“Meglio il posto fisso”, la marcia di Tremonti verso il socialismo (o a qualcosa che gli assomiglia)

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti durante una conferenza stampa

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti durante una conferenza stampa

Il tabù del ritorno al posto fisso, che resisteva da quindici anni, più o meno dal crollo della prima Repubblica, è stato alla fine violato da un ministro di centrodestra. Ma contrariamente a ciò che fino a qualche tempo fa ci si poteva aspettare non è stato un esponente della destra sociale a picconarlo, insomma un ex di An, ma Giulio Tremonti, fin dall’inizio (dopo un brevissimo flirt con Mario Segni) tra i padri di Forza Italia e detentore-esecutore quasi assoluto – anche qui con breve parentesi di dimissionamento nel 2004 - della dottrina e della pratica economica e fiscale di Silvio Berlusconi.

Tremonti riscopre e rilancia la bellezza e l’utilità sociale del posto fisso, nonché la bruttezza e l’iniquità del precariato: “Non credo che la mobilità sia di per sé un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire la famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale”.
Ma allora tutto quello che – come dire – ci eravamo detti negli ultimi anni? Colpa della globalizzazione. “Ad imporre forme di lavoro più flessibili è stata l’economia globale, che non ha trasformato il quantum di lavoro, ma la qualità di lavoro. Era inevitabile fare diversamente. Però un conto è avere un lavoro fisso o variabile in un contesto di welfare come quello europeo, un conto è avere uno stipendio senza sanità e servizi”. E se qualcuno avesse qualche dubbio su quale modello preferisca Tremonti, eccolo servito: “Negli Usa i fondi pensione dipendono da Wall Street, e se le cose vanno male ti ritrovi a mangiare kit kat in una roulotte”.

La marcia di avvicinamento – anzi di riavvicinamento – a qualcosa che assomiglia abbastanza al socialismo, o perlomeno alla socialdemocrazia, procede dunque a tappe forzate. Prima i saggi contro la globalizzazione, poi i duri attacchi alla borsa, quindi il piano casa, il flirt con papa Ratzinger e la sua enciclica Caritas in veritate, alla quale ha dato un sostanzioso contributo Ettore Gotti Tedeschi, neopresidente dello Ior e da lunga data vicino a Tremonti. Qualche giorno fa il rimpianto delle banche di Stato, e delle vecchie partecipazioni statali: “Avete voluto le privatizzazioni? Avete voluto il libero mercato? Avete voluto spacchettare l’Enel? Visti i risultati in bolletta? Fantastici. Avete voluto privatizzare Telecom? E le autostrade? Vi do l’indirizzo, rivolgetevi agli ingegneri del’industria e della finanza”.
Insomma: la dottrina tremontiana dell’economia sociale di mercato, enunciata fin dal debutto di questo governo, assume sempre più connotati da Dc e Psi degli anni Sessanta-Settanta.

“Teorie da secolo scorso” le bolla Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione e dunque politicamente datore di lavoro di un esercito di posti fissi, che però si vorrebbe almeno in parte precarizzare in base al demerito. Ma sicuramente qui pesa anche l’antica rivalità tra i due. In effetti, a chi gli rinfaccia una qualche conversione, Tremonti ricorda che dalle file socialiste, dal circolo dei Reviglio boys, cioè dalla cerchia dell’ex ministro del Psi e presidente dell’Eni, egli proviene, quindi non ha nulla da riscoprire né di cui pentirsi. Anche Brunetta era socialista. Ma forse c’è dell’altro. È iniziata – da tempo ormai – la corsa per il dopo Berlusconi, e Tremonti è chiaramente della partita, pur in un quadro di lealtà personale con il Cavaliere.

In questa partita c’è però, con modalità assai più nette, anche Gianfranco Fini. L’ex presidente di An nonché cofondatore del Pdl, ha però scelto un altro campo di gioco. L’ultima sua proposta riguarda notoriamente l’ora di religione islamica per i bambini musulmani, “per sottrarli alle madrasse”. E prima c’era stata la richiesta di dare il voto agli immigrati e della “cittadinanza breve”, le aperture alla sinistra sulla bioetica, le polemiche con Berlusconi sulla scarsa dialettica nel centrodestra. E le infinite punzecchiature e puntualizzazioni ogni volta che il premier parla di riforme (dalla magistratura al Parlamento), che Berlusconi vuol fare anche a colpi di maggioranza, e Fini vorrebbe invece condivise.

Insomma, Fini agita temi e modalità da palati sottili e un po’ elitari, cerca un profilo istituzionale, va sicuramente controcorrente rispetto il sentire comune della gente. Tremonti si occupa invece di argomenti assai popolari: casa, lavoro, banche strozzine, mutui. Ed ora il posto fisso. C’è chi dice che lo fa perché non può ridurre le tasse; chi sostiene che sia veramente stufo di industrie che chiedono sussidi pubblici e poi aggirano sistematicamente le norme sui cocopro. Gli ultimi dati sembrano dargli ragione: nella crisi, i posti fissi hanno tenuto, quelli flessibili sono crollati. E con essi, a guardare bene, anche gli introiti tributari e contributivi da parte dei giovani lavoratori.

