“Uccidiamo il premier”: minacce virtuali(?), stop reale. Maroni: “Chiuderemo il gruppo”

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni durante un intervento

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni durante un intervento

Gioco di scoietà? Scherzo di pessimo gusto? Sfogatoio on line delle sparate più “stravaganti”? Macché: le minacce al premier che si moltiplicano (di minuto in minuto: anche in questo momento…) con messaggi su Facebook (il sito più alla moda in Itala e nel mondo e di cui si dava conto anche qui), vanno prese sul serio.
Ne è convinto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Che infatti ha chiesto che se ne occupi la magistratura: “C’è un tema grande di sicurezza” ha detto ieri Alfano “che riguarda la persona del presidente del Consiglio e io ho posto questa questione nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza Pubblica che si è svolto al Viminale”. E all’invito del Guradasigilli risponde la Procura di Roma. Un fascicolo con l’ipotesi di reato per minacce gravi è stato aperto dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Nello Rossi, che coordina il gruppo “Reati criminalità informatica”, e dal pm Andrea De Gasperis.
Di più: il titolre del Viminale Roberto Maroni, in visita a L’Aquila, ha annunciato che il gruppo verrà chiuso e quanti vi hanno partecipato verranno denunciati all’autorità giudiziaria: “C’è la massima attenzione da parte delle forze dell’ordine di fronte a questi fatti. Non credo che ci sia un Paese al mondo in cui si può scrivere in un sito che si vuole uccidere il premier. Abbiamo dato disposizioni affinché il sito venga chiuso subito e tutti quelli che sono intervenuti siano denunciati alla magistratura. È apologia di reato. Anzi peggio“. Il ministro dell’Interno ha sottolineato che se passa il principio che si possono scrivere impunemente minacce contro il premier “c’è il rischio che qualcuno possa metterlo in atto“.

Portato alla ribalta da tutto questo clamore, l’amministratore del gruppo contro Berlusconi (che dal 12 ottobre ha preso “la direzione abbandonato dalla precedente amministrazione” e che, a oggi, conta più di 15mila iscritti), raggiunto da Repubblica.it, si è così giustificato: “Abbiamo creato questo gruppo per dare spazio al pensiero di quelle persone che non sopportano Silvio Berlusconi” e aggiunge: “È vero, abbiamo utilizzato un titolo molto forte ma privo di qualsiasi volontà omicida“. Un titolo che può invitare a commenti molto duri: “Sicuramente le persone che esprimono le loro opinioni sulla pagina, da me amministrata, esagerano lanciandosi in inaspettate e spropositate locuzioni verbali“. E anche sulla pagina del social network si legge: “Non potendo cambiarne il nome, dichiaro questo gruppo di ‘affermazioni bizzarre’. Personalmente non voglio uccidere realmente nessuno, non voglio incitare nessuno a violare la legge… Farò in modo di rimuovere i messaggi violenti e che comunque mi dissocio da tutte le affermazioni che costituiscano reato in un gruppo che non ho neppure creato”.

Ma tali “giustificazioni” possono bastare? “Uccidere Berlusconi” può definirsi solo un’affermazione bizzarra? Per tanti, compreso il Guaradasigilli, no: secondo Alfano, oltre che un reato penale, simili comportamenti evidenziano “un’azione disdicevole dal punto di vista morale”. Una preoccupazione condivisa da molti ministri. Già da giorni il ministro dell’Interno, andava dicendo che “Non c’è un bel clima. Al di là delle minacce virtuali, ci sono segnali preoccupanti, ma faremo di tutto perché quella stagione appartenga al passato”. “Questi sono segnali preoccupanti” diceva il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi “Qualcuno fermi questa campagna d’odio prima che ritornino forme di terrorismo“. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, se la prende con “i tanti soloni del politically correct. Incredibile che nessuno abbia trovato il tempo per stigmatizzare”.
E infatti, neanche stavolta l’opposizione è riuscita ad andare d’accordo: mentre il segretario Pd Dario Franceschini chiedeva la chiusura del sito, l’Italia dei Valori con Massimo Donadi ha urlato: “Non sia la solita scusa per imbavagliare la rete“.

Certo, nessuno chiede un giro di vite alla libertà di espressione sul web. Basterebbe solo un po’ di moderazione. E buon senso.
Vero che il social network non è nuovo a simili episodi: gruppi che inneggiano alla Mafia; con persone che chiedono addirittura la beatificazione del compare di Riina, Bernardo Provenzano; altri che si dicevano fan dello “stupro di grupo”.
Vero che altrettanto entusiasmo si riscontra nel gruppo “Uccidiamo tutti quelli che vogliono uccidere Berlusconi” (quasi 900 iscritti), perché per ogni “sparata” c’è  una risposta.
Vero infine che, facendo una veloce ricerca sul sito con la keyword “Uccidiamo” saltano alla vista centinaia di risultati con i “target” più fantasiosi. Nessuno si salva: da Barack Obama (il gruppo è stato poi rimosso dalle autorità Usa) in giù: Costantino, Karina, Moccia, Mughini, Bassolino, Nedved, Arisa, Quaresma, Pellegatti; personaggi dello spettacolo, tipo Vladimir Luxuria e Chuck Norris; alcuni cartoni animati, il Gatto Virgola, i Teletubbies, Winnie the Pooh.

