Rutelli in partenza: pronto a un nuovo partito (anche con Fini)

Francesco Rutelli, 55 anni, ex leader della Margherita

Francesco Rutelli, 55 anni, ex leader della Margherita

“Un’occasione perduta. Finora, completamente perduta. Provate a chiedere in giro di cosa si sta parlando in questo congresso del Pd. La risposta sarà sempre la stessa: è una lotta di potere interno. Vedo uno scollamento clamoroso tra questo partito e il Paese”. Francesco Rutelli ha le valigie pronte. La casa del Pd, che contribuì a fondare portandovi in dote la sua Margherita, gli piace sempre meno.

A Panorama consegna una dura requisitoria contro ciò che ormai gli appare l’irrimediabile involuzione di un sogno; e, insieme, una prima anticipazione dei suoi progetti, del suo “Kadima” all’italiana. La correttezza gli impone di attendere fino al 25 ottobre, data delle primarie, per tirare il suo dado. Ma si capisce che solo un miracolo potrebbe ormai evitare un esito già determinato.

Dunque si può scrivere: Rutelli se ne va dal Pd?
Aspettiamo le primarie. Spero sempre in un colpo d’ala, in extremis.
Che sarebbe?
Un Pd che finalmente si rivolge al Paese, che suscita l’attenzione di chi non è già schierato, anziché continuare ad avvitarsi su se stesso, dedicandosi all’ennesima conta interna.
E lei ci crede?
Sono pessimista. Ma, la dico in latino, “dum spiro, spero”.
Perché tanta severità? Almeno stavolta sono primarie vere…
È l’ennesima puntata, sia pure per interposta persona, di uno scontro che dura da 20 anni, quello tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. O, per essere più precisi, è la conta di chi sta con D’Alema e chi no.
Non dà troppo peso a D’Alema?
D’Alema è il più abile nel condurre una politica che prosegue nel segno dell’identità storica della sinistra italiana.
Pier Luigi Bersani è il candidato di D’Alema, ma il congresso potrebbe vincerlo anche Dario Franceschini, che è il candidato di Rutelli…
I sondaggi dicono che la grande maggioranza di chi si dichiara di sinistra voterà per Bersani. Per recuperare lo svantaggio, vedo che Franceschini punta proprio sulla differenza con D’Alema.
Magari ha ragione.
Può darsi. Ma ci interessa un partito ripiegato su se stesso? Il congresso doveva essere l’occasione per conquistare nuovi pezzi della società italiana, non per rinchiudersi dentro un territorio che intanto si restringe sempre più.
Franceschini sta connotando la sua battaglia anche in chiave antiberlusconiana, e non negherà che questo è un argomento forte per il popolo di centrosinistra.
È evidente che noi siamo alternativi a Silvio Berlusconi. Le faccio però io una domanda: Di Pietro è il maggior avversario o il miglior alleato di Berlusconi?
Si capisce che lei è per la seconda risposta.
Se Berlusconi, come credo, vorrà spendere il resto della legislatura sul doppio registro presidenzialismo-federalismo, il Paese si ritroverà intrappolato in uno scontro che si ripete da 15 anni. Invece il Pd deve uscire da questa trappola. Deve pensare a formare un’agenda alternativa di governo su lavoro, credito alle imprese, competitività, Mezzogiorno.
Non è che non si parli di tutto questo, dentro il Pd.
Nessuno, nel Paese, se n’è accorto.
Mi pare chiaro che oggi lei considera un errore avere sciolto la sua Margherita nel Pd.
No, puntare sul Pd significava affrontare un lungo percorso. Ma al momento del suo scioglimento nel Pd la Margherita aveva posto ai Ds tre condizioni.
Ricordiamole.
Primo: niente più collateralismi. Secondo: no all’approdo nella famiglia socialista europea. Terzo: un vero pluralismo politico e culturale.
Bilancio?
Punto primo, il collateralismo. Non mi ha entusiasmato l’endorsement del leader della Cgil a favore di un candidato, in questo caso Bersani.
Che doveva fare, non schierarsi?
Mi sarei aspettato più discrezione. E solo gli ingenui non considerano quello che sarà l’impatto sul futuro del Pd del mancato conferimento al nuovo partito di 2.400 immobili dei Ds. Che gli ex Ds continueranno a tenersi.
Secondo punto: l’approdo europeo nella famiglia socialista.
Proprio in un’intervista a Panorama, alla fine del 2008, mettevo in guardia contro il rischio che andando nel Pse la componente non socialista finisse schiacciata.
Per accogliervi il Pse ha cambiato nome, è diventato Asde, socialisti e democratici…
I nomi contano poco. Di fatto, i sei europarlamentari provenienti dalla Margherita hanno oggi un ruolo assolutamente marginale in mezzo a 170 socialisti. Il loro destino è quello degli indipendenti di sinistra nel vecchio Pci.
Suppongo che sarà fallimentare anche il bilancio alla voce pluralismo.
Nel Pd la linea è: la decisione a maggioranza deve valere per tutti.
E non le sembra democratico?
Sulle materie in cui vige la libertà di coscienza, finora il Pdl è stato più pluralista del Pd. Nelle votazioni sul testamento biologico, o sull’omofobia, si sono registrati più voti in dissenso nel gruppo del Pdl che nel nostro.
Capisco il suo disagio sulle questioni che hanno a che fare con la dottrina cattolica. Ma non sospetta di esprimere una minoranza nel Pd?
Il Pd ha perso una grande occasione per conquistare i laici credenti. Oggi da una parte c’è il patto di potere tra Berlusconi e alcuni vertici ecclesiali, che ha creato grande disagio tra i cattolici. Dall’altro, un laicismo esasperato che anch’esso non rappresenta la maggioranza degli italiani.
Del Pd, è evidente, le piace poco o nulla. Dunque se ne va?
Non è questo il momento di parlarne. Ma solo chi non vuole vedere può pensare che questa offerta politica sia accettabile: un centrodestra che diventa destra con l’asse Berlusconi-Bossi; e un centrosinistra con un Pd che va a sinistra, alleato con il caudillismo di Antonio Di Pietro.
Insomma: se ne va?
Faccio un’altra previsione: da qui a poco, in un Pd di sinistra, si  ricongiungeranno a buon titolo gli amici che oggi sono in Sinistra e libertà, sotto la guida di Nichi Vendola.
Che partito ha in mente?
Sono affascinato dal modello del Kadima. In un momento drammatico della vita di Israele (il 2005, ndr), due grandi personaggi come il conservatore Ariel Sharon e il laburista Shimon Peres, anziché sul conflitto, puntarono sulla ricomposizione del paese.
E chi sarebbero, oltre a Rutelli, i soci fondatori del Kadima italiano? Pier Ferdinando Casini?
Non corra. Certo, Casini ha fatto la scelta difficile e coraggiosa dell’autonomia, e la sta mantenendo.
Luca Cordero di Montezemolo?
Lui non ha intenzione di intervenire in politica, ma ben venga il contributo di idee di Montezemolo, come quello di tutta la parte più costruttiva, responsabile, raziocinante del Paese.
Allusione a Gianfranco Fini?
Mi domando quanto ancora possa restare immobile senza rischiare il bis della “giornata del predellino”.
Ossia?
Ossia il rischio di dover dire un sì a malincuore a una nuova svolta plebiscitaria di Berlusconi.
L’Italia che ha in mente è ancora bipolaristica?
Certo, è un’Italia dell’alternanza. Ma è finito un bipolarismo che nel campo del centrosinistra metteva insieme tutto, da Clemente Mastella a Rifondazione.

