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La pagina di Piero Marrazzo su Facebook
Il caso Marrazzo o del principio dell’uguaglianza della rete.
Per dire: intorno alla vicenda del (ex?)Â presidente della regione Lazio ci sono ancora tante domande che aspettano una risposta.
Uno o due i video con il governatore protagonista? E a fianco di chi? Marrazzo si è autosospeso da Presidente della regione Lazio (evitando così il voto anticipato, come denunciano dal Pdl) o si è fatto da parte per “impedimento temporaneo” (come precisa il vice presidente della Regione, Esterino Montino, al quale sono passati i poteri del governatore)?
Ora: sulle tante questioni intorno allo scandalo sessuale che ha coinvolto e “distrutto” l’ex governatore del Lazio, spetta agli inquirenti (e in subordine alla politica) fare luce.
Tra tanti dubbi, però, qualcosa di fermo c’è: su Facebook la pagina di Piero Marrazzo è stata per due giorni un via vai di post, centinaia in poche ore; una bacheca, piena e divisa, tra la solidarietà e gli insulti.
Solidarietà e stima fino a venerdì sera, poi i messaggi hanno virato precipitosamente in un crescendo di incredulità e delusione, fino alla richiesta di dimissioni, dopo aver letto i verbali pubblicati sabato da tutti i quotidiani. Venerdì è stato lo stesso Marrazzo a postare questo messaggio: “Sono sconcertato e amareggiato perchè in questo Paese per colpire un presidente si butta fango sull’uomo. Il video è una bufala e come presidente andrò avanti. Sarà la giustizia a far luce sulla vicenda. Ringrazio la magistratura e la stessa Arma dei carabinieri per la serietà del loro operato”.
E allora, da parte dei fans, era un continuo fatto di messaggi di compresione e di fiducia piena, incondizionata. C’era il circolo Pd di Asti che scriveva “Tieni duro, grande Piero! Ci hanno già provato nel 2005 e non ci sono riusciti. Tutto il Pd è con te” e chi subito dopo aggiungeva “solo chi non ti conosce poteva dubitare di te, ma non ti preoccupare che l’onestà ripaga sempre”.
Poi, è stata la valanga dei delusi a prendere il sopravvento. Con alcuni che, avendo già manifestato appoggio al predisente laziale, che hanno cominciato a chiedersi: “Perchè hai pagato tre assegni e non hai denunciato subito? Anche se ti sei concesso una scappatella si denuncia sempre tutto. Poi con calma si ricompongono i legami familiari”. Il tema dei pagamenti è diventato caldo: “Ma se è tutta una bufala perchè alla Procura di Roma hai fatto queste dichiarazioni? E tutti voi difensori preventivi ve la sentite di scrivere gli stessi post di ieri dopo aver letto questi verbali del Presidente?”.
E poi alcuni che mettevano il dito nella piaga dell’ipocrisia, riportando quanto scritto sul sito ufficiale della Regione Lazio: “La famiglia è la sua vera grande passione. Ha tre figlie: Giulia, Diletta e la più piccolina, Chiara. Con loro e con Roberta, la donna della sua vita, passa tutto il tempo libero”.
Facebook, si sa, è aperto alle opinioni di tutti (gli iscritti). E i post sono quindi occasione di sciabolate politiche: “È sei mesi che si dice che Silvio è un puttaniere, adesso lui è un perseguitato dai servizi segreti??? Ipocriti”.
La “questione morale” investe in pieno il dibattito. Un fan deluso scrive: “Sono convinto che questa campagna sia da mettere in relazione con le future amministrative regionali, ma La credevo persona moralmente più integra. Non mi sarei aspettato da Lei coinvolgimenti in tali storie. Certo non voglio discutere in merito alla Sua vita privata, ma è certo che ha perso la fiducia di molti Suoi elettori. Tanti auguri per tutto”. Un altro aggiunge: “Il problema non è la corruzione ma l’ipocrisia di tutta la sx che ha condannato Berlusconi per la d’Addario e poi si ritrova a dover fare i salti mortali“.