Il paradosso è che entrambi – due big del centrodestra – dibattono questioni di cui dovrebbe occuparsi la sinistra. Oggi gli applausi a Tremonti sono venuti dai sindacati, nel silenzio della Confindustria. Ma la sinistra – alla quale in fondo si deve la prima legge sul lavoro precario, ministro Tiziano Treu – è per ora dispersa nelle nebbie, tra guerra per la segreteria del Pd, piazza dipietrista e diatribe tra verdi e massimalisti.

Certo, la flessibilità è figlia non solo della globalizzazione e di Treu, della dottrina di economisti del Pd come Pietro Ichino, ma anche e soprattutto di quella che fino a ieri è stata chiamata legge Biagi, della riforma del mercato del lavoro di Roberto Maroni e Maurizio Sacconi, con tanto di ultimi aggiustamenti definiti “flex-security”, il welfare per i precari teorizzato da Ichino e Sacconi, e condiviso da Brunetta. Il dibattito è destinato ad allargarsi.
Nel frattempo, anche ai fini del futuro leader del centrodestra, provate a scommettere su quale proposta sia più popolare: il posto fisso, o l’ora di religione islamica?

Commenti

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Il 20 Ottobre 2009 alle 16:51 indigesto ha scritto:

Non credo spetti a Rtemonti il privilegio di aver scoperto l’ombrello! E’ nella natura delle cose che un posto fisso lasci meglio intravedere il futuro. Nè è privilegio della destra, o della sinistra, sostenerlo. E’ stato teorizzato il vantaggio di poter accedere alla flessibilità dell’ocupazione, da destra o da sinistra non importa, nell’obbiettivo di renderla massima e favorire l’approccio al mondo del lavoro ai giovani. Ma non siamo nell’America dei tempi migliori, nè la nostra vocazione, di destra e di sinistra, alle basse speculazioni la avrebbero mai potuta realizzare appieno, la flessibilità nell’impiego!

Il 20 Ottobre 2009 alle 17:52 redazione ha scritto:

“La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l’ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un ‘valore’ le cosiddette partite Iva”. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Il governo” aggiunge il premier “è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell’interesse dell’Italia”. “Il governo lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di solidarietà. A questi principi dell’economia sociale di mercato” dice il presidente del Consiglio “si ispira anche la tutela della famiglia come prezioso elemento di stabilità sociale ed economica, in piena sintonia con la Carta dei Valori del Popolo della Libertà, Carta che è esattamente la stessa della grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa che è il Partito del Popolo Europeo”.
Il premier si schiera dunque con il responsabile dell’Economia. Poco prima, invece, erano stati gli industriali a dire no alle idee di Tremonti sul valore ancora attuale del posto fisso nel mondo del lavoro. “Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi” ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Ovviamente nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge” ha aggiunto.

Il 21 Ottobre 2009 alle 10:28 vincenzoaliascontadino ha scritto:

TREMONTI: POSTO FISSO MA SINDACATO NON FESSO?
Erano gli anni ‘80, quando sentii da un vecchio “amico” Sindacalista Nazionale, questa ed altre novità uscita dal meeting col Presidente Luigi Lucchini della Confindustria, io rimasi di stucco! Esposi le mie ragioni diverse che la cosa era sbagliata: infatti, come può un lavoratore con un salario poco più di un milione il mese, programmare di poter pagare un bene di consumo a rate o una casa per il futuro o per un figlio? Ma nello stesso tempo avvertivo che, il clima delle Relazioni Sindacali stava cambiando in peggio, dalle cose piccole ma significative, come nello stroppiare i nomi: Welfare, full immersion e turn over, altre parole insomma, paroloni non in Italiano trattandosi di personale che usa più le mani che la mente o penate al Di Pietro con i congiuntivi…In poche parole, capivo che qualcosa non andava, ma come il solito, i Sindacalisti, rimasero immobili e tergiversarono, così accentarono tagli di rami secchi e rami pure quelli della vita! Capisco che loro, erano intellettuali e capoccioni e il sottoscritto solo un figlio d’ex “ accunzato ” cioè; salariato con un Kg di farina con aggiunta di una pietra nel piatto della stadera, a cosa servisse vi chiederete semplice, era il pizzo del Massaro: Così per effetto della LEGGE 20 MAGGIO 1970, N. 300, STATUTO DEI LAVORATORI, molte cose per me non andavano: ma nel Sindacato, meglio dire per vertice Sindacale, divenuti “ Padroni ” non potevi contestare niente o meglio, dire che potevi farlo, ma il modo per ficcarti il bavaglio c’era quando dovevi fare un concorso o chiedere come successe a me avere gli orari per studenti lavoratori o alcune ore di straordinario, utili per l’assegno alimenti e libri scolastici, cosa strana, solo a me proibiti. Senza parlare del Capitolo “Avanzamento e Promozioni “ a favore di molti fannulloni che, passavano avanti nei concorsi, ad altri con più titoli e capacità.Così fan tutti! E come tutte le cose, prima o poi, i nodi vengono al pettine, ecco dello sbaglio non aver difeso il posto fisso. In altre parole, così si ricercava e si accettava sempre un posto nella Pubblica Amministrazione per tanti vantaggi e svantaggi per la società: pensate quanti baby (altra parola stanita) pensionati con soli 5 anni 6 mesi e un giorno, 10a 6m un giorno e 25a 6m un giorno: ecco come ha sfiancato e sbancato la cassa dell‘Inps: senza parlare di altre Leggi, giuste ma, sbagliato nel metodo usato, come il pre-pensionamento o meglio dire la legge per i combattenti, Tbc, eccetera che doveva essere finanziata come è avvenuta per me, da un capitolo della Finanziaria. (anche se sono passati 16 anni e l’Inps non paga!) . By Vincenzo Alias Il Contadino. Matera

