Il dopo-lodo di Berlusconi: fraintendimenti, strategie e frizioni con il Colle

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Peserà di più, per Silvio Berlusconi e il suo governo, la bocciatura del lodo Alfano, o le dure parole riservate al Quirinale? Quelle due frasi: “Il predidente della Repubblica, sapete voi da che parte sta”, e “Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”?

Per prima cosa, l’antefatto. A palazzo Chigi l’umore personale del premier era da giorni tendente al cupo, soprattutto dopo il risarcimento-monstre imposto dalla procura civile di Milano a beneficio della Cir di Carlo De Benedetti, nonostante il processo sul lodo Mondadori si fosse risolto in sede penale con l’accantonamento dei pm milanesi del famoso teorema “Berlusconi non poteva non sapere”.
Sentenza del tutto imprevista, quella di sabato scorso, piovuta nel mezzo della manifestazione sulla libertà di stampa, e per la quale i legali del premier e della Fininvest ripetevano da mesi che non c’erano motivi di preoccupazione.
Berlusconi avrebbe voluto già da allora esternare contro la “giustizia a orologeria”, ma era stato trattenuto e indotto alla prudenza dalle consuete colombe di palazzo Chigi, Gianni Letta in testa.
Secondo loro, attaccare la magistratura alla vigilia della pronuncia della Consulta sul lodo Alfano sarebbe stato un autogol. Quanto ai 750 milioni di euro da rimborsare alla Cir, beh, si poteva cercare una sospensione o una mediazione.

Stesso consiglio dai legali di Berlusconi, Ghedini e Pecorella.
Ciò che è più importante, inducevano alla cautela soprattutto i contatti tra Letta e Giorgio Napolitano. Ovviamente il presidente della Repubblica non era e non è stato in grado - come si è visto - di conoscere in anticipo gli orientamenti della Consulta. Però, dato che cinque dei 15 giudici della Consulta (qui la composizione) sono di nomina quirinalizia, e poiché il Colle aveva messo il 28 luglio 2008 il proprio timbro di costituzionalità sul lodo Alfano, l’idea diffusa nello staff del capo del governo era che fosse saggio fidarsi.

Ancora. Napolitano era nuovamente finito sotto tiro da parte di Antonio Di Pietro. Ed aveva giudicato tiepita la difesa del Pd, soprattutto da parte di Dario Franceschini. Lo aveva fatto sapere all’ala dalemiana, a lui più vicina. E proprio da esponenti vicini a Massimo D’Alema come Nicola Latorre erano giunti a palazzo Chigi segnali tranquillizzanti.

Un clamoroso fraintendimento che mescolava varie cose. I calcoli sbagliati dei legali di Berlusconi; l’altrettanto vana diplomazia Letta-Qurinale; lo spiazzamento di Napolitano su tutta la linea, da quella politica alle previsioni da lui fatte riguardo al lodo Alfano; i timori del Partito democratico di andare ad una resa dei conti con ancora aperta la guerra per la segreteria ed i sondaggi ai minimi.
Un cocktail di umori tutto politico che tirava da una parte sola: una sentenza della Consulta almeno parzialmente favorevole. Al contrario, i giudici della Corte Costituzionale stavano già armando i loro argomenti.

Com’è ovvio, senza informare nessuno. E senza lanciare segnali neppure a Napolitano. Il capo dello Stato non si aspettava che la Consulta bocciasse il lodo, da lui promulgato, sulla base dell’articolo 138, cioè dell’incostituzionalità pura e semplice. Quella bocciatura, in effetti, coinvolgeva e coinvolge anche il Quirinale.
Quando il sipario ha inziato ad alsarsi, nel primo pomeriggio di ieri, palazzo Chigi ha preparato un comunicato. Di attacco alla sentenza definita “politica”, di promessa che “il governo andrà avanti”, ma di profilo comunque istituzionale. Ma Berlusconi era già sintonizzato su ben altre lunghezze d’onda.