di Stefano Brusadelli

Commenti

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Il 20 Ottobre 2009 alle 19:30 indigesto ha scritto:

Ma cosa s’aspettava Rutelli? E cosa s’aapetta? Che vinca Franceschini? Dica piuttosto che ha sbagliato tutto! A questa “elezione” parteciperanno in massa tutti i sinistrorsi estremisti che Bersani ha dichiarato di rivolere nell’ammucchiata e daranno un voto scontato. Sarà una vittoria schiacciante di questo vecchio comunista, e non ci sarà certo bisogno di Rutelli qualora l’ammucchiata decidesse di rivitalizzare alle prossime elezioni la solita foglia di fico Prodi. Quello non dirà mai di no! Ma dipenderà anche da quanti ne riuscirà a portare via Rutelli di cattocomunisti dal PD. Tra questi escludo Bindi e Letta, che hanno già fatto una scelta di campo, e Franceschini per una questione d..dignità. A questo punto di Prodi potrebbero fare anche a meno e puntare tutto su D’Alema. Ci farebbero più bella figura!

Il 23 Ottobre 2009 alle 18:02 Primarie Pd: l’abc del voto (e il silenzio dei dirigenti) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] l’unico fronte aperto in casa democratica. Oltre ai mal di pancia dei vari Parisi e Rutelli (con quest’ultimo sempre più propenso a lasciare il partito che ha co-fondato), e al rischio di un numero eccessivo di schede bianche, in molti all’interno del Pd si sono [...]

Il 26 Ottobre 2009 alle 12:19 E Bersani si prende il Pd: “Ora farò il leader, ma a modo mio” - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] All’interno del Pd, Bersani dovrà vedersela da una parte con i centristi della ex Margherita di Francesco Rutelli, indisponibili ad accettare una sorta di versione allargata dei Ds. Rutelli aveva addirittura [...]

Il 27 Ottobre 2009 alle 12:14 “Il ritorno del Partito, Comunista”: Bersani segretario, la grana Rutelli e le reazioni della Rete - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] offerta da Dario Franceschini. E non si sta parlando dell’addio (più immediato che mai, dopo tanti annunci) di Francesco Rutelli, che a Bruno Vespa ha confessato di voler andare “Con Casini, ma non [...]

Il 11 Novembre 2009 alle 17:50 L’Alleanza per l’Italia di Rutelli: volti noti e un nome di seconda mano - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] della Camera e co-fondatore del Pdl, che da tempo tende a smarcarsi dalla sua maggioranza. E che Rutelli vorrebbe anche coinvolgere nel “nuovo” progetto di Alleanza per l’Italia. Tanto il nome è lo [...]

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