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Piergiorgio Odifreddi al Festival della Matematica
L’ultima impresa di Piergiorgio Odifreddi è un’opera musicale scritta insieme con Nicola Piovani. S’intitola Epta, sette in greco, perché “il numero irrazionale di volte in cui la quinta (3/2) sta nell’ottava (2) è bene approssimato nel rapporto 4/7, nel senso che sette quinte sono quasi uguali a quattro ottave e questo è il motivo per cui la scala comune ha sette note”.
Matematico, no? Quel simpatico guascone di “Piergiò” si è così guadagnato la sesta nomination nel catalogo dei viventi celebri. Corrisponde al numero delle sue parti in commedia: il pensionato, l’opinionista, lo scrittore, l’organizzatore di festival, il politico e il musicista, appunto. I conti tornano; fatturato e bilancio di cassa pure, Carlo Azeglio Ciampi l’ha persino nominato commendatore.
È assai più complicato calcolare invece il bilancio di previsione: tra qualche decennio il suo nome resterà o no scolpito nelle enciclopedie? Improbabile, se le credenziali dovessero riferirsi al settimo personaggio, ancora in cerca d’autore: il professore di matematica. Che poi, incidentalmente, sarebbe il vero mestiere del nostro eroe pirandelliano. E che mestiere. Il premio Strega Paolo Giordano così descrive Mattia, il protagonista del suo La solitudine dei numeri primi: “È un matematico e ha un talento innato, in lui è evidente il limite tra genialità e caso umano”. È come una compensazione: “La vita reale ti viene meno bene e l’essere speciali viene insieme all’essere soli”.
A vederla così, Odifreddi sembra condannato alla pena opposta: la vita gli sta venendo benissimo. Il talento per gli algoritmi, invece, rimane maledettamente dubbio. I suoi studi principali riguardano la teoria della calcolabilità , della computabilità , o teoria della ricorsione. Ma nulla ha lasciato un segno tangibile del suo passaggio su questa terra. Eppure, testardo, lui ci prova e ci riprova a entrare nel salotto buono della matematica. Un’impresa complessa. Secondo la tesi del filosofo della scienza Giulio Giorello, docente all’Università di Milano, “noi matematici fissiamo i postulati di partenza, di Euclide per esempio, ma poi i problemi che vengono fuori sfuggono al nostro controllo“. Ecco, è come se la matematica sfuggisse continuamente di mano a Odifreddi.
All’Università di Torino ancora ricordano le sue lezioni sui 4/7: scaldavano poco i cervelli ma molto i cuori delle fanciulle. I maschietti, per ritorsione, chiamavano Odifreddi “Egolo”, l’ottavo nano. Poi d’improvviso, il 1º gennaio 2008, a 58 anni scarsi d’età , dopo 38 anni e mezzo di contributi versati, la pensione. Così la “Odifreddi spa” ha potuto recuperare tempo per estendere e curare tutte le attività collaterali al marchio, assai più remunerative. E utili a condensare attorno a sé lo zoccolo duro dei professionisti dell’anti Dio.
Anzitutto le collaborazioni giornalistiche, prima con La Stampa, poi con il gruppo Espresso-Repubblica, compresi taluni dvd, e di recente con il Fatto quotidiano. Quindi i libri, ben 25 titoli, di cui 22 pubblicati negli ultimi 10 anni (l’ultimo: Hai vinto Galileo, Mondadori). Infine le ospitate: i programmi radio, anche con Roberto Benigni; la partecipazione fissa al Maurizio Crozza show e a decine di programmi tv pienamente democratici, l’ultimo il celebrato Parla con me di Serena Dandini; i festival, cinque soltanto a settembre, a 5 mila euro più iva a serata. Niente male: salvo sconti, costa più lui di un tronista di Maria De Filippi. Non che fossero sempre state rose e fiori. E qui va aperta una parentesi: se a qualcuno interessa la vita di Odifreddi, basta andare su Wikipedia. S’è scritto la biografia da solo, o giù di lì.