Il 21 Ottobre 2009 alle 11:29 indigesto ha scritto:

Ha ragione vincenzoaliascontadino: più tardi, mentre da un lato si davano incentivi a chi rimaneva sul posto di lavoro, Enti cosiddetti nazionali,o quel che ne restava, incentivavano al prepensionamento con premi, scaricando tutto sull’inps: la solita politica del doppio binario!

Il 21 Ottobre 2009 alle 11:59 sandruz1973 ha scritto:

Credo che, sopratutto a destra(poichè certo non lo si aspetta dalla sinistra,si debba più rispetto a Tremonti per la capacità di esprimersi libero sia da condizionamenti politici, che ideologici. Ecco perchè quello che tutti credevamo “accanito liberista” ora pare convertito ad un’”economia sociale-solidale di mercato”. Ma chi si sorprende(tra cui Feltri) non ha capito che la politica economica va impostata con pragmatismo e non con schematismi ideologici. Tremonti era campione di liberismo quando l’Italia non conosceva neppure il significato di questa parola, quando occorreva una forte sterzata in quel senso, che lui fra l’altro seppe dare col famoso omonimo decreto(ma qualcuno ha la memoria storica corta. Oggi più che ironizzare su sue svolte socialiste, bisognerebbe riconoscergli il merito di essere il primo minitro a bacchettare i poteri forti: banche, speculatori della finanza, che nei Governi P.D. hanno sempre fatto più o meno quello che volevano. Non a caso con Prodi i tassi sui mutui oscillavano fra il 5 ed il 6%. Per cui intellettuali di destra,..più rispetto per Giulio !!!!

Il 21 Ottobre 2009 alle 14:32 sandruz1973 ha scritto:

Ti ringrazio per avermi aperto gli occhi, ma sai all’oscuro delle vicende del caro Giulio, mi limito a constatare innegabili dati di fatto:tipo l’estratto conto in banca,perchè ci devo far campare la famiglia. E questo mi dice molto,molto meglio oggi di quando c’erano quelle belle facce ipocrite del Partito Democratico. Se poi ci sono D’Alema e Fassino che scrivono sms amorosi o dicono “facci sognare” ai manager della speculazione,non è colpa di Tremonti. Fra l’altro un giorno qualcuno del PD dovrà spiegarci come mai Banca Intesa ed Unicredit così si esprimevano alla vigilia delle elezioni2008 “E’ preferibile la vittoria di Veltroni per la stabilità del paese”(..o dei nostri affari) Lasciamole perdere le lezioni di realismo, dammi retta.

Il 23 Ottobre 2009 alle 19:16 Tremonti e la solitudine (apparente) del numero primo - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] autunno caldo…”. Nelle 48 ore seguite alla sua dichiarazione sul valore sociale del posto fisso, Giulio Tremonti ha continuato a ripeterlo, smentendo chiunque dipingesse scenari di chissà quali novità politiche [...]

Il 27 Ottobre 2009 alle 15:02 Governo, tensione su Tremonti. Berlusconi non cede, ma prepara la pace - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] si sciolgono i nodi del confronto tra Pdl e Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non arretra, confermando la necessità [...]

Il 17 Novembre 2009 alle 13:58 Tremonti quinto ministro d’Europa, D’Alema “ferrato negli intrighi”. I giudizi di fine anno del Financial Times - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] a Silvio Berlusconi“. Scrive ancora Ft: “Le sue radici socialiste, la sua difesa dei diritti dei lavoratori a contratti a tempo indeterminato, non lo hanno danneggiato nell’opinione degli elettori, anche se i critici continuano a [...]

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