Alfano: ecco la mia idea di giustizia

Il ministro Angelino Alfano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009

Il ministro Angelino Alfano, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009

L‘8 maggio del 2008, appena assunto l’incarico di ministro della Giustizia, ho avuto subito piena coscienza della delicatezza del compito che il presidente Silvio Berlusconi mi ha affidato: la giustizia è un paradigma che declina diritti, doveri, legittime aspettative dei cittadini, responsabilità dello Stato, sicurezza, in un’unica articolazione complessa e pulsante che costituisce il cuore di una società evoluta, proiettata nei circuiti moderni di competitività ed efficienza, senza lasciare spazio a interpretazioni dubbie o questioni irrisolte.

In quest’ottica, la clessidra scandisce il tempo degli obiettivi raggiunti e segna i vuoti che necessitano di essere colmati. Si tratta, dunque, di affrontare non tanto il fiume inarrestabile della polemica politica che da sempre coinvolge il sistema giudiziario, ma soprattutto il livello di arretratezza e inefficienza nel quale, da oltre 50 anni, continuano a navigare sia il processo penale che quello civile.

Nel processo civile si attende, in media, 960 giorni per una sentenza di primo grado e altri 1.500 per quella di appello, mentre il fardello dell’arretrato ammonta a oltre 5.400.000 procedimenti pendenti, con un trend di crescita apparentemente inarrestabile.
Il processo penale viaggia con un bagaglio di processi pendenti che ammontano a oltre 3.600.000, per il primo grado si attendono in media 420 giorni, mentre in appello se ne aspettano altri 73 per ottenere giustizia. La partita che si gioca su questo fronte è di straordinaria rilevanza e non mi sono tirato indietro, trincerandomi dietro la costituzione di nuove commissioni di studio o dietro la ricerca di responsabilità pregresse, ma ho guardato oltre la linea di un orizzonte parziale, inficiato da una pericolosa mancanza di un’ottica d’insieme.

Nel campo della giustizia ogni ritardo si traduce in danno per i cittadini e l’indecisionismo diventa uno strumento fallace che decreta inesorabilmente la disintegrazione di un intero sistema. Così mi sono fatto carico di questo debito giudiziario e, dopo 16 mesi di governo, presento un primo provvisorio bilancio dell’alacre lavoro svolto dai miei uffici e del mio operato nello svolgimento del quale non ho risparmiato energie.

Per mettere mano a un apparato sclerotizzato ritengo, infatti, occorra sempre una buona dose di coraggio e anche la forza di contemplare margini di rischio. Questo per rispondere alle precise indicazioni di un governo che lavora instancabilmente nell’interesse esclusivo dei cittadini, per rispondere con adeguatezza alle tanto attese riforme normative e costituzionali in materia di giustizia. Questo bilancio è un bollettino di viaggio e una stella polare che segna la rotta nel panorama delle riforme, all’interno del quale ognuno, nel pieno rispetto del proprio ruolo, è chiamato a fare la propria parte. E io, a questo, non intendo sottrarmi.

Nel pieno della polemica per la pronuncia della Corte costituzionale sul cosiddetto lodo, occorre ricordare l’importanza di ciò che si è già fatto e quello che ci si prefigge con determinazione di fare. Un passo di estrema importanza è segnato dalla riforma del processo civile di cui non si occupano quasi mai i polemisti di professione, incuranti del fatto che una giustizia ritardata equivale a una giustizia negata e che dietro ogni fascicolo arretrato ci sono donne e uomini che vedono infranta la loro attesa di decisioni equilibrate e fornite in tempi ragionevoli.

Abbiamo varato una riforma che ha ridotto i termini processuali; introdotto le prime norme sul processo telematico e semplificato i riti con un’opera di vero e proprio disboscamento della vigente giungla procedimentale, fonte di confusioni e di incertezze del tutto ingiustificate, con la consapevolezza che senza chiarezza, semplicità di forme e innovazione tecnologica e digitale il sistema giudiziario è destinato a una perenne e lenta agonia. Oggi più che mai il recupero di efficienza del processo civile è necessario per liberare le tante risorse economiche che per troppo tempo sono rimaste intrappolate nei polverosi archivi di tribunali male organizzati e che hanno tolto linfa vitale ai circuiti economico-produttivi, rendendo poco appetibile, anche a potenziali investitori stranieri, l’approccio ai nostri apparati.

