
Bersani, Franceschini e Marino alla convenzione del Pd
Si sentiva una volta: “D’Alema, di qualcosa di sinistra“, la celebre battuta di Nanni Moretti nel film Aprile. A due settimane dal congresso nazionale del Pd, il ritornello è un altro. Sempre dal repertorio del regista protagonista della stagione dei girotondi, per carità : “Mi si nota di più se vado o non vado?“.
Questo il dilemma della giornata di domenica 11 novembre, dedicata alla Convenzione nazionale del Partito democratico, che ha visto i tre sfidanti per la segreteria nazionale (Pier Luigi Bersani il favorito, SegreDario Franceschini che vuole il bis e Ignazio Marino l’outsider) salire uno dopo l’altro sul palco (qui i VIDEO: Marino, Bersani, Franceschini) per spiegare le ragioni delle rispettive mozioni, mentre in platea molti dei posti riservati ai leader del centrosinistra sono rimasti (misteriosamente?) vuoti.
Bersani, con il sorriso furbetto da dalemiano di ferro, consapevole ormai di aver vinto, annuncia di voler riaprire il cantiere dell’Ulivo e di estendere le alleanze ad altri partiti. Franceschini, con lo sguardo da boy-scout, ancora crede alla vittoria: nel suo staff, infatti, pare siano molto soddisfatti dagli applausi ricevuti (è stato interrotto ben 38 volte, soprattutto dopo aver definito il presidente del consiglio un “ominicchio”) rispetto al rivale Bersani, che però è avanti di 20 punti secondo gli ultimi sondaggi. Ignazio Marino, poi, sembra un alieno piombato lì per caso a parlare di una svolta “radicale” e laica del partito.
Tra il pubblico, accanto a Rosy Bindi e Franco Marini, ecco il Lìder Maximo, compiaciuto della performance del suo cavallo di razza, ossia Bersani, che dichiara ai giornalisti: “Il suo mi pare l’unico progetto politico in campo“. Concetto ribadito lunedì 12, intervistato dal blogger Zoro: “Meglio Bersani di uno sostenuto dalla nomenklatura del partito e semina zizzania per finire sui giornali”.
A difendere Franceschini (quello che secondo Massimino mette zizzania) ci pensa Piero Fassino, che cerca di motivare il segreDario: “Il suo discorso è stato molto convincente”.
Insomma, la sfilata dei tre candidati in cerca d’autore si è rivelata un flop, per farla breve. Anzi, un autogol per il centrosinistra. E la proposta di Bersani di rifondare l’Ulivo è caduta nel vuoto. Nel senso che è finita nei posti vuoti lasciati, in platea, dai big assenti.
Tanto per dire, i tre leader messi in campo dal centrosinistra dal 1996 a oggi domenica erano altrove. Non c’era Romano Prodi, l’unico politico che è stato in grado di sconfiggere il Cavaliere per ben due volte. Il Professore ha mandato un messaggio come il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ormai ricopre la carica di presidente del Comitato Onu - Ue sulle azioni di peace - keeping, e parla di tutto fuorché dell’Italia. Figuriamoci del Pd, ormai alla deriva.
Non c’era neanche Veltroni, il vero deus ex machina del Pd, ormai impegnato a presentare libri e romanzi. Walter ha preferito rifugiarsi a Milano, negli studi della trasmissione di Che tempo che fa? di Fabio Fazio. Per fare che? Un predicozzo al partito, ovviamente, diviso in troppe fazioni, e soprattutto al rivale D’Alema: “Il nostro Paese sta vivendo una fase difficile e per superarla, deve farsi avanti il concetto del noi. L’io nel centrosinistra ha già fatto molta strada“.
E, infine, non c’era pure Francesco Rutelli, tra gli artefici della fusione tra Margherita e Ds, a letto con l’influenza, e ha mandato regolare “certificato medico” (dopo il processo di martedì scorso, nel Pd meglio non abusare con le assenze, manco ci fosse Brunetta a controllare…), anche se da settimane parla di un suo possibile addio al partito, per flirtare con Casini.
Proprio tra le fila dei cattolici del Pd - eccetto la “più bella che intelligente” Bindi, ”offesa” dalla battuta del Premier e accolta da un’ovazione dal popolo del centrosinistra, ed Enrico Letta - si contano, infatti, le maggiori defezioni. Arturo Parisi, ex ministro della Difesa e prodiano “doc”, molto attivo nel lancio delle primarie all’italiana, secondo la Stampa, se n’è rimasto a casa a Bologna, dopo aver letto un’intervista di D’Alema al Corriere.
Perché, la si metta come si vuole, ma più che Bersani, sembra destinato a essere lui ormai il vero vincitore delle primarie, da dietro le quinte, ovviamente. Il giorno prima della convenzione ha lanciato un diktat: “Non so se gli iscritti accetterebbero un risultato che ribalti la vittoria di Bersani”. E Franceschini sul palco ha messo il dito sulla piaga: “Caro Massimo, vorrei dirti che i primi a rispettare il voto delle primarie saranno proprio gli iscritti, chiunque vinca. Loro non ne hanno paura”.
Tra l’inno di Mameli e un applauso a Napolitano, peccato che nessuno, tra i democrtas, abbia buttato lì un’altra battuta morettiana: “Continuiamo a farci del male”.
- Lunedì 12 Ottobre 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 12 Ottobre 2009 alle 17:32 indigesto ha scritto:
Si sapeva che lo scontro era tra teste di quercia e teste d’ulivo. Per tentare di avere il governo di questo paese per qualche mese la proposta più razionale è quella di Bersani, che ripropone l’ammucchiata chiamando alle armi le varie ciurme della sinistra estrema. L’idea di un grande Partito della sinistra, vagheggiato da Veltroni avrebbe bisogno di molto tempo per sperare in qualche successo. Ma le teste d’ulivo hanno fretta e men che mai un boy scout come Franceschini sembra adatto a rappresentarlo, nonostante abbia imparato diligentemente i metodi comunisti della menzogna e della calunnia. Deve far molta tenerezza ai suoi maestri; null’altro!
Il 12 Ottobre 2009 alle 18:07 Nel PD tanti leaders ma nessuna linea politica « La Torre Normanna ha scritto:
[...] che Congressi,Primarie e nuovo Segretario.Nel PD non c’è una resa dei conti solo perchè tutti nel Partito si rendono conto del pericolo di fuga degli elettori verso [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.