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	<title>Italia &#187; Figli rapiti dalla giustizia: &#8220;Per un pugno sul tavolo ne ho persi tre&#8221;</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:46:41 +0000</pubDate>
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		<title>Figli rapiti dalla giustizia: “Per un pugno sul tavolo ne ho persi tre”</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 10:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.rossitto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Una sera del 2005 Pietro Guccio fece una sfuriata. Iniziò l’incubo: il tribunale mandò i bambini in comunità. La più grande, maggiorenne, è tornata. Ma la  battaglia continua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6506" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-6506" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/10/famigliabaggio.jpg" alt="Vanessa Guccio. Alle spalle, i genitori Pietro e Tina" width="500" height="370" /><p class="wp-caption-text">Vanessa Guccio. Alle spalle, i genitori Pietro e Tina</p></div>
<p>Un tavolo rotondo di legno al centro del soggiorno di una casa popolare di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. <strong>Comincia qui, una sera di aprile del 2005, la storia di Pietro Guccio</strong>, a cui la <strong>giustizia ha portato via tre figli</strong>. <span id="more-6505"></span><br />
Uno scatto d’ira: ha saputo che la sua primogenita, Vanessa, 14 anni, marina la scuola. <strong>Un fragoroso pugno sul tavolo apparecchiato per la cena</strong>, le stoviglie che cadono a terra, tutti ammutoliti per l’inattesa ira. Lui che va a fumare una sigaretta sul balcone. E poi torna: si siede sul divano, comincia a parlare con quella ragazza in crisi adolescenziale. <strong>Un momento di rabbia che gli ha ro vinato l’esistenza</strong>.<br />
Nella stanza accanto c’è <strong>una maestra di sostegno</strong>. Viene due volte la settimana per aiutare l’altro figlio, Mirko, di 8 anni, a fare i compiti, avrebbe qualche difficoltà a scuola. L’insegnante <strong>riferisce l’accaduto ai servizi sociali</strong>: già seguono la famiglia, anche con sostegni economici.</p>
<p>Due giorni più tardi la moglie di Guccio, <strong>Tina Riccombeni, viene convocata</strong> in consultorio: conferma l’accaduto. <strong>Un mese dopo i carabinieri bussano alla porta del loro appartamento: prelevano i tre figli</strong>, compresa Sharon, di 4 anni, e li portano in una comunità di Milano assieme alla madre. Due mesi dopo la donna torna a casa dal marito, i due bambini e la ragazzina vengono spediti in un altro centro del Vercellese. Da quel momento inizia una <strong>lenta agonia, scandita da carte giudiziarie e incontri mensili di un’ora, sempre davanti agli assistenti sociali</strong>. Un pugno che ha sfasciato qualche piatto e un’intera famiglia.</p>
<p>Quattro anni dopo, i Guccio sono seduti attorno allo stesso tavolo del soggiorno. Hanno facce rose dalla sofferenza. <strong>Lo scorso Natale, ormai diciottenne, Vanessa è tornata a casa. Parla poco</strong>, ha i capelli biondi fermati da un cerchietto bianco, le labbra imbronciate. &#8220;Ho buttato la mia giovinezza. Lontano dai miei genitori, senza nessun motivo&#8221;.<br />
Ricorda come fosse ieri la sera in cui cominciò tutto: &#8220;<strong>Non ero stata a scuola</strong>. E quando mio fratello mi ha chiesto se sarei andata il giorno dopo, io <strong>ho fatto la sbruffona: “Non so se me la sento” </strong>è stata la mia risposta. Mio padre l’ha sentito e ha dato quel pugno. Ma ha sbagliato,<strong> meritavo uno schiaffo</strong>. Invece non ci ha mai sfiorati&#8221;.<br />
<strong>Tina Riccombeni, 44 anni, sposata con Guccio dal 1988, non si dà pace</strong>. È vestita di nero, fuma sigarette senza sosta. Da quando le sono stati tolti i figli ha avuto <strong>tre infarti</strong>. &#8220;Mi hanno convocata al consultorio chiedendomi se mio marito era un violento. Gli ho detto che c’era un po’ di tensione a casa. Mai però avrei pensato di finire in questo incubo&#8221;.</p>
<p>Il 27 aprile 2005 il <strong><a href="http://www.tribunaledeiminori.it/milano.php" target="_blank">tribunale per i minorenni di Milano</a> decide l’affidamento dei tre bambini ai servizi sociali</strong>. I giudici scrivono che la situazione &#8220;è andata peggiorando negli ultimi mesi&#8221;, c’è un progressivo &#8220;disinvestimento di Vanessa nella scuola&#8221; e &#8220;scarsa reattività in famiglia &#8220;. Anche Mirko è peggiorato negli studi, parla poco. &#8220;Va bene&#8221; scandisce Vanessa mentre continua a toccarsi i braccialetti colorati sul polso destro.<br />