Lui, che allo scenario “buonista” non aveva mai creduto fino in fondo (come in effetti non ci crede quasi mai), ha infine detto ciò che realmente pensa. E cioè: magistratura di sinistra, Quirinale di sinistra, leve del potere tutte di sinistra, e soprattutto quel “mi sento preso in giro“, interamente diretto a Napolitano.
Voci dal sen fuggite, o primo risultato di una strategia politica, che si sceglie come interlocutore unico, ed ancora più di prima, il popolo, saltanto i compromessi, le mediazioni e l’etichetta istituzionale? Se fosse interamente così, vorrebbe dire che il premier avrebbe deciso di andare dritto alle elezioni. Ma per poterlo fare deve contare sull’appoggio compatto della propria maggioranza, e poi anche sul nulla osta (seppure a malincuore) del Quirinale stesso.

Il Pdl è solo in apparenza, e per una parte, favorevole al ritorno alle urne, magari abbinandole alle Regionali 2010. A parte le solite questioni - il posto in lista, le poltrone ministeriali da abbandonare - c’è una evidente frattura politica tra la maggioranza berlusconiana e la minoranza finiana. Il quale Fini ha già richiamato il premier al rispetto per la Corte costituzionale ed il capo dello Stato. Ma neppure la Lega dice di volere le elezioni. Anche se il partito di Bossi, con il federalismo ormai legge (seppure da concretizzarsi tra alcuni anni) è tra quelli destinato a capitalizzare i maggiori consensi.
Le elezioni di sicuro non le vogliono nel Pd; mentre le chiede Di Pietro ed un pensierino ce l’ha fatto pure l’Udc.

Dunque? Al di là della reazione di getto, che pure ha il suo peso, la frattura tra Berlusconi e Quirinale potrebbe portare a due conseguenze. La prima: il Cavaliere esce certamemente indebolito dalla sentenza sul lodo Alfano, ma con maggiore libertà di manovra e, nella sua ottica, forse con maggiore appeal verso il “paese reale”. Da qui in avanti non si sentirà più in obbligo di sottoporsi alla consultazione preventiva con il presidente della Repubblica, e questo proprio perché di fatto anche Napolitano è stato in qualche maniera azzoppato dalla Consulta.

Seconda conseguenza: Berlusconi vuole sbarrare defintivamente la strada ad ogni ipotesi di governo “del Presidente”, ad ogni soluzione centrista, insomma a qualsiasi soluzione che non passi per un’ulteriore riconferma della propria leadership. E su questo ha l’appoggio totale di Umberto Bossi.
Gli servirà davvero questa immagine ancora più movimentista e irrituale, dopo la lunga estate del gossip e con le critiche a pioggia dei media di mezzo mondo?
A giudicare con i metri normali della politica, no: mai tagliarsi ogni ponte dietro le spalle. Ma ieri la Cnn, caso unico, ha osservato che Berlusconi ha sempre dato il meglio di sé “quando sembra con le spalle al muro, e gli italiani lo apprezzano così”.
Quanto a lui, al Cavaliere, il discorso appare molto semplice: se deve riprendere lo slalom tra una procura e l’altra, tanto vale farlo attaccando, e senza dover ringraziare quelli che, afferma, “vogliono solo la mia testa, dopo avermi portato portato via tutto, anche le aziende”.

Il VIDEO da YouTube: Berlusconi interviene a Porta a Porta:

Commenti

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Il 8 Ottobre 2009 alle 16:11 indigesto ha scritto:

A questo Paese comincia a mancare una coscienza democratica, che esige innanzitutto il rispetto delle Istituzioni. E questo viene meno anche tra di Esse. Siamo al punto che la Costituzione viene “usata” con italica furbizia per poter dire tutto ed il contrario di tutto. L’unico “torto” del Presidente della Repubblica è stato quello di ispirarsi ad una precedenze Sentenza della Corte per firmare il Lodo Alfano. La stessa Corte, i cui principi non dovrebbero variare a seconda di chi la compone e che dovrebbe almeno tener conto della sua Giurisprudenza ha, nel caso del lodo Alfano mostrato dei limiti in tal senso. Il torto di Berlusconi sta nell’aver ipotizzato contatti tra il Presidente e la stessa Corte che gli abbiano consentito di conoscere anticipatamente gli orientamenti della Stessa e di non aver, nell’ipotesi, fatto presente autorevolmente la Giurisprudenza che lo aveva guidato nel firmarlo. Orbene, anche se ciò fosse accaduto, nulla esclude che sia stata la volontà della stessa Corte a prevalere, oltre che sulla stessa sua Giurisprudenza, sull’immancabile danno al prestigio dello stesso Presidente, che indubbiamente ne è uscito sminuito. Dunque Questi ne esce doppiamnte danneggiato, sia dalle risultanze della Sentenza che dalle ipotesi formulate dal Capo dell’Esecutivo. Ma siamo in una Democrazia malintesa dove anche il capo di un partito si produce nel vipendio al capo dello Stato senza che le Procure intervengano. Non mi meraviglierei se intervenissero nei confronti del Capo dell’Esecutivo. Non c’è Democrazia quando manca la garanzia del Potere Giudiziario. Anzi, sembra proprio che l’operato di Questo tenda a sovvertirne i più basilari principi!

