezzo, parlano di una Corte in perfetto equilibrio tra favorevoli e contrari. Quindi la decisione potrebbe essere presa da una maggioranza risicata e solo dopo una lunga discussione.
Anche perché qualcuno dei 15 giudici viene dato per incerto (soprattutto tra quelli di nomina quirinalizia). E su costoro potrebbe pesare il timore assai vivo sul Colle che il “no” finisca col creare forti turbolenze politiche.
A seguire con una certa apprensione ciò che succederà nel Palazzo della Consulta, c’è infatti anche il Capo dello Stato, che lo scorso anno diede il via libera alla legge. Giorgio Napolitano infatti sa che una bocciatura del lodo potrebbe portare gravi conseguenze per la tenuta del governo e quindi è pronto al peggio.

Ecco chi deciderà
I giudici della Corte costituzionale sono 15 (qui la composizione): cinque sono nominati dal presidente della Repubblica, cinque dal Parlamento in seduta comune e cinque dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa.
FRANCESCO AMIRANTE (PRESIDENTE, 76 ANNI), eletto dalla Corte di cassazione.
UGO DE SIERVO (VICEPRESIDENTE, 67 ANNI), ordinario di diritto costituzionale, eletto dal Parlamento (governo Berlusconi II).
PAOLO MADDALENA (73 ANNI), eletto dalla Corte dei conti.
ALFIO FINOCCHIARO (74 ANNI), eletto dalla Corte di cassazione.
ALFONSO QUARANTA (73 ANNI), eletto dal Consiglio di Stato.
FRANCO GALLO (72 ANNI), ordinario di diritto tributario, nominato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
LUIGI MAZZELLA (77 ANNI), avvocato generale dello Stato, eletto dal Parlamento (governo Berlusconi III).
GAETANO SILVESTRI (65 ANNI), ordinario di diritto costituzionale, eletto dal Parlamento (governo Berlusconi III).
SABINO CASSESE (74 ANNI), ordinario di diritto amministrativo, nominato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
MARIA RITA SAULLE (73 ANNI), ordinario di diritto internazionale, nominata dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
GIUSEPPE TESAURO (66 ANNI), ordinario di diritto internazionale, nominato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
PAOLO MARIA NAPOLITANO (64 ANNI), consigliere di Stato, eletto dal Parlamento (governo Prodi II).
GIUSEPPE FRIGO (74 ANNI), avvocato, eletto dal Parlamento (governo Berlusconi IV).
ALESSANDRO CRISCUOLO (72 ANNI), eletto dalla Corte di cassazione.
PAOLO GROSSI (76 ANNI), ordinario di storia del diritto italiano, nominato dal presidente Giorgio Napolitano.

Commenti

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Il 6 Ottobre 2009 alle 17:24 indigesto ha scritto:

Chi fa appello all’art 3 della Costituzione tiene conto solo della prima parte, e in questo i politici eccellono!
Quanto ai Giudici la cosa fa sorridere: vuoi vedere che l’unico, in Italia, di fronte alla Legge e nelle loro Sentenze, sia giusto Berlusconi ad essere più uguale degli altri?
La conta, che poi si fa, dei Giudici della Consulta ci dice che della Legalità ha ognuno un’idea di schieramento.
Questo significa che ancora una volta la forza precede il Diritto, ma questa volta è la forza dell’appartenenza!

Il 8 Ottobre 2009 alle 16:09 Il dopo-lodo di Berlusconi: fraintendimenti, strategie e frizioni con il Colle - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] colombe di palazzo Chigi, Gianni Letta in testa. Secondo loro, attaccare la magistratura alla vigilia della pronuncia della Consulta sul lodo Alfano sarebbe stato un autogol. Quanto ai 750 milioni di euro da rimborsare alla Cir, [...]

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