<strong>&#8220;Non ero una cima a scuola. E allora? Non avevo voglia di studiare. Per questo mi hanno rinchiuso in un istituto?&#8221;</strong>. In realtà, la decisione del tribunale <strong>si fonda pure su un altro assunto: le presunte violenze di Guccio </strong>sulla moglie e i figli.</p>
<p>L’omone, emigrato da un paesino dell’entroterra siciliano da ragazzo, comincia a sfogliare nervosamente le carte raccolte in questi cinque anni di calvario: <strong>sentenze, ricorsi, pareri degli assistenti sociali</strong>.<br />
&#8220;Da nessuna parte si fa riferimento a una sola volta in cui ho maltrattato i bambini. <strong>Non c’è una dichiarazione o un’accusa. Solo cose generiche</strong> e mai provate. La verità è che siamo dei poveracci, per questo dobbiamo solo subire &#8221; dice Guccio, che <strong>ora lavora come magazziniere</strong>. L’uomo è <strong>incensurato: mai un problema con la giustizia</strong>. A suo carico non risultano indagini né denunce. Il tribunale si ripronuncia il 22 ottobre 2007.<br />
E riconferma la decisione iniziale. <strong>Ai genitori è imputato scarso &#8220;senso critico&#8221; e vaghe carenze educative</strong>. I giudici aggiungono: &#8220;Sono emersi ulteriori elementi di preoccupazione in ordine agli agiti violenti del padre&#8221;. Vanessa commenta: &#8220;<strong>Nessuno, mentre ero in comunità, mi ha mai chiesto niente sui comportamenti di mio padre</strong>&#8220;.<br />
La ragazza si rabbuia. L’8 dicembre 2008 è ritornata a casa. Racconta il periodo passato lontano dalla famiglia. &#8220;Piangevo e scrivevo, per sfogarmi. <strong>Ho perso gli amici. E adesso pure i miei fratelli</strong>, che vivono ancora lì&#8221;. Sharon e Mirko sono rimasti nel centro del Vercellese che li ospita. <strong>Il padre racconta che il figlio, ogni tanto, cerca di telefonargli di nascosto</strong>. Mentre qualche tempo fa, quando hanno trovato la più piccola sul tetto, lei ha spiegato: &#8220;Volevo scappare per raggiungere papà&#8221;.</p>
<p>Sottratti a genitori &#8220;indegni &#8221; da quattro anni. Ma allora perché non sono stati dati in adozione a un’altra famiglia? <strong>Che senso ha farli crescere da soli?</strong> Il magazziniere spiega: &#8220;Sono stati quelli dei servizi sociali a dirmelo. <strong>Per mantenere un bambino in comunità si spendono centinaia di euro al giorno. I miei figli sono già costati allo Stato 2 milioni di euro</strong>&#8220;.<br />
L’avvocato <a href="http://www.avvdefilippi.com/" target="_blank">Claudio Defilippi</a>, che assiste la famiglia, ora ha fatto ricorso anche alla <a href="http://www.coe.int/T/I/Corte_europea_dei_Diritti_dell%27Uomo/" target="_blank">Corte europea dei diritti dell’uomo</a>. &#8220;La<strong> storia dei Guccio è un caso inspiegabile</strong>, in cui sono stati accumulati <strong>errori e ritardi clamorosi</strong>&#8221; accusa. L’ultima stranezza è <strong>una relazione di due pagine firmata dai servizi sociali di Milano, datata 6 aprile 2009</strong>. Si legge: i due bambini vogliono &#8220;fare rientro a casa&#8221; e i genitori &#8220;hanno costantemente espresso questo desiderio&#8221;.</p>
<p><strong>L’esito degli incontri è &#8220;positivo&#8221;, le visite a domicilio sono &#8220;soddisfacenti&#8221;</strong>. Si consiglia dunque &#8220;un graduale rientro in famiglia&#8221;, preludio a un ritorno definitivo <strong>&#8220;entro il mese di settembre&#8221; 2009</strong>. Il giudice risponde qualche giorno dopo: chiede di rallentare gli incontri e annuncia l’apertura di <strong>un’istruttoria</strong>.<br />
Come se di tempo non ne fosse già passato abbastanza.</p>
<p><strong>L&#8217;ODISSEA GUCCIO: NON ANCORA FINITA</strong><br />
<strong>3 aprile 2005</strong> - Durante una discussione con la figlia, Pietro Guccio, 48 anni, sbatte un pugno sul tavolo. Nella stanza accanto c’è una maestra di sostegno che aiuta il figlio per i compiti. L’episodio viene riferito ai servizi sociali.<br />
<strong>27 aprile 2005</strong> - Il Tribunale per i minorenni di Milano dispone l’affidamento dei tre figli di Guccio al Comune di Milano. Il padre sarebbe responsabile di &#8220;agiti violenti&#8221;.<br />
<strong>11 maggio 2005 </strong>- I carabinieri prelevano da casa i tre bambini: Vanessa (14 anni), Mirko (8 anni) e Sharon (4 anni). Vengono portati in una comunità per minorenni di Milano insieme con la madre, Tina Riccombeni.<br />
<strong>24 luglio 2005</strong> - Riccombeni torna a casa dal marito. I figli vengono trasferiti in un’altra comunità in Piemonte.<br />
<strong>22 ottobre 2007</strong> - Il tribunale conferma l’affido. Madre e padre avrebbero scarso &#8220;senso critico&#8221;.<br />
<strong>8 dicembre 2008</strong> - Vanessa, che ha compiuto 18 anni, esce dal centro. Torna a vivere a casa dei genitori.</p>
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