Nel settore penale e della sicurezza, si sono poi realizzati interventi che hanno ben pochi precedenti per qualità e quantità di impatto sul sistema giudiziario. La scelta primaria è stata quella di raccogliere la sfida della criminalità organizzata con un’azione normativa orientata non solo a reprimere con fermezza il potere mafioso (come mai in passato dai tempi in cui Giovanni Falcone prestava la sua preziosa opera al ministero della Giustizia), ma anche a individuare e colpire senza tregua i patrimoni illeciti dei boss, mediante un sistema moderno ed efficiente di misure di prevenzione sia personali che patrimoniali.
Il regime del 41 bis, inoltre, da duro è diventato durissimo e l’allargamento delle ipotesi di confisca dei beni, estesa anche ai parenti dei boss, ha offerto ai magistrati e alle forze dell’ordine un potente strumento per il recupero di ricchezze illecitamente accumulate. Procedendo lungo questa strada, ci siamo accorti che tutte le somme così recuperate dallo Stato marcivano infruttuose in depositi bancari e postali di nessuna concreta utilità.

Abbiamo, quindi, istituito il Fondo unico giustizia per utilizzarlo come strumento per colpire con sempre maggiore efficienza i circuiti delle attività criminali. In questo conto corrente, infatti, il denaro e i beni acquisiti, dopo essere stati sottratti agli uomini dell’antistato, vengono utilizzati contro questi pericolosi criminali attraverso progetti e azioni investigative efficienti e sofisticate.
Un’idea semplice, ma fortemente innovativa, che già da adesso consente di progettare interventi di supporto al sistema giudiziario e al comparto sicurezza grazie ai circa 700 milioni di euro già disponibili sin dai primi giorni di settembre, con una proiezione che a oggi rende assai vicino l’obiettivo del primo miliardo di euro.

In quest’ottica, abbiamo eliminato la possibilità di concedere gratuitamente l’assistenza legale ai molti mafiosi già condannati che, con sfrontatezza, si facevano pagare l’avvocato dallo Stato dichiarandosi nullatenenti, dopo aver accumulato enormi ricchezze, distorcendo le legittime regole di un mercato sano le cui logiche si basano sui principi di legalità, chiarezza, velocità e giustizia.

Abbiamo, infatti, ritenuto più che giusto che le somme in tal modo risparmiate fossero destinate a garantire la difesa gratuita alle vittime della violenza sessuale, quasi un risarcimento simbolico, ma anche concreto, di diritti lesi. Il governo Berlusconi è particolarmente attento alle esigenze della sicurezza sociale dei cittadini che, sin dal primo Consiglio dei ministri di Napoli, è stata garantita con le norme del pacchetto sicurezza, finalizzato a combattere, oltre alla criminalità organizzata, anche il crimine diffuso, specialmente ai danni dei soggetti più deboli.
In particolare: a) sono state ampliate tutte le pene previste per il delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso;
b) è stato previsto l’intervento delle forze armate nel controllo del territorio;
c) sono stati ampliati i poteri del procuratore nazionale antimafia;
d) è stato introdotto il delitto di ingresso illegale nel territorio dello Stato;
e) si è attribuito al prefetto il compito di assegnare e destinare i beni confiscati alle organizzazioni criminali nelle province di competenza, per razionalizzare e velocizzare l’utilizzo degli stessi.

