Tra posto fisso, nuove caste e liberalizzazioni: la ricetta del prof. De Masi

Il professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro

Il professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro

“Tremonti scimmiotta la sinistra, come il Bersani delle lenzuolate la destra. Lo fanno solo per rubare voti agli avversari”. Ne è convinto il professor Domenico De Masi, sociologo, autore di diversi saggi sul mercato del lavoro, deciso sostenitore dell’”ozio creativo” e collaboratore di quotidiani e periodici. Panorama.it lo ha intervistato per capire le ultime tendenze occupazionali in Italia, tra istituzioni di nuovi albi professionali e il ritorno del mito del “posto fisso”.

È nato l’albo dei buttafuori. Un altro. L’ennesimo. Medici, ingegneri, ma anche tassisti, geometri e persino le guide turistiche. Tutte le professioni, o quasi, ormai in Italia hanno bisogno di un “patentino” e di un ordine o un’associazione che vigili sulla categoria. Professor De Masi ce n’è davvero bisogno?
È il solito problema, ossia capire che cosa facciano questi ordini e che cosa non facciano. Per esempio, le associazioni possono organizzare cose che il singolo non sarebbe in grado di fare, come curare l’aggiornamento professionale per l’intera categoria. Se, invece, esistono solo per meri scopi protettivi, allora sono poco utili, soprattutto per i cittadini.
Non si dovrebbe andare verso un mercato sempre più libero del lavoro?
Non tutte le associazioni di categoria e gli ordini ostacolano il mercato. Esistono associazioni ed enti, come Inarch per gli architetti, che hanno aiutato lo sviluppo professionale e l’ingresso nel mercato di molti giovani laureati.
Mercato libero, appunto, e concorrenza delle tariffe, come il caso di tre anni fa degli avvocati o dei tassisti che hanno portato a lunghe giornate di scioperi. E invece…
Capita, soprattutto, negli ordini più protettivi che hanno una visione chiusa del mercato del lavoro, per escludere i potenziali nuovi concorrenti a vantaggio di chi già esercita una professione. E in questi casi, a subirne il danno è il consumatore.
I politici che hanno provato ad aprire le caste hanno sempre fallito: il Bersani delle lenzuolate si è scontrato coi tassisti. Perché?
Vent’anni fa, per esempio, gli studenti di ultra sinistra protestavano contro il potere degli ordini, che chiamavano corporazioni. Poi, durante l’ultimo governo Prodi di centrosinistra, Bersani da ministro si è messo a scimmiottare la destra, parlando di liberalizzazioni nel mercato del lavoro, come ora Tremonti scimmiotta la sinistra parlando del posto fisso. Ma, in entrambi i casi, credo che lo si faccia per meri scopi elettorali, per rubare voti agli avversari.
Beppe Grillo, di recente, e Massimo D’Alema, negli anni ‘90, hanno proposto di togliere l’ordine dei giornalisti. E le polemiche non sono mancate. Guai a chi tocca le caste…
Nel caso dei giornalisti, se non ci fosse l’ordine a garantirne l’indipendenza, sarebbero ancora più in balia dei vari editori.
L’Italia è l’unico paese europeo in cui sono vive, in un certo senso, le corporazioni?
Non è vero e noi italiani, per la verità, non siamo unici in niente. Gli ordini professionali, gli albi e le associazioni di categoria esistono in tutti i paesi. In alcuni, certi ordini sono più forti e hanno più influenza, in altri più deboli. Ma non siamo certo un’eccezione.
Però il nepotismo è ancora diffuso e si tende a ereditare il mestiere dai propri genitori?
Forse questo luogo comune non vale più. Mio padre, per esempio, faceva il chirurgo e io sono diventato un sociologo, mica un medico. La verità è che i giornali, spesso, scrivono tante fesserie. Come gli articoli sugli italiani che non leggono e, invece, poi si scopre dalle statistiche che l’Italia è tra i primi paesi al mondo per vendite di libri.
E se il posto è fisso, è pure meglio, come dice Tremonti?
Prima tutti a cantare le lodi della flessibilità, adesso del posto fisso. La verità è che se propendessimo tutti per il posto fisso o tutti per la flessibilità, sbaglieremmo in entrambi i casi. In Italia, c’è chi ha una forte propensione all’auto imprenditorialità e quindi preferisce forme contrattuali flessibili, mentre chi vuole far parte di un’organizzazione, dovrebbe riuscire prima o poi a diventare un dipendente. Ma, in generale, è sbagliata la ricerca del posto fisso a tutti i costi, come facevamo tempi addietro, soprattutto noi al Sud. Bisogna considerare le proprie inclinazioni.
Non è che, alla fine, per fare il bodyguard, bisognerà avere un parente buttafuori in discoteca?
Credo di no, anche se non conosco bene questa professione. Comunque, se non è a scopi meramente protettivi, in certi casi istituire un nuovo ordine professionale non è sbagliato affatto. Anzi. Pensiamo ai medici: è a tutela del consumatore il fatto che esista un ordine che ci dica chi è medico e chi è un ciarlatano.

Commenti

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Il 22 Ottobre 2009 alle 17:07 indigesto ha scritto:

Intanto fa specie che si confondano le professioni coi mestieri. Ma fa parte dello slang sindacalese che parla sempre di salario (anche quando si tratta di stipendi) e di professionalità anche quando ci si riferisce all’attività di un manuale (pardon, di operaio qualificato). Quanto agli Ordini professionali (con particolare riguardo a quello dei giornalisti) ed agli albi non siamo unici nel mondo; per fortuna che, quanto a stupidità, siamo in buona compagnia! Anzi quando non ne produciamo abbastanza ci ispiriamo a quella degli altri, pur di introdurla. Quanto poi alla vocazione al posto fisso, o all’autoimprenditoria (dimenticando il lavoro in nero e quello precario, che gli assomiglia) ci ha detto che “domani, se non piove è una bella giornata”. Ma ad un sociologo (vuoi vedere che è di sinistra?) e chirurgo mancato, si concede questo ed altro!

Il 23 Ottobre 2009 alle 19:13 Tremonti e la solitudine (apparente) del numero primo - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] niente. Ma quale autunno caldo…”. Nelle 48 ore seguite alla sua dichiarazione sul valore sociale del posto fisso, Giulio Tremonti ha continuato a ripeterlo, smentendo chiunque dipingesse scenari [...]

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