Le mire di Tosi: Caro Galan, adesso fatti da parte

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona

Racconta una leggenda metropolitana che verso la fine degli anni Novanta un giovane leghista passeggiasse per Verona con un leone al guinzaglio, al motto: “El leon magna el teron”.
Quel ragazzotto ora ha 40 anni e di mestiere fa il sindaco della città scaligera, eletto con un plebiscito, oltre il 60 per cento dei voti. “Ma no, non ho mai detto quella cosa lì. E poi non era un leone ma una tigre, anzi un tigrotto” puntualizza Flavio Tosi.

Abbia pazienza, sarà stato anche un tigrotto, ma le sembra normale? “Facevamo pubblicità al Circo padano“.
Ma non era Miss Padania? “Sì, certo, Miss Padania. Ma c’erano anche scuole padane, circoli sportivi padani. E noi facemmo anche un circo con le bandiere della Lega. Dico un circo vero, con gli animali: le tigri e anche gli elefanti”. Dieci anni dopo, a Verona e dintorni di improbabili elefanti padani in circolazione non ce ne sono più. Ma Tosi ha fatto carriera.

Consigliere comunale prima. Poi alla regione (”Eletto con 28 mila preferenze” gongola) dove è stato per due anni assessore alla Sanità (e dove aveva come segretaria una graziosa ragazza vicentina di nome Stefania, che adesso è sua moglie).
Poi il grande salto sulla poltrona di primo cittadino, sospinto da un diluvio di voti che ha annichilito la precedente amministrazione di centrosinistra. Una carriera da record. Ma da record è anche qualcosa di assai meno commendevole. Tosi è l’unico sindaco italiano a vantare (si fa per dire) una condanna definitiva per istigazione al razzismo.

Pentito?
No, protestavamo contro un campo nomadi.
Lo rifarebbe oggi?
Non servirebbe più. Appena eletto ho fatto chiudere quel campo.
Dice di ammirare Martin Luther King.
Confermo.
Ma come fa: lei ha proposto di differenziare le entrate sugli autobus fra italiani e immigrati. E Verona è finita sul Wall Street Journal, paragonata all’Alabama dell’apartheid. Bella “sputtanata internazionale” per dirla con un termine oggi in voga.
Gli extracomunitari non pagavano il biglietto. La proposta poi fu ritirata, era una provocazione. Ma è avvenuto dieci anni fa, ero un ragazzino.
Lei è considerato uno dei personaggi emergenti nella Lega.
Può darsi (in faccia gli si stampa un sorriso che va da un orecchio all’altro, ndr). Io faccio quello che devo fare e cerco di farlo bene.
Il suo rapporto con Umberto Bossi è tanto stretto che, si spettegola, avrebbe irritato Bossi junior, Renzo, che aspira al ruolo di delfino, sebbene il padre lo giudichi ancora “una trota”.
Ma no, assolutamente. Nella Lega siamo in tanti a voler bene a Bossi. E Bossi è il capo, punto. Non lo dico per piaggeria, è la verità.
Lei vuole bene a tutti. Di Roberto Calderoli ha detto che è stato “perfetto sulla devoluzione”.
Sul federalismo ha fatto un miracolo.
“Roberto Maroni e Roberto Castelli sono splendidi ministri”.
Verissimo, chieda agli italiani che cosa pensano di loro.
“Ammiro Mario Borghezio“.
L’ho detto?
Sì.
Beh, dipende. È uno che ha il coraggio delle sue idee e l’ha pagato anche fisicamente. Qualche volta le ha prese. E qualche volta va anche un po’ sopra le righe.
E lo dice lei che sostiene che i figli dei clandestini non hanno diritto a frequentare la scuola pubblica?
Se gli dai il diritto all’istruzione, poi vogliono anche quello alla casa, al lavoro…
Ma è dalla scuola che comincia l’integrazione. O no?
I clandestini non vanno integrati. Vanno espulsi e basta.
Nei palazzi della politica si dice che Gianfranco Fini abbia dato a Bossi l’ok per un candidato leghista alla presidenza della Regione Veneto. Le risulta?
A me risulta che c’è stato un colloquio.
E che Fini ha riconosciuto la legittimità della richiesta della Lega. Insomma, via libera.
Non esattamente. La differenza è sottile, ma sono cose diverse.
Adesso parla come un doroteo…
Dipende dalle circostanze.
Lei mira alla candidatura?
Se Bossi deciderà così, bene. Altrimenti amen. Fare il sindaco mi piace da matti.
Non svicoli: non le ho chiesto se la Lega punta su di lei, ma se lei ci tiene a fare il governatore.
È ovvio che la presidenza della regione, per l’importanza… Da sindaco puoi fare qualcosa, da governatore molto di più. Però lo ripeto: se andrà così, bene. Altrimenti pazienza. Sono un fatalista.
Se sarà eletto dovrà rassegnarsi alla cravatta e a farsi la barba tutti i giorni…
Noooo! Me lo disse anche Silvio Berlusconi, quando sono diventato sindaco. Ma io la cravatta non la metto. E la barba continuo a tagliarla una volta alla settimana.
Il suo bilancio della giunta Galan?
Sono stato nella sua squadra per due anni. Non mi permetterei mai di criticare chi è stato mio presidente.
Faccia uno sforzo, dica qualcosa.
Giancarlo Galan è governatore da 15 anni. E quando uno ha fatto il presidente di regione per 15 anni, quel che aveva da dare l’ha dato.
Oltre al suo nome circolano quelli del ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, del sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, e del vicegovernatore Franco Manzato
Per fortuna la Lega ha tanti possibili candidati: persone che hanno ricoperto bene i loro ruoli. Abbiamo il vantaggio dell’abbondanza e la Lega sa scegliere bene i suoi cavalli.
Se mi consente il termine, a Roma direbbero che questa è una risposta da “paraculo”.
Sono scaramantico.
Da candidato sindaco ha fatto la campagna con un motto vagamente dadaista: “Basta zingari e basta poteri forti”.
Era una sintesi.
E la sintesi per la corsa alla regione?
Federalismo e infrastrutture. Il Veneto ha il federalismo nel dna e ha bisogno di infrastrutture come del pane.
Qualcosa la giunta Galan ha fatto: il Mose, il rigassificatore, il passante di Mestre…
Sì. Ma ha in mente la loro collocazione geografica?
Venezia e dintorni.
Mentre il Veneto è molto più grande. E un governatore deve guardare a tutta
la regione.
Non pensa che candidarsi alla regione vorrebbe dire tradire gli elettori veronesi?
Se il presidente del Veneto fosse espresso da Verona, per la città sarebbe importante. Ci sarebbe una ricaduta. Però mi spiacerebbe lasciare l’incarico. I veronesi mi vogliono bene.
Soprattutto le donne…
Sììì (risata omerica, ndr). Però precisiamo: mica solo quelle giovani. Anche le mamme e le nonne.