Udienza in tribunale

Udienza in tribunale

Malgrado di ciò non si parli quasi più, intendo ricordare anche l’approvazione della normativa in materia di incentivi economici ai magistrati destinati alla copertura delle sedi sgradite ai pm. E definisco volutamente sgradite e non disagiate alcune sedi con un preciso intendimento: si tratta di sedi non disagiate in quanto tali, ma poco gradite ai magistrati che, assai di rado, le richiedono come destinazioni del loro incarico.
Ed è noto che nessun magistrato può essere obbligato ad andare presso una sede o a cambiare sede. Si è, in tal modo, trovata una soluzione equilibrata al problema delle procure di frontiera, destinate a rimanere sguarnite per carenza di magistrati dotati della necessaria esperienza e disponibili a recarsi a lavorare in quei luoghi.

Siamo entrati, inoltre, con cautela e attenzione, nel mondo delle carceri, affrontando l’emergenza detenuti con decisione e senza sconti per nessuno, mediante la presentazione del piano straordinario dell’edilizia carceraria. Anche questa è una sfida che siamo certi di riuscire a vincere senza ricorrere a palliativi pericolosi come l’approvazione, negli ultimi sessant’anni, di ben 30 provvedimenti di amnistia e di indulto, che non hanno mai risolto alla radice il problema della capienza ottimale delle strutture carcerarie.

Un sistema malato che vede in funzione strutture in massima parte pluricentenarie del tutto inadeguate a sistemi detentivi moderni che, senza rinunciare alla sicurezza, garantiscano una detenzione umana, dignitosa e autenticamente finalizzata alla rieducazione della pena, come previsto dalla nostra Costituzione, e il reinserimento, graduale ed equilibrato, in una società che ha imparato a rispondere con solerzia ai criteri di un rinnovato sistema.

Il nostro obiettivo è chiaro: certezza della pena e sicurezza per il cittadino; dunque nessuna nuova amnistia. Intanto, nei 16 mesi appena trascorsi, ed entro il prossimo 31 dicembre, sono stati resi disponibili nelle carceri circa 2 mila nuovi posti detentivi. Ed è, per me, motivo di orgoglio rivelare che si tratta all’incirca della stessa quantità di posti prodotta nel decennio 1998-2008.
Non dimenticando che a un detenuto non si può mai chiedere di dimettersi da uomo e che, quindi, devono essergli garantiti tutti i diritti di uomo in quanto tale, anche in osservanza dell’articolo 27 della Costituzione. Senza dimenticare, in un tempo in cui le morti bianche sono sempre più d’attualità, l’orgoglio di aver inserito nel nostro ordinamento una norma tendente a individuare e di conseguenza punire i responsabili delle morti nei luoghi di lavoro.

Non meno rilevanti i risultati ottenuti nell’attività di controllo delle spese per le intercettazioni telefoniche e ambientali, nel cui ambito i costi si sono ridotti di oltre il 30 per cento mediante l’istituzione dell’Unità di monitoraggio delle intercettazioni che ha anche evitato il blocco dell’attività investigativa, mediante il recupero di 185 milioni di euro, impiegati per pagare, alle imprese del settore, i crediti maturati nel periodo 2006-2008, con una soluzione transattiva che ha soddisfatto le esigenze investigative e quelle economico-occupazionali degli imprenditori e dei lavoratori (chi ricorda più la minaccia delle imprese di sospendere le intercettazioni e interrompere il servizio?). Abbiamo risolto questo problema e le imprese, operanti in questo delicato settore, mi hanno scritto una lettera per ringraziarci del nostro efficace intervento.
In perfetta coerenza con l’immediata e fattiva risposta del presidente Berlusconi al terribile sisma dell’Aquila, anche il ministero della Giustizia, che pure ha visto travolti tutti i principali uffici giudiziari, è riuscito a restituire la giustizia agli aquilani nel loro territorio in soli 47 giorni dal sisma, dando prova di grande efficienza, impegno e professionalità. Anche sotto il profilo strettamente amministrativo il ministero della Giustizia, che pure soffre, come l’intero settore pubblico, di carenza di risorse umane e finanziarie, ha risposto sul campo a tutte le emergenze che è stato necessario affrontare.