Ci sono anche i minimi dettagli, la cui sintesi è: ha studiato dalle suore giuseppine, poi nel seminario vescovile di Cuneo; quindi ha frequentato “l’istituto tecnico per geometri a Cuneo, avendo tra i suoi coetanei e compagni Flavio Briatore, col quale non ricorda di avere mai scambiato una parola”; si è spostato a Torino per fare l’università , si è laureato con lode nel 1973, si è specializzato in Usa e Urss, ha insegnato a Torino a partire dal 1983 ed è stato visiting professor in mezzo mondo. Chiusa parentesi.
Anche se non lo ammetterà mai, la svolta vera arriva soltanto nel 2007. Grazie a Walter Veltroni, yes we can. L’allora sindaco di Roma affida a Odifreddi l’organizzazione del Festival della matematica. In cambio il prof di Cuneo è capolista di A sinistra per Veltroni alle primarie del 2007 a Torino. Eletto, dura un anno: abbandona il Pd per la sua “deriva clericale “. Siccome però fa notizia, ci torna nel 2009 per sostenere Ignazio Marino. Transitoriamente, ché la vita è bella perché è vaga, “nel senso che sette quinte sono quasi uguali a quattro ottave”.
Il festival è il trionfo di Egolo, 60 mila visitatori per ognuna delle tre edizioni, prima delle dimissioni a fine marzo del 2009, motivate con una cacciata da parte della Fondazione Auditorium, che però ha smentito. Un’uscita decisa soltanto dopo avere acchiappato la presidenza del comitato dei garanti del Grinzane Cavour orfano di Giuliano Soria. I garanti poi gli si sono rivoltati contro. Succede.
Il resto sono eventi ancora più recenti. Ha restituito il premio Peano vinto nel 2002 per protesta contro l’assegnazione nel 2009 al “collega sionista” Giorgio Israel, “complice” del ministro Mariastella Gelmini e perciò, secondo lui, vincitore politico a tavolino.
A sentire i maligni, l’ultima fatica letteraria di Piergiò, In principio era Darwin, sta andando malino. Comunque meno bene del fortunato Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici): 150 mila copie vendute nel 2008. Serviva quindi una polemicuccia per sovvertirne l’andamento.
D’altronde l’unico commento di Israel sulla vicenda è il seguente: “Sta cercando la rissa per farsi pubblicità ”. Mentre il professore Franco Pastrone, anima del Peano, spiega: “Non è intervenuta alcuna valutazione di tipo politico, quelle le ha espresse soltanto Odifreddi”.
Il quale, non pago, ha poi litigato con Ignazio La Russa a Porta a porta per escort e quant’altro. Su Youtube ancora lo cliccano (qui il VIDEO).
È la stessa persona che nel gennaio 2005 pubblicava sul suo sito personale, una tenera conversazione immaginaria con Adolf Hitler. Nulla rispetto a quella intitolata Piergiorgio Odifreddi ed io. Un’autointervista. “Lei pensa di potersi identificare con me?” chiede Piergiorgio. “Credo proprio di sì” risponde Odifreddi. “Anzi, non so neppure chi dei due abbia fatto le domande e chi abbia dato le risposte“.
Che dire, uno così merita molto più della Treccani: il posto nella cronaca che fu di Gigi Marzullo.
- Mercoledì 14 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 14 Ottobre 2009 alle 14:57 indigesto ha scritto:
Di questo personaggio ho già detto altrove. Non rimane che sottolineare la sua collaborazione con il Fatto di Travaglio. Nulla potrebbe connotarlo meglio!
Il 17 Ottobre 2009 alle 21:21 angelo41 ha scritto:
Sorprende il fatto che “un professorone” come lui abbia
restituito un premio, solo perchè lo avevano dato ad un altro che non la pensava come lui.
Lo hanno pure nominato Cavaliere di Gran Croce, che è la massima onoreficenza della Repubblica italiana.
Ho scorso l’elenco, sono tutti di sinistra e meno male che
Ciampi era il Presidente di tutti gli italiani.
Sono andato in pensione dopo 50 anni di servizio effettivo
al Ministero della Difesa (sono entrato a 16 anni con i calzoncini corti, nel 1958, e ne sono uscito nel 2008 con pochi capelli bianchi) e nessuno, non dico mi ha nominato Cavaliere, ma neanche mi ha ringraziato. Sono andato via da un giorno all’altro. Ma per piacere…..
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