di Angelo Pergolini

Commenti

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Il 20 Ottobre 2009 alle 1:06 dellelmodiscipio ha scritto:

Bravo Pergolini, continui a intervistare da qui alle elezioni regionali questi eroi del POPOLO nordestico, più parlano e più si purgano, quando l’avranno fatta tutta rimarrà ben poco di loro e anche i bravi veneti così amanti della pulizia non riusciranno più a stargli vicini e si uniranno al popolo della libertà. Se poi così non volessero, stiano certi che li continueremo a fermare sulla linea del Po: non passa lo STRANIERO, quello che non sa nemmeno parlare in italiano…

Il 21 Ottobre 2009 alle 12:01 Amministratori più amati, è sempre derby veneto: Galan Vs Tosi - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Già, è il governatore Galan, presidente uscente che potrebbe anche affrontare una corsa in solitaria, a incassare il risultato del sondaggio che lo vede come governatore “più amato” in Italia (con un consenso del 63,5%). A pari merito con il lombardo Formigoni e il Lombardo siciliano, ma unico di questa triade a registrare un aumento di consensi rispetto alla precedente rilevazione. Il cruccio per Galan? È che, sempre restando in Veneto, anche con la classifica dei primi cittadini, al top spicca il sindaco di Verona Flavio Tosi (con il 66,9% dei consensi), uno dei leghisti che vorrebbero sedere sulla poltrona di Galan [...]

Il 29 Ottobre 2009 alle 12:13 Baruffe venete, in campo le armate di Galan - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Bene, ma chi sarà il fortunato? Il nome più sventolato negli ultimi mesi è stato quello di Flavio Tosi, sindaco di Verona. Ipotesi che però sembra sfumata. Restano invece cospicue le quotazioni del capofila dell’ala [...]

Il 17 Dicembre 2009 alle 17:28 Regionali, la Lega ha già vinto: in Piemonte e Veneto sceglie Bossi - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] ora il posto del “doge” se lo contendono in due, entrambi della scuderia leghista: il sindaco di Verona, Flavio Tosi, e il ministro alle Politiche agricole, Luca Zaia. Quanto al suo successore, i giochi [...]

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