Il lavoro fin qui svolto è fondamentale, ma si inserisce in un quadro come le prime pennellate che ne lasciano intuire la profondità e i contorni.
Il lavoro che resta ancora da svolgere è appassionante e complicato ed è nel solco di un’opera riformatrice che, nel pieno rispetto del programma elettorale, approvato da milioni di elettori, consegnerà al Paese, alla fine della legislatura, una giustizia migliore.
Molto altro vi è, dunque, ancora da fare per riequilibrare i rapporti tra accusa e difesa, per garantire effettività al giusto processo, per assicurare il corretto equilibrio tra esigenze investigative e tutela delle libertà personali anche in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali, attraverso una riforma del processo penale e degli assetti costituzionali in materia di giustizia.

Se mi è consentita la metafora, l’obiettivo finale è quello di riportare in perfetto equilibrio i piatti della bilancia della giustizia, adeguando anche la Costituzione alle esigenze di efficienza e modernità di una democrazia compiuta. Non è una sfida semplice, ma è una sfida da vincere. È una sfida per il bene del Paese.

di Angelino Alfano

Commenti

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Il 16 Ottobre 2009 alle 18:59 pires ha scritto:

La famiglia di un grande b0ss mafioso al 41bis continua a fare estorsione e le condanne mi sembrano ridicole: 3 e 4 mesi di galera. Se dopo che “sono state ampliate tutte le pene previste per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso…” se condanna a 3 mesi di galera per estorsione mafi0sa quale era la condanna anteriore? O il ministro della giustizia e il governo ampliano le pene e magistrati riducano? Questo tipi di estorsione non sarà molto peggiore di quello attribuito a Dell’Utri? Per vere estorsione familiari dei grandi b0ss le pene sono di 3 mesi e per presunte estorsione de Dell’Utri sono di 9 anni? Le presunte estorsione di Dell’Utri mi fanno ricordare un costruttore Napoletano che per avere il pagamento di un servizio è andato da un b0ss mafi0so e il giorno dopo aveva il pagamento. Mi ha raccontato che se andava della giustizia pagava altro tanto e aspettava 10 anni per non ricevere niente. Ricordo tanti che dicevano che la mafia faceva migliore giustizia della giustizia. Nel tempo delle presunte estorsione di Dell’Utri molti ricorrevano alla mafia per avere giustizia. Da quello che ho letto mi sembra che la presunta estorsione di Dell’Utri era per un pagamento di un debito, secondo accordo, molto differente della vera estorsione mafiosa di andare in un negozio e domandare un pagamento per non trovare tutto bruciato. La legge è uguale per tutti ma applicata di forma differente per famiglia dei grandi b0ss e amici di Berlusconi?

Il 16 Ottobre 2009 alle 23:00 Zione ha scritto:

I Mafiosi, sono gli Ignobili individui, che approfittando della loro posizione e vigliaccamente Prevaricando con protervia, hanno Massacrato chi non era d’accordo con loro, politicamente o perché al di fuori dei loro Intrallazzi.

Le punte avanzate di tale perniciosa Criminalità sono note, perché assise superbamente in posti usurpati ai Giudici Onesti.

Bisogna che il Governo istituisca una Commissione d’Inchiesta e punisca severamente i Macellai del Popolo, che tanti danni Incommensurabili hanno provocato alla Società delle persone oneste.

È anche doveroso restituire allo Stato i beni che questi Cialtroni hanno accumulato con Grassazioni e ribalderie, perpetrate con reciproca copertura; come d’uso nelle migliori Società dei Delinquenti.

