Le rivelazioni di Vespa: Come nasce la trappola D’Addario

Patrizia D'Addario
Giulio Cesare e Silvio Berlusconi, Elena di Troia e Patrizia D’Addario, Cleopatra e Carla Bruni, Noemi e Marilyn Monroe, Vittorio Emanuele II e Gianfranco Fini… Sono centinaia i protagonisti del nuovo libro di Bruno Vespa in uscita il 6 novembre da Mondadori Rai Eri (Donne di cuori. Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi, 564 pagine, 20 euro) per raccontare una sola vicenda ininterrotta: il ruolo delle donne, dell’eros, del sesso, ma anche della presenza femminile protettrice, accanto agli uomini che hanno fatto la storia.

L’attualità italiana è ovviamente dirompente, per le vicende che hanno coinvolto le frequentazioni femminili del presidente del Consiglio e per la discussione che si è aperta sulle troppe violazioni della privacy degli uomini pubblici, siano essi il presidente del Consiglio o il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Ma il libro spazia in tutti i secoli e in tutto il mondo scoprendo che i potenti hanno quasi sempre avuto un interesse enorme per le donne e le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato. Ecco un’anticipazione dal secondo capitolo: “Dalle cene in Sardegna ai misteri di Bari”.

Qual è il motivo che l’ha spinta a raccontare questa storia?, domandò Fiorenza Sarzanini del Corriere della sera a Patrizia D’Addario. “La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata”.
La Sarzanini scrisse che era stata la D’Addario a cercarla, ma i suoi colleghi che seguivano la vicenda barese, e che accusarono il colpo, si chiesero come mai fosse riuscita a fare tre scoop insieme: notizie su una parte inedita dell’inchiesta sugli appalti nella sanità, con relativi dettagli sui rapporti Gianpaolo Tarantini-Silvio Berlusconi; l’esistenza di Patrizia D’Addario; un’intervista completa con tutti i particolari che nei mesi successivi avrebbero fatto il giro del mondo, nonché la foto, poi strapubblicata, della D’Addario in primo piano mentre Berlusconi le passa accanto.

(Molti fotografi baresi rivelarono poi di essere stati contattati dalla donna quando Berlusconi si recò a Bari durante la campagna elettorale, affinché la riprendessero accanto a lui). E qualche giornalista, pur usando il condizionale, scrisse che la sera prima della pubblicazione dell’intervista la Sarzanini era stata notata mentre cenava al Caffè Borghese, nel centro della città, insieme a Maddalena Tulanti, responsabile della redazione barese del Corriere della sera, e all’avvocato Maria Pia Vigilante, legale di Patrizia D’Addario. È quest’ultima il personaggio chiave di tutta la vicenda.

Maria Pia Vigilante è amica di vecchia data di Alberto Maritati, da tempo considerato uno degli uomini politici più vicini a Massimo D’Alema. Maritati lo conobbe nel 1995 quando, come pubblico ministero a Bari, chiese e ottenne il proscioglimento di D’Alema accusato di aver percepito un finanziamento illecito al Pci avvenuto dieci anni prima, allorché ricopriva la carica di segretario regionale del partito. Secondo una pratica evidentemente diffusa tra gli imprenditori della sanità, l’allora “re delle cliniche private” pugliesi, Francesco Cavallari, era stato generoso sia con la destra sia con la sinistra, e dichiarò ai magistrati di aver consegnato nel 1987 a D’Alema, su sua richiesta, un contributo di 20 milioni di lire. Lui, “lealmente” – come scrisse il gip nel provvedimento conclusivo –, ammise di aver ricevuto una tale somma, ma il reato di finanziamento illecito era coperto dall’amnistia del 1989, e il processo si chiuse lì.
Maritati, diventato senatore nel 1999 e riconfermato in tutte le successive elezioni, nel 2000 fu sottosegretario all’Interno nel governo D’Alema e nel 2006 sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi.

La Vigilante ha anche un ottimo rapporto con Giuseppe Scelsi, titolare dell’inchiesta in cui è coinvolta Patrizia D’Addario. Roberta Catania ha scritto su Libero (18 settembre 2009) che la moglie di Scelsi, Adriana Cimmino, avvocato e presidente della camera penale minorile di Bari, è impegnata sul fronte delle violenze domestiche come la Vigilante, la quale a sua volta è presidente della onlus Giraffa, in prima linea contro lo sfruttamento della prostituzione. (Su questi temi Scelsi e la Vigilante sono stati, nel 2006 e 2007, relatori al Lions Club di Bari).
Dopo l’elezione di Nichi Vendola a governatore al posto di Raffaele Fitto, Scelsi – iscritto a Magistratura democratica – fece un intervento al congresso della corrente in cui sostenne: “La Puglia è cambiata… nel tempo tra i nostri magistrati si è affermata un’area di consenso verso le correnti più vicine agli ideali progressisti. Uomini e donne che si richiamano ai valori della sinistra sono al governo delle istituzioni” (Libero, 20 giugno 2009).