Non è stata risparmiata un po’ di beffarda ironia: “Se ero tua moglie non ti avrei fatto rientrare a casa”. E c’è chi ha battuto il chiodo delle dimissioni: sui post nelle ultime ore non si legge che quello: “Fai una cosa utile al Pd: dimettiti“. Scrive un navigatore che si definisce suo estimatore: “Il problema non è morale, ma politico. Un politico sotto ricatto non può continuare“.
E non poteva mancare, dopo il gruppo “Uccidiamo Berlusconi”, finito nel mirino della magistratura, il suo omologo “Uccidiamo Marrazzo“, con una quindicina di membri. Quest’ultimo nasce provocatoriamente e “per statuto”, si legge sulle informazioni ufficiali, “a difesa della prostituzione e dei clandestini”, oltre che “dei diritti umani”. “Il termine “uccidiamo”, spiegano i fondatori, sarebbe potuto essere benissimo “facciamo dimettere marrazzo” ma vogliamo colpire dritti al cuore con questo termine, tutto qua!”.
Tra i post spunta quello di Daniele che si rivolge “ai falsi moralisti della sinistra” che “si vergognino”, e chiede poi anche “a Silvio di iscriversi”.
A ruota, è nato un altro gruppo quasi omonimo, “Uccidiamo Piero Marrazzo”, dove “Il termine ‘uccidiamo’ è da intendersi tuttavia come un facciamola finita di utilizzare i soldi del cittadino per i comodi politici“.
Ma il social network pullula di gruppi che si rifanno provocatoriamente alla vicenda. Tra i più numerosi c’è il “Piero Marrazzo Trans Club” con 571 iscritti. C’è Johnny che si lamenta per i soldi dei contribuenti spesi “male”: “Questo va a trans con l’auto blu e dice di essere vittima di un complotto politico”.
E mentre il Pd si interroga, più che sulla bufera digitale che si è abbattuta su Marrazzo, su chi mettere in campo per il dopo (David Sassoli? Enrico Gasbarra, gradito anche ai cattolici? Rosy Bindi, donna e simbolo della rivolta morale? Il redivivo Walter Veltroni?), l’ex governtaore si fa visitare al Gemelli e si sfoga: “Ora voglio solo sparire, sparire a lungo”…
- Lunedì 26 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 26 Ottobre 2009 alle 17:25 indigesto ha scritto:
Non si capisce tutto questo polverone! Si sa che la sinistra patrocina, e a volte incarna, le posizioni dei “diversi”, e si sa che i suoi elettori, condividono convintamente questa linea, vero è che hanno espresso anche qualche presidente di Regione, per restare in argomento, dichiaratamente “diverso”.
Non conosco l’operato politico del Presidente Marrazzo, so per certo che lo manda RAITRE, e questo dovrebbe essere ulteriore garanzia per i suoi sostenitori. Non vedo perciò cosa c’entrino le dimissioni dall’incarico amministrativo, raggiunto col voto, legittimamente, coi recenti fatti. Ognuno s’arrazza come crede. Si vede che nella sinistra lo fanno così. La Bindi, sostenitrice tra l’altro del matrimonio gay, potrà continuare certe tradizioni, qualora eletta, alle prossime regionali del Lazio. Non per questo c’è bisogno delle dimissioni di Marrazzo, nè tantomeno che si autosospenda, per così poco! Se poi, per beghe nel PD, ora rinnovato nella sua segrateria, o per un suo cambio di orientamento, si vuole far fuori Marrazzo, questo è altro discorso. Ma, sinceramente, ne dubito.
Il 28 Ottobre 2009 alle 13:05 Berlusconi a Ballarò: “L’anomalia? I giudici comunisti”. E Floris fa boom di ascolti - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Cavaliere parla anche della vicenda di Piero Marrazzo e della telefonata con cui ha avvertito l’ormai ex presidente della regione Lazio del video [...]
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