
Il presidente della Fiat Luca Cordero Di Montezemolo
“I partiti, come le banche, sono governati ormai dalle fondazioni: entità piuttosto strane, perché non si sa mai chi ci sia dietro”. Ne è convinto Alessandro Amadori, psicologo della comunicazione, sociologo e storico opinionista di Radio popolare.
In Italia negli ultimi anni ne sono sorte a decina, sia all’interno dei grandi partiti, il Pdl e il Pd, sia esterne al Palazzo, come la recentissima Italia Futura (diretta da Andrea Romano), messa in piedi dall’ex numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che ha debuttato a Roma, benedetta da Gianfranco Fini, Enrico Letta e Andrea Riccardi.
Panorama.it ha cercato di capire questo nuovo fenomeno della politica italiana.
L’Italia ha assistito alla nascita di un’altra fondazione (e non di un partito). Quella di Montezemolo, Italia Futura. E non è un caso isolato. Le fondazioni, a capo spesso di politici di spicco come Gianfranco Fini e Massimo D’Alema, fioccano all’interno dei partiti. Perché hanno successo rispetto ai partiti classici?
Vanno forte per l’indebolimento delle funzioni del partito tradizionale. In Italia oggi esiste solo un vero partito, come quelli di una volta: la Lega. Il Pdl sta diventando un partito e sostituirà quello che era la Dc. Il Pd è ancora in alto mare.
Fini, che tra l’altro presiede una fondazione con un nome simile (Fare Futuro), ha tenuto a battesimo la nuova creatura di Montezemolo, specificando però ai giornalisti che non farà mai un partito con lui alternativo al centrodestra. Il tutto negli stessi giorni della sentenza sul lodo Alfano. Dobbiamo credergli?
Dopo Giulio Andreotti ho imparato che ogni smentita in pubblico poi si traduce nell’esatto opposto. Fini, per la verità , è un’incognita e sta elaborando qualcosa. Non escludo che possa dar vita a una sorta di tecno-centro, una sorta di partito del problem solving assieme a Pier Ferdinando Casini. Tuttavia, mi riesce difficile capire come potranno coesistere l’anima laica di Fini con Casini che non potrà rinnegare le sue origini democristiane.
Ogni tre mesi Italia futura lancierà una proposta concreta cercando il consenso dell’opinione pubblica e poi anche dei partiti. Crisi del Palazzo?
Parlerei dei Palazzi piuttosto che di un solo Palazzo. Abbiamo tanti centri di potere e non tutti riescono a comunicare con gli italiani: la presidenza del Consiglio, per esempio, ci riesce benissimo; mentre Camera e Senato spesso sono molto distanti dalla gente. Peggio va per i tecno palazzi, come per esempio la Corte Costituzionale, che non sono certo dei maestri di comunicazione delle loro decisioni.
Anche nel Pd e nel Pdl esisitono ormai tante fondazioni. Nate spesso per congelare i beni dei partiti di provenienza, soprattutto. Oltre a un ruolo patrimoniale, hanno anche un ruolo politico?
Le fondazioni hanno sia un ruolo politico sia economico. Non è un caso che siano un elemento fondamentale nella governace delle banche e, anzi, i partiti politici nella loro organizzazione assomigliano sempre più agli istituti finanziari.
“Finanziarizzazione” della politica?
In un certo senso sì. Le fondazioni sono delle strutture mimetiche, che possono comparire quando vogliono e quando vogliono e, spesso, non si sa bene chi ci sia dietro.
I partiti sono in crisi: il Pd ormai è un partito liquido; il Pdl è appena nato, deve ancora radicarsi sul territorioe amalgamare al meglio l’esperienza di ex An ed ex Fi. Quale futuro secondo lei per i maggiori partiti italiani?
Il Pd ha seri problemi e la sua furtuna è l’impulsività di Berlusconi che scatena una reazione in grado di compattare l’opposizione. Per il resto il Pd riesce difficilmente a far convivere gli ex Margherita, che poi sono in gran parte ex Dc, con la tradizione laica degli ex Ds. Il Pdl è più un partito e assomiglia alla Dc di una volta con molte correnti interne. Se dovessi fare una scommessa, direi che il Pdl riuscirà a sopravvivvere anche dopo Berlusconi, magari più ridimensionato, perché ha acquisito più la forma di un partito.