Occupatosi anche dell’inchiesta su Cavallari, che, come si è detto, toccò pure D’Alema, Scelsi raggiunse notorietà internazionale quando accusò di associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di sigarette Milo Djukanovic, più volte primo ministro del Montenegro. C’è una frequentazione, dunque, tra il legale della D’Addario e il pubblico ministero titolare dell’inchiesta che ruota intorno alla escort barese.

Una serie di fortunatissime coincidenze ha permesso alla Vigilante di assumere negli anni difese molto delicate. A lei si affidò il primo pentito pugliese di mafia. Fu lei, come difensore d’ufficio, ad assistere Gianpaolo Tarantini in un’inchiesta del 2004. Ed è stata lei a essere scelta dalla D’Addario, che – ha detto a Libero un suo ex convivente – aveva sempre avuto altri avvocati. Inoltre, l’avvocato Vigilante è, come abbiamo visto, amica della responsabile della redazione barese del Corriere della sera. Si capisce, quindi, perché la D’Addario abbia mollato i suoi precedenti difensori e si sia affidata alla Vigilante che, con grande abilità, ha gestito i suoi rapporti con la stampa nazionale e internazionale.
La notizia di una escort che ha passato una notte con il presidente del Consiglio e ne ha registrato i colloqui era oggettivamente molto ghiotta. Di qui la raffica di interviste chieste da alcuni giornali italiani e da numerose testate e televisioni straniere. La donna ha arricchito di pochi dettagli la sua prima intervista al Corriere della sera. Per esempio, ha raccontato a Ida Dominijanni (Il manifesto, 15 settembre 2009) che la sua attività si limita a volte al ruolo di accompagnatrice, senza comportare necessariamente prestazioni sessuali. “Le escort vanno a cena, accompagnano a teatro, in viaggio… Ma non è che la escort sia quella di lusso e la prostituta quella di strada. C’è dignità anche nelle prostitute di strada. Non credo che si divertano o che gli piaccia la vita che fanno. Escort o prostituta, se una donna fa questo lavoro è per necessità, o per problemi familiari, o perché è stata portata violentemente a farlo. Nel mio caso? Un fidanzato violento. Un capitolo molto oscuro della mia vita, subito dopo la morte di mio padre. Prima di conoscere quest’uomo non avevo mai fatto la escort“. (A Bari, comunque, si dice che i clienti della D’Addario non si contino).

