Giornali scatenati, a colpi di firme. In Italia scoppia la battaglia di carta

berlusconi, la repubblica e il giornale

Altro che libertà di stampa. In Italia i quotidiani esercitano da un po’ la “libertà” di petizione (legittima, s’intende). E non è una metafora. Ormai alcuni dei principali fogli nazionali si stanno trasformando in “comitati” contro qualcosa o qualcuno. Guelfi e Ghibellini: il solito e annoso duello italico. In salsa web 2.0, però, dati i tempi.

Coinvolti anche intellettuali, imprenditori di successo, star e campioni: a dare lustro a iniziative che, nella maggior parte dei casi, cadono nel vuoto. Appelli, manifesti e a volte vere e proprie petizioni che, ovviamente, trovano il consenso dei lettori (anzi fan di questo o quel giornale).
Lo fa da mesi la Repubblica, quotidiano (del gruppo L’Espresso di Carlo De Benedetti) legato al centrosinistra, nel suo sito online contro il Premier e le decisioni del Governo.
Risponde da qualche giorno il Giornale (di proprietà di Paolo Berlusconi, fratello del premier), quotidiano legato al centrodestra, prima per abolire il canone Rai (campagna sostenuta anche da Libero) e poi appoggiando un manifesto di alcuni imprenditori lombardi contro “l’Italia dei furbi” e lo strapotere di Repubblica e dei magistrati politicizzati.

Ma la moda dell’appello ha anche contagiato i giornali regionali e locali, come la Provincia di Como, che a settembre ha organizzato una petizione contro il muro che il Comune stava costruendo sul lungolago o il Tempo di Roma che a gennaio ha lanciato una raccolta firme per ottenere il rimpatrio del terrorista latitante Cesare Battisti, rifugiatosi in Brasile e che deve scontare due ergastoli in Italia.

S’ode a sinistra…
“Siamo tutti farabutti perché vogliamo una stampa (e una tv) libera. Dieci domande, più una undicesima a sorpresa. E tutti con Repubblica sotto il braccio“. Questa l’iniziativa dai toniov procatori, organizzata dal secondo quotidiano italiano che, coinvolgendo addirittura un festival di giornalismo (quello di Perugia), ha invitato i propri lettori a spedire online le loro foto, in risposta a una battuta del Premier sul centrosinistra italiano. Ma non è la sola campagna portata avanti dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
A giugno è stato lanciato un appello contro il disegno di legge del Governo che pone un limite alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. “Oltre 100mila adesioni in poche ore”, scriveva Repubblica.it, vantando tra le firme raccolte anche quelle di Roberto Saviano, Sergio Cofferati e il nobel Dario Fo.

Toccò a Il Giornale rispondere che delle centomila alcune erano false o addirittura inventate.
E l’ultima trovata del quotidiano, eletto (dai suoi lettori) paladino della libertà di stampa? Un appello, l’ennesimo, contro il Premier ” che offende le donne e la democrazia” (per quel battibecco a Porta a Porta con Rosy Bindi).

A destra risponde…
Dopo Repubblica, anche il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, avvia una serie di raccolte firme destinata a vitalizzare i lettori che simpatizzano per il centrodestra. Contro chi? Primo bersaglio il canone Rai che, scrive il quotidiano di via Negri, coi soldi pubblici manda in onda trasmissioni di parte come Annozero di Michele Santoro. “Migliaia di mail in poche ore hanno intasato la posta del Giornale. Dopo la campagna lanciata dalle colonne del nostro quotidiano sono arrivate lettere piene di consigli, domande, dubbi e suggerimenti sulle modalità di disdetta del canone Rai”, assicura il Giornale nella sua campagna contro la “tassa” sulla tv.

Ma non basta. Il quotidiano fondato da Indro Montanelli si scaglia dopo pochi giorni contro l’Italia raccontata da Repubblica. Come? Appoggiando un manifesto organizzato da un gruppo di imprenditori lombardi contro Carlo De Benedetti, il patron del gruppo editoriale (che ai tempi di Veltroni avrebbe voluto la tessera numero uno del Pd): “Centinaia e centinaia. Impossibile dire esattamente quante siano le adesioni al manifesto lanciato da un gruppo di imprenditori. Basta dire che ieri già a mezzogiorno erano in oltre 1.500″.

Insomma, tra i due quotidiani la battaglia si fa sempre più viva (e aspra). Di carta, s’intende. Ma pur sempre imperniata sulle idee, l’appartenenza e la politica. Con buona pace di Ferruccio De Bortoli, alla guida del Corriere, che proprio lunedì 12 scriveva - in polemica con Eugenio Scalfari (fondatore della Repubblica, vedi il caso): “Il giornale non è un partito“.

E intanto, in mezzo alle cannonate, si cerca di aumentare le vendite in edicola. Dall’insediamento di Feltri (il 24 agosto scorso) Il Giornale, secondo dati resi noti dallo stesso quotidiano milanese, ha venduto 60 mila copie in più, con un aumento del 50% rispetto alla precedente direzione di Mario Giordano, anche se a giugno il quotidiano di via Negri ha segnato un calo dell’11% nelle vendite. La campagna gossip, infine, non sembra giovare a Repubblica che, secondo i dati attualmente a disposizione, a giugno ha raggiunto un calo del 17% nelle vendite.

Commenti

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Il 14 Ottobre 2009 alle 15:13 indigesto ha scritto:

l’esercito della sinistra è fatto di professionisti. Professionisti della sottoscrizione di appelli, tutti capeggiati dai soliti “intellettuali” creati dalla sinistra o ad essa accodatisi per fruire di una platea “intelligente” che acclama a comando, nonchè della infestazione dei Blogs, sì che sembrino un popolo intero. Per fortuna sono quattro gatti, e sempre gli stessi!

Il 14 Ottobre 2009 alle 15:27 Sono Pansa, perfetto qualunquista odiato a sinistra - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] sempre stata l’unica mia bussola Cosa la preoccupa nell’Italia di oggi? C’è una guerra delle parole che mi sembra orrenda. Irrecuperabile. Che dipende da cosa? Non ci sono più mediazioni, è saltata [...]

Il 16 Ottobre 2009 alle 15:59 Guerra delle testate: cari De Bortoli e Scalfari, perché non vi aprite un blog? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] verso il premier, De Bortoli risponde che il Corriere vuole continuare a essere un giornale e non trasformarsi in un partito come la Repubblica del “caro Eugenio”. Polemica forte, condita da tutto un corollario di [...]

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