Gli jihadisti della porta accanto: come e dove vivono i nuovi terroristi fai-da-te

Uno dei fermati dalla polizia dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara

Uno dei fermati dalla polizia dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara

Caserme e questure, ma anche treni, stazioni, metropolitane, stadi, centri commerciali e ogni altro luogo affollato: sono questi i possibili obiettivi dei nuovi terroristi fai-da-te.

Lunedì 12, a Milano, Mohammed Game, 34 anni, operaio libico, sposato con una donna italiana, si è fatto esplodere con 5 chilogrammi di nitrato d’ammonio (un fertilizzante per l’agricoltura) davanti a una caserma dell’esercito (qui la GALLERY). Per fortuna è scoppiata solo una piccola parte dell’ordigno. Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, l’attentatore aveva il profilo del kamikaze. Eppure, sino a lunedì era considerato un insospettabile. Come i due presunti complici, un connazionale e un egiziano.

In Europa la jihad, la guerra santa, sta smettendo il caffetano e la barba cespugliosa per indossare abiti occidentali. A inizio ottobre, in Francia, è stato arrestato un ingegnere nucleare del Cern di origine algerina, con l’accusa di terrorismo.
Il 19 settembre scorso la Germania, alla vigilia delle elezioni, è stata scossa dal video del trentunenne marocchino Bekkay Harrach, leader di Al Qaeda nel paese. Indossava giacca e cravatta. A volto scoperto ha prediannunciato ai tedeschi “un risveglio doloroso”.

La rabbia per la guerra in Afghanistan è la miccia ideologica che ha innescato Game e le minacce di Harrach. Altre due recenti inchieste delle Digos di Bari e Bologna confermano questa tendenza: i fermati (due si trovavano già in carcere), tutti maghrebini, arruolavano “martiri” per la causa talebana. Ma ha spaventato i tedeschi, più che le parole del mujaheddin, il suo aspetto. In quel giovane sbarbato e con i capelli alla moda hanno riconosciuto il vicino di casa, il collega di lavoro, il compagno di viaggio. Il messaggio era chiaro: siamo in mezzo a voi, siamo uguali a voi, siamo pronti a colpirvi. Un’opera di mimetismo che è in atto anche in Italia, grazie alla polverizzazione dell’estremismo.

Un fenomeno che gli esperti della direzione centrale della polizia di prevenzione, guidata dal prefetto Carlo De Stefano, stanno studiando con preoccupazione.
La jihad di fine decennio è affidata alla base (in arabo al qaeda), con una strategia quasi anarcoide. Il teorico di questa nuova fase è Abu Musab al-Suri, cinquantenne siriano con cittadinanza spagnola. Prima di finire in carcere negli Stati Uniti, ha aggiornato l’idea di guerra santa in Europa. Nel suo trattato Appello alla resistenza globale islamica ha promosso l’utilizzo delle armi radiologiche, le cosiddette bombe sporche (in quest’ottica l’arresto dell’ingegnere nucleare ginevrino è inquietante) e ha introdotto il nuovo verbo: per passare all’azione i mujaheddin non devono avere frequentato campi d’addestramento, è sufficiente un lungo training personale tra le mura domestiche.

Per esempio sul sito As-Sahab è possibile guardare video di decapitazioni, attentati e torture. Per farlo occorre muoversi in un labirinto di server e password. Ma ci sono migliaia di altri indirizzi bollenti, come quello dell’Emirato islamico dell’Afghanistan che pubblica il bollettino dei soldati occidentali “saltati” nella regione.
A marzo il Dis, la struttura di coordinamento dei servizi di sicurezza, nella sua relazione annuale aveva tracciato l’identikit degli “alone terrorist”, i terroristi solitari: “Soggetti che al di fuori di qualsiasi vincolo associativo si autopromuovono alla jihad seguendo dettami ideologici e indicazioni tecnico-operative di cui internet resta una fonte di prima grandezza”.
Gli aspiranti kamikaze condividono i loro propositi terroristici solo con il proprio nucleo familiare o in ristrettissimi gruppi radicali. Scovano sulla rete le informazioni per costruire le armi necessarie agli attacchi, a partire dai circuiti per innescare gli ordigni e dagli ingredienti insospettabili per preparare le miscele esplosive: si va dall’acetone ai fertilizzanti.
Milano: attentato alla caserma dei Carabinieri

Per esempio la Digos di Perugia nella cantina del presunto terrorista marocchino Mostapha el-Korchi (il suo processo e quello di altri due compagni dovrebbero arrivare a sentenza il 20 ottobre) ha trovato decine di sostanze, compreso il nitrato di ammonio utilizzato a Milano. Nei computer della presunta cellula gli investigatori hanno recuperato pure l’enciclopedia della jihad, disponibile su internet: il primo volume si intitola Il manuale degli esplosivi del mujaheddin. Dunque le organizzazioni terroristiche sono sempre più fluide e senza strutture verticali. I capi indicano le campagne (il compito da fare a casa) o rivendicano gli attentati che considerano in linea con la ragione sociale. Fra gli addetti ai lavori si parla di “franchising del terrore”. Un esercito quasi invisibile che impensierisce le nostre forze del’ordine. Tanto che Maroni ha chiosato: “Le situazioni come quella di Game potrebbero essere tante e difficilmente controllabili “.

Uno degli investigatori interpellato da Panorama semplifica: “È come cercare un ago nel pagliaio”. Per la nostra intelligence le “realtà più sensibili” sono nel Centro-Nord e nel Napoletano. Ma chi sono questi anarchici della guerra santa? Gli esperti dell’antiterrorismo registrano che si tratta di gente spesso inserita, con regolare permesso di soggiorno e lavoro. Uomini sui trent’anni che alle prediche nelle moschee preferiscono, per eludere i controlli, l’indottrinamento a domicilio, via satellite o attraverso la rete, degli imam stranieri. In Italia gli estremisti si radicano non solo nelle grandi città ma anche in realtà di provincia, come hanno dimostrato le operazioni di Macherio (Monza) e della frazione perugina di Ponte Felcino. Questi uomini, rilevano le statistiche, sono originari soprattutto del Maghreb, dal Marocco alla Tunisia, all’Algeria. Là i gruppi combattenti di ispirazione salafita nel 2007 si sono fusi dando vita alla nuova formazione terroristica: Al Qaeda nel Maghreb islamico, Aqim.

Il ricercatore del Cern arrestato in Francia sarebbe un loro militante. Le microcellule europee probabilmente non sono in grado di organizzare stragi come quella di Madrid del 2004, ma possono ugualmente causare danni irreparabili. Per esempio i due marocchini di Macherio, arrestati dalla Digos di Milano nel dicembre 2008, nelle intercettazioni preconizzano l’attentato a una caserma di Milano, si chiedono se sia lecito avvelenare un acquedotto e quindi uno di loro incita l’altro: “Se tu andassi in un grande magazzino e fossi sicuro di fare qualcosa per provocare la morte di tutti quanti, allora fallo”.

Commenti

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Il 28 Ottobre 2009 alle 17:50 nerdizzimo ha scritto:

Ho trovato un altro interessantissimo articolo, proprio su questo argomento
http://www.loccidentale.it/art.....an.0080531
è una traduzione tratta da Telegraph.

Il 24 Novembre 2009 alle 13:59 Mattoni per la religione: l’invasione delle moschee - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] del fallito attentato kamikaze alla caserma Santa Barbara di Milano, a metà ottobre, la Lega nord è tornata a chiedere  uno [...]

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