Baruffe venete, in campo le armate di Galan

Giancarlo Galan, 53 anni, presidente uscente della Regione Veneto

Giancarlo Galan, 53 anni, presidente uscente della Regione Veneto

Il suo nome è Bond, Dario Bond. Aria dinoccolata e battuta pronta, fino a qualche mese fa era un semisconosciuto deputato regionale del Pdl eletto a Belluno. Poi a settembre ha fiutato l’aria: il rischio che il prossimo governatore del Veneto fosse un leghista era molto più che un’ipotesi. Allora ha cominciato a prodigarsi per sostenere la ricandidatura di Giancarlo Galan: prima ha raccolto 175 firme tra i sindaci del partito, poi ha creato un blog in cui troneggia il simbolo di una possibile lista civica collegata al suo presidente.
Martedì 20 ottobre, infine, si è adoperato per un’impresa degna del suo omonimo: superare la cortina di sicurezza del Teatro La Fenice e srotolare davanti a Silvio Berlusconi 11 striscioni pro Galan. Lo hanno pregato di desistere. “Peccato” dice Bond scrollando le ampie spalle “avevo speso più di 1.000 euro per farli. Ma tanto prima o poi li ritiro fuori”.

In modo più o meno originale, tutto il Pdl in Veneto si sta mobilitando per il governatore. O meglio: contro la probabile designazione di un leghista a nuovo doge. Il nuovo corso era stato già sancito la scorsa settimana, con una cena a Palazzo Grazioli tra il premier e Umberto Bossi. Ma Galan e i suoi hanno sparigliato: una tenace e inaspettata resistenza che ha impedito l’ufficializzazione dell’accordo. Gian Paolo Gobbo, ruvido alter ego del Senatùr in Veneto, non si scompone: “La partita è chiusa. L’opposizione del Pdl ci interessa solo relativamente”.

Per il resto i leghisti, contrariamente al solito, centellinano dichiarazioni, fiduciosi nell’abilità persuasiva del capo. Che il prescelto sia poi il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, o un nome meno noto, questo si vedrà. Dall’altra parte Galan strepita, confidando che nel “diman non v’è certezza”. Temporeggia, spera che qualche variabile esterna scombini. Per esempio: la Lega inaspettatamente ottiene la Lombardia, sua prima mira. O si accontenta del Piemonte. Il governatore intanto però incassa bulgaro sostegno dal coordinamento veneto del Pdl.
Il documento è stato firmato a Padova il 19 ottobre: 68 presenti, altrettanti voti favorevoli. Tra cui quelli dei ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. E di Niccolò Ghedini, fidato pontiere tra Berlusconi e Galan. Il cambio politico, sottoscrivono i 68, “potrebbe suonare come una inspiegabile e inaccettabile censura su quanto fin qui realizzato”; il partito è pronto “a intraprendere la corsa autonoma alle prossime elezioni”.

Galan contro Zaia? “E perché no? Siamo sicuri di farcela” dice Marino Zorzato, il vicecoordinatore regionale. “Non li temiamo. Vinciamo noi” replica Gobbo. Nessuno però crede a tanta risolutezza. Bossi e Berlusconi mai potrebbero avallare uno scontro fratricida, la coesione tra i due oggi è più importante che mai, visti gli annunciati tempi di riforme. Da una parte gli equilibri romani. Dall’altra le aspirazioni di Galan, che ha governato per 15 anni e adesso vede i frutti del suo lavoro: il Mose, il passante di Mestre, il rigassificatore di Rovigo. “Devono ancora spiegargli perché dovrebbe farsi da parte” dice Tiziano Zigiotto, suo uomo ombra in consiglio. Esce con passo svelto da una piccola aula dove presiede una riunione. “E se non l’hanno fatto, vuol dire che la partita è aperta” aggiunge mentre si sistema su un divanetto di pelle. “Bossi può ancora ottenere altre regioni. E senza di noi non va da nessuna parte”. Il vero timore è che in Veneto il Senatùr e i suoi cannibalizzino tutto.

Alle ultime europee il Carroccio ha avuto il 28,4 per cento, il Pdl il 29,3. La Lega ha quattro presidenti di provincia su nove e 120 sindaci. Sul territorio è organizzatissima. Ha solidi fortilizi. “Con un loro uomo si rischia il monocolore e una pericolosa deriva” sostiene Fabio Gava, parlamentare azzurro eletto nel Trevigiano, occhiali rotondi e mascella volitiva. “Nella Lega c’è sempre questo richiamo al piccolo mondo antico: la vita rurale, l’opposizione alle grandi opere, il dialetto. Una visione che stride con le avanguardie del Veneto”.
Più prosaicamente, sono pure cominciati a circolare i primi sondaggi. La lista Galan avrebbe il 7,7 per cento. Mentre un presidente leghista farebbe aumentare del 10 per cento i consensi del Carroccio in Veneto.