Il 8 Ottobre 2009 alle 17:16 lapolide ha scritto:

Fini: il premier rispetti Consulta e Napolitano

FORUM 1/ Lodo Alfano, la Consulta: è incostituzionale. Di’ la tua

FORUM 2/ Il governo Berlusconi durerà l’intera legislatura?

Padova, 8 ottobre 009.

Oltre alla Mal-Consulta…sono rimasto “basito !”

E sì, Caro Maurizio Belpietro direttore, sono rimasto “basito” ( magari a zent’anni, come dicono in Sardegna, avrà ragione) dal titolo che ha voluto dare al Suo “Libero” di oggi 8 c.m.
Corregga il tiro, per favore, dica che si è trattato di un refuso giornalistico.
Per continuare ad infondere speranza e dignità a noi del Popolo Italiano, contro il “Mostro Leviatano comunista”, è vero che voleva dire: “ Silvio reagisci come sempre…FACCI VOLARE !” Non è così ?
Grazie molte.
Col rispetto di sempre,
lapolide

Il 8 Ottobre 2009 alle 17:24 “Più bella che intelligente”: Berlusconi contro la Bindi. E diventa un caso - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Cioè: il premier, in collegamento telefonico a Porta a Porta, cerca di spiegare la sua amarezza e la sua irritazione nei confronti del Colle dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Interrotto da Rosy Bindi: secondo lei, [...]

Il 8 Ottobre 2009 alle 18:07 indigesto ha scritto:

Rispettiamo tutti la Corte Costituzionale, purchè ci dicano quale,se l’attuale o la precedente! Se la Costituzione non è uguale, la stessa cioè, per tutte le Corti che si succedono, figuriamoci se poi la Legge può essere uguale per tutti. Credo che l’art.3 della Costituzione, nella sua interezza, sia tra i meno applicati. Basta leggerselo!

Il 8 Ottobre 2009 alle 18:13 indigesto ha scritto:

A Porta a Porta s’è distinta la Bindi, più realista del Re, ripetevano una volta i comunisti. Meriterebbe il baffone d’oro! “Sempre più bella e sempre meno intelligente” l’ha salutata il Premier. Non sono tra le sue donne, ha più o meno risposto, questa volta intelligentemente, la dessa.

Il 8 Ottobre 2009 alle 22:29 Zione ha scritto:

Alla cortese attenzione del Cavaliere : Segretissimo Messaggio Urgente !

Presidente; promulghi una Legge Eccezionale; faccia intervenire la Magistratura Militare e faccia mettere subito ai Topi, tutta questa manica di Gran Fetenti, intogati di rosso !!

Grazie dirà commosso, il Suo Popolo !!!

Il 16 Ottobre 2009 alle 17:04 Alfano: ecco la mia idea di giustizia - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] di essere colmati. Si tratta, dunque, di affrontare non tanto il fiume inarrestabile della polemica politica che da sempre coinvolge il sistema giudiziario, ma soprattutto il livello di arretratezza e [...]

Il 9 Novembre 2009 alle 17:38 :: LaDestra.info - Il portale d'informazione della destra italiana ha scritto:

[...] previsti dalla Costituzione”, vale a dire “della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della [...]

Il 20 Novembre 2010 alle 23:30 La tela di Napolitano. Bilancio di metà settennato ha scritto:

[...] Stato al centro dei giochi politici, dopo una fase in cui le batterie del Quirinale erano state puntate (ricambiate con fuoco di pari intensità) contro il premier Silvio Berlusconi e contro il [...]

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