Ma è proprio questo il punto: fino a dove ci si può spingere? Dev’essere davvero tanta la rabbia che monta dentro a una persona per spingerla a cercare, sia pure nel mondo virtuale, qualcuno che ne condivida il peso…

Commenti

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Il 22 Ottobre 2009 alle 13:39 indigesto ha scritto:

Questo è il logico risultato del linguaggio adoperato da certi politici che, invece di fare opposizione, sanno fare solo sedizione! E non ci vengano a dire (ma lo dicono a mezza bocca) che si tratta di comune delinquenza. Ci sono tanti modi per delinquere, o per essere ad essa delinquenza contigui. E che il metodo ormai sia collaudato anche da noi ce lo potrebbero confermare i vari intellettuali firmatari degli appelli del caso Calabresi!

Il 22 Ottobre 2009 alle 19:11 nhico ha scritto:

Secondo il vangelo di Eugenio Scalfari, la libertà di stampa e di pensiero, la libertà di denuncia e la libertà di esprimersi nelle varie forme che sono degli umani, in Italia va scemando con la stessa velocità della luce del giorno di questo piovoso e gelido autunno. E la responsabilità di quest’ incipiente anomalia è del capo del governo attuale. E’ così convinto di quello che dice e scrive e proclama che sarebbe anche disposto a giocarsi l’ anima su quest’affermazione tetragona. Però è anche vero che lui è un laico non credente e, di conseguenza, a questo soffio vitale non crede. Ciò non toglie che, ad ogni modo, sarebbe sempre una gran bella scommessa. Come ogni scommessa su cui non si perde niente a non vincere, ma avente come posta l’Italia in caso di vittoria. Un “Sesamo, apriti! ” da Alì Babà e i quaranta ladroni, senza avvertire i cigolii della roccia che si apre girando su se stessa. Non per niente detta l’agenda del Pd ed è anche, come ideatore della consorteria delle schede bianche, il quarto concorrente a segretario generale dello stesso. Del resto, ciò non preoccupa nessuno del trio, né le loro cordate, anzi per Bersani e Franceschini e Marini saperlo come loro suggeritore e padre putativo anche dopo è di gran sollievo. Intanto, in questo Stivale piegato ai voleri del Cavaliere, in cui l’unica luce è rappresentata dalla magistratura e da Repubblica, come ci spiega tutti i giorni, domenica compresa, il vate del giornalismo italiano, un dirigente locale del Pd si lamenta che “nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!”, senza che quel faro di libertà ha aperto bocca o messo mano a penna. Bocca e penna che continuano pervicacemente a rimanere inerte anche quando su Facebook si accende una vera e propria discussione sull’eliminazione del premier. Un esempio di inciviltà giuridica e giornalistica che niente può giustificare né ora né nei secoli futuri. E la loro ignavia, il riferimento è ai magistrati essendo obbligati per dovere di ufficio ad agire, sarebbe rimasta certamente appesa al chiodo dell’antiberlusconismo a tempo indeterminato, senza l’intervento del Ministro Angelino Alfano. Come dire che siamo oltre il porto delle nebbie. Ideale per chi ama cospirare.

Il 22 Ottobre 2009 alle 20:22 indigesto ha scritto:

Fumagalli, bisogna riconoscere che a te bastano tre parole per dirne quattro, di..inesattezze!

Il 23 Ottobre 2009 alle 10:27 nicksergio ha scritto:

un gruppo di imbecilli,che pensano che in rete si possa scrivere qualsiasi cosa!Punto e basta….sito da chiudere,ma ridicolo e pericoloso parlare di denunciare 10000 persone,per cosa?Lesa maestà?

Il 23 Ottobre 2009 alle 14:52 “Uccidiamo Berlusconi”, la fretta di Internet e le reazioni su Facebook - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] di Palo Alto ha quindi risposto subito agli inviti del Governo”, riferendosi alla promessa del ministro Maroni di far chiudere il gruppo. Salvo poi essere costretti, come anche il Corriere (il cui contenuto originale del pezzo può [...]

Il 23 Ottobre 2009 alle 20:27 indigesto ha scritto:

Il reato d’opinione non dovrebbe MAI essere perseguito, anche se da noi qualche eccezione c’è! Vanno perseguite la istigazioni a delinquere, di ogni genere, e le offese!

Il 24 Ottobre 2009 alle 12:42 indigesto ha scritto:

La seconda carica dello stato è il Presidente del Senato!Ma, a parte questo, avrai frainteso, come sempre! Se il riferimento è alla sopravvivenza, quella estrema, non c’è bisogno dei consigli di nessuno: l’umanità ha anche praticato il cannibalismo! Non gli vorrai dare anche questa colpa?

Il 14 Dicembre 2009 alle 15:06 Gruppi pro-Tartaglia e giochi on-line: l’aggressione a Silvio Berlusconi e il delirio della Rete - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] di gruppi e fanpage dedicate a Massimo Tartaglia, frutto della campagna di odio che ha visto vittima il premier negli ultimi mesi: da questa, che in breve tempo ha superato i 48.000 fan, a Tartaglia Santo Subito, sono decine le [...]

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