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Matteo Renzi, neo eletto sindaco Pd di Firenze
Si parla di Firenze e viene sempre da pensare a Guelfi e Ghibellini. Ma in questo caso le due fazioni sono all’interno dello stesso partito, il Pd: i democratici fiorentini si sono divisi sul registro cittadino per il biotestamento (in realtà la delibera approvata lunedì 5 istituisce un registro delle dichiarazioni di testamento biologico già depositate presso notai).
Il sindaco, già educatore scout, Matteo Renzi, al momento del voto, non si è fatto vedere nel Salone de’ Dugento, a Palzzo Vecchio. Ma il suo atteggiamento non gli ha evitato la prevedibile scomunica dell’Arcidiocesi cittadina (che giudica la deliÂbera approvata un “atto ideologico, illegittimo e privo di effiÂcacia giuridica, essendo la materia nell’esclusiva competenza del legislaÂtore nazionale”. E poi “deplora l’indebita e tendenziosa confusione terminologica tra dichiarazioni anticipate di trattamento e testamento biologico, l’infondatezza di ritenere alimentazione ed idratazione artificiali atti di natura terapeutica, l’evidente cancellazione di fatto del ruolo del medico che emerge dalla delibera”), né le critiche di alcuni compagni di partito. Insomma, è cambiato il sindaco ma non i problemi: già quando il consiglio comunale concesse la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro la tensione in casa democratica salì ai massim livelli e allora fu proprio Renzi a dissociarsi.
Risultato? A Palazzo Vecchio hanno votato 44 consiglieri: 26 a favore, 18 contrari. Tra i favorevoli i consiglieri della maggioranza, con tre defezioni importanti: il vicepresidente dell’assemblea Salvatore Scino, Massimo Fratini e Antonio De Crescenzo tutti del Pd. Compatta nel votare no l’opposizione che prima del dibattito aveva chiesto di rinviare il voto per aspettare i risultati della legge nazionale sul testamento biologico che andrà in Parlamento a novembre.
I mal di pancia registrati a Firenze non sono che un sintomo del malessere interno al Pd su temi eticamente sensibili. In attesa di una legge chiara, sul fine vita fioccano le iniziative dei vari comuni, da Genova a Cagliari. Si può avere un’idea anche della confusione normativa guardando questa mappa dell’associazione Luca Coscioni.
Non è solo il centrodestra, in particolare con Gianfranco Fini, a mostrare dubbi interni sul tema, mentre si avvicina la discussione al Senato. I “teo-dem” del Pd si sentono esclusi dalla lotta congressuale tra Marino Bersani e Franceschini e lo hanno già fatto notare: la mossa di Renzi è un segnale, ma non è l’unico. Le mosse di Rutelli per un possibile partitone di centro, la posizione della capogruppo in commissione sanità al Senato Dorina Bianchi sulla pillola abortiva. E poi basta dare un’occhiata agli assenti nel Pd alla Camera durante la votazione per lo scudo fiscale, quella in cui all’opposizione sarebbero bastati venti voti di assenti per battere la maggioranza: tra gli altri si leggono Paola Binetti, Enzo Carra, Giuseppe Fioroni.
Sarà certo un caso, ma non pare che i democrats più vicini alle gerarchie ecclesiastiche siano entusiasti di come va il partito. E il dibattito sul testamento biologico, in assenza di un leader che detti la linea, rischia di diventare un tutti contro tutti.
- Mercoledì 7 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 4 Giugno 2010 alle 11:45 Notizie dai blog su Enews 301, giovedì 3 giugno 2010 ha scritto:
[...] Biotestamento, da Firenze a Roma: tutti i mal di pancia dei Teodem, pronti alla fronda Matteo Renzi, neo eletto sindaco Pd di Firenze Si parla di Firenze e viene sempre da pensare a Guelfi e Ghibellini . blog: Emanuele Rossi | leggi l’articolo [...]
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