
Il giornalista Giampaolo Pansa, 74 anni
Giampaolo Pansa. Maschio, 74 anni, nato povero a Casale Monferrato, zona di riconquistata libertà grazie ad Alessandro Galante Garrone, Vittorio Foa e, purtroppo dopo, Norberto Bobbio. Aspirante giornalista, giornalista, giornalista bravo, bravissimo infine, e famoso. Non vuole che si dica dove vive. Fuori città , comunque. Di sinistra, di molta sinistra, di mezza sinistra, di ultrasinistra, talora, ma mai troppo ultrà . Prima.
Improvvisamente considerato di destra. Così è il paese nostro, e c’è poco da fare. Adoratore di partigiani, prima, critico poi, non dei partigiani, della favola partigiana, con libri molto venduti e molto famosi, si è preso per questo le mazzate sue. Ma sempre questo è il paese nostro, e c’è poco da fare. Colonna infine di giornali plurimi, per decenni dell’Espresso e di Repubblica, finché l’hanno scomunicato. E qui c’è molto da fare, perché gli scomunicatori vorrebbero questo come paese loro.
Si è chiuso il cerchio, caro Pansa, ora lei è ufficialmente traditore della sinistra e berlusconiano fottuto. Come volevano dimostrare.
Perché?
Lavora a Libero con Maurizio Belpietro.
Oltreché al Riformista. E allora?
Staranno gongolando a Repubblica. Avevano avvisato che Pansa era un voltagabbana.
A Repubblica hanno altro a cui pensare. E le cose tra noi erano chiare.
Cioè?
Quello che ha dato loro veramente fastidio sono stati i miei libri.
A parte ciò?
Avevo un contratto con L’Espresso per fare il “Bestiario” e l’ho rispettato. A Repubblica, e non ci volle molto, compresi che se volevo scrivere qualcosa di diverso dai coccodrilli e dai necrologi dovevo farlo altrove.
Non necessariamente a Libero.
Con Ezio Mauro facemmo un accordo. Io, basta con le proposte. Lui, basta rifiutarle. E con Repubblica chiusi lì. Allora portai il “Bestiario” al Riformista. Ora è arrivato Libero.
Appunto, perché Libero?
Oh bella, me lo chiese Belpietro.
Non è una risposta. Per la sinistra, che era la sua vita, Libero è uno sfregio.
Viene da ridere.
Non capisco.
Mai stato un militante della sinistra.
Come no?
Le ricorderò una cosa. Sono l’unico giornalista ad aver lavorato nelle testate più diverse: Stampa, Giorno, Messaggero, Panorama, Corriere della sera, Espresso e Repubblica. Mai una tessera in tasca.
Anche il direttore di Repubblica, mai una tessera in tasca.
Possibile.
Le testate che ha citato erano presentabilissime, a sinistra. Anzi, talvolta ne debordavano.
Mi sono sempre sentito laterale a quel mondo.
Non è mai sembrato.
Mai incappare in un direttore che mi chiedesse di scrivere qualcosa che non volevo. È sempre stata l’unica mia bussola
Cosa la preoccupa nell’Italia di oggi?
C’è una guerra delle parole che mi sembra orrenda. Irrecuperabile.
Che dipende da cosa?
Non ci sono più mediazioni, è saltata qualsiasi cerniera.
Come si definirebbe Pansa?
Un perfetto qualunquista.
Perché?
Non saprei come altro definirmi.
Non sembra un qualunquista. La sua è una posa.
Non direi. Ho imparato a vivere a 60 anni.
Ha scritto, da allora, libri appassionati che hanno riempito la sua vita e fatto imbufalire il suo mondo di sinistra. Pardon, il suo mondo laterale.
Vero. Quelli sono stati un vero scandalo, altro che Libero.
Le hanno fatto cambiare amicizie?
Mi hanno fatto incontrare migliaia di persone che non mi aspettavo di incontrare, mi hanno rivelato un mondo che non avrei immaginato così ampio. E ho acquistato un’immagine, o una specie di ruolo, o perfino una responsabilità , che mai mi sarei sognato. Sì, anche amicizie.
Non rimpiange le amicizie passate?
Non mi sconvolge chi, per causa di quei libri, ha respinto l’amicizia con me.
Lei scrisse: “Se Berlusconi mi invitasse nelle sue reti, vorrebbe dire che è talmente cambiato da non essere più lui”.
Può darsi.
Errore, Berlusconi è rimasto più o meno se stesso, Pansa è cambiato.
