Berlusconi non ci sta: “Italia sputtanata dalla stampa estera. Ma non finirà come nel ‘94″

Il presidente del Consiglio Berlusconi alla Festa del Pdl di Benevento

Il presidente del Consiglio Berlusconi alla Festa del Pdl di Benevento

La certezza è che: “Non finirà come nel ‘94“. E su questa dichiarazione, Silvio Berlusconi, ospite d’onore della festa della Libertà di Benevento, incardina quello che per molti osservatori non è stato un comizio ma un vero discorso programmatico.
L’obiettivo del premier è chiaro: impedire che “frange politicizzate della magistratura“, con l’ausilio di una Corte costituzionale “di sinistra” e di una stampa che “sputtana il Paese”, disarcioni chi è stato eletto “dalla volontà popolare”.

Anche su come raggiungere questo risultato il Cavaliere è netto: riformare la giustizia, separando i giudici dai pm; cambiare le norme sulle intercettazioni. Se tutto questo avrà un seguito, quello di Benevento non sarà un discorso qualsiasi, ma l’annuncio di una svolta nella volontà di “riforme radicali” per il Paese.

Forse non è un caso che Berlusconi decida di lanciare la sua offensiva in un comizio davanti ai suoi sostenitori in occasione della Festa del Pdl a Benevento, organizzata dalla giovane deputata Nunzia De Girolamo. Così come non sembra casuale la concomitanza con la convenzione nazionale del Pd.
Che qualcosa bolla in pentola lo si capisce fin dalla premessa del Cavaliere: “Varrebbe la pena fare una profondissima riflessione” su ciò che sta accadendo in Italia, sui rapporti tra istituzioni e magistratura. Forse, aggiunge con un tocco di teatralità, “non siamo ancora pronti, ma lo dovremo fare”. Di certo, aggiunge, “non credo sia normale che al presidente del Consiglio si rivolgano improperi, insulti e infamie“.
Poi un richiamo a Tangentopoli, al tempo in cui “l’intervento della magistratura fece fuori tutti i protagonisti della politica”. Oggi, aggiunge, “di diverso c’è il consenso del 68% degli italiani e il fatto che esista il Pdl“. Il premier divaga: parla di nucleare, di Libia, sicurezza e immigrazione.

Quindi torna al fulcro del suo ragionamento che è ben altro. Per spiegare dove vuole arrivare, il Cavaliere (toni decisi, grinta dei bei giorni e maniche di camicia) parte da lontano. Per la precisione dal ‘94. Ricorda l’avviso di garanzia durante il vertice di Napoli, il ribaltone di Umberto Bossi, convinto da Oscar Luigi Scalfaro ad abbandonare la maggioranza, e la conseguente caduta del governo. Oggi, denuncia, “stanno cercando di fare la stessa cosa”, ma “il governo porterà a termine la legislatura”.
Nel farlo, promette, farà la riforma della giustizia penale che è già pronta e prevede la separazione di giudici e pm. Del resto, aggiunge citando Francia e Gran Bretagna, “in moltissime democrazie i pm sono sottoposti all’esecutivo”. L’altra cosa da fare è eliminare “quella patologia tutta italiana” che sono le intercettazioni telefoniche, poichè in Italia “il diritto alla privacy è calpestato” e per questo “permetteremo le intercettazioni soltanto in presenza di reati gravi”.

Riforme che il governo aveva rinviato in attesa del pronunciamento della Consulta sull’immunità temporanea delle alte cariche dello Stato. Quel lodo Alfano, bocciato dall’Alta Corte, contro la quale il Cavaliere si scaglia: ha “smentito se stessa”, assumendo un “comportamento sleale” nei confronti del Parlamento. Così, prosegue, “non si può continuare e qualcosa dovremo pur fare perchè non si ritorni alla situazione del ‘92-’93″ e cioè a “un popolo che non conta niente, a una democrazia che non è più tale e ad un Parlamento sottoposto ad organismi politici come la Corte costituzionale che ha undici giudici di sinistra”.

Berlusconi non risparmia nessuno. Non il Pd, accusandolo di non essere democratico e di avere come vero leader Carlo De Benedetti, l’editore del gruppo Espresso che - attacca - con l’azione civile sul lodo Mondadori da 750 milioni di euro ha cercato di intaccare il suo patrimonio e farlo fuori politicamente.
L’ultimo affondo è per la stampa, italiana ed estera, che “sputtana me e il Paese“: quelle apparse su giornali italiani e su certa stampa straniera in queste settimane sono “accuse che sputtanano non solo il presidente del Consiglio, ma la democrazia e il nostro Paese, oltre che i nostri prodotti, che invece devono avere un’immagine dell’Italia che deve essere bella forte e pura e non inquinata da tutto ciò che si dice sui giornali in queste settimane”.

