
Renata Polverini, 47 anni, segretaria dell'Ugl
Non ha ancora detto ufficialmente “sì, mi candido” e già i sondaggi la danno a un’incollatura da Piero Marrazzo, un bel 40 a 42. Il Pdl non ha ancora deciso se farla correre e già tutti sono lì a fare calcoli: riuscirà a strappare la regione al centrosinistra e a diventare la prima donna governatore del Lazio? Quarantasette anni, frangetta da ragazzina, Renata Polverini a essere la prima è abituata.
Prima donna in Italia a diventare segretario di un sindacato, l’Unione generale dei lavoratori, che un tempo si chiamava Cisnal e il cui cuore batte da sempre a destra. Prima donna segretario, per di più giovane, anzi la più giovane leader sindacale di tutta Europa. “Quando sono stata eletta avevo 43 anni”. Praticamente una ragazzina.
Un miracolo?
Macché, nessuno mi ha regalato niente. Io alla Cisnal ho cominciato a lavorare a tempo pieno nel 1983, a 21 anni. E in 27 anni passati qui dentro ho fatto di tutto, compreso pulire i bagni.
Perché proprio la Cisnal?
Perché mia madre era delegata Cisnal alla Rinascente. Mio padre, che faceva il fabbro, è morto quando avevo 2 anni e mezzo. Io sono cresciuta in collegio e quando non ero lì la mamma mi portava con sé alle riunioni. Sono cresciuta a pane e sindacato.
Un sindacato molto maschilista?
Diciamo che non è stata una vita facile, all’inizio. Ma quando nel 2006 ho vinto il congresso e ho visto che in platea c’erano i leader di Cgil, Cisl e Uil, ho detto loro con orgoglio: “Noi, eleggendo una donna, un segno nella storia l’abbiamo lasciato. Mi auguro che anche voi possiate seguire il nostro esempio”.
Non l’hanno ancora fatto.
No.
Come l’hanno presa gli operai una donna al vertice?
Bene. Ma io sono una che non si sottrae mai all’incontro. Ancora oggi vado nelle fabbriche, parlo, discuto. Morti bianche, tutela dei lavoratori, redistribuzione della ricchezza… È questo che conta, non il sesso del segretario.
Un milione 900 mila iscritti, uno sdoganamento pubblico ormai quasi completo: come c’è riuscita?
Semplice: le battaglie sindacali noi le facciamo sul serio. Senza farci condizionare da chi è al governo.
Neanche da Silvio Berlusconi?
Contro il primo governo Berlusconi abbiamo fatto sei scioperi. Sei! E oggi diciamo no alla proposta Brunetta di mandare le donne in pensione a 65 anni. Prima bisogna rendere paritario l’accesso al lavoro.
L’Ugl lo fa?
A parità di merito, fra un uomo e una donna qui scegliamo la donna. E non teniamo mai riunioni dopo le 5 del pomeriggio, perché bisogna conciliare i tempi del lavoro con quelli della vita privata.
Lei ce la fa?
Provo. Sono reperibile 24 ore al giorno ma almeno la domenica cerco di tenerla per me.
Un prezzo alto?
Molto. Mio marito dice sempre: troppo.
Che fa, rimpiange?
Figurarsi. Alle ragazze lo dico sempre: nessuno vi regalerà mai niente, se non tirate fuori le palle.
di Laura Maragnani
- Giovedì 22 Ottobre 2009
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