Scrissi cose senza molto senso, su Berlusconi, le reti e me.
Scusi, Pansa, ma questo c’entra parecchio con i 20 anni al gruppo Espresso.
Cosa vuol dire?
Lei era parte della tribù. E parte non da poco. Se ora si preoccupa per la guerra di parole, o di fazioni, non può dimenticare che anche lei a questa guerra ha contribuito personalmente.
Non credo.
Massacraste Bettino Craxi, faceste un tifo spietato per Mani pulite, metteste al tappeto Leonardo Sciascia nel nome dei professionisti dell’antimafia, di Leoluca Orlando, di alcuni metodi di Gian Carlo Caselli e di quella porcheriola che andò sotto il nome di primavera palermitana. Lei era una delle anime di Repubblica. Di quel giornale-partito, cioè, che dette il via alla guerra delle parole.
Si sbaglia. Non del tutto, ma si sbaglia. Non facevo parte di alcun partito, forse di un atteggiamento. Mi era simpatico Ciriaco De Mita, scrissi molto contro Craxi, ma delle volte a favore, o contro Achille Occhetto, ma non quando cambiò nome al Pci. Su una cosa però ha ragione.
Quale?
Chi stava accarezzando i sentimenti che avrebbero portato al “Sangue dei vinti”, ai toni grigi che segnarono anche la Resistenza, non doveva raccontare Tangentopoli e la guerra antimafia con i toni del bianco e del nero. Quello Repubblica fece, e io lo feci per la parte che mi riguardava. Si tratta di una contraddizione molto seria.
Come risponde oggi?
Abbiamo raccontato balle. Ho contribuito alla stesura di un vocabolario tremendo entrato in voga. Me ne dispiace.
Pansa, non sarà diventato berlusconiano.
La querelo.
Anti?
Qui confesso. Ogni volta che vedo Berlusconi nella merda mi dico: ben gli sta, se l’è cercata. E ogni volta che mi dico ben gli sta, se l’è cercata, mi ritrovo a chiedermi: ma chi lo governa adesso il Paese?
La sinistra.
E siamo da capo a 12 con la domanda.
Perché si ostina a dire che non le importa dei giudizi di Eugenio Scalfari, di Mauro, dei suoi sodali di una vita?
Ormai è vero.
Prima?
Più o meno.
È finito con gli Angelucci per editori.
Splendide persone, non nascondono nulla e non giocano dietrologie…
Vede quant’è venduto e di destra?
…splendide persone, che editano due giornali, Il Riformista, che sembra di sinistra, e Libero, che è senz’altro di destra. Dove quello forse di sinistra si considera un po’ di destra, e quello certamente di destra abbastanza di sinistra. Vacci a capire.
Lei è ancora di sinistra.
Forse.
Ma a Libero.
Certamente.
Se è di destra, dica questo: il Risorgimento è in linea con Francesco Crispi, Crispi è in linea con Benito Mussolini, Mussolini con Craxi, Craxi con Berlusconi e Berlusconi con la riforma della Costituzione che prevede la repubblica presidenziale. E fuori da ciò, solo quelle sanguisughe dei poteri forti. Lo può dire?
Per la repubblica presidenziale ci sto. La filastrocca la faccia sottoscrivere da sua sorella.
di Andrea Marcenaro
- Mercoledì 14 Ottobre 2009
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Il 16 Ottobre 2009 alle 17:47 Guerra delle testate: cari De Bortoli e Scalfari, perché non vi aprite un blog? - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] nel “dibattito” nei giorni scorsi sono intervenuti un po’ tutti a dire la loro: Giampaolo Pansa (ex di Repubblica, manco a dirlo) su Libero, il direttore del Tg1 Minzolini con un’intervista [...]
Il 14 Dicembre 2009 alle 21:26 Circolo Luce Del Sud » Berlusconi dall’ospedale: “Non capisco perchè mi odino a questo punto” ha scritto:
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Il 29 Giugno 2010 alle 13:31 Notizie dai blog su Giampaolo Pansa [Ritratti] ∗ ha scritto:
[...] Sono Pansa, perfetto qualunquista odiato a sinistra Il giornalista Giampaolo Pansa, 74 anni Giampaolo Pansa . Maschio, 74 anni, nato povero a Casale Monferrato , zona di riconquistata libertà grazie ad Alessandro Galante Garrone , Vittorio Foa e, purtroppo dopo, Norberto Bobbio . Aspirante giornalista, giornalista, giornalista bravo, bravissimo infine, e famoso . blog: Panorama Italia | leggi l’articolo [...]
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