Una sfida raccolta senza esitazione dai giornali stranieri. Che, dopo l’assaggio di critiche (basta fare un giro qui), all’indomani della bocciatura del lodo Alfano, ora rincarano la dose degli attacchi. A cominciare da Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, il settimanale britannico che incrocia le armi con il nostro capo del governo da parecchi anni, tanto da definirloinadatto a governare l’Italia”: “Non mi è mai capitato” osserva ora Emmott “nessuno che, come Berlusconi, avesse un tale disprezzo per la realtà dei fatti”.
Il numero uno del New York Times Bill Keller accetta invece la partita: “Se Berlusconi ha particolari rimostranze nei confronti della nostra copertura mi piacerebbe ascoltarle, sono pronto a rispondergli“. E ancora, come
riporta La Stampa
, ecco la nota di Alan Rusbridger, numero uno dello storico Guardian: “Sconcertante che il primo ministro italiano possa reagire in questo modo alla copertura della stampa straniera. La sua idea di stampa indipendente appare piuttosto strana a molti giornalisti europei”.

Il VIDEO con l’intervento di Berlusconi a Benevento, da YouTube:

Commenti

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Il 12 Ottobre 2009 alle 13:26 indigesto ha scritto:

Il fatto è che i pareri di questa stampa, più che mai straniera alla politica italiana, non sono affatto apprezzabili, se non dai suoi compari in questo Paese. Libera di dare tutti i giudizi che vuole, ma anche in questo è piuttosto isolata, dovrebbe sentirsi meno libera di unirsi agli insulti della sedizione di sinistra. Chi sia più o meno adatto a governarci lo decidiamo noi italiani, col voto; semmai di voto abbia mai sentito parlare questa stampa cosiddetta democratica!

Il 12 Ottobre 2009 alle 20:00 nhico ha scritto:

Le strategie oramai si sono fatte per tutt’e due gli schieramenti chiare. Il velo dell’ipocrisia, compreso quello nel quale finora si è paludato Napolitano, è caduto. La lotta è aperta e la sconfitta, per l’esercito che lascia le proprie insegne sul campo di battaglia, è definitiva. Berlusconi ha finalmente piena libertà di manovra. E senza volerlo una mano d’aiuto gliel’ha data il Colle e un’altra la Consulta. Il Colle. “Mai stipulato patti” recita una nota diramata dalla presidenza della Repubblica. E’ ovvio. Tra il Quirinale e Palazzo Chigi ciò non è previsto. Non è però del tutto da escludere che tra le persone che di volta il volta hanno occupano quelle cariche istituzionali ci sia stata una stretta di mano, un patto tra gentiluomini, per suggellare un’intesa istituzionale. E certamente qualcosa tra il Capo dello Stato e il Capo del Governo c’ è stato, in questo senso. Freudianamente, lo conferma la smentita . Del resto, non è la prima volta che Silvio viene messo nel sacco da quell’alta Funzione. Anche se il capo dello Stato non deve e non può essere attore della competizione, c’è sempre qualcuno che non riesce a resistere alla tentazione di facilitare la parte politica dalla quale proviene e nella quale andrà a trovare collocazione una volta lasciato l’alto incarico. Saperlo rafforza la determinazione di quella parte degli italiani, ed è la maggioranza, che ha espresso nelle urne la sua fiducia a Berlusconi e continua a manifestargliela nei sondaggi. La Consulta. Arrampicandosi sui vetri dell’ideologia, motiverà, secondo quanto già trapelato e riportato dalla stampa, la bocciatura del lodo Alfano col fatto che si sono ispirati alla deliberazione che la Corte Costituzionale ha preso sul “caso Previti”. Se così è, i giudici, nel portare avanti i processi a Berlusconi, avrebbero l’obbligo di fissare, d’intesa con lui, il calendario delle udienze tenendo conto degli impegni istituzionali del premier. Bene. Berlusconi da parte sua e Napolitano, come capo del CSM, dall’altra non devono permettere ai giudici e ai pm di compromettere il diritto di difesa dell’imputato Berlusconi Silvio. E se ciò non dovesse avvenire, allora, sarebbe auspicabile, per il bene della democrazia e della libertà, che gli italiani di buona volontà facessero sentire in piazza la loro voce.

Il 13 Ottobre 2009 alle 9:45 Zione ha scritto:

Coll’esperienza della precedente carognata fatta al Presidente del Consiglio, questa volta il Nefasto Giudiciume non ha niente da sperare, ma ha solo da preoccuparsi della rammazzata in arrivo.

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