A Palazzo Balbi, sede della regione, nel suo enorme ufficio con vista sul Canal Grande, Franco Manzato sorride e prende tempo. È uno dei giovani emergenti della Lega, vice di Galan: parla poco e a proposito. I giornalisti locali lo chiamano “il filosofo”. “Questa è una partita nazionale, ma tutti fanno finta di non capirlo” delucida. “Il Pdl ci ha sempre considerato un evento, un accidente politico. Ci guardano con superiorità. Dicono che non abbiamo una visione moderna di società. Adesso però hanno paura“. Anche la Lega però non sarebbe quel monolito che appare.
La scelta del candidato non sarebbe così facile. “Deciderà Bossi. E il prescelto obbedirà” è la nenia ripetuta dagli uomini del Carroccio. Bene, ma chi sarà il fortunato? Il nome più sventolato negli ultimi mesi è stato quello di Flavio Tosi, sindaco di Verona. Ipotesi che però sembra sfumata. Restano invece cospicue le quotazioni del capofila dell’ala trevigiana: Zaia. I sondaggi lo glorificano, e nel caso di una sfida con Galan la scelta non potrebbe che ricadere su di lui. Lo scenario potrebbe tuttavia essere diverso con un candidato condiviso.
Molti sono convinti che il Senatùr voglia evitare di creare un viceré veneto che brilli di luce propria. Meglio sarebbe allora appoggiare la sua spada su un’altra spalla: quella di Federico Bricolo per esempio, capogruppo della Lega in Senato. O quella di Marino Finozzi, presidente del consiglio regionale: il nome più gradito agli alleati. In questa ridda di ipotesi chi aspetta e spera è l’Udc. Ha già dato entusiastico sostegno al presidente veneto, spingendo per una lista autonoma. E Pier Ferdinando Casini si sente spesso con il governatore.

Il rigassificatore di Rovigo

Il rigassificatore di Rovigo

La trattativa è gestita da Antonio De Poli, segretario regionale e portavoce nazionale dell’Udc: sorriso plastico, vestito ben tagliato, capelli spruzzati di bianco. Nel suo ufficio di Padova, De Poli parla di un laboratorio veneto per scongiurare l’avanzata leghista: “A livello locale hanno già tutto. E con Palazzo Balbi completerebbero la filiera. Il progetto di Bossi è chiaro: avere una regione per sperimentare il federalismo estremo. Quasi delle prove tecniche di secessione. Ci vorrà il passaporto verde per entrare in Veneto”.
Frangente teso, profluvio di analisi. Ora però tutti attendono i fatti: le prossime mosse del governatore. Fino a quando continuerà il suo arrocco? Al momento l’amarezza non ha intaccato la sua determinazione. A chi gli sta attorno ribadisce: il problema non è come ricompensarlo. Vuole restare dov’è, Galan. Si ipotizza la presidenza dell’Enel: l’ipotesi che gli sarebbe più gradita.

Ma pur sempre un ripiego. Dove vuole arrivare allora? “Nessuno può dirlo” dice Gava. “Giancarlo sa bene che in politica non ci sono segreti. Il momento è difficile: la verità non la dice nemmeno quando è solo davanti allo specchio. Ogni parola potrebbe indebolirlo“.
L’unica cosa certa è che l’avversione al potere centrale ora è più forte di prima. Per lui sarebbe già pronto un ministero di peso. Forse quello della Sanità. “Ma di andare a Roma non ci pensa proprio” prorompe Zigiotto. “Preso dalla nostalgia, dopo due ore tornerebbe indietro per inaugurare la sagra dei osei”.

Commenti

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Il 1 Novembre 2009 alle 20:35 indigesto ha scritto:

E poi ci dicono che le popolazioni sono sovrane! Sovrane si, ma di pollo!

Il 31 Marzo 2010 alle 11:51 Regionali: Berlusconi tira le somme delle elezioni e traccia la strada verso le riforme - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] vede in pole position proprio l’ex ”doge” Giancarlo Galan, che avrebbe voluto ricandidarsi alle regionali, ma che alla fine è stato costretto a farsi da parte per far spazio alle [...]

Il 10 Agosto 2010 alle 13:30 Galan Vs Zaia: la battaglia continua di due galli nel pollaio - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Galan dal Veneto è sceso a Roma a presiedere il Ministero delle Politiche agricole). Ma i due non hanno mai smesso di scambiarsi colpi, fendenti e battute al vetriolo. L’ultimo (prevedibile) capitolo del derby veneto si è giocato sugli Ogm. Lunedì 9 agosto, [...]

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