Ma chi è veramente Patrizia D’Addario?
Eccone il ritratto che per Oggi (1° luglio 2009) ne fece Alessandro Penna, accompagnato dalle fotografie di Paolo Altamura: “A leggere i quotidiani, Patrizia D’Addario pare quel che la Russia sembrava a Churchill: “Un rebus avvolto in un mistero chiuso dentro a un enigma”. Ci si può fidare solo dei documenti: la sua carta d’identità dice che è nata il 17 febbraio 1967, lo stato di famiglia che ha una figlia, Elisabetta, oggi tredicenne. Il resto è un tourbillon di identità e nomi che cambiano secondo l’interlocutore e il mestiere.
È Patricia Brummel negli anni in cui prova a sfondare in tv e si mantiene come prostituta. Diventa Phoebe Barbieri quando vola in America a fare l’assistente di maghi e illusionisti. Tra i clienti che pagano la tariffa di 2 mila euro, è nota come Ivana. A Berlusconi dice di chiamarsi Alessia, a noi Alessandra. Patrizia Coca è l’ennesimo travestimento anagrafico e sulle sue origini circolano tre versioni: la prima professionale (ha fatto l’estetista in un centro relax chiamato Coca), la seconda pubblicitaria (ha recitato in un paio di spot Coca-Cola) e la terza stupefacente. Dopo l’intervista al Corriere, la donna dai mille nomi è sparita. Non per noi.
Le abbiamo chiesto di abbozzare un’autobiografia. “Questa è la mia vita. Sono nata a Bari. Ho la licenza media. La scuola l’ho lasciata al primo anno di liceo. A 15 anni ho cominciato a lavorare come modella. Poi mi sono innamorata di un ingegnere di Roma. Mi sono trasferita nella capitale, la nostra storia è durata 10 anni. Quando è finita, sono tornata a Bari, dove ho conosciuto il ragazzo che sarebbe diventato il padre di mia figlia. Il rapporto è naufragato perché lui non voleva riconoscerla. Qualche mese dopo, ha cambiato idea e ha dato alla bimba il suo cognome. Ci siamo rimessi insieme, ma è durata un anno: mi tradiva, non sono riuscita a perdonarlo. Allora sono volata negli Stati Uniti, base a Miami. Sono stata l’assistente del grande David Copperfield, che avevo conosciuto a un congresso di maghi a Losanna. In America sono rimasta due anni. Quando è morto mio padre, sono tornata a Bari. Dopo un anno, ho conosciuto l’uomo che mi ha stravolto la vita. Un amore folle, pieno di botte e di denunce. Dopo cinque anni, mi ha avviato a fare la escort. È la persona che mi ha messo la mania di girare col registratore: per liberarmi di lui, l’ho registrato e denunciato. Volevo cambiare vita, fare l’imprenditrice, costruire un residence. Al comune facevano resistenze, Silvio mi aveva promesso di intervenire. Non l’ha fatto e io mi sono sentita ingannata e tradita: per questo ho vuotato il sacco. La politica? È una strada che ho tentato due volte: nel 2004, con il centrosinistra [nell’Udeur, prese 2 voti], ora nel partito di Fitto [7 voti]””[...].

La vita sentimentale di Patrizia D’Addario è stata piuttosto movimentata. Prima una causa per ottenere che il padre di sua figlia la riconoscesse, poi un contenzioso furibondo per l’adeguamento dell’assistenza alimentare, infine la tormentata relazione con un uomo sposato, Giuseppe Barba, che ha un’impresa edile di “movimento terra”. Arrestato anni fa quando lei lo denunciò per minacce e sfruttamento della prostituzione, patteggiò una pena. Il 23 luglio 2009 sua moglie disse alla Gazzetta del Mezzogiorno: “Diffidate di questa donna: lo dico per mio marito, ma anche per Berlusconi. Perché questa donna sta usando con Berlusconi la stessa tattica usata con mio marito: ricatta col registratore…”.
Il 29 luglio l’uomo raccontò allo stesso giornale che la D’Addario, per ritorsione contro le dichiarazioni della moglie, avrebbe tentato di ucciderlo speronandone la Vespa con l’auto. Interrogato dal pubblico ministero, Barba ha detto di aver subito dalla donna persecuzioni di ogni genere. La D’Addario ha reagito immediatamente denunciando moglie e marito. Resta da chiedersi come una come Patrizia D’Addario abbia potuto essere messa in lista. Mi racconta Raffaele Fitto: “La lista civica “La Puglia prima di tutto” nacque per accogliere persone che venivano dall’Udc e che avevano deciso di presentarsi con il centrodestra. Nel 2009 è stata affidata all’onorevole Tato Greco, che era stato parlamentare dell’Udc e poi aveva rotto con il partito.
La D’Addario fu messa in lista per il consiglio comunale di Bari, ma io non mi sono occupato di candidature “. Insieme a lei si presentò in lista Barbara Montereale, 23 anni, un’altra delle ragazze portate a una cena a Villa Certosa da Tarantini, che le diede un gettone di mille euro.
Quando incontrò Berlusconi, la Montereale gli parlò della sua difficile situazione familiare: aveva perso entrambi i genitori, e con una bambina di 13 mesi da mantenere non ce la faceva a tirare avanti. “Berlusconi fu come un padre” disse alla Repubblica (20 giugno 2009): le diede una busta con una generosa offerta in contanti, ma la donna giurò di non aver avuto rapporti sessuali con lui (”Mi congedò con un bacio sulla fronte”). Al giornale riferì anche che la D’Addario le aveva confessato di aver reso pubblica la sua notte con il presidente del Consiglio per vendicarsi di un aiuto mancato.