Il 17 Ottobre 2009 alle 13:44 indigesto ha scritto:

Abbiamo già avuto un assaggio con la riforma di alcune procedure in campo civile, introducendo una giustizia di serie B quando si tratta di favorire speculatori, banche e cordate, con la brutalizzazione di ogni privacy degli esecutati su internet. Speriamo in meglio1

Il 19 Ottobre 2009 alle 3:37 bruno1946 ha scritto:

enrico fumagalli, i tuoi interventi non hanno ne capo ne cosa. Lascia stare il caso Dell’Utri, i problemi della giustizia in Italia sono imputabili alla magistratura perche’ con la loro negligenza, incompetenza e irresponsbilita’ hanno permesso che in Italia si instauri un senso di illegalita’ diffuso e tutto questo in nome dell’indipendenza della magistratura.
Qualsiasi appuntato dell’Arma ti saprebbe dire chi sono i mafiosi, prova a chiedere ai magistrati perche’ non lo mandano in galera, e qui le ipotesi sono tante e non prive di fondamento.

Che la giustizia in Italia sia da paese del terzo mondo tutti lo riconoscono tutti e tutti ne chiedono cambiamenti in meglio, gli unici ad opporsi sono i magistrati e indovina chi ne trae maggior beneficio, per cui prova a trarre le tue conclusioni.

A proposito se la magistratura reclama la propria indipendenza, il popolo dovrebbe essere considerato ancora sovrano anche se ha dato il mandato al governo, governo di cui la magistratura rifiuta di accettare le decisioni.
La magistratura anche se indipendente deve rendere conto al popolo, questa e’ democrazia semplice e applicata, il resto e’ pura demagogia.

Il 19 Ottobre 2009 alle 13:13 La Giustizia secondo Angelino Alfano | AgrigentoWeb.it ha scritto:

[...] Riportiamo l’articolo scritto dal Ministro Angelino Alfano pubblicato sul sito web del periodico Panorama. Link [...]

Il 21 Ottobre 2009 alle 22:11 Zione ha scritto:

Anni fa in Sicilia, un mio conoscente, Ufficiale di forza pubblica, arrivando in un posto dove doveva operare, affittò una casa (villa ?) da un notabile del luogo.

Approssimandosi il freddo, ebbe una telefonata dal proprietario, che gli faceva presente che bisognava provvedere per la legna da mettere nel camino e gli chiedeva se preferiva dei pezzi corti oppure lunghi; al che, non essendo pratico rispose : “Non lo so; penso che un pò corti e un pò lunghi, dovrebbero andare bene”; ah, se non l’avesse mai detto; quante sofferenze avrebbe risparmiato.

Solo per questo, passò un mare di guai; perché qualche Orecchione in ascolto, registrò (allora erano ancora più illegalmente di oggi in agguato, perché non c’era San Silvio), e quindi un solerte P. M. che fuorileggemente intercettava il “padrone”, forse per Somma Asinità o per occulti motivi di proprio tornaconto, accusò ambedue di traffico di armi, perché sostenne che si doveva intendere pistole e fucili, al posto di corti e lunghi.

Riuscì a venirne fuori, dopo molte vicissitudini; figuriamoci cosa gli sarebbe successo, ancora di peggio, se non fosse stato uno del mestiere; per cui ben si comprende la prudenza della Signora Mastella che è stata nuovamente inquisita (a torto o a ragione, non importa) e che in un’intervista odierna dichiara che si sente terrorizzata da questa Giustizia e quando la lavanderia comunica che le manda “quella roba”, lei fa ben specificare ogni capo di vestiario; per quanto in casi di particolare efferatezza, anche questo, potrebbe non servire.

Il 26 Ottobre 2009 alle 17:03 Bicameralina? Maggioranza e magistrati attendono le mosse del Pd (e di D’Alema) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] E la “bicameralina”, appunto, dovrebbe realizzare ciò che non si è riuscito a fare dodici anni fa, anche per snellire una macchina, quella della giustizia, per troppi anni abbandonata e ormai arrugginita, come ha sottolineato più volte il ministro Angelino Alfano (anche in quest’articolo scritto per …. [...]

Il 16 Novembre 2009 alle 18:02 Partita aperta nel Pdl: il rebus Fini - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] sta con quei magistrati che vogliono “cambiare il corso degli eventi”. O si vuole una riforma della giustizia che apra finalmente una stagione di normalita o si vogliono le elezioni anticipate. Che cosa fara [...]

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