L’Idv è un “one man party” e senza Di Pietro non ha senso. La sinistra radicale è politicamente “morta” da un un anno e mezzo. Resistono Lega e Udc. Perché loro funzionano? Cosa hanno di attraente per gli elettori e perché non hanno fondazioni al loro interno?
L’Idv è una Lega ad personam, incentrata su Di Pietro e legata alla politica movimentista. Il ruolo di Di Pietro non è distante da quello di Berlusconi in Forza Italia. L’Udc è l’ultimo residuo di un partito in stile prima repubblica, di stampo tradizionale, mentre la Lega è riuscita a ricostruire un partito solido, ben radicato sul territorio e con una classe dirigente che viene dal basso, scelta dalla gente. Insomma, la Lega ha preso il format, per così dire, del vecchio Pci e per questo non ha bisogno di fondazioni che gestiscano il potere al suo interno.
È ipotizzabile un futuro con Lega al Nord, Udc al Sud e Idv al Centro?
Non credo che la Lega scenderà sotto una certa latitudine. L’Udc è distribuito a macchia di leopardo e non ha una connotazione geografica, in quanto si trovano sacche di voti sia al Nord sia al Sud. L’Idv è più che altro movimentista con simpatie nel Centro - Nord.
Allora anche Berlusconi, se resisterà alle forti scosse autunnali (e annunciate quest’estate da D’Alema) dovrà farsi una fondazione?
Non ne ha bisogno. Il sogno di creare una nuova Dc è stato realizzato e il Pdl resisterà alle scosse autunnali. Le ultime vicende non hanno indebolito il consenso di Berlusconi e il suo rapporto con l’elettorato. Credo che debba prendere le distanze da tutto questo, anche perché da vero leader populista vive del suo rapporto con l’opinione pubblica, che non è stato alterato dagli scossoni. Si tratta di uno scontro tra palazzi, che molti italiani non comprendono affatto.
- Venerdì 9 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 10 Ottobre 2009 alle 12:18 indigesto ha scritto:
Occorrerebbe dare innanzitutto un Ordinamento giuridico ai Partiti, pur restando libere associazioni tra i cittadini, con uno Statuto, di cui la prima parte dovrebbe essere conune; con norme che ne regolassero la nascita, il sostentamento, il diritto di rappresentanza in base al numero degli iscritti nelle varie Istituzioni, fino alle Camere, e i criteri di scelta dei Candidati.
Un apposito Istituto, in seno alla Magistratura, con giudizio inappellabile di Membri scelti all’uopo dalla Presidenza della Repubblica, dovrebbe sorvegliare sulla legittimità dell’applicazione delle norme stesse, nonchè sui bilanci. La seconda parte dello Statuto dovrebbe esporne il programma politico. Sorgerebbero cosìmeno “partiti” e meno “fondazioni” ad intorbidire le acque. Ma tuttociò, purtroppo, è poesia, come si dice!
Il 20 Ottobre 2009 alle 19:26 Intervista a Francesco Rutelli « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:
[...] di Montezemolo? Lui non ha intenzione di intervenire in politica, ma ben venga il contributo di idee di Montezemolo, come quello di tutta la parte più costruttiva, responsabile, raziocinante del Paese. Allusione a [...]
Il 21 Ottobre 2009 alle 15:36 Rutelli in partenza: pronto a un nuovo partito (anche con Fini) - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] di Montezemolo? Lui non ha intenzione di intervenire in politica, ma ben venga il contributo di idee di Montezemolo, come quello di tutta la parte più costruttiva, responsabile, raziocinante del Paese. Allusione a [...]
Il 27 Ottobre 2009 alle 19:23 Rutelli dà l’addio al Pd di Bersani: “Davanti a me un’altra via” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] con quell’aggregato centrista (”L’Italia operosa”, la chiama Rutelli) che sogna Luca Cordero di Montezemolo. Un nuovo partito che non può essere il Pd che, con l’elezione di Bersani, “ripropone [...]
Il 19 Agosto 2010 alle 16:49 Amadori: “Le fondazioni? Sono degli Upo: unidentify political object” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] politici, ministri, ex presidenti del Consiglio, nonché manager d’azienda, hanno la propria fondazione, associazione, organizzazione, centro studi o think tank che dir si voglia. Tutte rivendicano una [...]
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