E il giorno dopo, intervistata da Roberta Catania di Libero, aggiunse: “Quando tornò in albergo [la mattina del 5 novembre 2008] Patrizia rideva. Appena entrata in stanza mi ha spiegato: “Adesso sono a posto. Sono stata a casa del premier e ho le prove, è tutto qui”, diceva indicando il telefonino… Allora le ho chiesto a che cosa le servissero le prove e lei mi ha risposto che “erano necessarie per ricevere un favore importante, per far sbloccare il cantiere…”. Ogni giorno Patrizia mi chiamava per dirmi che dovevamo fare qualche cosa per spaventare Tarantini e Berlusconi… Poi è scoppiato lo scandalo di Casoria, con tutte quelle foto di Noemi finite sui giornali. Patrizia è impazzita. Voleva emularla e mi ha chiesto di dire che avevamo fatto sesso in tre. “Se siamo in due a sostenerlo” mi ripeteva “saremo inattaccabili”.
Ma quando le ho detto che non volevo bruciarmi a 23 anni, lei mi ha chiesto di dire che avevo visto loro due a letto insieme… Abbiamo litigato perché non volevo mentire. Io non ho visto niente. Poi ho saputo che a fine maggio la situazione è precipitata. Il 31 Berlusconi è venuto a Bari e ha incrociato Patrizia fuori dall’hotel Palace. Forse lei sperava di parlargli e convincerlo ad aiutarla. Ma quando la sicurezza non l’ha fatta entrare in sala, è esplosa tutta la rabbia che Patrizia aveva covato per mesi. A quel punto è scattata la vendetta”.

Vero? Falso? Sta di fatto che, da quel momento, le due amiche hanno rotto. [...] (Un piccolo esempio della “correttezza ” dei giornali stranieri. El País ha riportato la stessa intervista data dalla Montereale al quotidiano italiano. Titolo: “Berlusconi mi ha dato una busta con il denaro per andare a Villa Certosa”. Esattamente il contrario di quanto da lei dichiarato.) Ma torniamo a Fitto e alla decisione di candidare la D’Addario. “Lei si presentò al segretario di Greco” mi dice il ministro “e gli raccontò di essere penalizzata dall’amministrazione comunale di centrosinistra guidata da Michele Emiliano per la costruzione del suo residence.

Chiese di candidarsi per dare un segno di novità e fu accolta: così mi è stato riferito. Nessuno di noi sapeva che mestiere facesse davvero e, in ogni caso, aveva la fedina penale pulita. Fosse venuta da me, l’avrei ricevuta senza problemi. Non avevo motivi per non parlarle. Quando sono andato a fare il comizio di presentazione della lista, ho salutato tutti i candidati schierati e mi sono diretto verso il microfono. Hanno scattato delle foto e sono stato ritratto io di profilo mentre vado verso il microfono e la D’Addario di faccia.
Qualche giorno dopo arriva Berlusconi. La donna si organizza e comincia a girarci intorno. All’hotel Palace salgo in ascensore con il presidente e lei viene fermata dalla scorta. Protesta, ma inutilmente. Scendiamo per la conferenza stampa e, mentre andiamo, Berlusconi viene fotografato di profilo e lei di faccia. La D’Addario fece poi il giro dei fotografi e delle televisioni locali alla ricerca dell’immagine con Berlusconi”.

Commenti

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Il 10 Novembre 2009 alle 17:33 indigesto ha scritto:

La D’Addario imprenditrice di se stessa? Adesso salta fuori che ha cominciato a girare con il registratore per difendersi da un fidanzato, non più per “precauzione” nei suoi incontri con clienti. Adusa a usarlo come mezzo di ricatto, si dice, introdotta nell’ambiente politico e parapolitico, assetata di vendetta per non aver ricevuto l’attenzione desiderata per il suo residence, pensa prima di ricattare Berlusconi, non mette in atto il suo ricatto e fa arrivare le registrazioni alla stampa “specializzata”. Pare che manchi un anello in tuttociò! Chissà se se lo chiede anche Vespa nel suo libro. Dubito molto che se lo chiedano i Magistrati, se non hanno giò archiviata tutta la storia. Qualcuno ce lo dirà. Al momento mi sfugge.

Il 25 Novembre 2009 alle 19:11 Le memorie della D’Addario (contro il Cavaliere): un libro e un sito web - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] incontri intimi che la signora barese dice di aver avuto con il presidente del Consiglio. Che, proprio per questi gossip, è finito sulla graticola dei giornali di mezzo mondo. E pensare che lei, come ha confessato, [...]

Il 8 Febbraio 2010 alle 17:15 La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] non potevano smentire: l’esistenza di un’inchiesta che, come vedremo tra poco, ruota intorno a Patrizia D’Addario, la escort di Palazzo Grazioli, e si muove su tre livelli, legati fra loro da diversi filoni, [...]

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